Titan Quest – Recensione

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A cavallo fra storia e mitologia

Titan Quest – Recensione
Titan Quest – Recensione

Titan Quest racconta di un periodo buio dell'Antica Grecia, dove gli dei hanno smesso di ascoltare le preghiere degli uomini. Minacciata dai Titani fuggiti dalla loro prigionia nell'Erebo, la pace riposa nelle mani di un singolo eroe il cui compito sarà quello di viaggiare oltre i confini della Grecia per trovare le risposte che cerca.

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Era il 2006 quando gli appassionati di “action/RPG/dungeon crawler isometrici” anelavano a un titolo che potesse smorzare l’attesa di un nuovo Diablo (per il quale sarebbero dovuti passare ancora sei anni). Fu THQ Nordic a sostenere l’onere e l’onore di una simile impresa, interessandosi al progetto di uno studio di sviluppo pressoché sconosciuto ma promettente, come poi nei fatti si sarebbe rivelato: Iron Lore, guidato da quel Brian Sullivan che ricorderete in particolare per il suo lavoro con Age of Empires, proponeva con Titan Quest un hack ‘n’ slash grezzo, poco innovativo se vogliamo, ma intenzionato a competere con il titolo di casa Blizzard. Riuscì nell’impresa, forte di un setting evocativo che non solo copriva l’Antica Grecia e la sua mitologia ma toccava persino l’Antico Egitto e l’Oriente.

I giocatori avrebbero affrontato il centauro Nesso, parlato con l’Oracolo di Delfi per capire come debellare la minaccia dei Titani, si sarebbero spinti fino ai giardini pensili di Babilonia e anche oltre, nella Valle dei Re eterna dimora del faraone Ramses. Avrebbero percorso la Via della Seta, camminato sulla Grande Muraglia Cinese e poi di nuovo indietro fino al Monte Olimpo, dove finalmente avrebbero capito perché gli dei si erano fatti sordi alle preghiere degli uomini. Un viaggio lungo ed emozionante fra storia e mitologia, arricchito da tutti quegli elementi tipici di un dungeon crawler e sostenuto da una struttura ludica di stampo action/RPG. Insomma, il gioco ideale con cui ingannare l’attesa, grazie anche alle sue espansioni Immortal Throne e Ragnarok (quest’ultima molto recente, per un gioco uscito ben dodici anni fa).

Dopo lungo tempo THQ Nordic decide di riproporre quella stessa esperienza con un Anniversary Edition che, tuttavia, comprende solo la prima delle due espansioni. Forse l’aggiunta di Ragnarok dipenderà dal successo che questa versione riscuoterà fra il pubblico. Ma possiamo davvero parlare di successo?

A prima vista, l’idea di riproporre questo action/RPG sembrava allettante: una discreta quantità di nemici, ambientazioni dal grande potenziale, bottini a non finire… A livello base Titan Quest soddisfa le premesse per cui già aveva fatto parlare molto bene di sé nel 2006 ma con il porting sono sorti problemi che lo fanno addirittura regredire rispetto all’originale, nel panorama videoludico odierno. Nonostante la risoluzione migliorata per PS4 Pro – nel nostro caso – una lavorazione delle texture e la rielaborazione dell’interfaccia per meglio adattarsi al DualShock 4 (un impegno che non possiamo negare allo studio responsabile del porting, Black Forest Games), il gioco sembra dimenticare che è trascorso più di un decennio dalla sua pubblicazione e i giocatori dell’epoca potrebbero ancora trovarlo appetibile in virtù di un fattore nostalgia, tuttavia lo stesso non si può dire per quelli nuovi. Non varia la sua formula classica basata su una mappa estesa, la scelta della classe e progressione tramite punti abilità, la gestione dell’inventario e la quantità smisurata di bottino, senza ovviamente dimenticare le botte da orbi che costituiscono la maggior parte dell’esperienza, ma quando si esula da questi aspetti Titan Quest fallisce senza riserve. A partire dalla trama stessa, che per ovvie ragioni ricalca l’originale: se a suo tempo lo sforzo di Iron Lore nel proporre una narrazione un filo più articolata fu apprezzato, all’interno di un genere che non ha mai brillato per la sua profondità narrativa, oggi con i traguardi raggiunti in termini di profondità delle storie e dei personaggi questa riproposizione mostra apertamente il fianco.

