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Pikmin 1+2 – Recensione

La fantasia dell’uomo non ha limiti e da sempre si alimenta con qualsiasi cosa raggiunga il nostro sguardo: le montagne e le grandi creature ci fanno sognare i giganti, mentre il mondo degli animali, nel suo piccolo, sembra nasconderci sotto il naso universi vasti e vivaci. E se fosse il nostro stesso giardino o il parco in cui passiamo le nostre giornate questo mondo? È ciò che ci racconta la curiosa serie Pikmin (preordinabile in edizione fisica da GameStop a questo link).

A inizio degli anni 2000, in piena estasi creativa dovuta al cambio generazionale e alla necessità di creare successi per tenere il passo della concorrenza, Nintendo trasformò il suo GameCube in una console decisamente sperimentale. Vennero trasformati in nuova forma i brand consolidati (Metroid Prime), lasciati in disparte quelli non pronti (Donkey Kong, salvo le digressioni legate ai bonghi) e realizzati dal nulla tanti nuovi giochi decisamente atipici.

Lungo il suo ciclo vitale abbiamo visto giochi come Kirby Air Ride, Doshin the Giant, Animal Crossing, Odama, e via dicendo, tutti particolari e originali, qualcuno che affondava le radici nella generazione precedente, altri frutto di fantasiosi slanci di immaginazione. La ricerca di dinamiche e design originale non si fermava mai in casa Nintendo, che in quell’era testò tantissimi modi di interagire e giocare, anche con controlli non convenzionali come pedane e microfoni.

Quello che definiremmo “LO” slancio creativo fu ad opera di Shigeru Miyamoto, che perso nella sua quotidianità guardò al suo giardino con gli occhi di un bambino, scoprendo un mondo vivo e vibrante, pronto a divenire teatro di una sua nuova creazione. Fu così che prima Pikmin e poi Pikmin 2 presero vita, diventando due dei titoli più rappresentativi per la sfortunata console a forma di cubetto.

Quando il primo capitolo della serie uscì nel 2001, era chiaro che avessimo tra le mani qualcosa di estremamente diverso dal solito titolo Nintendo: non era un platform, non un gioco d’azione, non un’avventura tradizionale. Nei panni del tragicomico esploratore Olimar infatti, il giocatore esplorava biomi naturali ricchi di vegetazione e fauna, privo però dei mezzi per affrontare ogni pericolo con coraggio.

Pikmin 1 oggetti
Lavorare bene e in modo coordinato, sempre!

Resistenza ridotta al minimo, incapacità quasi totale di attaccare i nemici, niente salti o scatti per sfuggire alle grinfie dei predatori e, soprattutto, un sistema di supporto vitale pronto ad esaurirsi in soli 29 giorni. Olimar trovò nei Pikmin, bizzarre creature autoctone, un’indispensabile spalla per sostenerlo nella sua missione, che consisteva nel recuperare i pezzi della propria nave, sparsi nel mondo, e ripartire prima di finire le proprie risorse. Tutto muovendosi in modo organizzato entro il calare del sole, momento della giornata in cui i feroci predatori avrebbero potuto fare piazza pulita dei “gustosi” Pikmin.

Pikmin 1 e Pikmin 2 rimangono tutt’ora delle perle a livello di gameplay

Con il suo fischietto Olimar era in grado di richiamare all’ordine i Pikmin e lanciarli sui nemici o su oggetti, permettendogli di superare le avversità e al tempo stesso infoltire le fila delle sue fedeli truppe. Come ogni comandante si è trovato a perdere parte del suo esercito a causa della temibile fauna locale, ma alla fine – in un modo o nell’altro – è riuscito a tornare a casa.

E come nella migliore tradizione fantozziana, il ritorno a casa ha coinciso con l’inizio del secondo capitolo, che ha introdotto nella serie la possibilità di controllare più personaggi (anche con una modalità sfida dedicata), nuove varianti di Pikmin decisamente originali e deo gratias ha rimosso l’ansiogeno limite di giorni che tanti giocatori non hanno apprezzato nel primo capitolo. Pikmin 2 fu un successo di critica, ma non riuscì a sfondare a livello di vendite. Neanche quando i due capitoli vennero riproposti su Wii, con il supporto ai controlli di movimento.

