Bloodstained: Ritual of the Night – Anteprima

L'erede spirituale di Castlevania in una veste nuova e soddisfacente

Bloodstained: Ritual of the Night – Anteprima
Bloodstained: Ritual of the Night – Anteprima

Qualunque appassionato di videogiochi che, dalla metà degli anni ’80, abbia almeno una volta provato un titolo della serie Castlevania non può ignorare chi sia Koji Igarashi – conosciuto anche come IGA. Il famoso game designer, padre non solo della serie dedicata a Dracula ma anche di quello che potremmo definire un sottogenere di quel “Metroidvania” divenuto celebre grazie a Samus Aran e alle sue avventure nello spazio profondo: “Igavania” non ha infatti particolari differenze con il precedente (sotto)genere, ma è comunque utilizzato per distinguere i giochi del suo autore.

Dopo aver lasciato Konami nel 2014, per la quale ha lavorato molti anni, Igarashi ha in ogni caso annunciato che non avrebbe smesso di produrre giochi nello stile Metroidvania e solo l’anno dopo lanciò una campagna Kickstarter per la realizzazione di un nuovo progetto, Bloodstained: Ritual of the Night. La storia, ambientata nell’Inghilterra del XVIII secolo, ruota attorno a Miriam, giovane orfana vittima di una maledizione alchemica che porta il suo corpo a cristallizzarsi lentamente. Al risveglio dopo un sonno lungo dieci anni scopre un mondo in decadenza, preda dei demoni sotto il controllo di suo fratello Gebel: sopravvissuto agli orrori degli alchimisti solo per uscirne folle, l’uomo ha intenzione di sottomettere chiunque osi opporglisi.

Senza scendere troppo nei dettagli, questa è la trama di Bloodstained: Ritual of the Night, basata sul gotico e il dark fantasy che hanno sempre distinto le produzioni di Igarashi.

Nonostante le premesse e la mente dietro il gioco, le demo messe a disposizione nel corso del tempo non hanno mai soddisfatto, anzi si può benissimo riconoscere che la qualità fosse nettamente inferiore alle aspettative. Il timore che all’orizzonte si stesse stagliando un secondo Underworld Ascendant (gioco nato sempre tramite fondi su Kickstarter, curato da Warren Spector ma rivelatosi una scottante delusione) era molto forte, finché a un lungo silenzio è seguito un trailer che ha sovvertito del tutto la situazione: i passi avanti sotto l’aspetto grafico erano evidenti, quasi al punto di sentirsi davanti a un gioco completamente diverso.

In un certo senso lo è ma se avete avuto occasione di provarlo a qualche fiera, vi renderete conto che in realtà si tratta “soltanto” di ciò che avremmo sempre voluto avere fra le mani. Bloodstained: Ritual of the Night è adesso un gioco diverso eppure familiare, forte di un comparto visivo assolutamente in linea con il genere e una responsività che prima non aveva: è un Igavania dal focus posto sull’esplorazione, sul platforming, sul livellamento tipico degli RPG, sulla raccolta di armi e sulla ricerca di nuove abilità. Il tutto condito da uno stile evocativo come già i Castlevania al tempo hanno dimostrato di essere: sebbene il mondo si presenti in 2.5D anziché in pixel art come i suoi predecessori, l’estetica rende lo stesso omaggio all’horror gotico.

Bloodstained: Ritual of the Night riporta in vita il fascino perduto degli Igavania

Potreste non combattere contro le forze di Dracula, ma siete costantemente in lotta contro varie creature fantastiche come lupi mannari, stregoni e mostri galleggianti simili a calamari. Laddove gli sfondi non presentano la sorprendente chiarezza dei suoi predecessori in pixel, i modelli dei personaggi emergono grazie al loro design elegante e ai forti contorni che ne delineano le figura. La colonna sonora inoltre lega saldamente il gioco a Castlevania: il lavoro del compositore Michiru Yamane, compositore Symphony of the Night, si percepisce anzi come uno dei collegamenti più diretti alla serie che ha ispirato Bloodstained: Ritual of the Night. Dal punto di vista delle meccaniche, il gioco si incasella sotto il profilo Metroidvania e più nello specifico segue lo stampo platform RPG al quale Igarashi è spesso associato.

