Overlord: La Compagnia del Flagello – Recensione

Overlord: La Compagnia del Flagello – Recensione

Quando nel 2007 il primo Overlord sbarcò sulle console di vecchia generazione, fu una vera sorpresa. Atipicamente metteva il giocatore nei panni del cattivo, di un Signore del Male in grado di comandare i serventi, piccoli esseri simili ai goblin che in base al proprio colore possono usare particolari abilità e caratteristiche. Seppur a modo suo, il titolo ebbe un discreto successo, e si creò uno stuolo di fans piuttosto fedeli, che come tali non mancarono di restare parzialmente delusi dal seguito del 2009. A fare da filo conduttore in entrambi i titoli, la presenza dietro le quinte di Rhianna Pratchett, figlia d’arte del famosissimo creatore diDiscworld che ci ha sfortunatamente lasciato nel Marzo scorso, e che sicuramente qualcuno di voi avrà già sentito nominare per aver lavorato ad altri titoli come Heavenly Sword, Mirror’s Edge, Risen, BioShock Infinite, ed i più recenti Thief e Rise of the Tomb Raider. Anche nell’odierno Overlord La Compagnia del Flagello c’è il suo zampino, ma per sapere se il risultato finale del titolo è all’altezza delle altre produzioni sopra citate, non resta che continuare a leggere.

Overlord: La Compagnia del Flagello

Piattaforma: PC, PlayStation 4, Xbox One

Genere: Action RPG

Sviluppatore: Codemasters

Publisher: Codemasters

Giocatori: 1-4

Online: 2-4

Lingua: Testi in Italiano / Audio in Inglese

Versione Testata: PS4

Temporalmente, gli eventi di questo nuovo capitolo si svolgono un bel po’ di tempo dopo quelli visti nel secondo episodio della serie. Il mondo è caduto in rovina, o meglio lo è per i Servienti, che in mancanza di un oscuro signore che li guidi, hanno assistito ad una tremenda quanto terrificante dilagazione di bontà. Questa orrenda aria di felicità e dolci pensieri ha quasi raggiunto le porte del loro regno, e minaccia di contagiare queste piccole e malvagie creature. Il loro capo quindi, una nostra vecchia conoscenza di nome Gnarl, comprende che il tempo sta ormai per volgere al termine, e c’è bisogno di avere un nuovo Signore Oscuro su cui fare affidamento. Attingendo quindi alle più nere delle arti, egli riporta in vita quattro anime dannate, confidando che almeno in una di loro si celi effettivamente quella in grado di condannare nuovamente il mondo a sprofondare nella peggiore oscurità. Fra queste anime tetre ed oscure, troviamo quella di Inferna, una feroce guerriera armata di spade, quella di Malady, maga malvagia specializzata nella necromanzia, ed infine quelle di Hakon e Cryos, rispettivamente un ladro di razza nanica ed un principe elfo non tanto tranquillo e gentile, ovvero due esserini che come potrete immaginare non hanno molto in comune tra loro…

Il mondo è caduto in rovina, o meglio lo è per i Servienti, che in mancanza di un oscuro signore che li guidi, hanno assistito ad una tremenda quanto terrificante dilagazione di bontà…

La prima differenza che si può notare tra i vecchi titoli e quello in oggetto è di certo il cambio della visuale, che passa da una più o meno classica vista in terza persona ad una isometrica in stile Diablo (giusto per capirci), titolo a cui la produzione odierna strizza vagamente (e vanamente) l’occhio. Da questo nuovo punto di vista, potremo controllare il nostro signore del male, scelto tra i quattro aspiranti Overlord descritti prima, e che in vita non si sono distinti sicuramente per generosità e rettitudine. L’uso dei serventi è stato mantenuto, anche se un attimo ridimensionato forse nei controlli, che però non sono più altrettanto precisi e puntuali come nei passati episodi. In ogni caso, i nostri piccoli schiavi, non saranno più le colonne portanti del nostro esercito, ma si occuperanno di darci supporto in combattimento, provvedendo all’occasione anche a curare il nostro tiranno da eventuali ferite e/o proteggendolo in battaglia durante gli scontri. Come nei titoli precedenti, ogni razza ha la propria specializzazione, e si differenzia dalle altre principalmente dal colore della loro pelle, oltre che chiaramente per le loro abilità principali (attacco per i marroni, esplosività per quelli rossi, etc.). A chiudere il giro, entrano in gioco anche la componente legata alla crescità (non troppo complessa) del personaggio, che potremo quindi migliorare nel corso della partita, e quella legata invece alle features di crafting, da cui potremo attingere per la creazione delle armi che useremo in azione.

