07 Giu 2016

The Witcher 3: Blood & Wine – Recensione

Tanto la letteratura, quanto i videogiochi, hanno il grande potere di trascinarci in avventure, esperienze e mondi per lungo tempo. Dove il cinema ha vita breve, la lettura di Tolkien e dei suoi romanzi può richiedere giorni, settimane e talvolta mesi, e il principio è tranquillamente applicabile anche ai videogiochi, soprattutto con i giochi di ruolo e in questo caso con The Witcher 3. Viviamo in questi universi e mondi per lungo tempo, ne assimiliamo le sfumature e quasi ne respiriamo l’aria.

È successo soprattutto nel 2015 con The Witcher 3: Wild Hunt dei CD Projekt Red: il terzo capitolo delle avventure di Geralt, tra la Caccia Selvaggia e Hearts of Stone, ci ha accompagnato durante tutto l’arco del 2015 con tantissime avventure ed un mondo vivo, pulsante e ricco di sfaccettature. Anche il più lungo dei viaggi però deve avere la sua conclusione, una chiusura che vada a sigillare l’esperienza dentro noi, possibilmente con un ricordo positivo. The Witcher 3: Blood & Wine, l’ultima espansione del titolo, mira a fare proprio questo, salutare Geralt in un’ultima grande avventura nelle vaste lande di Toussaint, a Sud del Continente. Un viaggio bucolico e unico, tra vecchie e nuove conoscenze del nostro strigo preferito.

the witcher 3 toussaint

Come i più attenti di voi avranno intuito, The Witcher 3: Blood & Wine si allontana dal Velen e dalle isole Skellige per proporre qualcosa di nuovo, pescando a piene mani dalle affascinanti ambientazioni raccontate da Sapkowski nei libri. Toussaint è infatti una delle terre a Sud del Continente, provincia nilfgaardiana lontana dalle tradizioni e dalle mire espansionistiche di molti dei Re e degli Imperatori che governano le terre a Nord. Su invito della temibile e affascinante Anna Henrietta, Geralt si incammina a Beauclair, la capitale del regno, per trovare il colpevole di una serie di omicidi apparentemente scollegati, ma che rivelano un intreccio come da tradizione estremamente complesso e interessante. CD Projekt RED non si è limitata, come in Hearts of Stone, a creare una nuova linea di quest lineari, ma ha dato vita ad un intreccio che riesce ad eguagliare il gioco completo, tanto è di qualità il lavoro dei nostri sviluppatori polacchi preferiti.

Una scrittura eccezionale, finali multipli ed una ormai consolidata capacità di raccontare storie anche attraverso personaggi storici dell’universo narrativo dello strigo, offrendo grande citazionismo per i lettori e allo stesso tempo un livello di accessibilità per chi si affaccia al Continente per la prima volta da veri maestri. Anna Henrietta e una nostra vecchia conoscenza porteranno lo strigo a scontrarsi con una vicenda che cavalca la sottile linea del thriller, tra cospirazioni e il vecchio e caro romanticismo, spesso causa di catene di eventi come ben altre cose al mondo.

Una vicenda che cavalca la sottile linea del thriller, tra cospirazioni e il vecchio e caro romanticismo, spesso causa di catene di eventi come ben altre cose al mondo

Romanticismo che, se dobbiamo essere sinceri, permea tutta la meravigliosa e unica atmosfera di Toussaint: non siamo né a Velen e né a Novigrad, siamo a Sud e tutto ciò è perfettamente rappresentato attraverso le ambientazioni e, ovviamente, i suoi abitanti. Ispirata alla Francia e all’Italia, le atmosfere della regione sono molto simili a quelle delle fiabe, con una grande enfasi rivolta alla cavalleria, ai tornei e al modo pomposo e spesso ridicolo di parlare dei cavalieri, una vera e propria istituzione nel paese. Per respirare le atmosfere di Toussaint del resto basta poco, grazie alle decine e decine di quest, che ci permettono di conoscere costumi e problemi dei frizzanti e goliardici abitanti di Beauclair.

