Gods Will Fall – Recensione

Otto guerrieri in un viaggio contro la morte per spodestare gli dei

Gods Will Fall – Recensione
Gods Will Fall – Recensione

Il crudele dominio degli dei sull'umanità dura da millenni: ogni uomo, donna o bambino è legato da un giuramento di fedeltà ad adorare chi si nutre della loro sofferenza. Chiunque non intenda sottomettersi alla loro volontà è destinato a una morte lenta e spietata, finché otto coraggiosi guerrieri non cercano di sovvertire il proprio destino. Riusciranno nell'impresa?

Data di Uscita:Genere:Sviluppatore:Editore:Versione Testata:

Il conflitto tra uomini e dei non è certo cosa nuova nel panorama videoludico. Kratos nella serie God of War, pur essendo un mezzosangue, è stato un esempio di come un “semplice” uomo possa ribellarsi agli dei fino a diventare come loro. La stessa serie Assassin’s Creed ci ha messo a volte in conflitto con gli Isu, entità superiori che agli occhi dell’essere umano hanno assunto i connotati delle divinità come siamo stati abituati a conoscerle.

Un tema quindi, quello del mortale che sfida il divino, piuttosto comune e ripreso anche dal recente Gods Will Fall: il gioco sviluppato da Clever Beans (già autore di When Vikings Attack!) vede l’uomo prendere la drammatica ma inevitabile decisione di sfidare gli dei per porre fine alla tirannia sotto la quale viene schiacciato giorno dopo giorno e così, radunato chiunque sia in grado di combattere, un folto gruppo di celti prende il mare mosso dalla volontà di riconquistare la propria libertà.

Speranza che una tempesta di natura chiaramente sovrannaturale spezza, come le vite dei coraggiosi che si sono imbarcati nell’impresa – ma non la vostra e quella di pochi altri. Sopravvissuti al naufragio, vi ritrovate proprio sull’isola di quegli dei che avete giurato di abbattere, assieme ad altri otto compagni che divideranno con voi il viaggio e la morte di cui sarà costellato.

Non lo stiamo dicendo per scoraggiarvi né per farvi eventuali spoiler di trama, bensì perché Gods Will Fall è un’esperienza che cerca di unire l’azione isometrica di Diablo al genere cosiddetto roguelike (di cui recentemente Hades ci ha dato un magistrale assaggio): se avete un po’ di dimestichezza a riguardo, allora saprete che un aspetto fondante del roguelike è proprio la caducità della vita dei suoi eroi, il cui successo è legato a doppio filo con la generazione procedurale degli elementi di gioco. Dalle mappe ai nemici che le abitano, tutto è effimero, affidato al caso e dunque in grado di metterci i bastoni tra le ruote.

Se siete stati attenti fino a qui, non vi sarà sfuggito che Gods Will Fall cerca di dare un proprio, personale guizzo al genere; un tentativo non sempre si risolve in un atto e purtroppo il lavoro di Clever Beans fallisce nell’offrire un’esperienza coinvolgente.

A cominciare dal lato narrativo, che vede tutta la lore racchiusa nel filmato conclusivo del gioco e riassunta in maniera sbrigativa, anziché affidarsi ai brevi testi trovati durante l’avventura; gli stessi otto guerrieri, generati casualmente e perciò non particolarmente memorabili, hanno legami particolari tanto con le divinità quanto con i loro stessi compagni – elementi che tuttavia sono legati a bonus di gameplay e non fanno davvero nulla per approfondire questi personaggi.

Se l’aspetto narrativo ci ha lasciati a bocca asciutta, il gameplay purtroppo non fa molto per migliorare la situazione: certo, le idee interessanti non mancano ma è la loro implementazione nel sistema di gioco a non funzionare a dovere. Ad esempio, abbiamo trovato intrigante il concetto per cui, durante l’esplorazione dei dungeon, la vita del boss è visibile fin dall’inizio e il nostro compito è quella di ridurgliela a mano a mano che avanziamo. Peccato che il tutto si risolva attorno all’uccisione dei mostri o alla distruzione di alcune parti del livello, senza sforzarsi di trovare delle soluzioni un po’ più intriganti per rendere i dieci livelli di Gods Will Fall qualcosa di più di un mero compitino.

