Lost Sphear – Recensione

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I am nostalgia

Lost Sphear
Lost Sphear – Recensione

Lost Sphear è un'avventura fantasy nel pieno stile dei giochi di ruolo giapponesi. Un giovane colpito da un fenomeno sconosciuto deve affrontare una terribile forza che mette in pericolo la realtà stessa. Per non lasciare che il mondo scompaia per sempre, Kanata e i suoi compagni devono ricostruire il mondo intorno a loro con il potere dei ricordi, materializzando i loro pensieri.

Data di Uscita:Genere:PEGI:Sviluppatore:Editore:Versione Testata:

In un periodo dove il JRPG sta attraversando un nuovo risveglio grazie a titoli del calibro di Persona 5, Xenoblade Chronicles 2 e Tales of Berseria, lo studio giapponese Tokyo RPG Factory guarda al passato e ci presenta Lost Sphear – un gioco dove gli elementi classici che hanno reso grandi i giochi di ruolo Square dalla fine del periodo SNES in avanti si combinano assieme per riportarci, nostalgici, con la mente a quegli anni. A tutto questo affianca innovazioni pensate per creare un sistema di combattimento unico, dove la strategia è predominante. L’egida di Square Enix si percepisce sotto molteplici aspetti come il design dei personaggi e degli scenari, la storia e la costruzione dell’universo dove si sviluppa l’avventura.

Gli sviluppatori sono gli stessi dietro la realizzazione di I Am Setsuna, titolo malinconico dello stesso genere nel quale una ragazza (Setsuna, appunto) compiva il suo doloroso viaggio per consegnarsi in sacrificio ai demoni che vessavano il suo mondo, nella speranza di placarli. Fu quasi scontato il collegamento con Yuna e il suo pellegrinaggio in Final Fantasy X: questo forse concorse a generare curiosità nei confronti di un gioco il cui tema principale era la tristezza – simboleggiata in termini di ambientazione da un inverno perpetuo – nonché una sorta di afflizione. Assieme alla storia e al tono del gioco, questi tre aspetti miravano a trasmettere malinconia al giocatore, che l’avrebbe poi connessa con l’intera epica emotiva di I Am Setsuna. Le battaglie erano gestite secondo il sistema ATB proprio della saga di Final Fantasy, diviso in attacchi fisici e tecnici, questi utimi suddivisi a loro volta in incantesimi e diverse abilità speciali. Da ultimo, l’innovativa modalità Momentum era una particolare occasione per infliggere ai nemici danni aggiuntivi, se attivata al momento giusto. Per migliorare le tecniche dei personaggi si poteva infine fare affidamento sugli spritnite, speciali cristalli da fornire a ciascuno di loro.

I Am Setsuna fu ben accolto dalla critica in termini di narrativa, mentre le opinioni sul gameplay furono divergenti. Riguardo a Lost Sphear, considerato il suo successore spirituale, Tokyo RPG Factory ha mantenuto gli aspetti più positivi e realizzato un gameplay più intuitivo senza per questo trascurare la complessità del sistema di combattimento, proprio di un JRPG. Il gioco è un deliberato ritorno a quella metà degli anni ’90 che ha caratterizzato il genere, nonostante si sia dimostrato in grado di imparare da quei vent’anni di sviluppo che sono susseguiti; tuttavia prende in prestito così tanto dal passato da non riuscire a creare qualcosa di davvero innovativo, che possa definire interamente proprio. Possiamo dire che Lost Sphear si presenta appetibile, quasi goloso nel suo tentativo di ricreare la nostalgia vintage di un tempo ormai trascorso. Non solo prova a imitare un capolavoro come Chrono Trigger, senza riuscirci come peraltro è già capitato ad altri giochi quali l’ambizioso Anachronox nel 2001, ma aggiunge delle armature steampunk facoltative (Volcosuit) che potrebbero ben inserirsi in uno Xenogears; implica il ripristino di frammenti perduti del mondo, come in Dragon Quest VII, mette in piedi una squadra che sembra composta da ogni singolo elemento cliché dei più disparati RPG, dalla marzialista che ricorda molto Tifa Lockhart di Final Fantasy VII fino a un potente leader nemico come accade in Suikoden, per citare un titolo fra i tanti. Le aree del mondo varieranno fino a ricordarvi il cimitero delle navi in Final Fantasy V, le città di Vector e Thamasa in Final Fantasy VI e infine il villaggio avvelenato in Dragon Quest IV. Insomma lascia l’idea che qualsiasi gioco specifico del genere potesse piacere agli sviluppatori avrebbe avuto ottime possibilità di essere ricordato in Lost Sphear. Come dicevamo, sembra di essere di fronte a un tributo della memoria forse fin troppo sentito. Vediamo di analizzarlo nel dettaglio.

