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Snipperclips: Diamoci un taglio! – Recensione

Tagliati per il successo

Snipperclips: Diamoci un taglio! – Recensione
Snipperclips: Diamoci un taglio! – Recensione

Un puzzle game carino e coccoloso, ma che nasconde sotto una superficie allegra una complessità niente male, oltre ad una fisica precisa e a tratti intransigente. Si tratta indubbiamente di uno dei titoli più interessanti della line-up di lancio di Nintendo Switch.

Data di Uscita:Genere:PEGI:Sviluppatore:Editore:Versione Testata:

Inutile girarci attorno: capolavori monumentali del calibro di The Legend of Zelda: Breath of the Wild fanno terra bruciata attorno a sé, sottraendo spazio e meriti a qualsiasi cosa metta piede nel loro campo di azione. Non che la line-up di Nintendo Switch presenti chissà quanti e quali titoli meritevoli di grandi attenzioni, tra remix e riproposizioni di (ottimo, sia chiaro) materiale ma già visto, e tech-demo sovraprezzate (evito di far nomi, ma ci siamo intesi). Sarebbe un peccato però lasciare nel dimenticatoio un titolo curioso come Snipperclips, che, personalmente, è tra quelli che più mi ha colpito in sede di annuncio della console, nonostante la manciata di secondi dedicatagli.

Con uno stile così magnetico, chiunque con un minimo di sensibilità in corpo non poteva non cercare di saperne di più, e quando è arrivato il codice review da queste parti, non ho minimamente resistito. E se non tutte le prime, ottime impressioni sono state rispettate, la qualità del piccolo gioco di SFB Games è innegabile.

Partiamo dalle basi: il sottotitolo del gioco, “Diamoci un taglio!”, è quanto di più eloquente ci possa essere, in quanto i due (all’occorrenza quattro) protagonisti, due buffe figure colorate dotate di una estremità quadrata e una rotonda, munite di occhi, bocca, piedi, e un parco di espressioni sconfinato ed irresistibile, possono letteralmente tagliarsi con una semplicità inaudita. Gli basta sovrapporsi e sezionare l’area di contatto con un semplice tasto. Possono e anzi, devono farlo per risolvere i rompicapo di vario genere proposti da Snipperclips, che ad essere sinceri non sono moltissimi: la modalità principale offre infatti 45 mini-livelli, divisi in tre mondi tematici, uno ad ambientazione “scolastica” (chiamato “Quadernone”), uno retro-pixelloso (“Retromania”) e a chiudere il cerchio ci pensa “Scienza bislacca”, con i suoi strani liquidii, i pianeti, i satelliti e le figure geometriche.

Alcuni saranno completabili in una manciata di minuti, se non secondi, soprattutto una volta assimilata la tipologia di puzzle d’appartenenza, riproposta con vari pattern a cadenza regolare: non sorprenda più di tanto il fatto di riuscire a raggiungere i titoli di coda in un pomeriggio (3-4 ore). In compenso, nonostante le ripetizioni, la buona varietà dei puzzle, così come l’abilità di riciclare sapientemente meccaniche simili tra loro, rende l’esperienza molto godibile e stimolante, almeno per buona parte. Alcuni dei puzzle sfruttano unicamente la capacità dei personaggi di tagliuzzare se stessi e, all’occorrenza, porzioni di livello, come quando devono rientrare entro i limiti di una sagoma specifica, o quando devono lasciare integra la sezione di un foglio. È una meccanica semplice ed intuitiva, che pur non offrendo chissà quale grado di sfida, tra l’innata simpatia degli avatar, le loro smorfie, e l’idea stessa alla base di Snipperclips, il tutto risulta davvero piacevole, meglio ancora se giocato in co-op (nonostante i tre mondi siano interamente completabili in solitaria), per ridurre i tempi di risoluzione, o in alcuni casi, ampliarli fino alle immancabili sequele di offese e coppini con il proprio compagno (o compagni, essendo possibile giocarlo in 4), quando intuito e coordinazione non sono pervenuti.

La modalità principale offre infatti 45 mini-livelli, divisi in tre mondi tematici

Quella, però, è solo una tipologia, probabilmente la più semplice e banale del pacchetto. E quando SFB parte per la tangente, è lì che riesce a dare il meglio di sé: progredendo, bisognerà essere via via più precisi e raffinati nella limatura delle sagome, ruotando, abbassandosi, alzandosi in punta di piedi, saltando sull’altro personaggio (che resterà immobile, o che ruoterà all’infinito, in quanto è possibile scambiare l’avatar in qualsiasi istante, quando si gioca in singolo, lasciandolo nell’ultima posizione tenuta), e mettere a dura prova, oltre al nostro ingegno, anche il complesso e sofisticato motore fisico di Snipperclips, che è molto più spietato e rigoroso di quel che l’atmosfera festosa lascia intendere.

Traghettare un oggetto (come chiavi o penne) da un punto all’altro, creare una rudimentale chiave inglese o una sorta di lancetta per far girare ingranaggi in grado di attivare meccanismi, trasformarsi, in base alla necessità, in ganci, in acchiappamosche, in contenitori, per poter affrontare le varie sfide nella maniera più creativa possibile, anche ricorrendo a trucchetti e stratagemmi, quando serve. È in questi frangenti che il gioco funziona alla grande, spronando il giocatore a dare il massimo, a spremere le meningi quando nemmeno si degna di offrirgli una spiegazione (ma che soddisfazione tornare su un puzzle abbandonato troppo presto dopo che si è accesa la lampadina), e a passare al livello successivo anche per il rotto della cuffia, sul filo del rasoio, a volte senza nemmeno aver capito cosa diamine sia successo.