Gods Will Fall è come quello studente che si impegna ma non si applica e, a volte, lascia persino il dubbio che non si stia impegnando davvero

Un guizzo simile si ha con il fatto che, una volta all’interno di un dungeon, non si possa più uscirne fino a quando il boss non viene sconfitto o noi non veniamo uccisi (e qui si torna al concetto iniziale della morte sempre in agguato): sarebbe quindi possibile perdere i guerrieri uno dopo l’altro e ricominciare una nuova partita da capo, se solo ci fosse un livello di sfida adeguato. “Saggiare il terreno” mandando nei vari dungeon guerrieri di potenza ridotta, salvo poi tornarci con personaggi migliori, è la tattica migliore e la stessa che ci permette di arrivare alla fine del gioco senza sforzo.

Complice, in questo caso, una intelligenza artificiale deficitaria, prevedibile e ripetitiva nei propri pattern dopo averla studiata un attimo, e un sistema di combattimento in generale votato alla legnosità: sebbene sulla carta passi il concetto del “easy to learn, hard to master”, nella pratica basta poco per comprendere il punto debole del gameplay, che a un tratto si ridurrà di spessore fino a diventare un’esperienza piatta dalla quale è difficile trarre la giusta soddisfazione.

Non significa che sia impossibile morire, data la quantità di mostri e i punti di forza/debolezza per ciascun eroe, va tuttavia specificato come questo spesso accada per via di comandi non particolarmente reattivi e di un framerate instabile che risulta il nemico peggiore in un gioco basato sullo scontro ravvicinato, sul movimento costante e sul permadeath – quest’ultimo peraltro è abbastanza relativo, poiché morire in un dungeon porta all’imprigionamento dello sfortunato guerriero all’interno dello stesso, che dovrà essere liberato da un compagno per tornare a far parte della squadra.

Insomma, Gods Will Fall è come quello studente che si impegna ma non si applica e, a volte, lascia persino il dubbio che non si stia impegnando davvero: le idee ci sono, alcune peraltro molto interessanti se applicate alla logica spietata del roguelike, ma non vengono sfruttate nel modo giusto finendo con il condannare il gioco alla mediocrità.

Standard che si mostra anche nel comparto tecnico, tendente a un bizzarro miscuglio tra vintage e moderno che tuttavia non inganna un occhio attento, o un passaggio dalla modalità portatile a quella docked: in entrambi i casi emergeranno modelli poligonali anonimi, grezzi e dozzinali, incapaci di incuriosire, privi di animazioni valide e soprattutto penalizzati dalla mancanza di una sagoma che li delinei quando sono coperti da un elemento dell’ambiente – scelta quantomeno discutibile per un titolo roguelike.

Conclusioni

Gods Will Fall prova a spiccare il volo e avrebbe potuto persino riuscirci se le buone idee non fossero state vittima di un’implementazione sottotono, incapace di valorizzarle fino a ridurre tutto il gameplay ripetitivo, monotono e privo di guizzi accattivanti. A questo si affianca un comparto tecnico grezzo e il non trascurabile fatto che la versione Nintendo Switch soffra molto da questo punto di vista, mostrando il fianco a un’ottimizzazione mal riuscita che rende l’esperienza poco godibile e a tratti frustrante.

Good

  • Le buone idee non mancano...

Bad

  • ... ma sono implementate male
  • La narrazione è racchiusa tutta nel finale
  • Sistema di combattimento legnoso, IA deficitaria
  • Modelli poligonali scarni e anonimi, framerate instabile
5

Mediocre

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

Lost Password