Zootropolis – Recensione

Zootropolis – Recensione

Pronti per esplorare la città degli animali della Disney?

Ci sono film che si fanno apprezzare per la trama, altri per gli effetti speciali, altri ancora per il messaggio che lanciano. Sarebbe fin troppo banale e riduttivo recensire Zootropolispartendo da parametri così standard, ma vi basti sapere che probabilmente lo considererete come uno dei migliori film Disney degli ultimi anni, se non il migliore in assoluto. Questione di gusti, certo, ma vi renderete presto conto di come ogni tessera del mosaico sia stata saggiamente predisposta per accompagnarvi all’interno di una storia che non ha davvero nulla di banale, ma che anzi sfrutta la percezione del concetto di vita quotidiana per costruire e rielaborare quegli stereotipi che spesso è possibile riscontrare solo nei migliori film comici “reali”. Prendendo in giro i peggiori vizi e le abitudini della razza umana, la vicenda proietta il tutto attraverso un’originale chiave di lettura, molto più animalesca e proprio per questo filtrata da una visione della società che idealmente rappresenterebbe l’idea di un brillante futuro. Solo che questa volta non abbiamo a che fare con attori in carne ed ossa, ed è proprio qui che inizia il bello. Ma procediamo con ordine, siete pronti a partire per questa nuova avventura?

L’ambientazione che fa da sfondo alle vicende di Zootropolis è un vero e proprio mondo fatto di diversi ecosistemi, dove gli esseri umani non esistono ed i mammiferi vivono in armonia tra loro sovvertendo gli ideali ruoli che la natura imporrebbe. In questo contesto idilliaco, all’interno dell’omonima ed immensa metropoli che dona il nome alla pellicola vi è la più bizzarra delle convivenze. Predatori e prede sono infatti entrambi membri di una società moderna ed in perfetto equilibrio, alimentando una coesistenza che non soltanto funziona ma appare incredibilmente realistica e in cui sarà difficile non riuscire a cogliere le innumerevoli citazioni che gli autori hanno pensato per lasciare sempre aperta una porta verso il meglio (o il peggio) di noi esseri umani. Vi basti sapere che per realizzare il film e i vari distretti di Zootropolis, collocando ogni mammifero in maniera coerente anche con le condizioni climatiche da riprodurre, sono stati necessari ben diciotto mesi di ricerche per le ricerche in ambito zoologico e quasi una decina di altri mesi per le lavorazioni in ambito digitale in relazione ai diversi effetti che le pellicce di attori principali e secondari avrebbero dovuto “sopportare” all’interno del film in base alle differenti condizioni climatiche. Tempo molto ben speso, a giudicare dall’eccellente risultato ottenuto.

Conosco un tizio, qualsiasi cosa la fa all’istante… Sono tutti… bradipi?!!

La protagonista della pellicola, Judie Hopps (negli USA doppiata da Ginnifer Goodwin) rappresenta lo stereotipo della classica ragazza coraggiosa, piena di passione e con un grande (impossibile?) sogno da realizzare: diventare una poliziotta. Peccato però che si tratti di una tenera coniglietta, con tutte le difficoltà che ciò comporta nel riuscire a farsi accettare in un ambiente lavorativo dove a quanto pare le dimensioni contani eccome quando si tratta di farsi assegnare un caso. Fortunatamente, l’occasione tanto attesa non tarda ad arrivare, quando si presenta il caso di una lontra scomparsa ed il tempo si rivela come un elemento importante non soltanto per svelare un mistero (che a quanto pare è ben più grande del previsto) ma soprattutto perché adesso in gioco vi è la sua carriera. Missione impossibile? Assolutamente no, perché il destino vuole che proprio a questo punto entri in scena il coprotagonista del film ed in assoluto uno dei personaggi meglio caratterizzati, l’improbabile compagno di avventure di Judie: l’improvvisato detective Nick Wilde (doppiato negli USA da Jason Bateman), una volpe truffatrice che nostalgicamente assomiglia come una goccia d’acqua al Robin Hodd del 1973, seppur nell’aspetto e non certo nel carattere o nella personalità. Riuscirà la strana coppia a riuscire a collaborare insieme? Oppure preda e predatore dimostreranno che la tanto sbandierata convivenza ha più di un motivo per essere messa in discussione? Lasceremo a voi scoprirlo, sappiate però che da qui in poi la pellicola, apparentemente sorretta da una trama lineare, inizierà a mettere radici nel genere poliziesco districandosi connumerosi colpi di scena ed un ritmo serrato che tra momenti di esilarante comicità ed altri di azione pura non mancherà di appassionare grandi e piccini tenendoli letteralmente incollati allo schermo.

Come potrete immaginare, la visione di Zootropolis è decisamente consigliata, in quanto rappresenta il classico esempio di film d’animazione moderno realizzato in maniera impeccabile sotto ogni punto di vista. I numerosi dettagli di qualità presenti, partendo dalla realizzazione tecnica ma senza dimenticare l’eccellente lavoro svolto per caratterizzare al meglio ogni mammifero per abitudini e caratteristiche attraverso un parallelismo con il genere umano, si impreziosiscono grazie alle numerose citazioni in ambito cinematografico e che per quel che potrebbe apparire come un chiaro collegamento verso il mondo degli esseri umani (che non per forza debba considerarsi più umano in senso generale). Partendo dal concetto di armonia e pacifica coesistenza, la pellicola mostra una storia che scorre via veloce grazie ad una sceneggiatura a tratti geniale e sorretta da una regia davvero convincente e ricolma di comicità. La morale che la pellicola lancia e che fin dall’inizio sarà accompagnata non a caso dal brano Try Everything di Shakira (che nella versione originale dona anche voce al personaggio di Gazelle) è che non importa per quante volte si possano avere delle delusioni nella vita o vi possano essere delle etichette nel modo di percepire una situazione, una persona o un obiettivo. Ciò che conta è continuare a provare ed inseguire i propri sogni, anche quando appaiono distanti e lontani, perché alla fine dalle situazioni più improbabili  nascono le realtà più solide, mentre la normalità, il quotidiano, spesso nasconde più di quanto si possa pensare. E se lo pensa una tenera coniglietta come Judie non possiamo che esserne d’accordo, non trovate?

https://www.youtube.com/watch?v=CvZNB8Iygss







Dentro ad un videogioco viviamo esperienze reali, in cui abbiamo accesso a molte sensazioni: possiamo quasi credere che esistano per davvero, perché l'universo del gioco non è nient'altro che la nostra realtà mentre la viviamo. Non importa che rappresenti l'esperienza di cinque minuti o di un'ora intera. Ma se potessimo svegliarci dentro un videogioco cosa sceglieremmo? E se potessimo manipolarlo e interagire con esso? Le possibilità diventerebbero infinite, come infinite sono le storie che attraverso i videogiochi possiamo vivere.

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