wasteland 3
26 Ago 2020

Wasteland 3 – Recensione

Molti titoli post apocalittici devono molto al primissimo Wasteland, gioco di ruolo “vecchio stile” pubblicato nell’oramai lontanissimo 1988. Difatti, il titolo di Alan Pavlish, Brian Fargo e Michael Stackpole ha stabilito moltissimi di quelli che oramai consideriamo cliché in un’ambientazione da GDR post apocalittica. Chiaramente sono pochissimi coloro che ricordano con chiarezza il primo Wasteland, ma la popolarità del brand non è svanita con le decadi, ma anzi ha consentito comunque a inXile Entertainment di tornare grazie al crowdfunding.

Nel 2014 infatti Wasteland ha fatto il suo ritorno con il secondo capitolo, nato grazie alla piattaforma Kickstarter. Wasteland 2 è stato un successo finanziario così grande da permettere a inXile di pensare a un terzo capitolo il quale, contrariamente a quanto dichiarato da tanti, non è nato su Kickstarter bensì su FIG, un’altra piattaforma di crowdfunding. Il successo della serie ha quindi portato inXile sotto i riflettori, attirando l’attenzione di un colosso del settore: Microsoft, che ha deciso di acquisire l’intero studio per portare altri giochi di qualità su Xbox. Quindi Wasteland 3, progettato prima dell’acquisizione da parte di Microsoft Studios, rappresenta sostanzialmente l’ultimo lavoro di inXile Entertainment come sviluppatore indipendente.

Brian Fargo e il suo studio hanno deciso di stravolgere l’arida ambientazione post-apocalittica, oramai abusata dalla “concorrenza” per portarci in un diverso tipo di deserto: il freddo Colorado, gelida ambientazione che strappa i nostri Ranger dalla loro calda casa. Vediamo come è andato il nostro viaggio nella parte più fredda dell’America post-apocalittica.

wasteland 3

Iniziamo subito dalle basi: per chi non lo conoscesse, Wasteland 3 è un gioco di ruolo isometrico (CRPG), quelli che di solito vengono definiti come “old school”, insomma. La trama è pesantemente influenzata dalle scelte che faremo durante l’intera durata della nostra avventura, la quale potrà concludersi in modi estremamente differenti l’uno dall’altro. Tuttavia il titolo di Brian Fargo ha in comune alcuni elementi con i giochi tattici (per intenderci Gears Tactics e la serie XCOM). Sostanzialmente dovremo gestire in maniera strategica il nostro party durante combattimento a turni. Niente scontri in tempo reale né ordini di attacco alla Final Fantasy insomma, bensì un sistema tattico e ragionato di gestione di vari punti azione, delle coperture, delle munizioni e così via. Ma andiamo con ordine.

Un viaggio nella parte più fredda dell’America post-apocalittica

Wasteland 3 inizia con un esodo disperato, quello dei Desert Rangers, costretti a piegarsi alla richiesta del misterioso Patriarch pur di mettere le mani su provviste e aiuti per la propria gente. Beh, il sedicente Patriarch è un individuo alquanto misterioso. Ha dichiarato di essere il governatore del Colorado, e di poter aiutare i Ranger in caso questi risolvessero la sua faida familiare: i suoi figli vogliono infatti detronizzarlo e prendere il potere, o almeno così lui dichiara. Tuttavia non c’è tempo da perdere perché l’offerta del Patriarch è l’unica strada per la sopravvivenza e l’alternativa è la morte nelle wasteland (appunto). E si parte così per il Colorado.

Ad accoglierci dopo pochi clic nel menù principale arriva la schermata di creazione del personaggio, una delle parti forse più “sacre” ai giocatori dei GDR vecchia scuola. Qui infatti si perde un sacco di tempo nel posizionare statistiche, scegliere la build migliore e confezionare l’aspetto dei nostri protagonisti. Sì, perché questa volta si parte con ben due personaggi, la creazione dei quali è affidata totalmente al giocatore. Vogliamo una coppia di giovani ranger amanti? O preferiamo un padre e una figlia che sfidano l’apocalisse? O forse è un insegnante e il suo discepolo la formula perfetta per affrontare il gelido Colorado? Qualunque scelta deciderete di fare porterà inevitabilmente all’inizio dell’avventura, con l’arrivo dei nostri Ranger nella nuova e innevata ambientazione.

Wasteland 3

Ma i nostri protettori dell’Arizona si trovano immediatamente catapultati in un vero inferno ghiacciato, colti in un’imboscata e decimati da autoctoni non proprio pacifici. La prima impressione che si ha del gioco è che le munizioni sono uno dei beni più preziosi in assoluto: rimanere a secco durante il combattimento è più facile di quanto si possa pensare, e porta a un solo ed unico risultato, ovvero la morte del party. Per questo occorre costruire il nostro gruppo di avventurieri pensando costantemente (fin troppo) al bilanciamento delle armi: se date un fucile semiautomatico a un membro del party, è bene pensare di affidare un tipo di arma diversa a un altro in modo da non attingere dallo stesso pool di munizioni. È un inferno, credetemi, ma una volta padroneggiato, questo sistema sa dare le sue soddisfazioni.

Fargo e inXile hanno dato molto peso al combattimento in questo nuovo capitolo di Wasteland. Se possibile, le influenze strategiche sono ancora più evidenti: a differenza dei suoi predecessori, Wasteland 3 punta sulla velocità dell’azione, dando a tutti i personaggi la possibilità di svolgere il proprio turno in combattimento a prescindere dall’iniziativa. Esattamente come in Gears Tactics abbiamo i punti azione (action points), chiamati in game AP, che sono la “valuta” delle mosse dei nostri personaggi. Sparare costerà un tot di AP, muoversi altri AP e così via. Trovare la giusta combinazione fra spesa e azioni non è solo richiesto, ma bensì fondamentale alla nostra sopravvivenza.

