Yomawari: The Long Night Collection – Recensione

Il terrore diventa portatile

Yomawari: The Long Night Collection – Recensione
Yomawari: The Long Night Collection – Recensione

Immergetevi nel mondo inquietante di Yomawari: Night Alone mentre una bambina cerca la sorella, o condividete il terrore con le studentesse Yui e Haru in Yomawari: Midnight Shadows. Scoprite i misteri che avvolgono una città rurale giapponese, nascondetevi da ciò che striscia nel buio e, forse, riuscirete a tornare vivi a casa...

Data di Uscita:Genere:, Sviluppatore:Editore:Versione Testata:

Dovete sapere che l’ufficio di Nippon Ichi Software si trova nel bel mezzo della campagna, circondato da campi di riso: ogni volta che si guida per tornare a casa è davvero buio, spaventoso, mentre sei concentrato sulla strada potresti credere di aver visto qualcosa muoversi oppure l’ombra di qualcuno. Tutto questo in una quasi totale oscurità, mentre le luci calano, è un’atmosfera davvero spettrale. È stato in uno di questi momenti che ho pensato: “E se prendessi questa apprensione, la paura, l’oscurità e trasformassi tutto in un videogioco?” Da qui è nata la prima scintilla di quello che poi sarebbe diventato Yomawari.

Con queste parole durante un’intervista concessa a Siliconera, Yu Mizokami, la mente dietro ai due titoli horror targati Nippon Ichi, ha spiegato la genesi di Yomawari: Night Alone; l’avventura dai toni lugubri coinvolge una piccola protagonista senza nome, una decisione che – prosegue Mizokami – nasce dalla volontà di permettere al giocatore di esperire nuovamente la paura del buio e della notte che tutti almeno una volta hanno provato durante l’infanzia.

Da qui la scelta di inserire, in entrambi i giochi, bambine in età scolare: indifese e senza alcuna possibilità di affrontare creature d’incubo oltre ogni immaginazione. Perché questo accade nel paese rurale che fa da sfondo a entrambe le avventure: quando cala l’oscurità escono allo scoperto molti mostri della mitologia giapponese. Complice un comparto artistico molto ben realizzato e un audio calibrato al meglio per mantenere in costante ansia, Yomawari: Night Alone e Yomawari: Midnight Shadows sono i titoli giusti se volete godervi un’avventura semplice, sebbene a tratti sconfini nel frustrante. A maggior ragione ora che Nintendo li ha aggiunti alla libreria Switch con una raccolta che li contempla entrambi, Yomawari: The Long Night Collection. Spesso infatti l’orrore più efficace si cela proprio nella sua forma più semplice.

Yomawari: The Long Night Collection offre due giochi survival horror isometrici e di puro stampo giapponese. Con qualche rimando a Silent Hill, vi fa immergere in due racconti cupi e oscuri raccontati nel corso di una singola notte ciascuno: entrambi i giochi riescono a portare una strisciante inquietudine nel palmo delle vostre mani, ma nessuno dei due è esente da difetti. Nippon Ichi incentra entrambe le storie sulla perdita e sulla condivisione di motivazioni simili da parte delle protagoniste, che rendono questa una raccolta imprescindibile da giocare in sequenza, un titolo dopo l’altro.

Il primo, Yomawari: Night Alone, racconta la storia di una giovane ragazza alla ricerca della sorella perduta in una tranquilla cittadina rurale giapponese senza nome. Il sequel, Yomawari: Midnight Shadows, segue Haru alla ricerca della sua migliore amica scomparsa, Yui, dopo una notte a guardare i fuochi d’artificio dal promontorio. I due giochi non risparmiano un inizio scioccante, perfetto per creare il tono drastico ed emotivo che ne caratterizzerà la trama fino ai titoli di coda. Proprio come Layers of Fear: Legacy, Perception e Detention, Yomawari: The Long Night Collection beneficia della scala limitata del suo design: l’aspetto stucchevole delle sue giovani eroine è momentaneamente disarmante, e la semplicità della prospettiva sembra ricordare Yo-kai Watch, ma questi due giochi sono quanto di più lontano da un prodotto per famiglie. Qui i mostri sono di tutt’altra natura.

I due giochi non risparmiano un inizio scioccante

Yomawari: Night Alone è il primo a chiarire le proprie intenzioni. Una ragazza cammina attraverso un parco avvolto dai colori dell’autunno: il suo cane, Poro, trotterella accanto a lei legato a un guinzaglio rosso. Mentre i due si mettono in viaggio per tornare a casa, qualcosa attraversa il sentiero dietro di loro. È qui che vengono introdotti alcuni semplici comandi: la levetta analogica sinistra sposta il personaggio, che può rallentare o correre tenendo premuti rispettivamente L o R. Una volta al sicuro sulla strada principale vi viene mostrato che potete interagire con gli oggetti quando un punto interrogativo appare sopra la testa della bambina: seguendo le istruzioni del tutorial, raccogliete un ciottolo e lo lanciate in mezzo alla strada. Poco dopo vedete la giovane protagonista camminare a testa china verso casa, trascinando dietro di lei il guinzaglio rosso. Del piccolo Poro nessuna traccia. Ovviamente nell’intermezzo fra l’interazione con il ciottolo e il ritorno scoprirete cosa sia accaduto al cagnolino, ma non vogliamo rovinarvi il momento.

