Monster Hunter World: Iceborne – Recensione

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A caccia in un eterno inverno

Monster Hunter World: Iceborne – Recensione
Monster Hunter World: Iceborne – Recensione
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Che Monster Hunter: World abbia gettato le basi per una ripartenza più ad ampio respiro della serie, richiamando a sé anche i giocatori meno esperti o addirittura di nuovi ma al contempo rivisitando alcuni aspetti che persino i Cacciatori più navigati hanno apprezzato, era cosa nota. Né si pensava che la nuova espansione Iceborne potesse essergli inferiore; a sorprendere, però, è stato il fatto che sia riuscita a fare addirittura di più, superando pur di poco il titolo originale sotto numerosi aspetti.

Laddove quest’ultimo si è presentato come un’introduzione alla serie e alle sue storiche (sebbene un filo rivisitate) meccaniche, Iceborne è quella sfida che i giocatori più temprati stavano aspettando, un Monster Hunter nella propria accezione più pura, emozionante e impegnativa. Un ritorno ai suoi vecchi fasti, in un certo senso, perché non importa quanto vi siate specializzati ad Astera e dintorni, una volta messa mano a questa espansione capirete di essere dei novellini alle prime armi in confronto a quanto vi spetta. Ma non è nemmeno giusto definire Iceborne una semplice espansione: siamo di fronte a un gioco vero e proprio, che volendo potremmo considerare spin-off di Monster Hunter World ma ugualmente una partita a sé, tanto da avere addirittura un platino tutto suo (si vocifera che per guadagnarlo siano necessarie almeno quattrocento ore di gioco). E se nemmeno questo vi convince della grandezza e complessità del tutto, non vi resta che provarlo con mano. Il lavoro svolto da Capcom è stupefacente, un atto d’amore verso una serie storica tanto quanto di nicchia in virtù della sua complessità.

Conclusa la “trama” del gioco principale (non si può dire che in Monster Hunter la narrazione sia un aspetto di spicco), gli esploratori ci fanno sapere di stranezze occorse nei dintorni e poco ci vuole a scoprirne la fonte: pare che un nuovo Drago Anziano abbia fatto la sua comparsa nel Nuovo Mondo e stia in qualche modo alterando l’ecosistema.

Senza perdere un attimo di più, assieme all’Assistente e con l’ausilio della Terza Flotta cerchiamo di seguire il percorso di questa nuova, misteriosa creatura fino a una landa gelida e completamente innevata che prenderà successivamente il nome di Distese Brinose: qui viene stabilito anche il nuovo campo base e hub del gioco (che si può sempre alternare senza problemi ad Astera), Seliana. Identico in tutto e per tutto al precedente, salvo un piccolo aspetto, questo è tuttavia strutturato meglio rispetto ad Astera, con tutto il necessario vicino alla bacheca degli annunci (mensa, forgia e mercante) e il resto comunque a portata senza dover fare su e giù con i montacarichi.

Da qui vengono dirette tutte le operazioni che coinvolgono il Velkhana, il famoso Drago Anziano avvistato prima di partire per queste terre, ma come abbiamo già anticipato non è certo la storia il motivo di vanto di Monster Hunter e non lo è neppure in questo caso. Il Velkhana è soltanto un pretesto per raccontare un’esperienza nuova e al contempo familiare.

Iceborne infatti altro non è che un colossale G Ranked (qui conosciuto come Grado Maestro) che alza sensibilmente l’asticella della sfida e fin dalle prime cacce lascia stremati, increduli di fronte a una potenza alla quale forse i veterani sono abituati in una certa misura ma colpisce duro chi nel gioco originale ha optato per un approccio “casual”, per quanto sia possibile in un titolo del genere.

