The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV – Recensione

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La Classe VII è pronta a combattere la sua ultima battaglia

The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV – Recensione
The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV – Recensione
The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV è il capitolo conclusivo della serie sviluppata da Falcom, che porta un'ultima volta sul campo l'eroe Rean Schwarzer assieme ai vecchi e nuovi membri della Classe VII per mettere la parola fine a un conflitto durato troppo a lungo.
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Ci siamo. Dopo cinque anni dall’inizio delle avventure di Rean Schwarzer, ma molti di più dall’esordio dell’arco narrativo Trails, siamo infine giunti al capitolo conclusivo. The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV ha debuttato in Giappone lo scorso anno, mentre in Occidente si deve aspettare il 27 ottobre e accumulare, come al solito, un significativo ammontare di ore per mettere un punto alle vicende.

La serie The Legend of Heroes nel suo complesso risale a oltre trent’anni fa, precisamente al 1989, quando fu pubblicato per PC-8801 Dragon Slayer: The Legend of Heroes – sesto capitolo della saga Dragon Slayer e primo capostipite di Legend of Heroes – ma l’ambientazione di questo ultimo capitolo fu introdotta solo in The Legend of Heroes VI: Trails in the Sky nel 2004 (2011 per l’Occidente), sottotitolato in seguito “First Chapter”, poiché era di fatto diviso in due parti. A seguire, per questo primo arco narrativo racchiuso all’interno del macro-arco “Trails”, troviamo The Legend of Heroes VI: Trails in the Sky SC e The Legend of Heroes VI: Trails in the Sky the 3rd, che dopo un iniziale lancio su PC passarono anche ad altre piattaforme sotto l’egida di Xseed Games.

A questa trilogia seguì una duologia, The Legend of Heroes: Trails from Zero e The Legend of Heroes: Trails to Azure, pubblicata su PSP e in seguito riportata su PS Vita; da qui si arriva finalmente a The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel e The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel II per PS3, The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel III per PS4. Tralasciando eventuali spin-off, questo rende The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV il quattordicesimo capitolo nella serie The Legend of Heroes, il nono nell’arco narrativo Trails e il quarto in quello denominato Cold Steel. Una classificazione che può confondere, lo capiamo, ma necessaria.

Laddove infatti i vecchi giochi di Legend of Heroes sono del tutto scollegati dal mondo della serie Trails, le storie di quest’ultima sono tutte profondamente connesse; sebbene Trails of Cold Steel IV offra un esaustivo riassunto dei tre capitoli precedenti, non sarebbe un’esagerazione nel dire che si tratta di un sistema volto a rispolverare la mente dei veterani e non a introdurre nuovi giocatori nel franchise. Se volete avere una conoscenza davvero profonda della serie, il consiglio è partire se possibile da The Legend of Heroes VI: Trails in the Sky FC, o quantomeno il primo Trails of Cold Steel.

In quanto episodio conclusivo, Trails of Cold Steel IV è pieno di spoiler in merito a tutti i precedenti, risalendo fino al 2011. Fatte queste doverose premesse, riprendiamo la narrazione dal tragico epilogo di Trails of Cold Steel III che ha visto il continente sull’orlo del collasso, con la maledizione dell’Impero di Erebonia che ha corrotto le menti di molti spingendo verso una guerra sempre più imminente. Rean si è arreso al demone dentro di lui ed è stato fatto prigioniero, Ash vaga senza meta dopo l’atroce crimine commesso, Musse ha lasciato il gruppo senza spiegazioni e ciò che resta della nuova Classe VII (Altina, Juno e Kurt) si risveglia nel villaggio di Erin determinata più che mai a riportare indietro il loro insegnante a dispetto delle difficoltà. Con loro ci sono i membri dell’originale Classe VII.

Da questo punto il gioco si divide in quattro atti principali, frammezzati da più o meno brevi interludi, tutti di durata disomogenea ma con un focus maggiore sul primo che senza dubbio è quello più longevo nelle circa cento ore necessarie per completare l’avventura; proprio questa gestione dei ritmi e dei tempi è però uno dei problemi fondamentali di Trails of Cold Steel IV, che risulta spesso troppo diluita, riportandoci poi nelle fasi avanzate in aree che abbiamo già esplorato a fondo la prima volta con l’obiettivo di salvare altre persone.

