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News 22 Apr 2024

Indie Soul – Episodio #10

Nuova puntata della rubrica di GameSoul dedicata ai giochi indie

Indie Soul, la rubrica di GameSoul.it dedicata agli indie, torna con un nuovo episodio per proporvi, anche questa volta, un fresco e frizzante terzetto di giochi che potrebbero fare al caso vostro. In questo episodio abbiamo scelto giochi che potete trovare, almeno al momento, esclusivamente su Steam.

La selezione, il menù della giornata si apre con Turbo Kid, metroidvania bidimensionale a bordo di una moto, ambientato in un mondo post-apocalittico nonché sequel di un film uscito in sordina. Si prosegue poi con Children of the Sun, che potremmo accostare a Superhot per il suo essere un gioco a metà strada tra uno shooter e un puzzle game. Infine vi parleremo di Beat Slayer che sul solco di Hi-Fi Rush mescola azione e musica, in un’avventura in cui andare a ritmo è tutto.

Vi ricordiamo che questi giochi sono disponibili solo in digitale, ma che da GameStop potete acquistare credito per PlayStation Store, Nintendo eShop, Microsoft Store e Steam, in negozio e online.

Ora è tempo di scoprire questo terzetto di indie, con il decimo appuntamento di Indie Soul!


Turbo Kid

Correva l’anno 2015 quando un orfano emarginato, così come se niente fosse, diventava un supereroe in un mondo post-apocalittico. Allo scopo di salvare una ragazza misteriosa, il ragazzo è stato costretto ad affrontare le sue paure, in sella alla sua bicicletta, per liberare le Wasteland dal cattivone di turno.

E da questa pellicola, per molti un po’ sconosciuta, è nato a sorpresa il videogioco ufficiale grazie a un crowdfunding su Kickstarter. Quello che ci appresteremo a raccontarvi è un omaggio ai classici metroidvania degli anni ’80 e ’90 in cui, nei panni del guerriero solitario Kid, attraverseremo le Zone Contaminate pregne di spietati furfanti che cercheranno in tutti i modi di farci la pelle.

Le sensazioni avute giocando a Turbo Kid sono state pressoché positive, anche se è innegabile la sensazione di trovarsi dinnanzi a qualcosa di… già visto. A dir la verità, però, quello che dà un tocco di originalità a tutta l’avventura è senza dubbio l’uso della BMX, che non solo ci consente di muoverci velocemente tra i vari scenari, ma anche di scoprire nuove zone e atterrare bellamente in testa ai cattivoni dopo aver eseguito un’acrobazia (e ottenere anche qualche succulento bonus).

In ogni caso, Turbo Kid mantiene fedeli gli stilemi del genere, con mappe interconnesse che potremo esplorare e percorsi ostruiti a cui sarà possibile accedere solo dopo aver recuperato l’attrezzatura corrispondente. Il nostro biker potrà dunque saltare, arrampicarsi, sgattaiolare e interagire con interruttori per aprire le porte… e ovviamente difendersi con il suo arsenale.

A livello gameplay siamo rimasti colpiti dalla fluidità dei movimenti e dalle tante possibilità che si potranno acquisire man mano che si avanza con l’avventura: Kid potrà sparare proiettili con il suo turbo blaster (anche caricandolo per fare più danni), effettuare delle capriole per eludere i colpi avversari ed eseguire uno scatto rapido.

Il sistema di progressione è molto interessante e le possibilità sono infinite, potremo anche scegliere l’ordine in cui sconfiggere i boss ed effettuare delle scelte morali che influenzeranno la progressione della storia, che è ambientata subito dopo gli eventi del film. Non mancheranno poi le richieste dei vari cittadini che ci permetteranno di accedere a nuovi e succulenti upgrade, come l’aumento dell’energia residua.

Turbo Kid è stato una bella scoperta, un progetto che è passato un po’ in sordina, ma che sarà in grado di regalare grandi soddisfazioni agli amanti dei metroidvania. La grafica in Pixel Art ci è sembrata azzeccata, soprattutto in quei momenti in cui la brutalità gioca un ruolo chiave, quasi ai livelli di un Mortal Kombat.

Le musiche del gioco sono state realizzate dalla band Le Matos, già compositori della pellicola cinematografica. E il lavoro non è affatto male. Ritrovarsi nelle Wasteland con questa musica è stato davvero un bel viaggio post-apocalittico.

Si tratta di un gioco con un bel grado di sfida che metterà a dura prova i riflessi di qualsiasi amante del genere. Gli speedrunner, tuttavia, troveranno pane per i loro denti: dopotutto l’uso della bicicletta potrebbe anche cambiare notevolmente le carte in tavola.

Che siate giocatori occasionali o dei veri e propri veterani, il nostro consiglio è quello di dare una possibilità a Turbo Kid, al momento disponibile solo su Steam senza supporto alla lingua italiana.

