Have a Nice Death

Have A Nice Death, quando il lavoro è morte – Recensione

Oltremondo e Roguelite, che abbinata perfetta! Questo mix che i videogiocatori conoscono bene grazie a titoli come Hades (acquistabile da GameStop con questo link) torna a sedurre gli amanti delle sfide con Have A Nice Death, titolo che abbandona la rappresentazione mitologica per ricreare un aldilà molto più vicino alla nostra quotidianità di quanto si possa immaginare.

Tra ritmi di lavoro soverchianti, burocrazia infinita e catene di comando decisamente fragili, il titolo di Magic Design Studios tratteggia una satira discretamente riuscita, seppur non troppo originale, di quello che molti definirebbero “l’inferno sulla terra”, ovvero il nostro posto di lavoro.

Dopo anni, secoli e millenni in cui Morte ha compiuto il suo lavoro in solitudine, la sempre crescente quantità di anime ha imposto una strutturazione dell’attività, facendole ingaggiare dei sottoposti che potessero alleggerire il suo lavoro. Come spesso accade, però, basta allentare un po’ la presa sui dipendenti per stravolgere ritmo e quantità di lavoro anche per il “capo”. Trovatasi sommersa tra carte e pratiche da evadere, al punto da esaurire quasi del tutto il suo potere magico, Morte decide infine che è arrivato il momento di mettere in riga i suoi sempre meno responsabili e affidabili capo-reparto (chiamati Sofferenze), che nel tempo hanno anche disimparato a temere la Nera Mietitrice.

Sta quindi al giocatore prendere il comando di questa buffa incarnazione del capo dell’aldilà per rimettere tutto a posto, passando tra livelli generati proceduralmente, boss spietati e dipendenti un po’ fuori di testa. Di livello in livello, di morte in morte, riusciremo a tornare ai lustri dei tempi che furono?

Have a Nice Death

Non lasciatevi ingannare dalle apparenze: Have A Nice Death è un titolo tremendamente roguelite per quel che concerne la sua struttura, e nulla ha a che fare con la corrente di titoli metroidvania che hanno invaso le piattaforme di gioco negli ultimi anni sfruttando le meccaniche di morte e resurrezione per scandire la progressione del giocatore.

Ci si troverà infatti ad affrontare le diverse aree del gioco, che rappresentano i reparti dell’aldilà (a seconda del tipo di morte trattata), suddivise in brevi e concisi livelli, ognuno a rappresentare un piano da raggiungere con l’ascensore. Alla conclusione di ogni piano, possiamo scegliere tra due o tre opzioni per il successivo, che si tratti di aree di riposo, altri livelli tradizionali, mini boss o sfide speciali, fino a completare il numero di piani necessario per affrontare il capo reparto, ovvero il boss.

L’esplorazione è estremamente lineare, per non dire assente

L’esplorazione è estremamente lineare, per non dire assente, in quanto raramente i livelli integrano bivi realmente rilevanti – se non per nascondere uno o due oggetti bonus – e si tende quindi ad affrontarli in modo piuttosto spedito. Inevitabilmente ci si trova a fronteggiare i nemici lungo il cammino, in classico stile action platform, fermandosi di tanto in tanto in aree più aperte che presentano delle mini orde, da spazzare via per poter proseguire e ottenere ricompense.

Tra questi possiamo trovare delle nuove armi, che si vanno ad aggiungere alla nostra dotazione di tre equipaggiate e sempre attive (una per tasto frontale, ad esclusione di quello dedicato al salto), aumenti di vita o mana (utilizzato da armi specifiche) o le maledizioni, che aggiungono effetti speciali alle nostre azioni – come avvelenamento, recupero punti vita/mana, azzeramento di cooldown, etc.

Have a Nice Death

Ingaggiare ogni sfida è quindi fondamentale, anche e soprattutto perché Have A Nice Death è un gioco che non fa davvero sconti. Punitivo e severo, è un gioco che costringe a ripetere in modo accanito e convinto le stesse aree e riaffrontare gli stessi boss prima di cominciare a capire come funzionino a dovere tutti i meccanismi.

Oltre al sistema di movimento del tutto simile a quanto visto in classici del genere action platform, con grande mobilità in orizzontale e verticale e un sapiente utilizzo dello scatto anche come finestra di invincibilità, è importante padroneggiare la vasta gamma di armi che è possibile ottenere durante ogni run, perché i progressi non prevedono di costruire un arsenale tra cui scegliere, bensì portano solo ad ampliare il repertorio tra cui la generazione casuale dei drop – si spera – andrà a pescare quella giusta. Puro roguelite, niente da dire.

Have A Nice Death è un gioco che non fa davvero sconti

E questa reiterazione è fondamentale per permetterci di apprezzare al meglio il mondo di Have A Nice Death, curato con estrema qualità e immaginato in un curioso mix tra una produzione di cartoon network e un’opera di LucasArts, in particolare per quel che concerne la scrittura.Ogni personaggio, ogni voce dell’archivio e ogni interazione con i boss ci offre battute e scambi sempre nuovi, consapevoli della progressione del giocatore per cui, ovviamente, la morte in battaglia rappresenta solo un fastidioso ritorno al piano iniziale e poco altro.