Da quel momento in poi, sia Night Alone sia Midnight Shadows seguiranno la stessa formula mentre vi catapulteranno in un mondo da incubo lungo paesaggi urbani giapponesi e fitte foreste, abitate però da mostri di vario genere in agguato dietro ogni angolo. Non potete combattere queste creature – molte delle quali sono basate, come la maggior parte dei giochi horror orientali, sul ricco folklore giapponese – perciò dovrete usare l’ambiente a vostro vantaggio per evitare di essere uccisi in malo modo. Le continue morti sono di fatto il fastidio principale di entrambi i giochi.

Night Alone e Midnight Shadows hanno infatti ciascuno dei capitoli in cui ripeterete determinate sezioni più e più volte, accumulando frustrazione a ogni morte che riporta tutto a un trial and error a volte eccessivo. Sebbene nel complesso entrambi i titoli si lascino giocare molto bene, il design di alcuni capitoli lascia un po’ di amaro in bocca per la preferenza agli inseguimenti anziché ai puzzle – una scelta che alla lunga penalizza la riuscitissima atmosfera. Ci si può nascondere nei cespugli o sfruttare altri elementi ambientali finché i nemici non spariscono, inoltre sono stati messi a disposizione alcuni strumenti: i già menzionati ciottoli, che possono distrarre alcuni spiriti, e in Midnight Shadows sono stati anche aggiunti degli aeroplani di carta. Salvo per i momenti della storia in cui c’è davvero bisogno, è raro ritrovarsi a usare questi piccoli aiuti e in particolare gli aeroplanini non hanno molto senso, poiché non fanno rumore in alcun modo e difficilmente riusciranno ad attirare l’attenzione dei nemici. Al contrario, un oggetto abbastanza utile soprattutto per liberarsi la strada da qualche spirito minore è il sale: certo bisogna correre il rischio di mettersi nella traiettoria del nemico per spargerlo a terra, oppure farsi inseguire sperando che la sua gittata arrivi al punto preposto – sono piuttosto insistenti, quindi le possibilità sono alte – ma se serve per avere tregua nell’esplorazione è tempo speso bene. Specie considerata la densità di creature per le strade.

Attingendo al folklore giapponese e a tematiche molto emotive, l’atmosfera snervante di Night Alone e Midnight Shadows è coerente ed efficace. Durante le loro notti traumatiche, ogni personaggio incontra numerosi spiriti più forti del normale, la maggior parte con la propria tragica storia e ciascuno con un disperato bisogno di purificazione e liberazione. Vi perseguitano attraverso un capitolo finché non risolvete la fonte del loro tormento: attraverso questi archi di redenzione, le protagoniste imparano sempre di più sulla morte, la perdita e il destino che potrebbe attendere la persona che stanno cercando. Midnight Shadows apporta sicuramente miglioramenti a Night Alone, sia in termini di storia sia di meccanica, dividendo la narrazione anche dal punto di vista dell’amica scomparsa, Yui: una scelta che aggiunge molta più profondità alle motivazioni e alle paure di ogni personaggio. Il seguito prende le basi solide di Night Alone e su queste si appoggia. Al termine di ogni capitolo si sbloccano “ciondoli” che apportano vantaggi al gameplay ma è un peccato che, oltre a riprenderne le basi, faccia lo stesso anche con gli errori.

Yomawari: The Long Night Collection beneficia della scala limitata del suo design

Graficamente entrambi i giochi hanno un bell’aspetto, specialmente in modalità portatile. Gli sfondi a scorrimento di Midnight Shadows sono particolarmente belli a vedersi. Yomawari: The Long Night Collection è quella che si dice un’edizione perfetta per Nintendo Switch: rende l’horror molto più immediato e vi consigliamo di non giocarlo in modalità docked, in quanto perdereste gran parte dell’atmosfera. Piuttosto, seguite ciò che il gioco stesso suggerisce: spegnete le luci e non distogliete mai l’attenzione dallo schermo. La storia di Night Alone dura complessivamente cinque ore circa, mentre Midnight Shadows un paio in più, ma ogni titolo ha una modalità di esplorazione libera che si sblocca dopo i crediti: in questo modo potete girare per la città alla ricerca di tanti collezionabili sparsi ovunque. Ci sono anche molte missioni secondarie ed eventi segreti da trovare, se volete scavare il più in profondità possibile.

Midnight Shadows, pur raccontando una storia più forte, si percepisce più a lungo di quanto avrebbe potuto essere e un po’ strascicato verso la fine. Ciononostante, entrambe le storie sono inquietanti e orribili. Il finale negativo di Midnight Shadows merita di essere visto solo per capire quanto lontano gli sviluppatori si siano spinti, mentre l’oscurità opprimente e la sensazione di isolamento e disperazione permeano ciascun gioco fino alla fine. Per una serata all’insegna dell’horror che non sia troppo impegnativa, questa collezione è senza dubbio l’ideale.

Conclusioni

Sia Night Alone che Midnight Shadows offrono un’esperienza di survival horror incentrata più sulla costruzione di un terrore costante dovuto alla presenza di minacce invisibili, sebbene entrambi occasionalmente si lascino tentare da semplici – ma efficaci – jump scare e una predilezione per il gore.

A dispetto di tutta la sua potenza latente, il design di Yomawari: The Long Night Collection si riduce però troppo spesso a un ciclo ripetitivo di fuga ed esplorazione, e complice l’uccisione immediata alcune sezioni arrivano a rendere l’esperienza un esercizio tanto di paura quanto di frustrazione.

Good

  • Ottima atmosfera angosciante
  • Poche idee ma ben sviluppate
  • Comparto artistico gradevole

Bad

  • Il secondo capitolo ricicla molto dal primo
  • Non sfrutta o quasi le caratteristiche di Switch
  • Alcune situazioni si dimostrano frustranti
7

Niente male

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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