Lost Sphear prende luogo in una terra remota, dove regna il mito che la Luna regoli la distruzione e la rinascita del mondo. Tuttavia nella stessa introduzione è stato reso implicito come l’astro non sia in realtà necessario a propiziare un simile ciclo poiché l’umanità, guidata dai propri oscuri desideri, è sufficiente a distruggere e ricostruire l’ambiente. Poco dopo prenderemo il controllo di Kanata, un giovane orfano che vive nella città di Elgharte, dove ha trovato negli abitanti la sua famiglia – in particolare nell’anziana, che veglia sulla sua educazione, e in Lumina e Locke, altri due ragazzi come lui senza genitori con i quali stringe una bella amicizia in cui non mancano tenerezza e battute innocenti. Nel villaggio comincia ben presto e verificarsi uno strano fenomeno: a poco a poco, diversi oggetti e persone spariscono lasciandosi dietro soltanto una misteriosa nebbia bianca. Kanata, per contro, scoprirà di celare in sé il potere di eradicare questa stessa nebbia e ripristinare qualsiasi cosa sia scomparsa, purché raccolga i ricordi in essa radicati. Il giovane si troverà ben presto a dover utilizzare questo dono, dal momento che il suo paese natale – e con esso  gli abitanti – scomparirà lasciando solo un banco nebbioso. Assieme ai suoi amici, intraprenderà un lunghissimo viaggio per riportarlo indietro.

Certo non si tratta di un’impresa facile, come i tre amici scopriranno presto, perché buona parte del continente è stata afflitta da questo fenomeno al punto che lo stesso esercito imperiale necessita dell’aiuto di Kanata. A complicare ulteriormente le cose, pare l’avvenimento sia legato all’improvvisa comparsa di mostri in tutta la zona che, una volta uccisi, rilasciano ricordi perduti. Da questo incipit di trama si capisce come la memoria sia la chiave dell’esistenza: viviamo perché facciamo tesoro di esperienze, emozioni, ricordi che assieme costituiscono il nostro percorso di vita, ne rappresentano la testimonianza. Senza, la semplice materia non basta a mantenerci al mondo. Durante il gioco potremo raccogliere ricordi in due modi: il primo, l’abbiamo già detto, sconfiggendo i mostri che ci sbarreranno il cammino, mentre per il secondo occorrerà “salvare” un’emozione trasmessa durante un dialogo o leggendo un testo scritto, individuando la parola marcata in blu per differenziarla dal resto del discorso. I ricordi ovviamente saranno associati a più concetti perché un individuo, in particolare, è tale per via di più esperienze vissute.

Lost Sphear è un tributo al valore della memoria

Il gioco possiede tutte le caratteristiche classiche di un JRPG: un gruppo di combattenti con le rispettive abilità, dove non mancano figure come il guerriero, il guaritore, il tank, l’arciere e via discorrendo. Il gruppo di Kanata si arricchirà mano a mano di alleati con i quali poter soddisfare queste caratteristiche e costruire una squadra bilanciata. In battaglia potremo usare un massimo di quattro personaggi, perciò è opportuno scegliere con attenzione chi gettare nel vivo dell’azione. L’avventura si svolge nella forma di una missione principale ben definita e guidata, che di volta in volta viene deviata da una missione secondaria ben integrata e non priva di rilevanza per il nostro viaggio. Ogni sezione manterrà un buon equilibrio fra dungeon, luoghi abitati, destinazione e sviluppo della storia; inoltre, se dovessimo perderci, possiamo parlare con i nostri compagni per avere un’indicazione su quale sia la meta. L’esperienza si suddivide in tre livelli di difficoltà, ciascuno ben bilanciato: facile, per una partita rilassata dove i nemici sono più deboli e c’è abbondanza di oggetti; normale, per i giocatori abituati al genere che vogliono una sfida standard; difficile, per chi invece intende mettersi alla prova. Saremo liberi di modificarla in qualunque momento durante tutto il corso della nostra avventura.