I problemi sopraggiungono però quando il continuo trial & error diventa l’unico modo per avanzare, appesantendo il tutto e rendendo l’esperienza snervante, davvero frustrante, seppur, fortunatamente, in sporadici casi. In certi momenti, Snipperclips mi ha ricordato, in chiave carina e coccolosa, oltre che più accessibile, il diabolico Crazy Machines. È quasi machiavellico il poter e dover immolare sull’altare dell’avanzamento quei poveri pupazzetti che, tra una buffa espressione e un sorriso sadico, spariscono e periscono (ma tranquilli, basterà un tasto per ricomporli, e qualche secondo per vederli riapparire) per i nostri vili scopi.

Il paragone con i malefici rompicapo targati FAKT Software è palese soprattutto quando ci sono di mezzo delle sfere (palloni da basket, baseball o palle da bowling), da trasportare da un punto all’altro dei piccoli livelli. sperimentando con le forme (per far alloggiare comodamente la palla, o per fare da leva e farle raggiungere un punto sopraelevato), tra buchi da tappare, pena il restart, equilibri precari, e una marea di trucchetti e scorrettezze che è possibile mettere in atto. In certi casi, la sensazione che ho provato era profonda soddisfazione, ma non sono mancati i momenti in cui ho seriamente sperato di non dover mai avere nuovamente a che fare con simili, frustranti invenzioni del Diavolo in persona.

A volte, è richiesta una precisione sin troppo esagerata

Colpa, indubbiamente, dell’esagerata precisione richiesta, che costringe a limature al millimetro e, diciamocelo, rovina la festa, perché d’accordo la sfida, d’accordo la difficoltà, ma diamine, non è mica Dark Souls. Non che i singoli livelli offrano chissà quale replay value (non ci sono record di punti o di tempo da battere), ma alcuni sono stati banditi in eterno dalle mie sessioni di gioco. Altri, invece, li ho rivissuti con estremo piacere, come quelli “meta-gioco”, in cui bisogna spianare la strada ad un avatar, da controllare muovendo una vera levetta da arcade anni 80, così come quelli, ai limiti della follia, che richiedono di mantenere un precario controllo di liquidi, ed impedire che vadano a disturbare il sonno di placide e carinissime molecole.

Ad allungare il brodo ci pensano le altre due modalità presenti: quella Party, da 2 a 4 giocatori, che presenta sostanzialmente delle versioni più complesse e deliranti degli stessi puzzle, mentre l’apice viene raggiunto dagli Extra, che sono solo 3, ma che mi hanno regalato dei momenti davvero impagabili. C’è il Dojo, in cui l’obiettivo è quello di ridurre a brandelli l’avversario il più velocemente possibile; il Basket, che richiede di infilare la sfera nel canestro nemico, e il più frenetico e divertente di tutti, l’Air Hockey, in cui i colpi bassi si sprecano.

Conclusioni

L’offerta di Snipperclips è molto limitata, tra una durata della “campagna principale” molto bassa e un replay value pressoché inesistente. Al contempo, però, è la classica esperienza mordi e fuggi da condividere in qualsiasi momento con gli amici, perfettamente in grado di mostrare, nella sua semplicità, tutta la potenza sociale di Nintendo Switch, tra scherzi, sfide e condivisione di gioie e dolori tra amici e parenti. Le due modalità Mondo e Party richiedono precisione e coordinazione, a volte, ed è lì che il gioco perde colpi, sin troppo esagerate, andando ad appesantire più del dovuto il tutto, ma quando Snipperclips funziona, a lasciare dentro, oltre al sorriso, è tanta soddisfazione.

Con la terza ed ultima modalità, Extra, dà, paradossalmente, il meglio di sé: lì non c’è più collaborazione che tenga, i colpi bassi sono all’ordine del giorno, e l’amicizia faticosamente costruita per anni inizia a scricchiolare pericolosamente. Sotto una patina leggera e ridanciana si nasconde un gioco molto più profondo e complesso di quel che sembra: breve ma intenso, lontano dalla perfezione, eppure tagliato, è il caso di dirlo, su misura per la console su cui gira. Un prezzo più contenuto lo avrebbe reso irresistibile (dovrete sborsare 20€), ma in assenza di valide alternative, un pensierino potreste anche farcelo.

Good

  • Molto più profondo di quel che sembra
  • La modalità Extra è superlativa
  • Fisica molto precisa...

Bad

  • ... a volte anche troppo
  • In certi momenti è troppo intransigente
  • Breve longevità e bassa replay value
7.5

Niente male

Traduttore e blogger freelance, adora (s)parlare di videogiochi e musica spaccatimpani tutto il dì. Quando può suona, gioca e legge, di tutto, anche le etichette degli shampoo. Terrore dei recensori e abbassatore di voti seriale, ha brillantemente sostituito le fatture ai suoi amati boss di Dark Souls, respingendo con caparbia ossessione e gioco di scudi qualsiasi backstab della vita sociale.

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