Iceborne racconta un’esperienza nuova e al contempo familiare

Che si tratti di un Banbaro o un Beotodus, è chiaro fin da subito che i proverbiali sangue e sudore andranno copiosamente versati per riuscire a sopravvivere a un gelo eterno e ai mostri che ci convivono. Forte anche del fatto che ci sono stati alcuni depotenziamenti degli oggetti in riferimento alle creature di Grado Maestro, di pari passo con un incremento della loro potenza, l’esperienza da giocatore singolo ondeggia tra il frustrante e il proibitivo all’inizio e anche durante le cacce di gruppo (il modo migliore peraltro di godersi un Monster Hunter) l’attenzione al gioco di squadra è ancora più essenziale di quanto non sia mai stata fino adesso.

Se avete seguito passo passo gli eventi pubblicati nel corso di un anno e mezzo, allora qualche possibilità in più l’avete ma se siete quel tipo di giocatore occasionale che fa una partita ogni tanto per divertirsi, la vostra sopravvivenza si rifà tutta ai nuovi equipaggiamenti, che otterrete solo affrontando i mostri autoctoni delle Distese Brinose. Un cane che si morde la coda quindi, anzi un Glavenus per rimanere in tema, in cui la curva di difficoltà si impenna e l’unico modo per risalirla è… be’, affrontarla. Non fa una piega.

Iceborne si colloca a metà tra la progressione lineare di Monster Hunter World e le missioni evento più complesse che gli sviluppatori hanno offerto nel corso del tempo, il che la dice lunga su cosa possa aspettarci con gli eventi futuri. Se per esempio avete trovato il Behemoth direttamente da Eorzea un po’ fuori scala, pensate che potrebbe benissimo esserci di peggio.

A ogni modo, gli aggiustamenti al gameplay sono conseguenza dell’implementazione di un nuovo, essenziale strumento per qualunque cacciatore: il Rampino Artiglio. Senza rivoluzionare nulla, si incastra bene nell’attuale sistema di gioco offrendo ai giocatori nuove e valide soluzioni con le quali affrontare i mostri. Basti solo pensare che dà la possibilità di aggrapparsi alle creature per dare loro fastidio in diversi modi.

Il lavoro svolto da Capcom è stupefacente, un atto d’amore verso una serie storica

In generale, senza scendere troppo nel dettaglio, il combattimento beneficia di una revisione a tutte le armi, che vantano ciascuna caratteristiche nuove in particolare per quanto riguarda le classi meno popolari. Per fare giusto un paio di esempi, la Spada Lunga ottiene una nuova posizione di guardia mentre la Spadascia aggiunge un fendente alle proprie combo, e ancora, le Doppie Lame fanno vanto di una nuova manovra evasiva/offensiva.

Piccolezze solo a prima vista, perché noterete come in realtà siano state pensate per adattarsi alla presenza del rampino artiglio e nel complesso invitino i giocatori a ripensare il loro approccio per studiare nuove e interessanti strategie. Inoltre, una maggiore enfasi è stata posta sulla valorizzazione dell’ambiente non più come semplice elemento di sfondo bensì come una parte attiva e viva di tutto il sistema: non soltanto alcuni mostri sono in grado di sfruttarlo e influenzarlo a loro piacimento ma noi stessi, proprio grazie al famoso rampino artiglio, possiamo trarne dei vantaggi unici per mettere alle strette un mostro grazie al Colpo Sussultante.

Vi ricordate quando abbiamo accennato al fatto che vi potete arrampicare sui nostri? Ecco, a questo punto vi si aprono due possibilità: piazzare un esplosivo sulla parte in cui vi trovate, utile a indebolire sempre più la difesa del nemico, oppure risalire fino alla testa e, a patto di avere un qualunque tipo di proiettile nella fionda, svuotarla per intero facendo confondere la creatura fino a potenzialmente mandarla a schiantarsi contro una parete. Non solo perderà un ingente ammontare di danni ma cadrà a terra rimanendo alla vostra mercé. Un’aggiunta, questa, che nella sua semplicità regala una nuova importanza all’uso che si fa dell’ambiente: ora i vostri occhi saranno impegnati a scandagliare i dintorni alla ricerca persino dei sassi.

