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Shin Megami Tensei: Strange Journey Redux – Recensione

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Shin Megami Tensei: Strange Journey Redux – Recensione
Shin Megami Tensei: Strange Journey Redux – Recensione
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Quando si parla di Atlus, di solito si pensa immediatamente alla serie Persona, che ha visto nel quinto capitolo uscito lo scorso anno un successo incredibile. Le scorribande moderne con studenti di scuola fanno gran colpo sul pubblico, e noi di certo non ci lamentiamo perché ne siamo le prime vittime. Ma la serie di Atlus ha radici più profonde, con l’universo narrativo di MegaTen che accompagna la compagnia come un fedele amico.

Tra queste ne fa parte anche Shin Megami Tensei, la più longeva delle serie dell’azienda giapponese e anche la più eclettica e particolare: da sempre infatti i giochi di “SMT” (abbreviazione spesso utilizzata per riferirsi alla serie) hanno raccontato al loro interno del conflitto tra demoni e uomini, ma più in generale della dualità dell’esistenza; caos e ordine, luce e oscurità, spesso incorporando al loro interno elementi della mitologia biblica ed ebraica.

Piuttosto particolare e originale, non trovate? Col tempo le trasformazioni della serie l’hanno trasformata in una continua evoluzione del genere dei dungeon crawler, senza tradire quell’animo classico, hardcore e old-school che la contraddistingue da quella più moderna e stilosa che è la serie Persona. Shin Megami Tensei: Strange Journey Redux è un remake dell’omonimo titolo uscito nel lontano 2010 su DS, Strange Journey, che portava la serie verso mete ancora più inusuali, abbracciando un’ambientazione completamente sci-fi.

shin megami tensei strange journey redux recensione

Ambientato nel duemila-qualcosa, Strange Journey Redux racconta di un’umanità in crisi e di un pianeta Terra al limite del suo potenziale, praticamente la trama che stiamo vivendo in questo periodo storico nella vita vera ma spostato in avanti. A seguito di guerre ed eventi apocalittici, appare in Antartide una massa anomala, una distorsione spazio-temporale che verrà soprannominata “Schwarzwelt”, nome che sta a simboleggiare la sua correlazione con le malefatte dell’uomo e di come esse abbiano creato una malattia sul pianeta. Ad investigare, un team di scienziati e soldati addestrati, in possesso di tute super tecnologiche chiamate “DEMONICA” (oh, Atlus, non cambiare mai, ndr) che dovranno esplorare l’interno dello Schwarzwelt per scoprire cosa nasconde e soprattutto come fermarlo. La trama, pur sguazzando ampiamente in certi cliché tutti giapponesi a base di demoni e metafore ambientali, fa il suo dovere e riesce ad intrattenere con un’atmosfera tesa e cupa e un’avventura che dallo sci-fi si butta nella filosofia e nell’allegoria, quasi fosse una reinterpretazione dell’inferno dantesco interattiva e senza 3D (sì, purtroppo questo remake non fa uso della tecnologia del 3DS).

Le decine e decine di ore di gioco di Shin Megami Tensei: Strange Journey Redux sono gestibili sia dagli esperti che dai curiosi dell’ultima ora

Dilemmi morali e dialoghi con scelte multiple poi fanno il resto, offrendo diversi tipi di finali, ben sei in questo remake, influenzabili scegliendo di supportare o meno determinati personaggi nel corso del gioco o approcciandosi ad essi secondo uno spettro morale ben definito e anche abbastanza chiaro: blu per Legge, bianco per Neutrale e rosso per Chaos. Riuscire a bilanciare il proprio stile di gioco per “rispettare” il proprio allineamento morale è sicuramente uno degli elementi più divertenti e riusciti dell’esperienza narrativa costruita da Atlus, oltre che accessibile anche ai neofiti grazie a sistemi non troppo astrusi e obsoleti.

Se seguite un personaggio con allineamento rosso, ad esempio, dovrete aspettarvi che le cose non vadano proprio per il verso giusto che il vaso di pandora potrebbe essere aperto da un momento all’altro. In questo senso le decine e decine di ore di gioco di Shin Megami Tensei: Strange Journey Redux sono gestibili sia dagli esperti che dai curiosi dell’ultima ora, con un nuovo livello di difficoltà “Casual” che rende il gioco molto, molto più semplice permettendo meno grattacapi e lasciando scorrere la trama con più fluidità e naturalezza.

