outlast 2
27 Apr 2017

Outlast 2 – Recensione

Se qualcuno dovesse dirvi di non aver mai provato del sano terrore stringendo un pad tra le mani, le ipotesi sono soltanto due: o sta mentendo spudoratamente, o non ha mai avuto a che fare con Outlast. Creato dai ragazzi di Red Barrels nel 2013 con un team (e un budget) ampiamente nei limiti dell’indipendente, il primo capitolo di una saga oggigiorno sulla bocca di tutti riuscì in un’impresa non certo scontata: rivoluzionare il concetto del terrore, innalzando l’asticella della paura di svariate tacche con un’esperienza, mai come allora, davvero terrificante. Un horror intelligente, quell’Outlast, abile nell’abbracciare i dogmi portanti dell’escape game ma a dir poco sublime nel catalizzare scariche di autentica angoscia, in un modo così dirompente da bloccare – nel vero senso della parola – l’incedere del giocatore. La ricetta alla base del successo di Outlast, a fianco di una narrativa tanto lucida quanto agghiacciante, rischierebbe di apparire più semplice del previsto: un buio pressoché perenne, una telecamera avida di batterie per illuminare ad infrarossi il nostro percorso e una location agghiacciante, in grado di fornire sporadicamente qualche nascondiglio per sfuggire alle attenzioni dei nostri aguzzini. Poi chiaro, il famigerato jumpscare riusciva letteralmente a soffiare un paio di battiti anche ai cuori dei giocatori più coraggiosi: ma era nella creazione di un’atmosfera insana e ostile che Red Barrels diede sfoggio delle proprie abilità, tracciando un solco nell’horror da salotto destinato ad essere ripercorso in svariate produzioni a venire.

Difficile dunque riuscire a bissare un successo terrificante come Outlast. Red Barrels tuttavia è cresciuta, e l’esperienza legata a questo fortunato esordio è indubbiamente servita negli oltre trenta mesi di gestazione che hanno portato alla luce Outlast 2. Un titolo in tutto e per tutto migliore del proprio fortunato predecessore, che evolve una formula già di per sé sufficiente a causare svariati infarti ad un livello ancora maggiore. Da una sceneggiatura sensazionale, che pesca a piene mani nella letteratura e nella cinematografia del satanismo, ad un gameplay mai come oggi efficace nel veicolare ansia e frenesia, passando per un comparto grafico di ragguardevole livello, Outlast 2 è un’esperienza che gli amanti dell’horror non dovrebbero lasciarsi sfuggire per nessuna ragione al mondo.

Violento sino a diventare efferato, spietato e sfrontato nell’affrontare tematiche che raramente vengono anche solo citate in un prodotto come il videogame, l’ultima creatura di Red Barrels è forse quanto di più inquietante e malato troverete, da qui a parecchio, nel mercato. Una fuga per la salvezza di circa 10 ore capace di rubare anche l’ultimo alito di fiato dai vostri polmoni e che, inesorabilmente, darà un significato del tutto nuovo al concetto di oscurità: a patto di avere delle coronarie abbastanza resistenti …

outlast 2

Blake e Lynn Langermann sono due reporter, da tempo alla ricerca di indizi sull’efferato omicidio di una giovane fanciulla residente in un piccolo villaggio dell’Arizona, Jane Doe. Un nome che puzza di inganno lontano svariate miglia, chiaro: ma le circostanze agghiaccianti che gravitano attorno alla sua violenta morte, legata a culti, depravazioni e torture satanisti, meritano un’analisi più approfondita. A bordo di un elicottero la coppia sorvola le aride lande attorno a questa dispersa comunità redneck quando, d’improvviso, qualcosa va storto: il pilota perde il controllo, il veicolo si avvita e precipita rovinosamente su di un’altura. Blake è ferito, ma miracolosamente vivo; nessuna traccia di Lynn, il cui corpo pare essere sparito dalla zona dello schianto senza alcuna motivazione logica. Decisamente più sfortunato il pilota, crocifisso ed arso vivo a pochi metri dai rottami. Inizia così il Calvario di Blake, preda predestinata di un orrore inimmaginabile al cui interno sarà costretto a muoversi alla ricerca della moglie. Una ricerca spasmodica ed angosciante, foriera di verità ancor più agghiaccianti e di segreti che, forse, avrebbero dovuto restare tali.