Ogni personaggio ha un indicatore della salute e punti magia, oltre a speciali abilità esclusive. Attraverso l’acquisizione degli sprtinites – cristalli magici che, ricordiamo, abbiamo già visto in I Am Setsuna – impareremo nuovi incantesimi e tecniche da aggiungere al repertorio a patto di avere slot disponibili. Queste abilità sono divise in attive, passive e Momentum, questi utlimi attivati nell’omonima abilità. Ci sono armi proprie per ciascun eroe delle quali possiamo trovare e acquisire una versione – l’armatura, al contrario, varrà per tutti indiscriminatamente. L’equipaggiamento può essere migliorato nella fucina, dove potremo applicarvi spritnite che ne incrementeranno le caratteristiche. Visitando una città o un villaggio, è obbligatoria la tappa nei negozi per acquistare nuove attrezzature, pozioni e cristalli; la locanda sarà un’altra sosta alla quale non potremo dire di no, poiché qui potremo ripristinare sia la salute sia la magia, cosa che non può accadere nei punti di salvataggio a patto di non usare oggetti speciali come i medikit. Nella locanda è poi possibile parlare con il ristoratore per ottenere piatti utili a migliorare le nostre capacità. Lo chef ci chiederà ingredienti particolari tramite l’opzione “seek ingredient”, grazie alle quale ci cucinerà nuovi, deliziosi e utilissimi manicaretti.

A un certo punto dell’avventura acuisiremo le già menzionate Vulcosuit, armature con abilità particolari che aggiungeranno più possibilità al combattimento. Equipaggiandole potremo accedere a nuovi attacchi combinati e alla cosiddetta Paradigm Drive, l’armonia tra la Vulcosuit e il suo pilota che ci darà accesso a una nuova gamma di tecniche colossali in grado di rendere il combattimento epico. Ogni armatura ha il suo proprio Paradigm Drive, che sveleremo mano a mano nel corso dell’avventura. Al di fuori degli scontri, le Vulcosuit ci consentiranno di accedere a zone prima irraggiungibili e all’interno dei dungeon potremo sfruttare il loro movimento rapido per sfrecciare con maggiore agilità lungo i dedali popolati da mostri ed evitare meglio i combattimenti. Tuttavia, l’energia per mettere in atto questi piccoli trucchi è limitata e si riflette in una barra chiamata Vulco Points che si svuoterà ogni volta in cui utilizzeremo un’abilità speciale. Saremo in grado di ripristinarla con degli appositi oggetti oppure riposando in una locanda. Oltre alle battaglie proprie della storia principale, troveremo i nemici nei dungeon: saranno visibili lungo il percorso e se desideriamo combatterli ci basterà avvicinarci a loro. A seconda dell’approccio avremo un incontro preventivo, laterale o minaccioso, che influenzerà lo stato della barra Momentum la cui carica sarà rispettivamente completa, media o vuota. Valutiamo bene come muoverci prima di tentare un approccio.

Come già detto, il combattimento sarà gestito secondo il sistema ATB e la barra d’azione del personaggio si riempirà a una velocità variabile in base alle caratteristiche dello stesso. Scelta un’azione offensiva, avremo un’anteprima dell’area d’effetto e potremo posizionare l’eroe in qualsiasi punto del campo di battaglia, calcolando quanti nemici saranno coinvolti nell’attacco. Questo apre a moltissime possibilità strategiche, soprattutto per quanto riguarda i personaggi che agiscono dalla distanza – capaci di coinvolgere nella loro linea di tiro anche quattro nemici in una volta. Gli attacchi fisici sono migliorabili grazie alla modalità Momentum mentre per quanto riguarda le abilità (che includono sia incantesimi sia tecniche speciali), queste hanno uno specifico tempo di raffreddamento segnalato in numero di turni durante il quale non sarà possibile riutilizzarle. Gli oggetti da utilizzare durante lo scontro riguardano pozioni per ripristinare la vita o i punti magia e antidoti che si possono sfruttare per curare diversi stati alterati – infatuazione, paralisi, veleno, eccetera. Li troveremo nei forzieri o verranno lasciati cadere dai mostri sconfitti, oppure potremo acquistarli nei negozi di ciascun villaggio/città e tramite il venditore ambulante che apparirà occasionalmente dentro i dungeon.

Lost Sphear propone un sistema di gioco classico, ma con qualche guizzo in più

Alla fine di ogni scontro otterremo punti esperienza, oggetti e ricordi, che dipenderanno dal modo in cui ci siamo sbarazzati dei mostri – se in modalità Momentum o grazie a una Vulcosuit. Accumulando una certa quantità di exp saliremo di livello, ripristinando salute e magia e sbloccando inoltre nuovi slot per gli spritnite. Sebbene possa apparire complesso, il sistema di combattimento è molto facile da imparare e padroneggiare: è semplice scegliere la posizione ideale per i nostri eroi e attivare correttamente la modalità Momentum. Per quanto riguarda gli incantesimi basati sugli elementi come fuoco, acqua, aria, terra, oscurità e luce, la loro efficacia viene appresa tramite la sperimentazione ed è molto intuitiva per quei giocatori che hanno avuto qualsiasi esperienza in merito di resistenze e debolezze.