Come ci si può aspettare da questo sottogenere, si esplora un grande mondo semi-aperto che tiene traccia dei punti visitati grazie a una mappa a griglia. Scoprendo nuove abilità, diventa possibile raggiungere altrettante posizioni, incoraggiando così il backtracking. Simile ai giochi di Castlevania che hanno seguito Symphony of the Night, uccidendo i mostri si ottengono punti esperienza per salire di livello e migliorare le statistiche di base.

Non mancano poi le armi, ognuna delle quali non è solo diversa nell’estetica o nelle forze/debolezze ma si sente soprattutto molto diversa dalle altre in termini di fluidità e reattività: utilizzare uno spadone a due mani non sarà come sfruttare una lama corta, mentre quest’ultima a sua volta si distinguerà da una frusta o una mazza chiodata. C’è un’arma non soltanto per ogni stile di gioco ma persino per le numerose tipologie di nemici che ci troveremo ad affrontare e non sarà strano passare dall’una all’altra a seconda delle necessità.

Per uccidere i mostri con cui entrerete in contatto, dovete spesso basare la vostra strategia su una combinazione di platforming e offensiva, valutare le possibilità e la prossimità, bilanciando attacchi fisici a quelli magici – il cui sistema si basa sull’accumulo di cristalli ottenuti casualmente dai mostri. A ciascun cristallo si lega una particolare magia e avere nell’inventario più unità dello stesso tipo ne consentirà il progressivo miglioramento; un po’ come accadeva in Final Fantasy VIII con l’assimilazione delle magie. Un sistema peculiare sia come Metroidvania nel suo complesso sia nell’ambito degli Igavania: attorno ai cristalli si sviluppa Miriam e più ne otterremo, più saremo efficaci nel portare avanti la nostra missione.

Da RPG qual è, Bloodstained: Ritual of the Night pone molta enfasi sull’aumento di livello e la gestione dell’equipaggiamento, entrambi elementi essenziali per poter superare gli orrori a cui Gebel ci sottoporrà passo dopo passo. Se avete una conoscenza solo minima di giochi simili, allora saprete che la loro difficoltà risiede soprattutto in una corretta gestione dei salvataggi poiché i checkpoint non esistono: qualcosa alla quale siamo talmente abituati da non prendere quasi più in considerazione la loro assenza. Igarashi invece vuole essere punitivo tanto quanto un Dark Souls e ci ricorda di tenere traccia dei nostri progressi. Evitate di fare come chi vi scrive e salvate ogni volta che potete o lo ritenete necessario, altrimenti tocca rifarsi intere aree con buona pace della vostra pazienza.

Bloodstained: Ritual of the Night è un richiamo al passato ma con un profilo che si adatta perfettamente al presente

Considerata la forte ispirazione di Bloodstained: Ritual of the Night ai precedenti lavori dell’autore, rimaneva il dubbio se il gioco sarebbe riuscito a emergere nella sua supposta unicità in modo da non essere etichettato come un semplice clone di Castlevania: tenendo presente che l’ultimo titolo sulla falsa riga di quello appena presentato è stato pubblicato nel 2008 (Castlevania: Order of Ecclesia) e che Bloodstained: Ritual of the Night non solo ha dimostrato di avere le proprie unicità ma anche la volontà di emergere e, chissà, dare il via a una nuova serie, ci sono le basi per sperare in un gioco capace di riportare in vita il fascino perduto degli Igavania. Il cambio radicale sotto il profilo grafico e tecnico (in misura minore ma ugualmente sentita) fa di Bloodstained: Ritual of the Night un titolo cui guardare con rinnovato ottimismo.

Bloodstained: Ritual of the Night è un richiamo al passato ma con un profilo che si adatta perfettamente al presente, grazie a una grafica 2.5D in alta definizione e un gampleay stratificato, aperto a molteplici strategie. Non bisogna poi scordare che siamo di fronte alla mappa più grande mai apparsa in un Igavania. Le versioni digitali PlayStation 4, Xbox One e PC saranno disponibili da martedì 18 giugno, mentre quelle fisiche per Playstation 4 e Xbox One saranno in vendita dal 21 giugno. Su Nintendo Switch sarà vostro da martedì 25 giugno in versione digitale su Nintendo eShop e da venerdì 28 giugno in versione fisica.

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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