Xbox Series X – Recensione

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La console ammiraglia di Microsoft entra nella next-gen con il piede giusto

Xbox Series X e S
Xbox Series X – Recensione

Xbox Series X e Xbox Series S sono le console di nuova generazione di Microsoft. La prima è più veloce e potente mentre la seconda è una all-digital che offre la velocità e le performance di nuova generazione nell'Xbox più piccola mai costruita.

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Ci siamo, mancano pochi giorni e la cosiddetta next gen farà finalmente il suo debutto. Il 10 novembre è alle porte e Microsoft è stata così cortese da farci avere una Xbox Series X in anticipo (qui le nostre foto) così da testarla e analizzarla per riportarvi le nostre impressioni.

Prima di entrare nel vivo di questa recensione, che verrà aggiornata a mano a mano con gli approfondimenti dedicati ad alcuni aspetti della console, vi ricordiamo che nella situazione contingente di emergenza sanitaria, a causa del COVID-19, GameStopZing garantirà la spedizione di Xbox Series X e PS5 in caso di lockdown: potete consultare questo link per ogni dettaglio su come fare a ottenere senza altre attese la vostra console già preordinata.

Tornando a noi, e riallacciandoci al discorso pandemia, questo 2020 è stato piuttosto difficile in termini di comunicazione, tempestato, se possibile, ancora di più da rumor e leak per tutti i mesi antecedenti l’annuncio di Series X/S, reso ulteriormente complicato dai singoli casi come quello di Halo: Infinite, che avrebbe dovuto essere il titolo di punta della next-gen, ma è andato incontro a complicazioni da cui nessuno è stato risparmiato in questi mesi. Uno scoglio comunicativo dopo l’altro, siamo arrivati alle battute finali, alla cosiddetta resa dei conti, più entusiasti e preparati che mai nell’accogliere la nuova generazione videoludica.

Cosa ci sia sotto la scocca di Xbox Series X lo sappiamo grazie alle analisi susseguitosi nell’ultimo periodo ma nel concreto come funziona la console?

Possiamo anticiparvi che molti aspetti sono riusciti. Forse non tutte le feature vi risulteranno effettivamente utili, come il Quick Resume, tuttavia sono una prova della potenza della console e la dimostrazione di voler eliminare sempre più barriere con questa next-gen che, almeno per il primo periodo, crescerà in continuità con quella precedente.

Tuffiamoci dunque alla scoperta di Xbox Series X.

. Design

Si dice che la prima impressione sia quella che conta, ma anche di non giudicare un libro dalla copertina ed entrambe le affermazioni si sposano bene con Xbox Series X: la sua compatta semplicità non la fa spiccare in termini di design rispetto alla più ingombrante ed articolata PlayStation 5, che ostenta qualche rischioso guizzo, ma come il già citato libro insegna, non bisogna soffermarsi solo sull’esterno. Quella di Series X si rivela un’essenzialità pensata in relazione all’efficienza della console e la sua forma “frigorifero”, sulla quale la stessa azienda ha scherzato a più riprese, ha il preciso scopo di offrire la massima efficienza, soprattutto per la dissipazione del calore a fronte della potenza della console.

Non a caso, al di là della sua verticalità, l’aspetto più peculiare risiede nella ventola sulla parte superiore i cui buchi (più grandi dei precedenti modelli) consentono all’aria calda di uscire più facilmente. Questo fa sì che, riprendendo le parole di Jim Wahl, direttore dell’ingegneria meccanica del progetto, Xbox Series X abbia un flusso d’aria superiore del 70% rispetto alle scorse generazioni, oltre a permettere il passaggio di più del 20% d’aria nel dissipatore di calore. Una scelta di design motivata dunque dalla necessità di raffreddare la CPU Zen 2 e la GPU basata sull’architettura RDNA presenti all’interno, che nel suo insieme ci regala un sistema di raffreddamento tanto silenzioso da essere a stento percettibile.

Ve lo confermiamo senza indugi: i giochi provati fino adesso (che comprendono, tra gli altri, i recenti Yakuza: Like a Dragon e Assassin’s Creed Valhalla) ci hanno restituito una rumorosità pressoché inesistente, al punto da confondersi con i suoni ambientali. Ovviamente si parla di titoli cross-gen, che non stressano particolarmente Xbox Series X come potrebbe fare un ipotetico The Elder Scroll VI o comunque un’esperienza pensata soltanto in ottica next-gen, ma sono in ogni caso risultati notevoli per prove durate in media quattro o cinque ore.