Ci fermiamo qui con il riassunto della trama di Outlast 2, laddove il rischio di spoiler diverrebbe troppo elevato già dopo dieci minuti di playthrough. Una cosa appare comunque chiara: quello di Red Barrels è un titolo per gente che difficilmente si lascia impressionare. Dall’efferatezza degli abitanti del villaggio, di cui inesorabilmente cadremo vittime, alla crudezza e alla depravazione degli argomenti trattati, Outlast 2 crea uno spaccato impressionante della deviazione mentale di matrice religiosa: satanismo, fanatismo, violenza sessuale giustificata da un presunto bene superiore e persino pedofilia sono tematiche contro cui finiremo per scontrarci sia seguendo la narrazione principale, sia approfondendone gli ancor più inquietanti retroscena con il reperimento di lettere e documenti disseminati nelle varie location. Red Barrels non si limita a tratteggiare l’aspetto più marcio dell’animo umano ma lo esalta, piuttosto, riempie lo schermo di cadaveri mutilati, di piccoli corpicini ammucchiati o di continui richiami a blasfemie e omicidi.

Outlast 2 crea uno spaccato impressionante della deviazione mentale

Quello che a primo sguardo potrebbe sembrare un sadico autocompiacimento di una violenza fine a sé stessa, nasconde invece una chiave di lettura più profonda: in termini narrativi, Outlast 2 è nettamente più maturo del proprio predecessore. Un iceberg di totale follia che merita di essere compreso fino a fondo per essere apprezzato: ed è proprio la follia l’elemento attorno a cui gravita l’operato di Red Barrels – una follia tangibile, che attanaglia il giocatore per l’intera durata dell’avventura. I jumpscare diventano uno stratagemma pressoché inutile, laddove sarà una costante atmosfera di inquietudine ed insicurezza a rendere vacillante ogni passo del giocatore, ricordandogli cadavere dopo cadavere quale sarà il costo di un semplice errore di disattenzione.

Outlast 2 si muove su due binari differenti, ma profondamente legati uno all’altro: il primo, quello “presente”, che vede Blake solo contro sette di fanatici pronti a ridurlo a brandelli perseguendo la volontà divina (o presunta tale) di una grottesca creatura, Knoth, autoproclamatasi Papa a seguito di un’esaltazione mistica. Il secondo, più torbido e oscuro, legato ad un passato represso e mai dimenticato, dove sconcertanti eventi legati alla fanciullezza di Blake, Lynn ed una misteriosa fanciulla vengono progressivamente diradati dalla nebbia che li attanaglia creando un sottile filo rosso con il dramma che, al momento, la coppia sta vivendo. La grandezza di Red Barrels è nel giocare con questi binari, alternandoli magistralmente con soluzione di continuità al punto da rendere indistinguibile il ricordo dalla realtà, la ragione dalla follia. Ed ecco che un espediente abusato e spesso banalizzato come il flashback guadagna dignità ed una dimensione tutta propria, sobillando un’ansia pari. – se non a tratti addirittura superiore – di quella con cui dovremo fare i conti ogniqualvolta il nostro cammino incrocerà quello della letale donna armata di scure.

[metaslider id=162213]

Outlast 2 eredita quanto seminato dal capitolo originale, riproponendo un escape game pressoché interamente votato all’oscurità, dove la totale assenza di armi a nostre disposizione rende impensabile lo scontro diretto. Ci si muove immersi in un buio a tratti totale, facendo affidamento alla visione notturna della fedele telecamera per illuminare l’ambiente circostante – un quadretto che, già di suo, basta ad inquietare non poco chi gioca. Ci si nasconde sfruttando l’erba alta, strisciando tra i campi coltivati  o immergendosi nell’acqua, per poi cercare riparo sotto i letti o dentro gli armadi delle sporadiche abitazioni (gli unici oggetti di scena con cui, a conti fatti, sarà possibile interagire). Il tutto senza bussola o senza mappa alcuna, è bene ricordarlo, facendo affidamento sulla capacità di memorizzare le routine di pattugliamento nemiche (un elemento, questo, dal pattern forse troppo scriptato) e di una nuova feature della nostra compagna di viaggio, la capacità di identificare le sorgenti audio. La batteria ne risentirà non poco, ma potremo identificare la direzione della sorgente rumorosa in modo di evitare, laddove possibile, o aggirare la potenziale minaccia. Un’aggiunta interessante, che si sposa alla perfezione con le meccaniche tradizionali di Outlast e che aumenterà il vostro cruccio quando la tasca delle batterie nell’inventario volge pericolosamente all’esaurimento. Batterie a sinistra, un massimo di tre bende a destra per curare le ferite non mortali: ma, alle alte difficoltà, difficilmente una benda basterà a salvarvi.

