Bayonetta Origins Cereza and the Lost Demon

Bayonetta Origins: Cereza and the Lost Demon – Recensione

È comprensibile lo smarrimento dei fan della serie di fronte a Bayonetta Origins: Cereza and the Lost Demon (acquistabile da GameStop con questo link), abituati come siamo all’immaginario che nel tempo ha consolidato la Strega di Umbra come un affascinante concentrato di potenza e risolutezza, un vero e proprio mix letale capace di spezzare i cuori ma anche le ossa dei nemici. Nel recente Bayonetta 3 abbiamo avuto l’occasione di conoscerne diverse sfumature, attraversando i multiversi per fare la conoscenza di un numero spropositato di versioni dell’eroina di PlatinumGames per finire, inevitabilmente, ammaliati ogni volta.

Ma a quanto pare è arrivato il momento di cambiare le carte in tavola, ribaltare i paradigmi e trasformare la dominante figura di Bayonetta in uno scricciolo timoroso ed impacciato, ripercorrendone il passato più volte accennato nei titoli della serie principale, ma che mai era stato effettivamente esplorato al di fuori di qualche criptico flashback.

E nel farlo il team ha deciso di virare in maniera decisa dallo stile crudo dei suoi stylish action game per abbracciare invece la delicatezza di una fiaba d’acquerello, narrata con il calore di un genitore che narra al proprio figlio una storia fantastica, pescando da grandi classici come Alice nel Paese delle Meraviglie.

Bayonetta Origins: Cereza and the Lost Demon è sì un esperimento, ma anche un deciso ritorno ad un periodo in cui PlatinumGames non temeva di creare qualcosa di nuovo, sorprendendo ogni volta i giocatori. Con un brand consolidato alla mano e un prequel dalla narrativa imprevedibile da realizzare, riusciranno ancora una volta a fare centro?

Bayonetta Origins Cereza and the Lost Demon

Lo spunto è semplice: sappiamo che Bayonetta è una strega, ma poco o nulla di come lo sia diventata. Con questo titolo ci viene quindi offerta l’occasione di sbirciare nella mitologia creata dal team di Hideki Kamiya nel 2009, che vedeva la contrapposizione tra il mondo angelico, in mano ai Saggi di Lumen, e quello demoniaco, fonte del potere delle Streghe di Umbra.

Qui troviamo la piccola Cereza, non ancora Bayonetta, affrontare la sua prima vera avventura. Seguita inizialmente dalla sua insegnante Morgana, la piccola strega si troverà suo malgrado a inseguire il messaggio ricevuto in un sogno misterioso, trovandosi ad affrontare i pericoli della foresta di Avalon, dimora delle fate.

Ma la giovane apprendista non è sola: potrà infatti contare sull’aiuto di Cheshire, un potente demone che è costretto a occupare il pupazzo di Cereza per mantenere una forma nel mondo umano. Burbero ma efficace in battaglia, offre una contrapposizione perfetta alla delicatezza e vulnerabilità della strega.

Non è semplice coordinare movimenti, azioni d’attacco e utilizzo di oggetti tenendo sotto controllo due diversi avatar

Entrambi i personaggi sono in egual modo cruciali per avanzare nel gioco, e si troveranno dunque a collaborare costanemente. La peculiarità di questo rapporto, e conseguentemente del gameplay, prende forma attraverso il sistema di controllo, che vede Cereza e Ceshire dividersi letteralmente metà del controller (o un Joy-Con a testa, a seconda di come vorrete giocare).

Sulla falsariga di Astral Chain infatti, la levetta sinistra è assegnata ai movimenti della strega, mentre la destra a quelli del demone. Tasti dorsali, frontali e croce direzionale, di conseguenza, rispondono alle esigenze del personaggio associato alla metà del controller. Non è semplice coordinare movimenti, azioni d’attacco e utilizzo di oggetti tenendo sotto controllo due diversi avatar, ma con un po’ di allenamento la cosa diventa abbastanza gestibile – a parte qualche inevitabile momento di panico.