Se quello che abbiamo detto finora potrebbe comunque sembrare qualcosa di quantomeno interessante “sulla carta”, nella realtà delle cose le sensazioni che si percepiscono sono leggermente differenti. Tutto quello che nei titoli originali poteva sembrare fantastico e meraviglioso, qui è praticamente assente, e ci si ritrova con un titolo poco incisivo, un po’ frustrante e di conseguenza non eccessivamente divertente.
Entrando nel vivo del gameplay infatti, si vede subito che ogni missione è tendenzialmente fissata su un bel paio di binari, che detto in altre parole significa che è praticamente formata da una serie di step lineari con enigmi di estrema facilità, ma che in alcuni casi diventano impossibili per via della mole di nemici troppo alta da gestire. Questo anche perché le tecniche offensive dell’Overlord si limitano ad un attacco rapido, uno più potente ed uno speciale, che già dopo poco tempo non lasciano troppo spazio alla fantasia delle combo da creare…
Anche la gestione dei servienti è stata modificata, o per meglio dire completamente snaturata. Se prima potevamo aumentare le fila dei nostri sudditi colorati attingendo a degli appositi “nidi”, ora ci dovremo accontentare di evocarli in base al numero degli appositi cubi che vengono fuori dai totem in giro per i livelli. Come avrete quindi capito/intuito/lettoTraLeRighe/scrutatoNeiFondiDelCaffè, i riflettori si sono spostati dalla forza del nostro esercito di pseudo goblin, a quella presente nelle nostre braccia, andando a modificare quindi completamente la struttura portante delle meccaniche di gioco dei titoli precedenti.

Quando siete a corto di servienti sul campo, magari con poca energia vitale residua e con un’altra ondata di nemici che vi sta franando incontro, l’unica via è dare libero sfogo al panico ed al turpiloquio

Se quanto detto finora vi ha fatto storcere il naso, non osiamo immaginare cosa possiate pensare quando verrete a conoscenza del fatto che nei momenti più caotici subentrano altre problematiche a quelle già conosciute. Quando siete a corto di servienti sul campo, magari con poca energia vitale residua e con un’altra ondata di nemici che vi sta franando incontro, oltre che dare libero sfogo al panico ed al turpiloquio non rimane che fuggire sperando di avere ancora cubi a disposizione per rinfoltire le fila e tirare un po’ il fiato. Queste operazioni sono già piuttosto stressanti e lunghe avendo di fronte dei semplici nemici di livello “scagnozzo”, figuriamoci a cosa si dovrà andare incontro quando davanti ci ritroveremo il boss di turno…
Il gioco in singolo comunque non è l’unica attività presente nel titolo, ed infatti ad aumentare leggermente la longevità di Overlord: La Compagnia del Flagello, ci pensa il supporto al gioco in multiplayer. Questa modalità è disponibile sia in locale che online, e permette ai giocatori di poter scendere in campo sia in maniera cooperativa che gli uni contro gli altri. Quello che però viene fuori da queste sfide e/o cooperazioni, si traduce realmente nel Caos, termine da considerare proprio nel senso stretto e biblico della parola.

Nel complesso, non si può proprio dire che Overlord sia graficamente brutto; è un tipo… La qualità grafica potrebbe essere perfettamente in linea con i tempi, se fossimo ancora negli anni in cui Lara Croft di Tomb Raiderera dedita fare bella mostra delle sue forme aggraziatamente spigolose… Ahimé però, siamo ben oltre quel periodo, e quindi corpi squadrati e definiti con l’accetta non sono da considerarsi poi il massimo. C’è poco da dire quindi, e per essere brevi e concisi, come direbbe il Conte Adhemar, il non proprio simpatico antagonista del filmIl Destino di un Cavaliere: Overlord: La Compagnia del Flagello “è stato pesato, è stato misurato, ed è stato trovato mancante”.
Nel sonoro, tiene un po’ a galla la baracca il doppiaggio (in inglese) dei dialoghi che la Pratchett ha scritto appositamente per il titolo, dimostrando quindi di essere una degna figlia d’arte che ha saputo mettere in pratica gli insegnamenti del padre. Per il resto, la localizzazione ci ha concesso la traduzione dei testi in italiano, che almeno non ci confonde ulteriormente le idee in titolo già confusionario di suo.