Questo perché come è lecito aspettarsi da Atlus, Shin Megami Tensei non fa molti sconti e pur essendo un remake è un gioco di 8 anni fa, che abbracciava il genere dei dungeon crawler già con un fare molto old-school. Visuale in prima persona, scontri casuali ed una navigazione affidata al secondo schermo del 3DS, insieme ad una serie di elementi di gameplay a “supporto” dell’avventura tramite le app dell’armatura DEMONICA, che possono aiutarvi modificando i parametri degli incontri ad esempio, o addirittura dandovi la possibilità di non incontrare mai il Game Over. Tutti elementi che allegeriscono una gestione dell’esplorazione altrimenti tediosa e, spesso, piuttosto pesante: il level design non è sempre ispirato (BASTA DUNGEON CON I TELETRASPORTI! ndr) e la ripetitività dei dungeon, sia in termini di gioco ma soprattutto grafici rende l’esperienza più fastidiosa di quel che si vorrebbe, a volte confondendo anche il giocatore sulla sua reale collocazione spaziale, tanto che è assolutamente consigliato buttare un occhio sul secondo schermo per avere la mappa sempre sotto controllo.

Shin Megami Tensei: Strange Journey Redux è un buon remake di un già ottimo gioco

Per il resto abbiamo un titolo che non differisce poi molto dallo standard di Shin Megami Tensei, con un combat system a turni basato sul sistema “co-op”, ovvero che permette ai membri del party con lo stesso allineamento di sferrare attacchi a catena se si riesce a colpire un nemico nella sua debolezza (elementale o non). Non sarà chissà che, ma è sicuramente più dinamico rispetto ad altri esponenti del genere, soprattutto di quel periodo. Non manca poi la gestione dei Demoni e tutto l’elemento di “negoziazione” e fusione, con tantissime possibilità in termini di gameplay anche grazie al sistema di password (funzionano anche quelle dell’originale!) caratteristico della serie SMT/Persona che farà felici i fan più smaliziati. Insomma, una minestra ben riscaldata o qualcosa di più?

Al di là delle evidenti migliorie grafiche, del doppiaggio giapponese sulla maggior parte dei dialoghi (ma con tutti i testi in inglese) e delle migliorie in termini di gameplay e di accessibilità (20 slot salvataggio, 18 slot per i demoni e così via) Shin Megami Tensei: Strange Journey Redux offre un nuovissimo contenuto extra, disponibile nella forma di un dungeon unico chiamato “Womb of Grief”, che nonostante abbia un nome abbastanza inquietante e dai connotati simbolici piuttosto forti, sul fronte del gameplay è piuttosto standard, tanto da soffrire degli stessi difetti del titolo “base”. Interessante però l’inserimento di un personaggio nuovo di zecca, Alex, che ci inseguirà per ucciderci durante tutto il gioco e il cui passato verrà svelato proprio in questo dungeon, andando a chiudere il cerchio di un titolo che ve ne darà per decine e decine di ore, e non senza un discreto divertimento.

Conclusioni

Il 3DS è morto, lunga vita al 3DS. Uhm, chi lo sa se è morto, ma finché ci saranno perle da (ri)esplorare come questa, noi diciamo che è ancora (abbastanza) vivo. Shin Megami Tensei: Strange Journey Redux è un buon remake di un già ottimo gioco, che si conferma come un’esperienza di ruolo appagante, intensa e piuttosto unica. Certo, nonostante le migliorie introdotte il titolo sente il peso degli anni, così come la console dove gira, ma se siete alla ricerca di un viaggio “strano”, proprio come suggerisce il nome, questo potrebbe fare al caso vostro.

Inoltre, se fondere e parlare con i demoni è uno dei tanti sogni che avete nel cassetto, tanto meglio, perché di demoni chiacchieroni qui ce ne sono e anche tanti. O come l’umano davanti alla tastiera, che dopo una recensione di più di mille parole decide di fermarsi e chiudere con “la mancanza della lingua italiana non la metto nei contro“.

Good

  • Narrazione matura e particolare
  • Migliorie tecniche, di gameplay e accessibilità
  • Tantissimi contenuti

Bad

  • I dungeon sono ripetitivi e il level design non eccelle
  • Non tutto è invecchiato bene
8

Imperdibile

Inizia la sua carriera videoludica con un Game Boy e una cartuccia di Wario Land. Da allora non ha più smesso, e continua a perdere decimi all'occhio destro giocando a The Legend of Zelda e a qualsiasi titolo stuzzichi il suo (finissimo, a detta di molti) palato da videogiocatore. Quando non gioca si dedica al perfezionamento della sua imitazione di Joe Bastianich, senza disdegnare la compagnia di un buon film.

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