Dialoghi spesso banali, missioni secondarie di semplice risoluzione ma soprattutto il mancato adattamento dei testi a uno schermo di dimensioni diverse rispetto al PC. I caratteri minuscoli rendevano difficile seguire la trama senza doversi gioco forza affidare al doppiaggio e, inoltre, lo scorrimento eccessivamente lento obbliga i giocatori a soste snervanti che presto esauriscono la curiosità nei confronti di qualsiasi chiacchierata. La trama in ogni caso è il peccato minore di questa riedizione.

Il porting di Titan Quest fallisce sotto tanti, troppi aspetti

Per quanto riguarda l’aspetto tecnico, il primo inciampo che balza all’occhio è il supporto soltanto al multigiocatore online, lasciando totalmente da parte la co-op locale: una svista non da poco se si considera che titoli del calibro di Diablo III hanno incluso questa caratteristica all’apparenza semplice ma di fatto molto coinvolgente. Al di là di questo, se da un lato non possiamo davvero criticare completamente lo sforzo degli sviluppatori che si sono presi a carico questa Anniversary Edition, dall’altro è impossibile ignorare come sia uno sforzo poco uniforme. I filmati pre renderizzati che nel 2006 apparivano piuttosto curati, adesso si mostrano datati e privi di dettagli già su uno schermo HD – possiamo solo immaginare l’effetto su un televisore 4K. Il passaggio a PS4 ha inoltre comportato evidenti problemi di prestazione: hitbox assolutamente imprecise che portano i nostri colpi fin troppo spesso a vuoto, sistema di puntamento automatico discutibile che porta il personaggio a scegliere il nemico meno indicato all’interno di un gruppo, cali di framerate soprattutto in situazioni caotiche – durante le quali gli effetti degli incantesimi vengono meno e la malaugurata idea di avvicinare o allontanare la telecamera fa arrancare l’intero sistema. Per un gioco che, nonostante la cosiddetta “mano di vernice”, sembra ancora abbastanza datato non c’è alcuna giustificazione di fronte a una simile prestazione. Lascia l’amaro in bocca se si pensa che la progressione basata sullo sviluppo delle Maestrie (nove in totale) e la distribuzione dei punti abilità mettono in mostra ancora oggi l’impegno di Iron Lore in tutta la sua complessità e profondità. A chiudere questa triste parentesi è un codice sporco, che aggiunge problemi inediti ai difetti originali: caricamento delle texture rallentato, pop-in e pop-up, ce n’è per tutti i gusti, a dimostrare che molte volte il passato deve rimanere tale, ammantato degli onori e della gloria guadagnati allora.

Conclusioni

Titan Quest è un tentativo mal riuscito di riesumare un ottimo titolo del suo tempo, un prodotto che avrebbe meritato una cura migliore di quella riservatagli perché le meccaniche sono invecchiate in modo discreto e si sarebbero potute riproporre ancora oggi, se accompagnate da una rivisitazione grafica nettamente diversa e la risoluzione di alcuni difetti originali. Al contrario, il gioco è stato appesantito con problemi che non gli appartenevano, rendendolo un prodotto che, sebbene possa reggersi sulla sua ambientazione affascinante, non possiamo consigliare a chi vuole prendersi una pausa dalle atmosfere cupe di Diablo III. Alcuni esempi di remaster e remake hanno dimostrato come questa strada a volte meriti di essere intrapresa, ma Titan Quest, purtroppo, non fa parte dell’equazione.

Good

  • Il viaggio fra storia e mitologia

Bad

  • Porting molto pigro
  • Hitbox discutibili
  • Graficamente arretrato
  • Interfaccia confusonaria su console
  • A oggi troppo ripetitivo
5

Mediocre

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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