In particolare Cereza ha il compito principalmente di immobilizzare gli avversari, per lasciarli alle grinfie di Cheshire, richiedendo quindi un’azione un po’ frammentata per quel che concerne posizionamento, azione ed evasione degli attacchi nemici. Cheshire invece è controllato in modo più diretto, avendo un ventaglio di azioni decisamente più ampio – comprendendo anche counter, scudi e attacchi alla distanza.

Bayonetta Origins Cereza and the Lost Demon

Lato esplorativo, invece, le cose vanno un po’ meglio, potendo richiamare il demone nel suo pelouche in modo da consentire a Cereza di navigare le aree di gioco in serenità. Saltuariamente verrà comunque richiesto di separare i due personaggi per risolvere enigmi ambientali, ma non si tratta di nulla di eccessivamente complicato.

Il dualismo alla base di questo rapporto si esprime al suo massimo a livello narrativo, nel contrasto tra due figure immature che approcciano le sfide una con eccessivo timore e l’altra con malriposta fiducia e baldanza. È facile empatizzare nelle situazioni in cui questo scontro assume i tratti del cliché – tra allontanamento e riavvicinamento – ma non per questo la storia risulta stucchevole o banale.

A dare maggiore corpo alla narrazione ci pensa lo stile pesato, a tratti compassato, da fiaba della buonanotte. La storia Bayonetta Origins: Cereza and the Lost Demon si dipana come le pagine del libro nelle mani della voce narrante, con poche animazioni e tante istantanee (un po’ come avviene per la serie principale, durante le cutscene secondarie). Il doppiaggio da questo punto di vista è rimarchevole, in particolare per quel che concerne scelta e interpretazione della piccola Cereza.

A dare maggiore corpo alla narrazione ci pensa lo stile pesato, a tratti compassato, da fiaba della buonanotte

In quest’ottica risplende l’immaginario realizzato tra acquerelli e colori saturi, puntellato da un ricercato effetto grafico che simula in parte il patchwork di tessuto e in parte il retino dei fumetti, aggiungendo un effetto di movimento, quasi galleggiante, alle texture, il quale dona corpo e non infastidisce l’occhio. Nei limiti offerti dalla console, che spinge a dovere ma mostra qualche pixel di troppo e occasionali rallentamenti, il comparto grafico è da promuovere.

Si integra a dovere il discreto (per intensità), ma vivace accompagnamento musicale, che tratteggia gli eventi a schermo quando in modo frizzante, quando con dissonante scherno, spingendo sull’emotività quando necessario. Grazioso l’uso del piano, che sottolinea alcuni traguardi (di sfide e collezionabili) con note che ricordano l’approccio scelto per The Legend of Zelda: Breath of the Wild.

A livello di gameplay invece è strano trovarsi a parlare di un vero e proprio metroidvania. Seppur inizialmente si respiri un’esperienza in linea con le avventure lineari a la Little Nightmares, in cui storia ed enigmi viaggiano sullo stesso binario, dopo un paio di ore di gioco è evidente che il titolo offra qualcosa in più oltre agli enigmi ambientali costruiti sulle abilità e le debolezze dei due protagonisti.

Bayonetta Origins Cereza and the Lost Demon

La mappa si arricchisce di strade e di punti di interesse, mentre sullo sfondo scorgiamo i dettagli di passaggi o collezionabili temporaneamente inaccessibili. La nostra curiosità si accende e ci troviamo a studiare una mappa non proprio eccezionale per chiarezza, ma che è possibile esplorare comodamente con il viaggio rapido. Passo dopo passo prendiamo il controllo dell’avventura, recuperando oggetti e potenziamenti utili a rendere sempre più efficaci sia Cereza che, soprattutto, Cheshire. Il gattone di pezza infatti otterrà gradualmente il controllo degli elementi, permettendogli di affrontare nemici sempre più temibili e superare blocchi contestuali.

Non si tratta solo di spegnere il fuoco con l’acqua o sciogliere il ghiaccio con il fuoco: ogni elemento porta con sé un’abilità utile in battaglia e nell’esplorazione. Ad esempio, il potere della pietra offre uno scudo contro i colpi a distanza, mentre il legno (o meglio erba) permette di utilizzare un rampino e l’acqua funge da propulsore per navigare sulle foglie delle ninfee.