Il design di Xbox Series X rivela un’essenzialità pensata in relazione all’efficienza

Compatta e semplice, dunque, eppure incredibilmente funzionale, la console ci fa sentire la sua presenza più che altro in termini estetici perché in in merito alla performance non sembra quasi di averla in stanza. Con i suoi 30.1 centimetri di altezza, i 15.1 di profondità e ben 4.45 kg, che nel maneggiarla si fanno sentire, Xbox Series X è una presenza tanto solida quanto discreta, persino sobria con quel suo grigio scuro fortemente tendente al nero. Un ricercato minimalismo che tuttavia tende a sporcarsi molto in fretta, per non parlare dell’inclinazione a graffiarsi. Probabilmente con il passare del tempo ci faremo sempre meno caso, ma in questi primi giorni in sua compagnia ci siamo premurati di trattarla con i guanti nel vero senso dell’espressione.

Sempre in termini estetici, vogliamo soffermarci ancora un attimo sulla griglia superiore perché il designer in noi non può che apprezzare il contrasto tra le sue linee morbide con quelle più marcate del corpo principale. Certo, volendo essere precisi, Xbox Series X dispone anche di un base circolare inferiore per agevolarne il posizionamento verticale, ma proprio in virtù di questo non è visibile, mentre la griglia si mostra in tutta la sua sfacciata armoniosità (a patto non soffriate di tripofobia). Non solo, un punto di forza tecnicamente ininfluente, ma bellissimo a vedersi, è dato dall’illusione ottica presentata dai fori: la parte inferiore mostra infatti una finitura verde acceso che, a seconda dell’angolazione da cui si osserva la console, fa comparire un cerchio verde di fatto inesistente. Non c’è trucco, non c’è inganno, e vi assicuriamo che persino non volendo vi ritroverete incuriositi a osservare Xbox Series X da diversi punti solo per capirne l’effetto.

Chiudiamo questa disamina estetica con una considerazione e un consiglio. Xbox Series X è curiosamente una “ragazza senza veli”, una Manina dei tempi moderni che non teme di mostrarsi allo sguardo e ci permette, proprio grazie alla griglia superiore ma anche ai buchi posteriori e sottostanti, di sbirciare un interno che di norma sarebbe nascosto, e in un certo senso concorre alla sua armoniosità complessiva. In tal senso, il nostro consiglio per quanto ovvio è di tenerla nella posizione per cui è stata progettata: se posta in orizzontale perde infatti tutto il suo fascino, mostrandosi una macchina goffa e ingombrante, priva di quella bellezza minimalista che la distingue.

Che altro dire? Fatta eccezione per la delicatezza dello chassis, su cui è facile lasciare graffi e aloni di sorta, Xbox Series X passa il test design a pieni voti.

. Hardware

Phil Spencer è sempre stato chiaro a riguardo di Xbox Series X: “vogliamo costruire una piattaforma potente, veloce e dedicata totalmente al gaming; senza barriere e perfettamente accessibile dagli sviluppatori“. Una promessa che non tarda a manifestarsi sotto alcuni aspetti, mentre per altri ci sono alcune limitazioni; altri ancora dovranno invece aspettare la tanto agognata ottimizzazione dei giochi prima di esprimersi al meglio – nello specifico ci riferiamo a titoli pensati per essere anche next-gen, come il già citato Assassin’s Creed Valhalla.

La prima caratteristica con cui entriamo in contatto, dopo un avvio della console incredibilmente rapido anche a seguito di uno spegnimento completo (siamo attorno agli otto secondi comprendendo l’animazione del logo), è la Xbox Velocity Architecture. Trattasi del nucleo attorno al quale ruota la filosofia di Microsoft votata alla velocità. Xbox Series X è indubbiamente più veloce delle console precedenti, sia che si tratti della sua CPU Zen 2 all’avanguardia, delle prestazioni in virgola mobile da 12 teraflops o della configurazione personalizzata dell’unità a stato solido NVMe. Tutto ciò si lega assieme proprio grazie alla Xbox Velocity Architecture che sposa l’hardware della console con il know-how del software di casa Redmond, con l’obiettivo di ottimizzare l’archiviazione e l’elaborazione.

