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Dark Devotion – Anteprima gamescom 18

Il Dark Souls degli RPG 2D

Dark Devotion – Anteprima gamescom 18
Dark Devotion – Anteprima gamescom 18

Avventuratevi all'interno di un Tempio caduto, esploratene le profondità e misurate il vostro coraggio nelle ombre che lo avvolgono. Solo la fede potrà salvarvi ma dipenderà tutto da voi: non sempre la divinità sarà benevola nei vostri confronti.

Data di Uscita:Genere:Sviluppatore:Editore:

Colonia – Ogni fiera, che si tratti della losangelina E3 o della kermesse tedesca gamescom, è il palco non solo per titoli tripla A o indipendenti supportati da grosse realtà. Ci sono anche studi di sviluppo, quando non singoli sviluppatori, più piccoli che non per questo sfigurano nel corso di occasioni così importanti. Nel caso specifico stiamo parlando di Hibernian Workshop e del loro Dark Devotion, il cosiddetto Darks Souls degli RPG in 2D che, fondendo atmosfere e narrazione lovecraftiane a uno stile chiaramente ispirato all’opera di From Software ma anche a Castlevania, ci mette di fronte a un gioco dotato di una sua personalità seppur ambizioso. Abbiamo provato un livello e ne siamo usciti molto incuriositi nonostante ci sia stato detto molto poco a riguardo: chissà che gli autori non siano in grado di presentarci una piacevole sorpresa in futuro.

Premesso questo, cos’è di fatto Dark Devotion? Si tratta di un gioco d’azione a scorrimento laterale ambientato in un tempio buio e fatiscente. Ogni sezione, o mondo, del gioco si dirama in più percorsi, ciascuno con il proprio boss, per poi concludersi con quello che chiameremmo il boss dei boss alla fine di tutto. Ogni percorso ha i suoi segreti, mostri, bottini e trappole letali che ci hanno dimostrato una grande varietà, e l’esperienza di per sé abbastanza difficile da far sì che la morte possa essere una buona costante se non si presta abbastanza attenzione.

Morire significa tornare all’hub principale, dal quale potete scegliere se ricominciare dall’inizio magari scegliendo un percorso diverso, oppure raggiungere l’ultima posizione salvata, nel caso siate stati abbastanza fortunati da raggiungerne una. Simili ispirazioni dovrebbero suonare familiari ai giocatori navigati e soprattutto appassionati di roguelike ma è nei dettagli che riposano importanti differenze. In termini di equipaggiamento Dark Devotion è piuttosto spartano: due slot per le armi, uno per l’armatura, una per le gemme (che consentono l’accumulo di uno speciale bonus di breve durata) e infine uno per gli idoli, assieme ad altri quattro per gli oggetti consumabili. Trovate qualcosa in eccedenza e nel caso dell’equipaggiamento lo potrete scambiare, ma se dovesse succedervi con i consumabili sarete costretti a usarne uno per liberare lo spazio necessario. Il funzionamento di questo giochi di solito prevede la perdita della vostra valuta di scambio (come le anime in Dark Souls, per intenderci) ma il mantenimento dell’equipaggiamento in caso di morte. Dark Devotion funziona all’opposto poiché tutta la vostra Devozione sarà mantenuta quando verrete uccisi mentre tutto il vostro arsenale andrà perduto.

L’hub vi consente inoltre di incrementare le vostre statistiche di base, nonché trovare modi per migliorare e diversificare il vostro equipaggiamento di partenza e le benedizioni con cui inizierete l’avventura. Queste ultime sono elemento fondamentale della meccanica di base: le statistiche delle armi e del personaggio sono abbastanza semplici, colpi critici e possibilità di mancare l’avversario, range dei danni, rigenerazione della stamina, fede massima e velocità di movimento, ma le benedizioni espandono queste statistiche di base indipendentemente dall’equipaggiamento, e possono essere guadagnate attraverso scoperte e ottenendo determinati risultati, agendo come una sorta di conquista in-game con benefici tangibili. Alle benedizioni si oppongono naturalmente le maledizioni, che possono aggiungere un ulteriore livello di sfida alla vostra esperienza e sono determinate dalle vostre stesse azioni: sempre sotto il costante controllo della divinità alla quale siete devoti, un comportamento ritenuto inadeguato (come potrebbe essere il subire troppe ferite o sprecare oggetti curativi) sfocia in una penalizzazione di questo tipo. Per contro, come abbiamo detto, potreste anche essere benedetti e ricevere dei buff.

Il gioco non consente di saltare, ma potete usare le scale che offrono un piccolo strato di platforming al gioco, mentre rotolare può non solo servirvi per schivare ma anche per coprire lievi distanze fra una piattaforma e l’altra. Il personaggio è in grado di parare con uno scudo o un’arma a due mani, supponendo ne disponiate, e sia schivare sia parare riducono la barra della resistenza – che quando troppo bassa ci renderà vulnerabili. I colpi che riceverete sono determinati da una combinazione fra punti armatura e punti vita, influenzata dalle vostre statistiche. Certe armature recuperate nel corso dei livelli potrebbero non avere alcun punto difesa, ma i loro altri benefici dovrebbero risultare abbastanza allettanti da spingervi a cercare di ripararle in seguito. Poiché molte sezioni della mappa si chiudono dopo aver superato un’uscita, spesso sarete costretti a fare scelte interessanti sul posto, sia in merito all’equipaggiamento che volete mantenere sia dei percorsi da intraprendere.

Sebbene non sia estremamente difficile, il combattimento contro i mostruosi abitanti del Tempio è opportunamente teso. Gli errori costano caro, quindi a volte è una strategia legittima ignorare del tutto i normali nemici, abbandonando qualsiasi bottino potrebbero lasciar cadere e considerarlo un giusto prezzo da pagare per evitare brutte ferite o addirittura la morte. La perdita di equipaggiamento anziché dell’esperienza, e la possibilità di trovare determinati oggetti come bottino lungo i percorsi, significa che visitando ripetutamente un’area vi sentirete incoraggiati a provare le build di prima mano, imparando quanto sia affidabile un’arma o meno. Poter essere benedetti o maledetti costringe e prestare attenzione a ciò che vi circonda e alle regole nascoste del mondo, senza contare che le stanze segrete del gioco tendono ad avere risorse apparentemente uniche e una piccola storia dietro di esse, come ricompensa aggiuntiva a ciò che altrimenti sarebbe solo un incremento della potenza.

Un altro importante meccanismo è la Devozione che fa da titolo del gioco. Laddove l’uccisione dei nemici vi porta al guadagno di una valuta permanente, la fede del personaggio è un metro con un valore stabilito che potete usare per interagire con le statue sparse per il mondo di gioco e aprire così porte, essere guariti, liberarsi di una maledizione o far spalancare un cancello cui potete accedere dall’hub, tra le altre cose. Una corretta gestione di questa risorsa può aprire passaggi nascosti che portano a benefici permanenti, attrezzature speciali, o guarire il vostro personaggio abbastanza da affrontare un boss.

Nel complesso Dark Devotion è un gioco ambizioso ma dall’ottimo potenziale pronto a dimostrarsi, verso la fine del 2018, un gioco sul quale varrà la pena spendere il proprio tempo. Non sappiamo ancora abbastanza della trama o della quantità di livelli da esplorare per dare un giudizio completo ma quanto visto finora ci fa ben sperare: se siete appassionati dei lavori From Software, non disdegnate gli Igavania e siete anche appassionati di letture come Lovecraft o Poe, allora vi suggeriamo di tenere d’occhio lo sviluppo di Dark Devotion.


Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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