That Dragon, Cancer – Recensione

That Dragon, Cancer – Recensione

Ieri sera ho giocato… No, non va bene. Ieri sera ho fatto… No, neanche così va bene… Ieri sera ho visto… Ma no, ero partecipe, non ho solo visto!
Ieri sera due genitori hanno condiviso con me e con il resto del mondo la loro tragica storia.
Ecco, così ci siamo.

Ryan e Amy Green sono due genitori che hanno attraversato la più grande delle tragedie che una madre ed un padre possano affrontare: sopravvivere al proprio figlio e vederlo morire. That Dragon, Cancer è proprio la storia della malattia e della morte di Joel Green, uno dei figli della coppia statunitense. L’esistenza stessa di questo titolo ci porta a riflettere su diversi temi: è il videogioco il mezzo adatto per raccontare questa storia? Era necessario per loro farlo? Cosa rappresenta That Dragon, Cancer per il medium? A queste (e ad altre) domande cercheremo di rispondere in questa recensione.

 That Dragon, Cancer

Piattaforma: PC, Ouya, Android TV

Genere: Avventura grafica

Sviluppatore: Numinous Games

Publisher: Numinous Games

Giocatori: 1

Online: Assente

Lingua: Completamente in inglese

Versione Testata: PC

È risaputo che l’arte ha una fortissima azione catartica, sia per chi crea un’opera che per chi ne fruisce, esorcizzando vecchi dolori o allontanando paure recondite (come succede ad esempio con i film horror). That Dragon, Cancer ha esattamente questa funzione: attraverso la condivisione, i coniugi Green cercano sollievo, mentre noi possiamo provare genuina compassione per una storia che comunque è tanto dolorosa quanto comune perché questi mali fanno parte della vita vera, quella che spesso invochiamo nei videogiochi per vederli crescere come medium. E di sicuro That Dragon, Cancer è una bella spinta in avanti: se Life is Strange (per esempio) ha portato un po’ di vita reale nei videogiochi, l’opera di Ryan e Amy irrompe con un pugno allo stomaco, fatto di ricordi e speranze.

La storia di Joel non ci risparmia nulla e ci colpisce con tutto il dolore che lui e la sua famiglia hanno patito

Per ricordare e raccontare la storia di Joel i genitori hanno infatti selezionato alcuni momenti significativi della lunga malattia, iniziata quando il bambino aveva un anno e terminata quando il piccolo ne aveva quattro. Tre anni di cure, lotte, speranze e disperazione, riassunte in alcuni brevissimi ricordi capaci però di cristallizzare quei momenti in una forma digitale e al tempo stesso eterna. Si inizia quindi dalla fine, da quei vuoti immensi che lasciano le persone che vengono a mancare: Ryan si trova al parco e rivede il figlio giocare contemporaneamente in più posti e noi possiamo avvicinarci ad ogni Joel e interagire con lui per sentirlo ridere. Subito dopo ci viene presentato il male che si porterà via il bambino: il tumore è infatti introdotto di colpo sotto forma di enormi metastasi che infestano l’aria, l’acqua e ovunque esse si trovino. Nel momento in cui il padre vede queste metastasi fluttuanti, si staglia sulla terra l’ombra di un drago che vola alto nel cielo, quasi irraggiungibile: la lotta è iniziata.

I primi minuti di That Dragon, Cancer sono quindi ben identificativi di tutto il resto dell’esperienza, in costante bilico tra rielaborazione fantastica e ricostruzione fin troppo realistica, tra sogno e devastante realtà, in tutta la sua crudeltà. La storia di Joel, come è a mio avviso giusto, non ci risparmia nulla e ci colpisce con tutto il dolore che lui e la sua famiglia hanno patito. Nell’iconico momento della chemio è possibile anche non premere alcun tasto e osservare Joel in braccio al padre per tutto il tempo di una reale seduta, ma osservando l’ambiente noterete che l’orologio scorre molto velocemente, in un inequivocabile segno di come per loro le giornate non finissero mai, attaccati a quella macchina.

Il simbolismo è spesso dominante in tutte le sequenze di That Dragon, Cancer e certe volte quasi sfida: avrete il coraggio di saltare anche uno solo dei biglietti di auguri che troverete nei corridoi dell’ospedale? I Green hanno infatti raccolto biglietti di augurio o di saluto riguardanti tanti altri casi e li hanno usati per uno dei momenti più toccanti, riempiendo un’intera ala dell’ospedale delle memorie di chi non c’è più. Chi siamo noi per ignorare così la vita di qualcuno? Abbiamo il dovere morale di leggere ogni singolo biglietto.

La metafora dell’acqua domina i sentimenti della famiglia: si sentono alla deriva, si sentono affogare, impotenti e alla ricerca di una guida, che spesso trovano in Dio

Oltre ad un simbolismo molto efficace, That Dragon, Cancer propone alcune soluzioni narrative molto interessanti. Nel momento che cambia le loro vite per sempre, ovvero quando il dottore spiega loro che il male che stanno combattendo è incurabile, la storia è narrata attraverso uno dei giochi di Joel, la classica ruota degli animali che tirando una leva ci dice cosa stanno facendo in quel momento della giornata. Da quando il dottore irrompe con la pessima notizia, sulla ruota compaiono al posto degli animali i volti delle persone presenti nella stanza ed è possibile quindi ora selezionare cosa stanno dicendo o cosa stanno pensando lungo tutto il colloquio. Ad esempio, se a metà della visita sta parlando il dottore, selezionando lui come “animale” lo sentiremo parlare, mentre selezionando gli altri sentiremo i loro pensieri, mostrando così tutte le parti coinvolte. La ludicidità necessaria per preoccuparsi anche di quel che può pensare il medico in questi momenti è incredibile.

Proprio da questo momento e per tutta la seconda parte di That Dragon, Cancer la metafora dell’acqua domina i sentimenti della famiglia: si sentono alla deriva, si sentono affogare, impotenti e alla ricerca di una guida, che spesso trovano in Dio. La componente religiosa è infatti molto presente nella storia di Joel Green (con tanto di estrema unzione). That Dragon, Cancer ci sfida quindi, ci pone davanti ad un limite per molti: la sua sofferenza cresce e il pianto si fa sempre più straziante, ma il giocatore (attraverso il padre) non può far nulla, esprimendo al massimo il senso d’impotenza provato dal giocatore.

In conclusione… 

Ovviamente questa è una recensione senza voto, perché non è possibile esprimere con un numero il valore di una vita, di una storia, di una famiglia. Quel che però possiamo dirvi è che, se ne avete il coraggio e siete disposti a rispettare Joel, Ryan ed Amy, That Dragon, Cancer è un’esperienza unica, sia per quel che tratta che per come lo fa, da un punto di vista sia narrativo che visivo, con quello stile grafico così particolare, così anonimo ma al tempo stesso personale. Questa storia è la prova tangibile che il termine videogioco mai come ora sta stretto a determinate opere e che il medium è assolutamente pronto per raccontare storie importanti, in grado di cambiare sia che le crea che chi poi le esperisce(ma quanto sono fortunati gli inglesi che in questi casi se la cavano con un play it, senza sminuirne il significato? NdR).







Da quando ho scoperto che i piaceri che i miei pollici opponibili potevano darmi con un joypad erano pressoché infiniti non ho mai smesso di videogiocare. Appassionato di cinema e musica, sempre e solo a livello maniacale.
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