A cura di Antonio Armento


Children of the Sun

Cosa può essere considerato più indie di un videogioco sviluppato da una sola persona?

E’ proprio il caso di Children of the Sun, prodotto interamente da René Rother e distribuito da Devolver Digital editore che, non a caso forse, ricalca alla perfezione l’identità di un gioco semplice nel gameplay e crudo nella narrazione. Sì perché non ci sarà nessuna voce a raccontarci cosa sia successo, ma spezzoni tra un livello e l’altro che lasceranno intendere cosa abbia portato la protagonista a cercare di uccidere ogni singolo membro della setta del Culto del Sole, ovvero coloro che le hanno sterminato la famiglia.

Sebbene le cutscene lascino poco spazio all’immaginazione, è l’insieme artistico che rende ancor più cruento e ruvido tutto ciò che vediamo. In Children of the Sun non troveremo una grafica all’avanguardia, bensì poligoni tutt’altro che puliti e con una scelta nella palette di colori che è sì attraente ma anche a tratti disturbante. Così come lo è la colonna sonora, che di fatto è composta da rumori di fondo glitchati/disturbati, che esaltano ancor di più il fragore dei proiettili.

Sono loro i veri protagonisti del gameplay: un unico proiettile che deve uccidere tutti i membri della setta presenti nel livello. Come? Grazie all’abilità della nostra protagonista mascherata (sì perché l’unica altra azione che compirà sarà quella di mettere e togliere la sua maschera) di poterne cambiare la traiettoria del colpo esploso dopo ogni uccisione. Ogni livello è composto da due fasi: la prima, quella esplorativa, ci permetterà di studiare (e marcare) la posizione dei nemici con l’aiuto del mirino; a seconda del livello avremo più o meno spazio per muoverci, ma di fatto potremo farlo solo verso destra o sinistra. Una volta sparato il colpo potremo solo rallentarne la velocità per spostarlo di poco e centrare il bersaglio, e poi di volta in volta mirare nuovamente in direzione del nemico successivo.

Nel corso del gioco i poteri si amplieranno. Potremo infatti colpire i nemici in punti specifici per ricaricare una barra che ci permette di fermare e ridirezionare il proiettile anche mentre è in viaggio, oppure quello di aumentarne la velocità per disintegrare anche le corazze di alcuni nemici. Queste dinamiche vanno ad aggiungersi un po’ alla volta, attraverso dei tutorial e da quel momento diventano essenziali per poter superare i livelli.

La difficoltà sta innanzitutto nell’individuazione dei nemici, il cui numero è esplicito in ogni livello. A volte, infatti, dal vostro punto di vista non potrete vederli e marcarli tutti, ma dovrete per forza sparare e scoprirli “strada facendo”. Per fortuna una volta individuati e marcati, lo resteranno per ogni nuovo tentativo, lasciandovi solo al compito di trovare il percorso migliore per poterli raggiungere. E’ qui che viene fuori l’anima puzzle del gioco, in cui capire quale conviene colpire prima, per poter poi continuare ad uccidere, a volte sfruttando anche oggetti esplosivi come automobili o bombole del gas, per poter avere nuovamente la possibilità di cambiare direzione e cacciare il prossimo nemico.

Stiamo parlando quindi allo stesso tempo di uno shooter in perfetto stile cecchinaggio, ma allo stesso tempo di un puzzle game con l’anima trial & error: tutti elementi che se piacciono, rendono questa breve esperienza, parliamo di circa 6-7 ore di longevità, altamente intensa. A spingervi a proseguire non c’è solo il gameplay in sé o la pseudo-narrazione, ma anche una classifica online per ogni livello che offrirà uno stimolo a fare ancora meglio. Sono tante le variabili che influenzano il punteggio, dal tempo che si impiega, il numero di tentativi, la distanza che si fa percorrere al proiettile, i bersagli colpiti, etc etc. Dobbiamo dire che vedendo i punteggi proibitivi dei cecchini della rete, ci siamo solo preoccupati di portare a termine il gioco; ma questo potrebbe rappresentare sicuramente un punto a favore della rigiocabilità.

Lo abbiamo giocato sia su PC che su Steam Deck (è un titolo verificato), ma dobbiamo dire che la semplicità e l’immediatezza nel giocarlo con una sola mano “armata” di mouse è l’esperienza che più sintetizza l’essenzialità del titolo. Su Steam Deck l’esperienza funziona, ma per quanto sia considerato “verificato”, preparatevi a tenere come sottofondo la ventola in maniera costante e ad avere una presa della corrente nei paraggi.

Un gioco che definirlo shooter o puzzle o altro è riduttivo, perché la sua essenza sta nel suo essere anticonformista, nella rappresentazione grafica psichedelica quanto nell’esecuzione semplice ma cruenta, e che alla fine vi lascerà in parte scombussolati.

