Ori and the Blind Forest Definitive Edition – Recensione

ori and the blind forest

Lacrime definitive

Ori and the Blind Forest, per chiunque l’abbia giocato sino a fondo, ha rappresentato una sfida memorabile. Dietro a colori e disegni presi in prestito dallo Studio Ghibli, ad una storia strappalacrime in grado di far gocciolare il naso dopo cinque minuti anche ai più duri di cuore e ad una colonna sonora meravigliosa recante la firma di Gareth Coker, è il caso di dirlo, c’era molta sostanza. Un gameplay raffinato e dannatamente profondo, un platform in perfetto stile Metroidvania che, senza mostrare il minimo di pietà, puniva il giocatore ogniqualvolta l’occasione lo richiedesse: un salto mal calibrato, un nemico sottostimato, un passaggio all’oscurità dato per ovvio rappresentano soltanto alcune delle numerose occasioni in cui Ori, il nostro tenero protagonista, si ritrovava catapultato all’ultimo checkpoint – che, come ricorderete, era interamente gestito dall’utente. Difficile, difficilissimo, a tratti frustrante: ciò nonostante, la piccola creatura dei Moon Studios rapì i cuori di stampa e giocatori, consacrandosi – meritatamente – nell’Olimpo delle esclusive Microsoft più amate di questa generazione. Un’esclusiva espressamente dedicata agli amanti delle sfide folli, a tratti sovrumane: Ori and the Blind Forest era (ed è tutt’oggi) un mostriciattolo bastardo e senza cuore travestito da agnellino con gli occhioni lucidi, un platform all’apparenza come tanti che in realtà cela al proprio interno un level design machiavellico e un sistema di progressione ben calibrato e dannatamente appagante. Non per tutti, lo ripetiamo, ma impossibile da non amare qualora apparteniate al gruppo di fortunati.

A distanza di un anno esatto, Moon Studios ripropone la propria fortunata creatura in un formato insolito,Definitive Edition: un paio di location aggiuntive, l’introduzione dei livelli di difficoltà e qualche altra chicca rappresentano le novità più significative di questa riedizione, come sempre appannaggio di PC e Xbox One.Un’edizione delle grandi occasioni che testimonia la devozione dello sviluppatore al fautore del proprio successo, il pubblico, che negli ultimi mesi è stato prodigo in consigli e suggerimenti per rendere ancora migliore l’esperienza già ragguardevole del titolo originale. E ok, potremmo forse discutere sul modus operandi commerciale alla base di questa operazione: ma, al di là di ogni ragionevole dubbio, quella disponibile ora suXbox One rappresenta la miglior versione di Ori and the Blind Forest che potessimo desiderare.

Ori and the Blind Forest Definitive Edition

Piattaforma: Xbox One, PC

Genere: Platform, Metroidvania

Sviluppatore: Moon Studios

Publisher: Microsoft

Giocatori: 1

Online: Classifiche

Lingua: Testi in italiano

Versione Testata: Xbox One

Del piccolo capolavoro dei Moon Studios abbiamo già parlato abbondantemente 12 mesi or sono nella nostradettagliata recensione. Oggi ci limiteremo ad analizzare le novità di questo “pacchetto Definitive” – disponibile a 19.99€ in formato standalone o a 4.99€ come upgrade pack del titolo base, rinfrescando fugacemente la memoria sulle sue componenti ludiche principali. Ori and the Blind Forest è un Metroidvania bidimensionale ultra-classico, un mix di nemici, piattaforme, salti millimetrici e nemici di difficoltà crescente da abbattere in un contesto, come i più vecchietti ricorderanno, destinato a ripresentarsi più volte anche in maniera differente. Il pilastro del genere, non a caso, è l’esplorazione reiterata, il backtracking, il trovarsi a riaffrontare sezioni già visitate in precedenza ma, col giusto “power up”, foriere di nuove aree esplorabili. In questo Ori and the Blind Forest è un assoluto maestro, e maschera sotto una direzione artistica fatata un enorme meccanismo fatto di ingranaggi diabolici e punitivi: il tutto a “vantaggio” di una curva di difficoltà insidiosa, che parte lenta e ingentilita ma, dopo nemmeno un paio d’ore, mostra tutta la propria cattiveria.

Una Definitive Edition bella, bellissima, migliore del titolo originale sotto tutti i punti di vista.

E proprio questa cattiveria è uno degli aspetti che, almeno in parte, si è cercato di limare in questa Definitive Edition. L’unico livello di difficoltà del titolo originale viene ora sostituito da quattro preset: Facile, Normale, Difficile e – per la gioia delle sfide estreme – Una Vita. Tradizionalissimi i primi tre, con un livello di sfida destinato ad impennarsi in modo evidente al crescere del coraggio di chi impugna il pad; ai limiti dell’impossibile l’ultimo, che richiede senza la minima traccia di pietà di completare l’intera avventura senza errore. Il che, sappiatelo, rischia di farvi rimpiangere un qualsiasi Soul a vostra scelta. Sempre in questa direzione vira l’ammodernamento del sistema di salvataggio, originariamente legato alla “dote” di Ori di creare liberamente un save point, a patto di avere abbastanza energia per farlo. Ebbene, se da un lato il consiglio di salvare il più possibile rimane invariato anche in questa riedizione, dall’altro gli sviluppatori hanno introdotto dei punti di salvataggio fissi, che oltre a ricaricare vita ed energia del protagonista fungono da hot spot per il fast travel lungo l’intera (e vasta) mappa di gioco. Sappiate già da ora che saranno tutto tranne che numerosi: ma il loro valore, in un regno enorme come quello di Nibel, è incommensurabile.