Insomma, tutto in Iceborne pare voler contribuire alla creazione di un’ecosistema plausibile, vivo e minaccioso, per un risultato che, a maggior ragione se paragonato col passato, lascia a bocca aperta.

Come a bocca aperta ci lasciano il comparto visivo e sonoro (quest’ultimo specialmente in cuffia o sfruttando delle buone casse), grazie a una cura non solo nel design, che comunque è l’elemento di minor rottura con il passato, quanto negli effetti speciali e nella gestione di alcuni attacchi soprattutto elementali. A questo si aggiunge il fatto che non esistono più contorni definiti oltre i quali si è certi di non subire alcun danno, complicando ulteriormente cacce già di per loro impegnative. Ma non è assolutamente un male, anzi.

Le vere note dolenti sono da imputare alla storia, che pur non essendo l’aspetto principale né di Monster Hunter World né di Iceborne, rimane comunque piuttosto anonima con personaggi che non riescono a emergere davvero pur essendo rilevanti ai fini della blanda narrazione e dei filmati che vorrebbero coinvolgere il giocatore ma fanno solo desiderare di poterli saltare.

Tutto in Iceborne lascia a bocca aperta (tranne la storia, piuttosto anonima)

Per il resto ritroviamo alcune pecche risalenti al titolo originale, come la difficoltà da parte degli sviluppatori di pensare un’interfaccia immediata e intuitiva e la presenza seppur rara di hitbox sbagliate per quanto riguarda i mostri. Se verrete colpiti da qualcosa quando ormai pensavate di essere al sicuro non preoccupatevi, è più probabile si tratti di una hitbox sbagliata che non di un vostro errore di calcolo.

Da Monster Hunter World, Iceborne eredita poi un tutorial ancora legnoso e con una sovrabbondanza di spiegazioni rispetto al fare di per sé ma se non altro, per bilanciare anche se sono due concetti diversi, il grinding è stato molto alleggerito rendendo più semplice ottenere gli oggetti che interessano per l’equipaggiamento. Dal punto di vista del multigiocatore non ci sono molti passi avanti se non piccole cose ma almeno nessuno indietro.

A dispetto di queste imperfezioni, Iceborne rimane un gioco eccellente che tiene testa e addirittura supera l’originale Monster Hunter World. Tenetevi forte perché dopo aver concluso la storia c’è un endgame molto particolare che farà la gioia degli esploratori e coinvolgerà l’importanza degli ambienti di cui abbiamo accennato prima. La caccia e tutt’altro che finita e non vediamo l’ora di sapere quali eventi ha in serbo Capcom per invitarvi a scorrazzare una volta di più nelle Distese Brinose.

Conclusioni

Iceborne è l’espansione migliore di tutta la saga, con una quantità enorme di contenuti e una curva di difficoltà che dopo lo zoccolo iniziale si apre anche ai giocatori meno temprati. Per tutti gli altri, si tratta di un’esperienza G Ranked in tutto e per tutto, e i nuovi Gradi Maestro offrono sfide capaci di stuzzicare le vostre capacità.

Se con Monster Hunter World si è dato vita, per l’appunto, a un nuovo modo di vedere e rielaborare la serie senza però intaccarne l’anima originale, Iceborne amplia tutto arricchendo l’esperienza con nuovi mostri e, soprattutto, un’ambientazione reattiva rispetto a ciò che succede attorno, dalla quale guardarsi ma anche da sapere sfruttare a nostro vantaggio.

Non c’è davvero motivo per cui non dovreste volere aggiungere Iceborne alla vostra libreria: Capcom ha saputo migliorarsi laddove non si pensava possibile e pur permanendo alcuni difetti, siamo di fronte a un gioco perfettamente complementare al precedente dove complessità e divertimento vanno di pari passo per dare vita a cacce indimenticabili.

Good

  • Tanti mostri e un nuovo ecosistema
  • Leggeri ma essenziali ritocchi al gameplay
  • Ore e ore di contenuti da esplorare

Bad

  • Pecca sempre sulla Storia
  • Porta con sé alcuni difetti di Monster Hunter World
9.3

Superbo

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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