Per quanto totalmente diverso nel gameplay, il paragone con Super Hot è d’obbligo, anch’esso è un po’ shooter, un po’ puzzle, un po’ folle: e forse è proprio su quest’ultimo punto che si esalta Children of the Sun, soprattutto nello stile e nella narrazione. Non crediamo possa esser rivoluzionario come il titolo appena citato, ma ci auguriamo che queste siano le basi su cui in futuro portare avanti questa idea, e la sua indole distorta.

Children of the Sun è disponibile su Steam.

A cura di Pasquale Lello


Beat Slayer

È tempo di… andare a tempo, letteralmente! Beat Slayer infatti è un curioso ibrido tra roguelite e gioco ritmico, che prova a creare una formula sufficientemente fresca e divertente andando a pescare da quanto di buono sono riusciti a creare titoli quali Hades o Hi-Fi Rush.

E la produzione di ByteRocker Games sembra proprio andare sulla stessa linea del titolo Tango Gameworks per quello che concerne l’immaginario del mondo di gioco e la natura da “ribelle” del gruppo che ruota attorno alla protagonista.

La nostra focosa Mia infatti, a parte essere decisamente più sveglia e preparata dell’imbranato Chai, si trova a sua volta a dover fronteggiare una potente multinazionale nel campo musicale, che ha rapito il suo adorato fratello. Come, dove e quando non è dato saperlo: l’importante è la missione, da affrontare tra ferraglie ambulanti, visuale isometrica e tanta, tanta musica. Gli indizi arriveranno strada facendo.

La componente ritmica del titolo è abbastanza convenzionale, e prevede che il giocatore provi ad andare a ritmo per ottenere i migliori risultati possibili in battaglia. Non c’è una grande severità, come qualche giocatore più “hardcore” potrebbe aspettarsi, in quanto inserendo i comandi il nostro avatar si muoverà comunque a tempo, permettendoci a nostra volta di recuperare il ritmo in caso dovessi perderci un po’.

Andare a ritmo permette di accumulare il bonus che scatena la modalità “TanzenReich”, che infligge danno maggiore ai nemici, e consente di accumulare l’energia necessaria a scatenare le nostre mosse speciali. Andare a tempo quindi non è obbligatorio, ma è utilissimo per ottenere il massimo in battaglia.

Beat Slayer comunque non sembra volersi porre come roguelite impossibile, in quanto non solo prevede una modalità assistita per il ritmo, ma include anche un livello di difficoltà più semplice in cui i nemici sono dotati di una barra vita decisamente ridotta.

La semplicità del gioco si rispecchia anche nella sua struttura roguelite, costruita su livelli generati randomicamente che, occasionalmente, va a creare dei bivi che consentono di mettere le mani su bonus, potenziamenti e via dicendo. Nulla di trascendentale, perché solitamente più che creare route sensibilmente diverse in ottica di personalizzazione del personaggio si tende nuovamente a far convergere, periodicamente, la rotta in un punto centrale, consentendo al giocatore di non abbandonare mai realmente determinate opzioni.

Ad ogni run troviamo parecchi nemici piuttosto fastidiosi e diversi pericoli ambientali (da usare anche a proprio vantaggio), con ambientazioni che possono cambiare di volta in volta per rendere più o meno semplice la gestione delle orde. Di certo la rapidità di Mia e le sue abilità in battaglia rendono divertente danzare tra i nemici, attivando scudi e scatenando lampi sul metallo dei robot al momento opportuno.

Occasionalmente si incontreranno i boss, che – sfortunatamente – sono davvero pochi per il genere e per un videogioco d’azione in generale, essendo solo tre. È un peccato perché se da un lato Beat Slayer è un po’ carente lato nemici, è invece molto interessante nella creazione del gruppo di “ribelli” e nel ruolo dato ad ogni personaggio, che va a intrecciarsi con le capacità del giocatore in modo molto simpatico (con il barista che crea i cocktail per i bonus della singola run o il robottino da combattimento per allenarsi a ritmo). Un paio di lacchè del cattivone a condire le run come boss extra avrebbero fatto la differenza.

Nel complesso Beat Slayer si comporta molto bene per quel che concerne la fusione tra azione e musica, con tracce molto interessanti sebbene tendenzialmente vincolate allo stesso ritmo per uniformare l’esperienza generale. Si poteva invece fare qualcosa in più per quel che concerne gli effettivi contenuti, molto ridotti rispetto alla media del genere, che costringono a inseguire una indesiderabile ripetitività per ottenere il finale segreto.

Che fossero finite le idee o il tempo, gli sviluppatori avrebbero hanno sicuramente chiuso prima del dovuto un progetto che meritava di esprimere in modo più articolato e convincente il suo potenziale. Comunque una buona produzione, da non trascurare se siete amanti del genere.

Anche Beat Slayer è disponibile unicamente su Steam.

A cura di Pietro Spina