La storia di Trails of Cold Steel IV manca di mordente rispetto ai precedenti, dilungandosi a volte un po’ troppo

Non riesce a trasmettere in fondo quel senso di grande avventura tipica dei JRPG, complice anche una storia che manca di mordente rispetto ai precedenti e offre una struttura narrativa poco accattivante. In particolare sul finale, che dopo l’ottimo Trails of Cold Steel III non riesce a imporsi allo stesso modo, dimostrandosi molto povero in termini di colpi di scena e mancando di intensità per la maggior parte del tempo – concorrendo a generare un’atmosfera inadatta per la conclusione di una saga e sull’orlo di una guerra che porterebbe al collasso definitivo il continente.

Non aiuta nemmeno il fatto che gli scontri si presentano piuttosto all’acqua di rose, per gli ormai veterani della serie, e persino giocando in High Speed Mode, senza dunque darsi il tempo per capire bene la strategia da usare o gli attacchi dei nemici, è possibile uscirne vincitori. A chiudere, c’è la sensazione piuttosto evidente che i nemici non siano davvero tali fino in fondo, non tutti almeno, e mancano di quell’enfasi necessaria a renderli credibili, spingendo dunque la narrazione a stagnare laddove avrebbe potuto creare un vero senso di conflitto. Ciò non significa che il gioco nella sua interezza sia privo di spunti interessanti o coinvolgenti: basti pensare la sequenza in cui la Classe VII riesce a individuare il luogo dov’è tenuto prigioniero Rean e corre a salvarlo. Ciononostante rimane la sensazione che l’atmosfera estremamente amichevole della serie si sia spinta un po’ troppo oltre.

Al di là di questo, Trails of Cold Steel IV presenta una struttura che concorre ad arricchire ancora di più l’universo creato nel corso di questi anni. Molte missioni secondarie coinvolgono personaggi dall’intera saga, persino quelli meno importanti, e gli stessi NPC hanno numerose linee di dialogo nonché una propria storia da raccontare. Data la quantità di personaggi che si riuniscono per questo gran finale, Falcom non è riuscita a dare a tutti loro lo spazio necessario per brillare ma la quantità di storie secondarie ed eventi esilaranti che si susseguono non lasciano dubbi sul fatto che quest’ultimo capitolo sia il culmine di una grande saga.

Nonostante la presenza di un cast così ampio e variegato, con aggiunte interessanti che non vi riveleremo per non rovinarvi la sorpresa, e pur vantando un numero di ore come sempre molto alto per essere completato, il gioco non riesce a soddisfare appieno a dispetto di un gameplay indubbiamente ricco e la possibilità di creare le combinazioni più disparate grazie ai tanti stili di combattimento. In poche parole, i personaggi per un ipotetico party sono tanti ma il loro utilizzo è limitato a brevi sezioni di gioco e solo nelle ultime battute è possibile provarli tutti; manca, insomma, un contenuto post game che permetta di metterli all’opera, un dettaglio che invece è stato incluso nel capitolo precedente.

Il gameplay riprende la formula del terzo capitolo, apportando leggere modifiche

Il gameplay è rimasto bene o male invariato in Trails of Cold Steel IV, poiché Trails of Cold Steel III aveva già ottimizzato la formula piuttosto bene non lasciando la necessità di grandi cambiamenti comunque; alcune piccole modifiche sono però state apportate. Ad esempio l’introduzione delle cosiddette “Trials”, sfide nascoste all’interno di scrigni del tesoro sparsi in tutto il continente e che richiedono determinate condizioni per essere affrontate (avere i giusti personaggi nel party): non sono battaglie troppo impegnative, soprattutto perché andando avanti con il gioco sarà possibile creare delle combinazioni letali al punto da sconfiggere i boss quasi senza dar loro il tempo di muoversi, ma aggiungono quel pizzico di divertimento in più che non guasta mai.

Alcuni personaggi hanno inoltre ricevuto nuove S-Break particolarmente distruttive, soprattutto se utilizzate a piena carica. Il cambiamento principale, tuttavia, risiede nel fatto che alcuni antagonisti possono ora usare i propri Ordini, fattore che un po’ stratifica gli scontri rendendoli un filo più complessi nel momento in cui questi ordini andranno ad annullare i nostri, richiedendo un immediato piano di riserva: va detto, però, che almeno in modalità normale questa evenienza si è presentata talmente poco da non imprimersi granché nell’economia del gioco.