In termini di level design, Outlast 2 soffre di una linearità non certo trascurabile, evidenziata dall’assenza totale di bivi o percorsi alternativi dalla destinazione all’obiettivo corrente. Unita al deciso utilizzo di eventi scriptati di cui accennavamo qualche riga fa, potremmo pensare ad un livellamento più generoso della curva di difficoltà: la realtà dei fatti, pad alla mano, è drammaticamente diversa. Vuoi per un character design che mescola astutamente le carte in tavola, giocando quasi con le personalità dei nostri avversari, vuoi per la facilità con cui il “tempismo perfetto” può essere mandato in malora da una variabile omessa o erroneamente sottostimata, Outlast 2 presenta sezioni di trial & error particolarmente serrate – complice anche un sistema di salvataggio che non obbliga a lunghe marce su sentieri già visti, riportandoci davvero a pochi metri dal luogo del trapasso di Blake: come nel mai dimenticato manicomio, tocca dunque stringere amicizia con la pazienza, non cedere al logorio dei nervi quando gli aguzzini sgattaiolano a pochi metri dal nostro alter ego e sfruttare quella parentesi fugace che, in alcuni casi, implica una fuga serrata senza voltarsi sino alla prossima (rara) zona sicura.

Quanto di più inquietante e malato troverete, da qui a parecchio, nel mercato.

A sopperire parzialmente alla linearità dei sei scenari di cui si compone Outlast 2 pensa una diversificazione netta delle location, che godono di una realizzazione tecnica estremamente interessante. Su PS4 Pro il titolo Red Barrels scorre che è una meraviglia, con un frame rate granitico e una risoluzione convincente anche quando, per nostra sfortuna, i colpi che cadono simultaneamente sul capo di Blake (e non solo) sono parecchi. Outlast 2 regala delle esterne mozzafiato, nonostante l’oscurità angosciante che le contraddistingue, a cui l’imprescindibile visuale notturna non rende quasi giustizia.

Per quanto la sensazione di essere costantemente dei topolini braccati da famelici gatti inseguitori sia una costante, l’esplorazione degli scenari è caldamente consigliata: questo senza dimenticare la presenza di hot spot interessanti ai fini narrativi, che verranno evidenziati da un apposito indicatore sulla telecamera – ad indicarci che è giunto il tempo di ampliare il filmino delle vacanze. L’ultimo appunto lo riserviamo al sound design, altro asso nella manica di Red Barrels: già la situazione non fosse abbastanza tesa di suo, la contrapposizione di rumori tipicamente bucolici a grida, stridore di passi, preghiere sommesse in lontananza e lamenti che squarciano la notte contribuisce ulteriormente a dettare quel mood asfissiante di cui vi raccontavamo in apertura. Come accompagnamento in una fuga a perdifiato in un campo di grano, illuminati dal fioco pallore della luna e da quel che rimane della fredda luce della telecamera, non c’è di che lamentarsi.

Conclusioni

Outlast 2 fa paura, e tanta. Ce ne siamo accorti dopo circa quindici minuti, abbiamo continuato a farcela copiosamente sotto per tutte le dieci ore circa di playthrough, nel tentativo sempre più difficile di portar a casa la pelle di Blake e consorte. Outlast 2 ci ha terrorizzati facendoci sentire soli contro un male insormontabile, ci ha schiacciati mentre eravamo nascosti interi minuti in un cespuglio defilato, per poi atterrirci e gettarci nello sconforto quando la piega degli eventi, inizialmente indecifrabile, andava man mano a prendere forma. Onore a Red Barrels per aver ampliato all’ennesima potenza un immaginario collettivo già devastante alla prima apparizione ufficiale, riuscendo nel difficile compito di tradurre tematiche “scottanti”, per usare un eufemismo, in una sceneggiatura tanto spietata quanto appassionante.

Outlast 2 non rivoluziona un genere, ma lo porta a livelli altissimi, almeno in termini di sana paura, difficilmente eguagliabile. Il titolo dei ragazzacci di Red Barrels non è esente da difetti, ma linearità e abuso degli script passano in secondo piano quando, nel mezzo dell’ennesima fuga, useremo disperatamente la telecamera per guardarci le spalle per poi scoprire, una frazione di secondo dopo, che la morte vestita da ultra fanatico religioso ci attende di fronte con l’ascia già pronta al colpo. Lo ribadiamo, Outlast 2 non è un titolo adatto a deboli di cuore o a giocatori che, per motivi personali, possano essere turbati da tematiche così delicate e al contempo truci: ma se anche voi amaste l’horror “senza se e senza ma” e foste pronti ad una nuova, agghiacciante esperienza, fareste bene a prendere quell’elicottero maledetto e caricare le batterie della videocamera. E no, non troverete Jane Doe ad aspettarvi, ma qualcosa di decisamente peggiore …