Come direbbe il Conte Adhemar, il non proprio simpatico antagonista del film Il Destino di un Cavaliere: Overlord: La Compagnia del Flagello “è stato pesato, è stato misurato, ed è stato trovato mancante”.

Giunti alla fine dei giochi, non ci resta che dare uno sguardo alle problematiche tecniche del gioco ed a quello che in pratica pensiamo non vada poi tanto bene. Ma siccome non abbiamo tutto questo tempo, sorvoleremo o tratteremo con sommarietà quelle classiche e scontate, come per esempio quelle relative alle compenetrazioni dei corpi, e passeremo direttamente a quelle un pochino più “pesanti”.
Prima fra tutte, la gestione dell’AI dei servienti, che ad occhio e croce sembra avere una qualche stretta parentela con quella dei personaggi dei titoli LEGO non controllati dall’utente. Alla stessa maniera infatti soffrono di frequenti problemi di stuck, restando bloccati in chissà quale strano punto del livello, oppure muoiono miseramente senza bisogno dell’intervento di un qualsivoglia nemico. Per l’ultimo punto almeno, si deve dire che gli omini della LEGO rinascono senza nessun costo, tutto il contrario di questi stupidi goblin, che invece ci fanno sprecare cubi su cubi…
Passando per arti che vanno dove non dovrebbero, schermate nere inspiegabili e flickering vari, avremo a che fare anche con glitch e bug che mineranno persino la strategia che decideremo di usare in battaglia. Non sarà strano infatti trovarsi di fronte a boss su cui non riusciremo apparentemente a fare nessun danno, perché la loro barra vitale ha pensato bene di bloccarsi visivamente completamente carica. Insomma, quello che proprio non manca in questo titolo sono i problemi, ed onestamente capita raramente di trovarsi di fronte una realizzazione di questo tipo (e no, non è un complimento).

In conclusione…

Tirando le somme di Overlord: La Compagnia del Flagello è piuttosto facile capire che il risultato non ammette valori positivi. Più che ad un seguito di una bella serie della passata generazione di console, ci ritroviamo di fronte ad una brutta copia di Diablo, che non solo prova con un discreto successo a rovinare i ricordi dei vecchi fan, ma rischia anche di tenere alla larga dal brand anche dei possibili nuovi utenti per colpa di scelte tecniche e di cambiamenti di cui sinceramente si poteva fare benissimo a meno. Piuttosto che mettere in piedi questa “soluzione”, tanto voleva tirare fuori una bella remastered hd collection dei due titoli passati. I costi sarebbero forse stati inferiori, ma di certo il guadagno sarebbe stato maggiore.

L’unica perla in questo ostrica andata a male, sembra essere solamente la penna di Rhianna Pratchett, che da dietro le quinte ha comunque diretto sapientemente le fila di una trama che non fosse effettivamente allo stesso livello del resto del titolo. Morale della favola, se proprio non potete farne a meno perché ve lo sta ordinando il medico, o perché ne va della vostra stessa vita, procedete pure all’acquisto, altrimenti statene alla larga.

Voto: 4,5/10

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Fin da piccolo ho sempre amato le storie, che fossero raccontate da un libro, un fumetto, un cartone, un film, o soprattutto da un videogioco. Alcune le ho solo viste, altre le ho sentite così mie da avere l'impressione di averle vissute, ed altre ancora le ho addirittura scritte. Forse sono un pazzo o un sognatore, o tutte e due le cose. Ma continuerò a sognare ed a vivere avventure, per poter dire un giorno "fammi rubare Capitano, un'avventura dove io son l'eroe che combatte accanto a te".

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