Sotto l’aspetto dell’usabilità Microsoft sta dando ai giocatori quello che chiedevano da tempo

Xbox Velocity Architecture migliora il modo in cui Xbox Series X carica le risorse di gioco dallo spazio di archiviazione, noto come streaming di risorse, riducendo lo spazio occupato da suddette risorse sull’unità. Questa soluzione affronta due sfide chiave con cui i titoli moderni avranno sempre più a che fare, ossia dimensioni di installazione in rapida crescita e una maggiore esigenza sotto il profilo computazionale. Il risultato si traduce in un esoscheletro in grado di supportare i giochi next-gen, riducendo anche i tempi di caricamento.

Messa così, Xbox Velocity Architecture potrebbe suonare complicata a chi non se ne intende, ma la si può capire meglio se suddivisa nei suoi quattro componenti essenziali: NMVE SSD 1TB, cuore dell’intera architettura caratterizzato da una velocità I/O di 2,4 GB/s (ossia quaranta volte superiore a quella di Xbox One); Hardware Accelerated Decompression, tecnologia che consente di comprimere i pacchetti di gioco e gli asset così da minimizzare la loro dimensione e di conseguenza i tempi di download; nuove DirectStorage API, della famiglia DirectX, sviluppate per supportare la tecnologia degli SSD e fornire agli sviluppatori il totale controllo delle operazioni I/O; Sampler Feedback Streaming (SFS), che fa coppia con le API, ottimizzando l’utilizzo della GPU e caricando porzioni di texture solo se necessarie e richieste per comporre la scena, garantendo in questo modo un’efficienza del flusso I/O e dell’uso della memoria circa 2,5 volte migliore.

All’atto pratico, per i giocatori, in cosa si traduce tutto ciò? Quali benefici andremo a trarre?

È presto detto: tempi di caricamento virtualmente eliminati e immediatezza nel passare tra diversi titoli attivi grazie alla Quick Resume. Più tempo speso a giocare, dunque, meno ad attendere. Laddove insomma il salto generazionale visivo non si avverte, per ora, sotto l’aspetto dell’usabilità Microsoft sta dando ai giocatori quello che chiedevano da tempo, ossia un’accensione immediata, un’interfaccia reattiva e gli ancor più agognati caricamenti istantanei.

Tutte caratteristiche che le nostre prove con Xbox Series X confermano, con alcune variabili in termini di retrocompatibilità di cui discuteremo in un altro paragrafo. Guardando però a uno dei titoli cross-gen di prossima uscita, Yakuza: Like a Dragon, la promessa dei caricamenti è mantenuta. Parliamo di un range che va da uno a quattro secondi circa, rendendo queste schermate davvero transitorie, e non potevamo chiedere di meglio. Adesso l’esperienza è senza soluzione di continuità. Riguardo ad Assassin’s Creed Valhalla, ne abbiamo appena scalfito la superficie e ci riserviamo la parola sui caricamenti in fase di recensione, ma possiamo già rassicurarvi che anche l’ultimo capitolo della saga Ubisoft beneficia di Xbox Velocity Architecture.

L’altro aspetto interessante da analizzare è la Quick Resume – o ripresa rapida – la cui utilità come abbiamo accennato non è fondamentale e varia da giocatore a giocatore ma conferma una volta di più l’impegno di Microsoft nel presentare un’esperienza votata all’immediatezza e alla velocità. Trattasi di una caratteristica pensata per consentire di mettere in sospeso alcuni giochi e riprenderli in seguito dal punto in cui li avevamo lasciati, senza dover passare di nuovo dal menu iniziale. Sarà possibile mantenere in standby fino a sei titoli current-gen e quattro titoli next-gen, e i tempi di ripresa rispondono a troppe variabili per riuscire a dare una stima esatta da gioco a gioco; oscilliamo comunque fra i tre e gli otto secondi, un’attesa risibile se paragonata ai passaggi necessari ora per passare da un’esperienza all’altra.