La modalità berserk di Rean si è leggermente evoluta: il protagonista ora può scatenare tutta la potenza della maledizione che lo affligge, aumentando tutte le sue statistiche contemporaneamente per tre turni al prezzo della sua sanità mentale che lo porterà a essere incontrollabile per tutto il resto della partita a patto di non avere una magia o uno strumento che curino le alterazioni di stato. Una barriera tutt’altro che insormontabile, va detto, e sicuramente avremmo preferito un impatto più deciso in merito all’utilizzo di questa tecnica. I fan della serie saranno infine contenti di dare il bentornato alle Lost Arts, quelle magie rare e incredibilmente distruttive introdotte in Trails of Cold Steel II che consumano tutti i nostri EP e possono essere utilizzate una sola volta per battaglia.

Per quanto riguarda le battaglie tra mecha, sono state approfondite al punto tale da rendere necessario l’utilizzo di oggetti curativi dedicati per bilanciare scontri che tuttavia non si sentono coinvolgenti come quelli del precedente capitolo. Sono buoni e danno sicuramente l’idea di un climax ma essere sconfitti è davvero difficile persino contro avversari di un certo calibro, senza considerare che la continua strategia di attacco e difesa prolungata spingono i combattimenti a una soglia superata la quale inizia a subentrare la noia, più che l’epica di uno scontro a bordo di robot giganti da cui spesso dipendono le sorti di uno scontro.

In Trails of Cold Steel IV non si rimane mai con le mani in mano

Per quanto riguarda il sistema di progressione, Trails of Cold Steel IV è sicuramente più erratico del precedente e nel complesso è un bene, poiché fra la ricerca di Lost Arts, Trials e in generale missioni secondarie o incarichi da compiere, non si rimane mai con le mani in mano nella nostra compassata corsa alla salvezza del continente: d’altronde si sa, un baule nascosto vale ben più di un’imminente guerra che potrebbe distruggere il continente.

In termini di minigiochi, Trails of Cold Steel III era già ricco ma Trails of Cold Steel IV ne include ancora di più: oltre a Vantage Master viene introdotto il blackjack al casinò, un parco di divertimenti e un clone accattivante del Puyo-Puyo di Sega. Già solo il fatto di trovare e sfidare tutti all’interno della storia conta come una grande missione secondaria di per sé. È inoltre possibile scegliere alcuni personaggi della vecchia Classe VII per la pesca ma non è un’opzione estesa proprio a tutti.

In termini di grafica il gioco utilizza lo stesso vecchio motore, dunque non aspettatevi di essere impressionati sotto questo aspetto, soprattutto se confrontato con altri JRPG recenti. Ciononostante si nota quantomeno una modellazione dei personaggi più dettagliata. Le musiche, infine, sono un aspetto forte della serie fin da Trails of Cold Steel II e il quarto capitolo non delude affatto: i temi delle battaglie sono particolarmente coinvolgenti, e anche la musica sulla mappa del mondo è bellissima, con un richiamo ai JRPG vecchia scuola.

Conclusioni

The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV è nel complesso un more of the same del terzo capitolo, che già tanto aveva fatto per rinnovare la serie, ma si prende comunque la libertà di fare piccole modifiche al sistema di combattimento, di aprirsi ancora di più all’esplorazione aggiungendo sempre qualcosa da fare per tenerci occupati. Sul lato narrativo, però, pecca di più soprattutto a causa di una lunghezza eccessiva rispetto a quanto vuole raccontare: la storia non ha lo stesso mordente della precedente, in particolare sul finale, ed è innegabile la sensazione che si sia spinto un po’ troppo sull’atmosfera amichevole della serie.

È un gioco che non sorprende abbastanza da mettersi alla pari con Trails of Cold Steel III ma rimane comunque un’esperienza più che godibile, con battaglie accattivanti, sebbene più semplificate (un po’ meno coinvolgenti lato mecha), un cast variegato e un evidente (seppur piccolo) passo avanti in termini grafici.

The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel IV è disponibile da GameStopZing Italia.

Good

  • Una conclusione soddisfacente nel complesso
  • Le battaglie sono più semplici ma restano coinvolgenti
  • Una grandissima varietà di personaggi sia vecchi sia nuovi

Bad

  • Tempi narrativi dilungati in modo eccessivo
  • La storia non ha lo stesso mordente del terzo capitolo
  • I combattimenti con i mecha risultano un po' sottotono
  • A dispetto dei passi avanti, la grafica non è all'avanguardia
8.2

Imperdibile

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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