 

Di volta in volta gli impiegati parleranno dei loro colleghi, delle festività di Halloween o di elementi fondamentali della trama, rendendo meno “stantia” la percezione di ogni nuova run. I boss stessi, al di là della sfida offerta, sono esilaranti per come si approcciano al loro capo – prima con spavalderia e poi con remissione – sfoggiando dialoghi unici che tengono conto degli scontri precedenti o perfino delle abilità equipaggiate da Morte, riconducibili a parti della loro specifica lore. E non mancano di tirare fuori dal cappello nuove mosse a ogni incontro, tenendoci sempre in allerta.

Have a Nice Death

Have A Nice Death si presenta con un’estetica strepitosamente azzeccata, prima a livello di caratterizzazione del cast e poi per quel che concerne la creazione delle varie ambientazioni. La scelta cromatica tendente al bianco e nero, salvo qualche dettaglio, è vincente e consente al tempo stesso di esprimere alcuni dettagli cruenti senza renderli troppo espliciti.
Molto intrigante l’uso della profondità e della scala, con il piccolo protagonista che si trova a esplorare ambienti all’apparenza molto estesi, che lasciano percepire una grandezza che va oltre il campo visivo, e interagisce anche con personaggi mastodontici, quasi a occupare lo schermo.

Non è presente alcun dialogo parlato, cosa che probabilmente avrebbe elevato l’opera in modo piuttosto consistente, ma francamente non se ne sente il bisogno. Una volta capito l’andazzo e preso confidenza con tutti gli strani personaggi, avrete una gran voglia di leggere cosa hanno da dirvi e di non perdere nulla di tutte le informazioni che potrebbero lasciare trapelare.

Have a Nice Death

La vitalità e la bellezza del mondo di gioco sono fondamentali per accompagnare i passi del giocatore, di volta in volta sempre più metodici. La struttura di Have A Nice Death è asciutta, sintetica, e passa di piano in piano, di sfida in sfida, a passi veloci, selezionando le piccole ramificazioni che consentono di cambiare un po’ il ritmo.

Si può velocizzare l’andamento selezionando, a ogni ascensore, il tipo di piano che si sa essere più rapido e meno ostico, evitando magari i mini boss, per dirigerci il prima possibile verso la prossima Sofferenza da abbattere, raccogliendo nel mentre (si spera) i punti necessari a sbloccare una nuova scorciatoia per il nostro cammino.

Non c’è esplorazione, conquista o scoperta: sfide, sfide e sfide da affrontare ogni volta sempre più forti – ad ogni vittoria – o ripartendo con una dotazione ridotta e diversa – dopo una sconfitta – cercando di utilizzare le risorse guadagnate durante le run per sbloccare l’accesso, sempre randomico sia chiaro, a nuove e più potenti armi. Durante una run prolungata possono prendere forma delle build davvero devastanti e, come di consueto, è tremendo veder sfumare tutto alla prima morte: siete pronti a questo intenso regime di gameplay?

Have a Nice Death

C’è da dire che pad alla mano tutto sembra funzionare piuttosto bene, nonostante un piccolo ritardo nell’esecuzione dei comandi (quantomeno nella versione Nintendo Switch) e l’impossibilità di usare la croce direzionale per gestire i movimenti di Morte. Queste due incertezze, in abbinata, richiedono un certo grado di allenamento prima di riuscire a ottenere il meglio dal gioco.

Anche per quel che concerne l’utilizzo di skill base e abilità speciali è fondamentale del rodaggio, in quanto alcune combinazioni di armi e magie funzionano molto bene collegate l’una all’altra in una combo, mentre in altre occasioni sembra sia necessario un tempo di attesa tra un comando e l’altro, che può fare la differenza tra la vita e la morte.

Per il resto l’unico vero grosso difetto forse è la tendenza, durante gli scontri con più nemici, a perdere di vista gli attacchi avversari, che vanno a nascondersi tra effetti speciali (compresi quelli generati dalle azioni di Morte), colori di fondo, o esplosioni. In questi casi più che sul singolo nemico, per avere la meglio si ragiona in stile bullet hell nel tentantivo evitare di incassare troppi danni. Queste sono le situazioni che fanno percepire l’assenza di skill improntate sulla difesa, che permettano di mitigare qualche danno prima di andare a impattare sulla nostra barra della vita.

Conclusioni

In nomen omen, verrebbe da dire nel caso di Have A Nice Death: il titolo è onesto per quello che propone e non si fa problemi a erigere davanti al giocatore un muro di difficoltà anche consistente, come è giusto che sia per questa tipologia di giochi. Per fortuna l’esperienza è tendenzialmente sempre “leale” e solo ogni tanto, a seconda della build costruita con la fortuna, può sfiancare.

D’altro canto il gameplay è sostenuto efficacemente da un contesto brillante e divertente, il cui umorismo aiuta a stemperare le eventuali frustrazioni e permette comunque, dopo ogni sconfitta, di scoprire qualcosa di nuovo. Non sarà presente la tipica progressione di un metroidvania, ma il mondo non rimane fermo, mai.

Divertente, impegnativo, simpatico e spettacolare, Have A Nice Death approda su Nintendo Switch come titolo perfetto per la piattaforma, grazie al suo gameplay immediato, quasi da mordi e fuggi, che può diventare davvero assuefacente. Si tratta di un’ottima scelta per chi ama le sfide impegnative, un po’ meno per chi si è lasciato conquistare dalla messinscena e si aspettava un’avventura da godere pezzo pezzo, esplorando un nuovo mondo. Siete avvisati!

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