Come già scritto, è una funzionalità molto gradita la cui vera utilità però è incerta, nel senso che dopo il dovuto entusiasmo iniziale ci riesce difficile pensare che si spenda il proprio tempo saltando continuamente da un gioco all’altro. Piuttosto, risulta interessante nel momento in cui spegniamo e riavviamo la console, trovando il nostro gioco in Quick Resume prontissimo a ripartire da dove l’avevamo “congelato”. Ora come ora, non tutti i titoli dispongono di questa caratteristica ma si tratta di un ostacolo su cui Microsoft sta già lavorando per condividere un aggiornamento post lancio.

La Xbox Velocity Architecture è il nucleo attorno al quale ruota la filosofia di Microsoft votata alla velocità

Come abbiamo già avuto modo di discutere nella parte dedicata al design, Xbox Series X presenta un sistema di raffreddamento di gran lunga superiore a quello attuale e nel suo perseguire la velocità non si dimentica di essere anche molto silenziosa, garantendo un’esperienza tranquilla senza il timore di essere funestati dal suono della ventola pronta a far decollare la console. È pur vero che abbiamo giocato a titoli retrocompatibili o cross-gen, nulla che possa davvero stressare la piattaforma, ma va sottolineato come anche in termini di calore le impressioni siano ottime. Persino dopo ore continue di gioco la console non scalda granché: l’aria calda entra dalle griglie posteriori, fuoriuscendo da quella più grande posta in alto, dunque il consiglio è di sistemare Series X in una posizione che non vada a creare difficoltà al flusso.

Tutto questo è possibile grazie alla sinergia tra la scheda madre divisa, che consente di controllare uniformemente la temperatura dei componenti interni e generare una potenza ancora maggiore; il telaio del dissipatore di calore, che produce un raffreddamento parallelo così da aumentare l’affidabilità delle prestazioni; la camera del vapore per una diffusione uniforme delle temperature; ed infine la già citata ventola silenziosa, che grazie a un sistema di flusso d’aria verticale permette alla console di funzionare senza problemi e raffreddarsi in silenzio. Un altro elemento fondamentale è la presenza di uno slot dedicato all’espansione della memoria SeaGate pensata per sfruttare le funzionalità della Xbox Velocity Architecture.

Al momento non ne disponiamo per effettuare una disamina, perciò rimanderemo questo aspetto all’eventuale futuro: nel frattempo ci godiamo i circa 800 GB di spazio disponibile sull’SSD interno dopo la formattazione e la quantità riservata al sistema operativo, nonché alle funzioni di Quick Resume. È uno spazio notevole di per sé, anche se come sempre molto dipende dal tipo di giocatore e dalla sua tendenza a conservare i giochi.

. Specifiche tecniche

  • PROCESSORE: CPU Zen 2 personalizzata 8 core a 3,8 GHz (3,66 GHz con SMT).
  • GPU: 12 TERAFLOP, 52 unità di calcolo a 1,825 GHz GPU RDNA 2 personalizzata. Dimensioni Die SOC: 360,45 mm. Processo: 7 nm Enhanced.
  • MEMORIA: Memoria: Bus GDDR6 a 320 bit da 16 GB. Larghezza di banda della memoria: 10 GB a 560 GB/s, 6 GB a 336 GB/s.
  • ARCHIVIAZIONE INTERNA: unità SSD NVME personalizzata da 1 TB. Velocità effettiva di I/O: 2,4 GB/s (nominale), 4,8 GB/s (compressa, con blocco di decompressione hardware personalizzato).
  • MEMORIA ESPANDIBILE: il supporto per la scheda di espansione Seagate da 1 TB per Xbox Series X|S corrisponde esattamente allo spazio di archiviazione interna (in vendita separatamente). Supporto per disco rigido esterno USB 3.1 (in vendita separatamente).
  • VIDEO: Risoluzione di gioco a 4K reale e 120 fps. High Dynamic Range fino a 8K HDR. Unità ottica blu-ray 4K UHD.  Funzionalità HDMI in modalità a bassa latenza automatica. Frequenza di aggiornamento variabile HDMI. AMD FreeSync.
  • AUDIO: Dolby Digital 5.1, DTS 5.1, Dolby TrueHD con Atmos, fino a 7.1 LPCM
  • PORTE E CONNETTIVITÀ – HDMI: 1 porta HDMI 2.1. USB: 3 porte USB 3.1 Gen 1. Wireless: 802.11ac Dual Band. Ethernet: 802.3 10/100/1000. Accessori radio: Radio Xbox Wireless dual band dedicata.
  • DESIGN – Dimensioni: 15,1 cm x 15,1 cm x 30,1 cm. Peso: 4,45 kg.

