16 Dic 2021

Life is Strange: True Colors – Recensione Aggiornata

Life is Strange: True Colors è arrivato. Annunciato con una certa sorpresa in uno Square Enix Presents nei primi mesi dell’anno, prometteva una nuova protagonista, una nuova città e anche un nuovo mistero. Un tabula rasa che dopo la parziale delusione, anche da parte del pubblico, di Life is Strange 2, non stupisce affatto. Al timone questa volta non c’è Dontnod ma gli autori dell’insospettabilmente apprezzato Before the Storm, prequel della fortunata storia di Maxine e Chloe.

Non stupisce quindi che Deck Nine sia voluta tornare a quelle atmosfere, in un modo che potrebbe risultare furbo, ma che in realtà è piuttosto coerente con l’identità e il loro lavoro sulla serie. Una nuova città, una nuova protagonista. Dopo 6 anni dall’originale, forse i tempi sono maturi per dare ad un nuovo pubblico young adult il “loro” Life is Strange.

Life is Strange: True Colors

Life is Strange: True Colors ha fin da subito un sapore estremamente familiare: è infatti ambientato nella deliziosa Haven Springs, cittadina del Colorado avvolta dalle montagne e da una rigogliosa vegetazione. Un posto tranquillo, con una comunità piccola ma particolarmente unita. L’arrivo ad Haven Springs della giovane Alex Chen viene fin da subito mostrato con i connotati di un viaggio della speranza, un approdo a lungo cercato dalla nostra protagonista e finalmente trovato.

Da questo punto di vista, la narrazione di True Colors pone grande cura nel delineare il carattere e il background narrativo di Alex. L’arrivo ad Haven è solo un tassello di questo puzzle, che scava a fondo nel suo passato e in quello di Gabe, il fratello maggiore. Alex è schiva e sulla difensiva, lo si vede dai gesti e dalle espressioni che caratterizzano i suoi primi dialoghi, questa volta supportati da un Unreal Engine 4 egregiamente sfruttato per il lip sync e per l’espressività facciale. L’arrivo in città è ricolmo di gioia e di rinnovate possibilità, ma deve fare presto i conti con un’infausta tragedia. Nonostante faccia da parziale incipit alla storia anche nei materiali promozionali, eviteremo di fare spoiler e focalizzeremo questa recensione sulle qualità e criticità dell’esperienza, senza scendere nel merito.

Life is Strange: True Colors ha un sapore estremamente familiare

Life is Strange: True Colors presenta due livelli di lettura: uno incentrato su Alex, e sul suo tentativo di accettare se stessa e abbracciare una nuova vita; l’altro sulla risoluzione del mistero dietro questo sfortunato evento. Nonostante il secondo livello sia di fatto ciò su cui si basa tutto l’intreccio e la catena di eventi e rapporti che coinvolgono Alex, è fin da subito piuttosto chiaro come Deck Nine voglia raccontare una storia di profonda umanità.

Alex è diversa, ha un potere che le permette di percepire i sentimenti delle persone, di capire cosa pensano quando un forte sentimento negativo si fa strada nella loro mente. Poter percepire le emozioni altrui, ma anche i loro pensieri, può essere effettivamente una condanna, soprattutto quando queste sono paura, tristezza e rabbia. Una condanna, ma anche un dono.

Una narrazione che non rinuncia a voler raccontare una parabola sull’accettazione di sé, ma anche sul confine che separa l’aiutare qualcuno e il farsi carico dei macigni altrui.

Life is Strange: True Colors

Alex percepisce i sentimenti delle persone come aure colorate, il cui colore determina il tipo di emozione provata. Questo elemento narrativo si sposa benissimo con l’idea di gameplay tipica di Life is Strange, risultando funzionale e ben contestualizzata.

True Colors si pone in modo piuttosto classico, abbracciando ancora una volta la forma di un’avventura interattiva in terza persona, fortemente incentrata sui dialoghi e le scelte. Attraverso la meccanica dell’empatia, potremo percepire i sentimenti e i pensieri di quasi tutti i personaggi che popolano Haven Springs. Un modo interessante per andare a fondo, scrutarli e analizzarli con gli occhi di Alex.

Alex percepisce i sentimenti delle persone come aure colorate, il cui colore determina il tipo di emozione provata

In termini di gameplay ci permette un accesso più diretto per ottenere informazioni o elementi che ci aiutano a comprenderne il background emotivo e le motivazioni. Permette anche di mettere in scena storie secondarie che potremo influenzare durante gli episodi. Che sia aiutare due amici a confessare i propri sentimenti, o due gelatai a creare il gelato perfetto. Ma in termini emotivi, fin dai primi episodi diventa un modo per il giocatore e per Alex di interfacciarsi con le storie dei personaggi. Alcune di queste sono davvero d’impatto, permettendoci di andare a fondo di una particolare emozione con sezioni di gameplay dedicate. Capire perché qualcuno prova una forte rabbia, ma anche una forte tristezza e agire di conseguenza.

Deck Nine aveva già dimostrato con Before the Storm una certa capacità di caratterizzare i personaggi e le loro motivazioni, evitando di dare vita a personaggi bidimensionali e stereotipati. True Colors non è da meno, e riesce in modo fresco e naturale a dare vita ad un ecosistema di personaggi credibile e interessante. Nell’arco dei 5 episodi che compongono l’esperienza, Alex avrà modo di seguire le storie di questa città in una narrazione organica e coerente, con un crescendo emotivo che si arricchisce grazie alle molteplici interazioni che potremo avere in ognuno dei suoi personaggi.