Per muoverci da un luogo all’altro ci sposteremo a piedi attraverso la mappa del mondo, dove alcuni punti saranno accessibili soltanto via mare o aerea, a seconda del punto della storia in cui ci troviamo. Al suo interno non occorreranno combattimenti casuali ma potremo trovare oggetti e memorie di vario tipo che si ripristineranno con il passare del tempo. Molte zone nebbiose, se non la maggior parte, sono legate allo sviluppo della trama, tuttavia ne esistono alcune opzionali che una volta sbloccate daranno vita ad artefatti, i quali a loro volta ci daranno abilità bonus come per esempio visualizzare la barra d’azione o di salute dei nemici.

L’ambientazione di molti giochi di ruolo è basata sul fantasy medievale, al quale Square Enix ha aggiunto varianti più creative e tecnologiche come è stato in diversi Final Fantasy. Lost Sphear si allontana anche da questo archetipo grazie a un design squisito e originale. Viaggeremo attraverso luoghi umili, città opulente, sotterranei situati in rovine abbandonate o grotte con laghi naturali al loro interno. Riguardo ai luoghi abitati, presentano un’architettura ispirata all’epoca vittoriana con qualche leggero tocco steampunk, presenti in particolare nei robot che percorrono le strade. Il design dei mostri descrive bene la loro natura e allo stesso modo trasmette il loro simbolismo, come il drago marino costituito da imbarcazioni affondate che abbiamo visto nel cimitero navale. L’eccellente universo costruito in Lost Sphear ha una sua mitologia e un modo singolare di comprendere la vita, accentuato dal concept secondo cui ogni elemento esiste in virtù della memoria.

La grafica aspira allo stile JRPG in 16-bit, al quale aggiunge una prospettiva più all’avanguardia grazie a una generosa preparazione degli scenari, ricchi, colorati e dotati di piccoli dettagli che concorrono a renderli gradevoli nonostante i limiti grafici (visitare il palazzo imperiale per credere). In tutto questo, però, è un peccato che sia negli eroi sia negli antagonisti umani il design compia un passo indietro. Come dicevamo, ciascuno di loro presenta un aspetto e una personalità già visti in altri titoli dello stesso genere, e le loro animazioni rimandano a una generazione passata anziché attuale. La nostalgia per i JRPG del passato è ben trasmessa, forse persino troppo, con il rischio concretizzatosi di non possedere una propria identità. Nell’audio è riflessa tutta la delicatezza di questo titolo per merito di una serie di composizioni per pianoforte a opera di Tomoki Myoshi: ogni canzone trasmette la malinconia di un mondo la cui esistenza rischia di scomparire in un crudele oblio, ma non mancano brani più caldi ad accompagnare luoghi accoglienti e tocchi più intensi per quanto riguarda il combattimento e le sue fasi più concitate.

Conclusioni

Lost Sphear, il successore spirituale di I Am Setsuna, recupera in un titolo emozionale gli elementi più caratteristici di un classico JRPG, dando alla strategia un peso maggiore durante i combattimenti a turni attivi e una serie di elementi già visti nel titolo scorso, oppure del tutto nuovi come le Vulcosuit. Gli scontri sono versatili, aperti alla sperimentazione e votati a una pianificazione precisa per trarre maggiore vantaggio da ciascuno. L’esistenza di un universo dove la memoria è alla base dell’esistenza di qualunque elemento è molto interessante e ben resa, grazie a un effetto nebbia che coprirà diverse zone della mappa del mondo. Mappa, peraltro, sulla quale si percepisce un bilanciamento migliore dei luoghi rispetto a quanto visto in I Am Setsuna. Lost Sphear è un’avventura delicata e ricca di emozioni, all’interno di un universo ben costruito, ma pecca di una nostalgia fin troppo sentita che impedisce al gioco di avere una sua identità – trasformandosi in un ricettacolo, per quanto ben fatto, di idee e personaggi (questi in particolare sono privi di carisma) già incontrati in moltissimi altri titoli JRPG. Questo non è un motivo per negargli una possibilità, quanto piuttosto rimpiangere la possibilità mancata di una personalità più distintiva.

Good

  • Sistema di combattimento curato
  • Profondo, nella sua semplicità
  • Graficamente accattivante

Bad

  • Troppo concentrato sul fattore nostalgia
  • Alcuni momenti morti nella narrazione
  • I personaggi mancano di carisma
  • Qualche legnosità di troppo
7.8

Niente male

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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