. Controller

Sul fronte del nuovo Xbox Wireless Controller, venduto in bundle con Xbox Series X, dedicheremo uno speciale nei prossimi giorni ma quello che possiamo anticiparvi è la certezza di trovarci davanti al traguardo di una gara contro se stessi, che in quel di Redmond hanno raggiunto dopo dieci anni di lavoro su più controller. A partire dalle novità evidenti, come la croce digitale del tutto ripensata dopo le sperimentazioni con Elite Controller di Xbox One, che presenta una superficie tattile circolare valorizzata da due differenti altezze per restituire un feedback eccellente nell’uso, grazie anche a una maggior precisione dell’input. Che stiate giocando o semplicemente navigando la dashboard, la qualità è indiscussa e quello che a prima viste potrebbe essere un cambiamento risibile si rivela all’atto pratico molto comodo, funzionale e responsivo.

Impossibile poi non notare il nuovo pulsante “condividi”, posto in basso e al centro rispetto al pulsante “visualizza” e quello “menu”, nonché la porta USB-C che sostituisce la precedente micro-USB sulla parte superiore del pad – che ancora una volta ci permette di scegliere tra l’utilizzo di una batteria ricaricabile o le più classiche pile. Utilizzando un paio di queste ultime, l’autonomia del controller si attesta circa sulle trenta ore. Se queste sono le novità più visibili del nuovo Xbox Wireless Controller, Microsoft si è occupata anche di fare modifiche sottili ma comunque sensibili al design senza per questo stravolgerlo.

Ne parleremo nel dettaglio tra pochi giorni, come detto, ma sappiate nel frattempo che vanta una maggiore ergonomia, stabilità e qualità della presa, andando a mutuare ancora una volta diversi aspetti dell’Elite Controller. Insomma, non ne rimarrete delusi.

. Dashboard

Similmente all’Xbox Wireless Controller, anche a questo aspetto abbiamo dedicato un articolo ad hoc. In questa sede possiamo confermare che la dashboard Xbox ricorda per lo più la precedente, a cui sono stati aggiunti perfezionamenti di design a livello di sistema in vista del lancio di Xbox Series X. Questo cambiamento allinea meglio la console con le recenti modifiche apportate alle app per mobile Xbox PC e Xbox Game Pass, grazie un’iconografia ulteriormente raffinata, riquadri più arrotondati e nuovi caratteri. Anche in questo caso, dunque, ci troviamo di fronte a modifiche forse non radicali ma tese verso lo user friendly.

. Retrocompatibilità e ottimizzazione

Arriviamo dunque al paragrafo conclusivo di questa lunga recensione, uno di quelli più interessanti nonché la punta di diamante del servizio Xbox: la retrocompatibilità, a cui si lega di pari passo l’ottimizzazione. Non è un mistero che la line-up di lancio, azzoppata dall’assenza di Halo: Infinite, non offra esclusive di peso e faccia molto affidamento su una serie di titoli cross gen di cui, lentamente, rilasceranno patch dedicate. Questo significa, lo diciamo subito per fare chiarezza, che videogiochi davvero inediti come Yakuza: Like a Dragon e Assassin’s Creed Valhalla li abbiamo giocati e li stiamo attualmente giocando in una versione vanilla.

Le recensioni saranno dunque aggiornate a tempo debito, per cui vi suggeriamo di tenerle d’occhio se volete sapere quanto impatto avranno queste ottimizzazioni.

