Final Fantasy VII

Final Fantasy VII Remake

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Final Fantasy VII Remake mi ha spezzato il cuore: i GDR a turni sono davvero finiti?

Square, perché mi fai questo?

Final Fantasy VII

Dopo anni di quasi assoluto silenzio, Square Enix è tornata a parlare di Final Fantasy VII Remake, sottolineando ancora una volta come la filosofia del remake sia quella di mantenere le migliori caratteristiche del capolavoro originale, migliorandolo grazie alle nuove tecnologie.

Che significa, in parole povere? Che la fantastica storia che ha appassionato milioni di giocatori ai tempi della prima PlayStation resterà la stessa e che la struttura del gioco rimarrà lineare, con aree che verranno sbloccate solo a seguito di determinati eventi, così che i giocatori non si perdano in un mondo troppo grande fin dall’inizio.

Cambierà invece la grafica, e siamo tutti felici di sostituire le mani a mattoncino con 5 belle dita affusolate, non dubito che tutti aspettiamo trepidanti l’ora in cui potremo vedere Cloud con le sue nuove spallone palestrate travestito da donna. C’è però anche qualcos’altro che cambierà… e non siamo proprio tutti tutti contenti di questo fatto, almeno io non lo sono.

Già si sapeva, ma la speranza è l’ultima a morire, giusto? Final Fantasy VII Remake sarà un Action RPG e non un gioco di ruolo a turni come in origine. Ora, molti potranno vederlo come un miglioramento dovuto all’avanzare della tecnologia, una modernizzazione necessaria per portare il titolo nel nuovo millennio… ma il gameplay non è forse la parte più importante di un videogioco? Il sistema di combattimento di Final Fantasy VII non è forse un pezzo fondamentale del capolavoro che era?

Andare a toccare un pezzo sacro dell’industria videoludica è sempre un rischio, ma negli ultimi anni abbiamo visto questa storia ripetersi molte volte con successo. Shadow of the Colossus, Crash Bandicoot, Spyro, tutti sono ritornati con una grafica del nuovo millennio, nessuno di loro però ha subito modifiche sostanziali al gameplay: anzi, nel caso specifico di Crash gli sviluppatori hanno fatto di tutto per cercare di mantenere lo stesso identico feeling nei controlli del loro originale.

Ora si va invece a riesumare un gioco finito nella World Video Game Hall of Fame e lo si cambia di genere? Perché di questo si tratta: i giochi di ruolo a turni e i giochi di ruolo action sono due generi distinti. Nessuno dice che il sistema non possa subire piccole variazioni e miglioramenti, ma la natura prima dovrebbe rimanere bene o male la stessa. Gli action esistevano già ai tempi di Final Fantasy VII e Square non ne era certo estranea: ricordate Secret of Mana vero? Eppure scelse di farlo a turni.

Un remake dovrebbe essere il più possibile fedele al suo originale

20 anni dopo però la stessa Square (beh, non proprio la stessa visto che ora è Square Enix) vorrebbe insinuare che se fosse stato un action sarebbe stato esattamente lo stesso? No, per carità, quello che Square Enix sta insinuando è che i tempi sono cambiati e che i giochi di ruolo a turni sono ormai un cimelio di un passato in cui i giocatori erano diversi… questo però mantenendo la serie di Dragon Quest a turni. Pare un po’ un controsenso, no?

Allora vi propongo la mia personalissima visione sulla cosa: quello che Square Enix sta davvero dicendo è che gli action sono più spettacolari e hanno un pubblico più ampio; vuole semplicemente sfruttare la fama di un vecchio titolo non per far felici i fan di vecchia data o per portare un capolavoro tra le mani delle nuove generazioni, ma per attirare nuovi polli da spennare che pensano che Sephiroth fosse l’unica cosa a rendere grande Final Fantasy VII, senza alcun rispetto per il prodotto che l’ha resa celebre in occidente.

Nonostante le dure parole, non voglio però dire che Final Fantasy VII Remake non potrà essere un gioco interessante, né che il suo successo (quasi sicuro, visto l’hype che il mondo ha nei suoi confronti) sarà immeritato. Solo che c’è un motivo se tanti remake stanno avendo successo ultimamente, ed è che i giocatori hanno nostalgia dei vecchi giochi: non per le loro storie, ma per il loro gameplay. Dove sta quindi il motivo di un remake se si va a stravolgere questo tratto? Nel puro e semplice sfruttamento di un nome, che viene svuotato del suo significato.

Dopo anni passati a sognare il ritorno di una leggenda, di un titolo con il quale ho passato grande parte della mia infanzia e anche di più, non posso nascondere quanto Square Enix mi abbia spezzato il cuore con questa mossa. I giochi di ruolo action potranno forse essere l’incontrastabile futuro – anche se credo fermamente che il sistema a turni continuerà a mantenere una sua nutrita nicchia – ma ciò non vuol dire che debbano contaminare la storia dei videogiochi.

Un remake dovrebbe essere il più possibile fedele al suo originale per ricordare e mostrare a vecchi e nuovi giocatori cos’è che rendeva grandi i titoli del passato: la grafica, salvo rare occasioni, non è fondamentale (anche se ultimamente tutti sembrano pensare che lo sia), il gameplay sì e se devo decidere se ricordare Final Fantasy VII con la grafica più spettacolare mai vista o con un sistema di combattimento che non mi ha stancata per centinaia di ore della mia vita, beh allora la scelta è facile. Per guardare i muscoli di Cloud, dopotutto, c’è sempre Advent Children (c’è anche Sephiroth, se proprio ci tenete tanto)… o il Dissidia NT, perché no?


Cresciuta con un fratello più grande di 7 anni, le console sono state il suo pane quotidiano fin dalla nascita. Dopo l'uscita della PlayStation si è buttata sui j-rpg, ma nel suo cuore rimane indelebile il ricordo del riccio supersonico targato Sega.

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