Un regno, Nibel, destinato ad aumentare ulteriormente. La Definitive Edition offre infatti una buona ora di gioco aggiuntiva, suddivisa in modo ragionevolmente equo da due scenari inediti – imperniati sul passato di Naru. Due sezioni ad alto tasso di commozione, vuoi per la musica e vuoi per le suggestioni evocate con sapiente maestria: ma, è il caso di ricordarlo, tutto tranne che facili. Potremmo pensare che la loro collocazione nelle battute iniziali del gioco li renda più abbordabili di altri passaggi più critici: ma la realtà, specie quando vi troverete immersi nel buio pesto, è ben diversa. Novità nella novità, il level design dell’intera Nibel è stato risistemato da un punto di vista “strutturale”: non tanto in termini di estetica della location, quanto piuttosto in un contesto esplorativo. Ori and the Blind Forest Definitive Edition offre ora un Full Backtracking (come richiesto a gran voce dai giocatori del titolo originale), fattore che la rende interamente visitabile anche “a piedi” – a patto di avere le necessarie skill per superare determinati ostacoli – senza ricorrere a fast travel o quant’altro.

Per quanto riguarda le fasi combat, a dir poco cruciali nell’economia di gioco nonostante l’appeal artistico possa far pensare al contrario, assistiamo all’introduzione di due nuove tecniche di lotta del piccolo Ori. La prima è ilDash, un poderoso scatto in direzione frontale grazie al quale potremo abbattere nemici o, allo stesso modo, ostacoli (come pietre o tronchi) che sbarrano l’incedere. La seconda è il Light Burst, amico inseparabili delle sezioni più avanzate che permette di lanciare una sorta di esplosivo luminoso con cui abbattere più minacce in un sol botto. Nulla che rivoluzioni l’equilibrio memorabile del gameplay originale, certo: ma per tutti quelli che non affronteranno il gioco a difficoltà base, qualche piccolo aiuto in più non guasta di certo.

Se, infine, non abbiamo ravvisato differenze significative da un punto di vista tecnologico (tanto sonoro – di Cokervi abbiamo già parlato – quanto visivo, entrambi strepitosi a dir poco), l’ultima novità significativa del pacchetto è rappresentata dalla modalità Cinema: una sezione dedicata espressamente ai contenuti video del titolo, che spaziano dai trailer pre-lancio ai documentari di sviluppo, passando per filmati speciali dietro le quinte e, immancabili, le sequenze ingame sbloccate. Un piccolo regalo aggiuntivo, per assorbire anche l’ultima scintilla di luce di questo piccolo capolavoro targato Moon Studios.

Il trailer di lancio di Ori and the Blind Forest Definitive Edition.

In conclusione…

Ori and the Blind Forest ci era piaciuto molto. Anzi, moltissimo: e siate onesti, come avremmo fatto a non innamorarci di una storia così delicata e malinconica, o di un dipinto in costante movimento che sembra animato dallo Studio Ghibli? Moon Studios, lo scorso anno, aveva fatto il colpo che in pochi si sarebbero aspettati. Un piccolo capolavoro, uno dei migliori titoli esclusivi per Xbox One ad oggi, che nasconde al proprio interno delle meccaniche spietate come quelle dei peggiori Metroidvania dei tempi andati.

Detto questo, dovreste già intuire il nostro giudizio su questa Definitive Edition. Bella, bellissima, migliore del titolo originale sotto tutti i punti di vista: questo perché parte da una base strepitosa, e la arricchisce con piccoli aggiustamenti – tanto desiderati dai fan – che mirano a rendere indimenticabile l’esperienza di gioco. Ori and the Blind Forest Definitive Edition, in sostanza, è quello che Ori and the Blind Forestavrebbe dovuto essere lo scorso anno nei sogni dello sviluppatore. E ok che, probabilmente, chiunque abbia già salvato una volta Nibel dalla distruzione difficilmente troverà un secondo motivo per sobbarcarsi una tale sfida. Ma non provarlo – qualora vi fosse sfuggito dodici mesi or sono – o, al netto del costo di nemmeno 5€ per il pacchetto upgrade, non dargli una seconda possibilità, rappresenta il torto peggiore che possiate fare alle terre di Nibel.

Voto: 9/10







Bello, simpatico, intelligente e super esperto di videogiochi, ha sviluppato un'incredibile capacità nello scrivere cazzate.. Gioca ai giochini elettronici dall'86 e ci scrive a riguardo dal 2006 o giù di lì.. Ma non fateglielo notare, che poi si monta la testa..
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