L’atmosfera fatta di vino e cavalieri non v’inganni però: siamo pur sempre nel mondo di The Witcher, e le sfumature di grigio sono ovunque, tra omicidi, tradimenti e principi tutt’altro che saldi. La capacità in questo senso di CD Projekt RED di dare vita a qualcosa di diverso riuscendo però a mantenere lo spirito originale della serie è lodevole, e denota ancora una volta la grande capacità dello sviluppatore di saper raccontare storie, piccole e grandi, con un mondo che non ruota intorno a Geralt, ma che va per conto suo e avvolge il giocatore come poche altre esperienze ruolistiche sanno fare.

the witcher 3 blood & wine

Se non fosse ancora chiara la nostra opinione in merito, mettiamola esplicitamente agli atti: gli amici polacchi di CD Projekt RED ci piacciono proprio tanto. Del resto, come si può farne a meno, quando nel corso di un anno hanno reso un titolo, di per sé già ottimo, addirittura migliore? Dopo alcuni accorgimenti arrivati negli scorsi mesi e con Hearts of Stone, con Blood & Wine ci troviamo di fronte ad una vera e propria revisione totale di alcuni sistemi, e all’introduzione di nuove meccaniche che aggiungono spessore e profondità al gameplay, probabilmente la parte più debole dell’intera esperienza targata The Witcher 3. Insieme al completo ripensamento dell’interfaccia dei menù, ora estremamente più leggibile e comoda sia per la gestione dell’inventario, che della mappa e delle missioni secondarie, abbiamo l’inserimenti di nuovi pezzi di equipaggiamento da witcher, attraverso cui raggiungere il grado “Gran Maestro” e dei conseguenti bonus in termini di statistiche.

La vera novità però è un’altra, e riguarda le mutazioni: grazie ad una interessante e curiosa missione secondaria ci sarà infatti permesso di migliorare le mutazioni del nostro corpo (blu, rosse e verdi) e di sbloccare dei veri e propri perk legati ad essi per acquisire bonus e nuovi slot dove inserire abilità. Inutile dire che un sistema simile, oltre a permettere lo sviluppo di nuove build e di nuove possibilità, aggiunge più banalmente un nuovo stimolo per i tanti nuovi livelli che sbloccheremo grazie alla quest principale, ricca di quest e di conseguenza ghiotta di punti esperienza.

Con Blood & Wine ci troviamo di fronte ad una vera e propria revisione totale di alcuni sistemi

A chiudere il cerchio c’è la tenuta di Corvo Bianco, che come Monteriggioni in Assassin’s Creed 2 rappresenta un interessante svago per il nostro Geralt, sempre orfano di dimora e che, forse, troverà in questo bellissimo vigneto il tanto agognato pensionamento. Dal canto nostro sarà possibile migliorarla, spendendo moneta sonante, trasformandola in un luogo di riposo e cura dell’equipaggiamento. Un piccolo gioiello, riflesso di un’opera che arrivati a questo punto brilla di una luce difficilmente eguagliabile. 

Soprattutto dal punto di vista grafico, aggiungiamo, dove The Witcher 3 si conferma bellissimo visivamente e artisticamente ispirato, in particolare in questa nuova regione. Peccato per qualche bug e glitch di troppo, che pur non rovinando l’esperienza, irrimediabilmente infastidisce e spezza l’atmosfera e l’immedesimazione del giocatore, con qualche compenetrazione di troppo e i corpi mutilati dei nemici che spesso si piantano a mezz’aria. Siamo sicuri che una patch risolverà presto tutto, ma tra i nuovi contenuti, i nuovi brani ed un comparto artistico meraviglioso, forse qualche settimana in più di ottimizzazione non avrebbe guastato.

Conclusioni

The Witcher 3: Blood & Wine si rivela un’espansione imprescindibile, anche più di Hearts of Stone. Ricca di contenuti e vasta nella mappa, arricchisce il gioco con nuovi elementi di gameplay per gli appassionati instancabili.

La parte migliore è ancora una volta la narrazione, che mette in scena quest secondarie dalla grande varietà e un intreccio principale piuttosto interessante, con tanti alti e davvero pochissimi bassi, grazie soprattutto al solito grande lavoro di scrittura di CD Projekt Red, che offre ai giocatori personaggi interessanti, spinti da motivazioni complesse e di difficile lettura, in un continuo dilemma morale che va ben oltre il bianco e nero. Le sfumature di grigio, insomma, si sprecano. The Witcher 3: Blood & Wine è quindi una grande espansione, come non se ne vedevano da tanti anni. L’avventura di Geralt è giunta davvero al termine, stavolta forse con un lieto fine ed un bicchiere di buon vino.