Bayonetta Origins Cereza and the Lost Demon

Il giocatore viene poi chiamato a rispondere agli insegnamenti ricevuti, tra tutorial e level design, durante gli incontri con i boss, assoluto picco visivo dell’esperienza. Tutti abbastanza originali per meccaniche, questi scontri scandiscono la progressione ognuno in modo peculiare e spesso offrono variazioni sul tema con differenti fasi della stessa battaglia.

Bayonetta Origins: Cereza and the Lost Demon prova in più occasioni a rinfrescare l’esperienza, dedicando ampio spazio al processo di crescita e di apprendimento – offrendo al giocatore l’opportunità di padroneggiare tutti i fondamentali – e intervallando con inserti che spezzano o addirittura stravolgono il gameplay classico.

Il massimo della creatività la ritroviamo nei Tír Na Nóg, vere e proprie fratture tra il mondo reale e quello delle fate che Cereza riesce a rivelare grazie al suo potere, superando le illusioni delle dispettose creature. Questi rappresentano, volendo semplificare, l’equivalente dei sacrari di The Legend of Zelda: Breath of the Wild (ancora lui, già), offrendo sfide di abilità nel combattimento, nell’uso delle skill elementali o dell’utilizzo in contemporanea dei due personaggi.

Bayonetta Origins Cereza and the Lost Demon

Si tratta di interessantissime variazioni sul tema e offrono anche un primo obiettivo in merito al completamento del gioco. Superare le sfide dei Tír Na Nóg permette infatti di ottenere oggetti extra e liberare passaggi nella mappa. Passaggi che diventeranno fondamentali per raggiungere altri collezionabili, come gli spiritelli da salvare che troviamo sparsi nella mappa. Liberarli per consentirgli di tornare al loro rifugio garantisce ulteriori bonus per il giocatore, diventando quindi una pratica utile e da non sottovalutare.

Ma tutto questo, nell’insieme, funziona? Pare di sì, anche se con riserva. Bayonetta Origins: Cerza and the Lost Demon fa tutto sufficientemente bene da non incorrere in critiche su design e progressione, ma forse per quel che concerne il puro gameplay non arriva a fare quel passo in più che possa staccarlo dalle tante esperienze appartenenti al genere che sono fioccate negli anni sulle più disparate piattaforme. E questa mancata spinta in avanti si traduce anche in una difficoltà tendente verso il basso, che potrebbe scontentare il giocatore più capace a metabolizzare le meccaniche proposte.

Certamente l’immaginario creato da PlatinumGames è un innegabile plus che valorizza anche gli elementi manchevoli dell’esperienza, sostenendo perfino un finale un po’ frettoloso e semplificato (a livello di gameplay) arricchendolo del pathos utile a lasciare il segno. Tant’è che dopo le 10/15 ore necessarie per terminare la trama principale non ho ricordato momenti deboli o rivedibili in tutta la run, anzi.

Conclusioni

Bayonetta Origins: Cereza and the Lost Demon è un titolo fresco e originale nella libreria Nintendo, capace di offrire al tempo stesso un nuovo taglio e nuove occasioni di crescita per il franchise di Bayonetta. Sorprendente ed encomiabile a livello artistico, il titolo può mostrarsi talvolta scolastico per quel che concerne il gameplay, nonostante l’utilizzo di un sistema “dual character” che mostra la volontà di sperimentare e uscire dalla comfort zone – dei giocatori, così come degli sviluppatori.

Nel complesso però, se consideriamo di partire da una base priva di reali difetti, gli elementi più riusciti dell’esperienza conducono inevitabilmente a una valutazione finale molto positiva per questo “spin-off” che rappresenta una potenziale nuova strada per PlatinumGames, così come per l’utilizzo del franchise da parte di Nintendo.

Sintetizzando, Bayonetta Origins: Cereza and the Lost Demon è un titolo ben realizzato, che spicca per personalità e conquista grazie alla leggiadria che mostra nel danzare tra gameplay e sentimenti. Consigliato agli amanti del franchise e a chi cerca un’esperienza diversa dal solito.

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