Pikmin 1 obiettivi
Fin da subito i giochi si apriranno a situazioni in cui dovrete cavarvela con l’astuzia

Oggi invece, per tirare la volata all’attesissimo Pikmin 4, Nintendo ha deciso di ripropone a sorpresa questi due grandi classici della sua libreria, offerti in una veste quasi del tutto identica a quanto visto nella riedizione Wii, con un aumento della risoluzione per rendere le due esperienze più godibili sullo schermo di Nintendo Switch e sulle TV o monitor dei giocatori.

Il primo impatto è un po’ straniante, perché sia Pikmin 1 che Pikmin 2 si presentano identici agli originali, con tutto ciò che questo comporta: HUD e grafiche a schermo un po’ sproporzionate, texture delle ambientazioni a risoluzione davvero misera e in generale un impatto scenico che non fa gridare al miracolo.

Il senso di scoperta offerto da primo capitolo è quasi irripetibile

I giochi, però, rimangono tutt’ora delle perle a livello di gameplay, sia per quello che concerne la fase di gestione e pianificazione che di effettive azioni di gioco. Ovviamente c’è da considerare che il tempo è passato e che alcune dinamiche forse non sono invecchiate al meglio (come la gestione della telecamera, aggiornata per fortuna), come dimostrano i progressi di Pikmin 3, ma stiamo parlando comunque di titoli consigliatissimi per chi volesse esplorare gli inizi della saga.

Il senso di scoperta offerto da primo capitolo è quasi irripetibile, con il suo mondo straniante, i controlli diversi dal solito e le atmosfere che balzano dal tenero al macabro in un’istante. La voglia di scoprire e progredire con la nostra squadra allegra e canterina (le vocine sono adorabili) si scontra con la pressione del limite di tempo e i tanti pericoli pronti a portarsi via i nostri Pikmin – con tanto di anima che vola in cielo. E quando sarà tutta colpa nostra, magari perché li abbiamo mandati per sbaglio in una pozza d’acqua, ci sentiremo davvero dei mostri mentre affogheranno chiedendo il nostro aiuto. Questo però ci renderà migliori e più attenti in futuro.

Pikmin 2 storia
Pikmin 2 introduce la trama e un personaggio secondario che causa solo guai: Louie!

Pikmin 2 prende quanto di buono fatto nel primo episodio ed espande il più possibile il concept, introducendo una vera e propria trama articolata (con tanto di filmati) e obbligando Olimar a rituffarsi all’avventura, questa volta però in modo consapevole – e aiutato dallo strambo e imprevedibile collega Louie.

Il più grande cambiamento è legato alla rimozione del limite di giorni, che rende l’esperienza decisamente più permissiva: si potrà infatti rimediare a ogni errore commesso nella gestione dei Pikmin o ogni perdita di tempo semplicemente rimandando al giorno dopo, nel mentre ricostruendo le proprie fila di laboriose creaturine con le risorse che quotidianamente vengono rese disponibili. Oltre alla superficie questa volta visiteremo anche il sottosuolo, ricco di tesori, esseri pericolosi e segreti, che apriranno le porte a nuove possibilità di gioco.

Pikmin 2 prende quanto di buono fatto nel primo episodio ed espande il più possibile il concept

Vengono infatti introdotti nuovi tipi di Pikmin, utili ad ampliare il ventaglio di azioni possibili. Tra questi troviamo i simpatici e paffuti Pikmin viola, lenti ma dotati della forza di 10 Pikmin e pesanti a sufficienza da stordire i nemici o atterrare con facilità le creature volanti. È possibile aggiungerli alle nostre truppe visitando i sotterranei e lanciando i pikmin “standard” dentro dei fiori specifici, passo obbligatorio sia per completare il gioco a dovere.