Abbiamo comunque potuto dedicare un po’ di tempo a quei soliti noti che già godono delle migliorie garantite da Xbox Series X come ad esempio Gears 5, forse il migliore in tal senso: Digital Foundry è arrivata come sempre prima di tutti ma dopo avere testato con mano possiamo confermare quanto condiviso dai colleghi oltreoceano. Su Xbox Series X la risoluzione dinamica arriva fino a un massimo di 4K e un minimo di 1080p – in rarissimi casi scende a tanto e si è trattato comunque di momenti in modalità multigiocatore, un “sacrificio” necessario per mantenere il frame rate solido e stabile. Le scene cinematografiche si attestano invece sui 1440p. Si segnala inoltre maggiore responsività dei controlli grazie a una latenza ridotta tanto nella campagna quanto nelle partite online. Insomma, nel complesso Gears 5 è fra i titoli che beneficia alla grande delle migliorie dovute a Xbox Series X, trovando in essa l’ambiente ideale dove crescere ed esprimere appieno il proprio potenziale.

Gears 5 è fra i titoli che beneficia alla grande delle migliorie dovute a Series X

Allargando lo spettro, la qualità della vita muove dei sensibili passi avanti in generale sia per quanto riguarda quei giochi il cui engine sfrutta una risoluzione dinamica (spingendo in direzione dei 4K nativi), sia per quelli che andavano a singhiozzo su Xbox One X e si mantengono tanto fluidi quanto stabili. Una precisazione: questo salto di qualità nella performance è limitato per alcuni titoli, che presenteranno framerate e risoluzioni pari a quelle rilevate sulla attuale generazione. Control ne è un esempio, con una risoluzione di 1440p upscalata a 4K e il framerate bloccato a 30 fps, fortunatamente stabili persino nelle situazioni più concitate: se avete presente il gameplay, capite da voi quanto comunque questo sia un lusso precluso agli hardware della generazione che sta per concludersi.

Il discorso di performance limitate s’estende anche a quei giochi con il framerate bloccato, tipo Destiny 2, mentre quelli che ne consentono lo sblocco scatenano tutta la loro potenza: per esempio, cogliendo la palla al balzo con il recentissimo aggiornamento, potreste installare nuovamente Sekiro e scoprire com’è prendere botte da orbi a 60fps. Vi assicuriamo che le sentirete tutte. Premesso questo, abbiamo registrato dei lievi cali di framerate in quei giochi che gesticono il 4K a 60fps, una difficoltà quasi certamente legata a dei prodotti progettati e sviluppati per un hardware diverso da quello su cui andranno a performare.

Dei tempi di caricamento abbiamo già discusso e confermiamo ancora una volta il notevole salto in avanti: non è uguale per tutti i giochi ma è indubbio lo scarto che si verifica giocando su Series X. Senza necessariamente fare un calcolo preciso, a occhio è evidente fino a che punto siano state abbattute le barriere del caricamento. Rimaniamo in attesa di patch che, in particolare per i titoli retrocompatibili, permettano un utilizzo quasi totale delle potenzialità di Series X, almeno per quanto riguarda i limiti di framerate e la risoluzione, se proprio non vogliamo puntare al ray tracing o al mesh shading. Lo stesso vale per titoli più orientati alla next-gen, Yakuza e AC, ma in questo caso ci basta attendere il giorno previsto per lo sblocco della patch.

Conclusioni

Il viaggio alla scoperta di Series X continuerà nei prossimi giorni, se non addirittura settimane, ma già da ora possiamo dire che i punti chiave sui quali ha puntato Microsoft sono stati rispettati appieno. Forte di un design semplice, accattivante ma soprattutto funzionale, che valorizza la silenziosità della console a fronte di un’ottimizzazione corale della velocità di esecuzione e gestione dei giochi, cui si accompagna un hardware dedicato interamente a questa immediatezza, Xbox Series X parte assolutamente con il piede giusto e non vediamo l’ora di stressarla con giochi che sappiano mettere davvero alla prova le sue indubbie qualità.

A problemi concreti offre soluzioni intelligenti e pur presentandosi al momento senza contenuti “next-gen”, le prime differenze si vedono e si sentono; siamo insomma davanti all’antipasto in attesa del piatto forte, rappresentato per ora dalle ottimizzazioni che aspettano Yakuza: Like a Dragon ma in particolare Assassin’s Creed Valhalla. Questo in una filosofia di continuità ludica che fa, ancora una volta e come sempre, della retrocompatibilità la gemma dell’ecosistema Xbox. La sfida è appena iniziata e Series X è più pronta che mai.

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Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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