Life is Strange: True Colors

Proprio nei suoi personaggi True Colors eccelle, riuscendo ad offrire al giocatore dei momenti di grande umanità. Come non essere incuriositi dall’esuberante Steph, o dal compassato e gentile Ryan. Ma anche da quel buffo signore sulla sessantina che siede al tavolo con un gran sorrisone e ha un nome bizzarro che sembra uscito da una casata nobile del passato. I dialoghi sono naturali e ben scritti, e solo in qualche passaggio mostrano il fianco a qualche critica. Sia in termini di coerenza che di reazioni dei personaggi.

Nell’arco delle 10 ore richieste per completarle i 5 episodi, tutti disponibili fin da subito, Life is Strange: True Colors si dimostra capace di abbracciare l’eredità della serie e declinarla con gusto moderno. Nonostante questo, True Colors ha il difetto di non avere un intreccio all’altezza dei personaggi che lo mettono in scena. Ognuno di essi è credibile e ben riuscito, ma nel momento in cui i nodi vengono al pettine, è impossibile non constatare come la sceneggiatura scricchioli e ceda il passo a qualche forzatura. Questo non si pone come demerito assoluto per la vicenda di Alex, ed è sicuramente un elemento sui cui inciderà molto la vostra capacità di “sospendere l’incredulità”.

 

Wavelenghts (DLC)

Nell’avventura di Alex Chen in True Colors, i personaggi al suo fianco brillano a tratti per una piacevolezza nella caratterizzazione e anche una certa credibilità. Approcciare un contenuto scaricabile come Wavelenghts può essere quindi l’occasione giusta per chi ha amato in particolare uno, di questi personaggi: Steph. La giovane radiofonica ha una storia pregressa, legata a doppio filo con quella di Arcadia Bay. Steph è presente in Before the Storm, con cui la nostra Chloe può intraprendere un legame e dilettarsi in una sessione di D&D piuttosto memorabile. Questo DLC decide di esplorare ulteriormente la figura di Steph, l’elaborazione del trauma di Arcadia Bay e la sua nuova vita ad Haven Springs.

Lo fa in modo inusuale rispetto a True Colors. Life is Strange Wavelenghts è ambientato tutto nel negozio di dischi, nell’arco di 4 stagioni (circa 2 ore di gameplay) e prima dell’arrivo di Alex. Sarà nostro compito occuparci del programma radiofonico, cambiare canzoni, rispondere a telefono e curare il negozio nell’arco del tempo. Tutti obiettivi piuttosto semplici e lineari che però sono l’occasione perfetta per sviscerare altri lati della vita di Steph. Molte scene sono piacevoli e con un bel sapore, ma una volta arrivati alla fine non resta poi molto.

Un contenuto pensato per i fan del personaggio, che però non esplode mai in un vero climax emotivo o in una introspezione profonda, lasciando tutto in superficie. Sarebbe stato più interessante e d’impatto esplorare un altro lato di True Colors, attraverso gli occhi e il bagaglio del personaggio di Gabe. Impersonare Steph è interessante fino ad un certo punto, e la sensazione è che questa sia stata più un’occasione per cadere nel fanservice più che per esplorare il “b-side” di Haven Springs.

Versione Nintendo Switch

A tre mesi dall’uscita su PC, Stadia e console di vecchia e nuova generazione, la deliziosa avventura di Deck Nine arriva finalmente anche su Nintendo Switch. Una versione, lo diciamo da subito, che esteticamente paga lo scotto di girare su una console meno potente, ma che dal punto di vista ludico, per fortuna, non perde nulla dell’originale.

Se la realizzazione di Alex e degli altri personaggi non è così malvagia, a venire sacrificata è quella del mondo circostante, con una riduzione abbastanza evidente di dettagli su schermo, quando non di elementi del tutto rimossi (in particolare lato vegetazione). Le superfici risultano più povere e dalle texture slavate, l’erba sembra una macchia, il frame-rate è un po’ affaticato, e il colpo d’occhio generale è meno entusiasmante. In compenso gli effetti legati ai poteri di Alex non sono stati tropo sacrificati, e nei close-up più incentrati sul dialogo e sul pathos, certe sbavature tecniche si notano molto meno, con i limiti che si notano più negli scorci di Haven Springs, sicuramente meno suggestivi rispetto a quanto visto su PS5.

In conclusione, non è un’avventura così longeva da giustificare un nuovo acquisto su Nintendo Switch, ma se avete solo la console della grande N a disposizione, o se la preferite per una questione di mera praticità, il porting, a cura sempre di Deck Nine, è più che godibile.

Parere sulla versione Nintendo Switch a cura di Icilio Bellanima.

Conclusioni

Life is Strange: True Colors è un’esperienza con tanto cuore. Alcuni dei momenti più belli sono frutto della capacità di Deck Nine di raccontare e mettere in scena la mondanità della vita, nella sua bellezza e nella sua tragedia. Lo fa con dei bei personaggi, capaci di dare vita ad un piccolo e affascinante universo cittadino, dando ad Haven Springs il merito di essere molto più di ciò che sembra. Alex è poi una protagonista con un certo vissuto, che viene arricchito episodio dopo episodio e si distacca dal passato, offrendo una lettura più matura e meno stereotipata della giovinezza.

Il difetto di Life is Strange: True Colors è che il “mistero” si esaurisce con qualche forzatura e facilità di troppo, in un finale che tiene però conto delle nostre scelte in modo più organico rispetto al passato. Ma True Colors è bello anche per altri motivi, dalla rinnovata veste grafica (finalmente delle animazioni all’altezza!) ad una colonna sonora deliziosamente ricercata. Un inno alla scoperta, alla diversità, ma anche all’importanza di ascoltare le proprie emozioni, prima di quelle degli altri.

Life is Strange: True Colors è disponibile da GameStop Italia