A loro si aggiungono i Pikmin bianchi, piccoli e leggere entità dall’aspetto quasi fragile, che possono essere generati da un fiore, proprio come i cugini viola. La loro peculiarità sta nell’essere estremamente veloci e in grado di resistere alle emanazioni velenose dei nemici. Come cibo non sono tra i più appetibili, a dire il vero: una volta ingeriti sono in grado di avvelenare il proprio assalitore, rendendo il loro sacrificio utile alla causa. La loro ultima ma non meno importante skill sta nella capacità di trovare tesori sotterrati, come veri esploratori di antichità.

Pikmin 2 boss
Anche se lo spirito è a tratti spensierato, da sempre Pikmin cela momenti di vero terrore

Queste nuove edizioni di Pikmin 1 e 2 portano con loro alcuni piccoli cambiamenti legati sia al passaggio transitorio delle versioni “New Play Control!” di Nintendo Wii (di cui sono l’effettivo porting) e del naturale incedere del tempo, che ha portato a dei ritocchi anche dal punto di vista meramente estetico.

Dalle incarnazioni apparse sulla bianca console dotata di WiiMote vengono riproposti i controlli legati al movimento (attivabili nel menù di pausa), che consentono di eseguire un lancio del Pikmin più preciso spostando il reticolo di mira con il movimento del nostro polso. Si tratta di una funzione magari non trasformativa, ma che offre un potenziale miglioramento nel rendimento a chi volesse provarla e allenarsi.

Il suggerimento per gli appassionati Nintendo è quindi di tuffarsi sul pacchetto doppio Pikmin 1 + Pikmin 2 per avere la certezza di portarsi a casa un pezzo di storia

Sono stati inoltre rimossi alcuni celebri brand che facevano capolino tra i tesori collezionabili (uno su tutti, le pile Duracell), cosa che riduce un minimo la fascinazione verso un universo “fantastico”, che il team di sviluppo però voleva ricondurre in modo esplicito al mondo reale – cosa che nel tempo è stata preservata, come si evince anche dal recente trailer di Pikmin 4.

Tra modifiche legate ai controlli e licenze verosimilmente scadute negli anni, l’esperienza di gioco base rimane comunque intatta, traendo però giovamento dalle migliorie visive legate alla nuova ampiezza di gioco (16:9 contro gli originali 4:3 di GameCube) e l’alta risoluzione.

Conclusioni

Pikmin 1 e Pikmin 2 HD ritornano nel 2023 per tirare la volata al nuovo capitolo in arrivo a luglio, e lo fanno ricordandoci quanta genialità si nascondeva su una delle console Nintendo più sfortunate, che le nuove generazioni forse non ricordano con la stessa lucidità delle memorie costruite con Nintendo Wii.

Ancora una volta Shigeru Miyamoto riuscì con un colpo di coda a creare un concept e un gameplay innovativo dal nulla e a renderlo immediatamente funzionante e divertente, lasciando poi che questo crescesse da solo nel secondo capitolo. Tali erano innovazioni e qualità che per vedere un terzo capitolo ci vollero quasi 10 anni, tanti quanto quelli che a sua volta son passati per vederne un quarto, a testimonianza di come non sia semplice rielaborare e riproporre certe meccaniche così genuine senza offrire la giusta dose di impegno a monte.

Il suggerimento per gli appassionati Nintendo è quindi di tuffarsi sul pacchetto doppio Pikmin 1 + Pikmin 2 per avere la certezza di portarsi a casa un pezzo di storia, tutt’ora godibilissimo e divertente, e dare così il via al completamento della collezione del franchise su Nintendo Switch. I più dubbiosi dovrebbero provare a testare con mano questa esperienza, che può rivelarsi davvero illuminante, tenendo presente che qualche limite puramente tecnico e in fase di rifinitura potrebbe renderla meno digeribile rispetto alla consueta “perfezione” proposta da Nintendo. In ogni caso, se volete scoprire quanto è profonda, colorata e divertente è la mente di Shigeru Miyamoto, sapete cosa fare!

Prenota la versione fisica di Pikmin 1+2 da GameStop!