 Le influenze strategiche sono ancora più evidenti

Ci vuole un po’, specialmente se siete neofiti degli strategici, a prendere confidenza con il sistema di combattimento, il quale è fondamentalmente diverso dai normali combat system solitamente presenti nei giochi di ruolo “classici”. Tuttavia se dedicherete tempo a imparare (ad esempio) come risparmiare gli AP a fine turno, come prendere il primo colpo e via dicendo il gioco vi divertirà (e non poco) regalandovi in egual modo azione e interpretazione ruolistica. Altra caratteristica del nuovo combat system è la presenza del Kodiak, una sorta di colossale cingolato blindato, che possiamo controllare durante uno scontro (ma non in tutti) investendo i nemici o massacrandoli con le armi pesanti. Una vera goduria, fatevelo dire. Il nostro colossale mezzo di trasporto è inoltre personalizzabile e upgradabile, ma la cosa più divertente è che può diventare un vero e proprio membro parlante del party, ma per arrivare a questo punto occorre addentrarsi nella storia e non voglio rovinarvi la sorpresa.

Un altro pilastro del gioco è il quartier generale dei Ranger, che funge praticamente da hub di partenza e ritorno per le nostre missioni (e andrà difeso più volte, non fatevi illusioni: in Wasteland nulla è scontato). Il nostro HQ, un po’ come il Kodiak, cambierà durante la nostra avventura espandendosi in diverso modo: avremo più personale (come dottori o tecnici) e faremo evolvere la nostra casa post apocalittica in un vero e proprio baluardo della giustizia in Colorado. Potremo persino arrestare altri personaggi e sbatterli in gattabuia, così come si faceva nel vecchio West.

wasteland 3

Wasteland 3 è un gioco colossale, senza ombra di dubbio. Per riuscire a padroneggiare il sistema di combattimento vi servirà del tempo, e una volta compreso quello avrete a che fare con le mod per oggetti e armi, il quartier generale da personalizzare e così via. Ogni decisione ha un impatto sul breve e sul lungo periodo, nonostante sembri all’apparenza insignificante. Forse c’è fin troppa carne al fuoco, ma se siete amanti dei giochi di ruolo profondi avete l’occasione di perdervi nelle gelide pianure del Colorado per decine di ore. I neofiti invece potrebbero storcere un po’ il naso davanti a tutti questi contenuti che rischiano di essere in qualche modo soverchianti.

Ottima invece la possibilità di giocare Wasteland 3 in cooperativa con un amico (o con un giocatore online). Il titolo di Brian Fargo offre questa sorta di modalità multigiocatore che permette a un amico di unirsi alla nostra storia e proseguire il cammino dei ranger insieme, un po’ come faceva Divinity: Original Sin. Una soluzione davvero interessante per ravvivare il genere.

Il comparto tecnico è buono, ma non ottimo. La parte grafica non fa certo urlare al miracolo, ma dopotutto stiamo parlando di un titolo con requisiti PC davvero modesti, nonché di un CRPG (un genere non certo famoso per il comparto grafico). Tuttavia le ambientazioni sono spesso evocative e i personaggi ben rappresentati. Certo, c’è qualche piccolo bug nei movimenti (specialmente del Kodiak) e nell’IA dei nemici, ma nulla di davvero devastante per l’esperienza di gioco.

Forse c’è fin troppa carne al fuoco

Lo stile artistico del gioco ricorda in tutto e per tutto i giochi post apocalittici che abbiamo imparato ad amare con gli anni. I nemici, ad esempio, hanno il solito aspetto che ricorda un ibrido fra un eschimese e i punk rincoglioniti di Ken il guerriero (il che, per chi vi scrive, è un bene). Anche il comparto sonoro può dire la sua: buono il lavoro dei doppiatori, ma personalmente trovo insopportabile avere (ancora) i protagonisti muti nel 2020. Se la serie Fallout ha imparato a doppiare l’eroe/eroina, possono farlo tutti. La colonna sonora è nuovamente curata dalle sapienti mani di Mark Morgan, reduce di Wasteland 2 e dei primi due episodi di Fallout.  Gli audiofili saranno felici di sapere che è coinvolta anche Mary Ramos, direttrice musicale dei film di Quentin Tarantino (!).

Grande assente invece la localizzazione italiana: Wasteland 3 è disponibile solo in lingua inglese, pertanto se non siete anglofoni avrete parecchia difficoltà nel seguire la trama dell’ultimo lavoro di Brian Fargo.

Conclusioni

Wasteland 3 è un gioco di ruolo immenso, complesso e sfaccettato che incorpora nella sua profonda narrazione un sistema di combattimento tipico dei giochi strategici. Quest’ultima caratteristica differenzia il lavoro di Brian Fargo da quello di molti altri suoi “concorrenti”, proponendo un prodotto “fresco” nonostante il genere CRPG sia vecchio di oramai 30 anni.

Il comparto grafico non è certo da ultimo grido ma fa il suo sporco lavoro, dipingendo un Colorado spietato, gelido e ostile. Agli amanti dei giochi di ruolo “old school”, Wasteland 3 offrirà un mondo nuovo mai veramente esplorato a dovere nelle ambientazioni post-apocalittiche, ricche attività principali e secondarie e una pletora di customizzazioni per personaggi, armi ed equipaggiamento. Insomma, vale il prezzo del biglietto. Difficile prevedere cosa succederà a questa IP ora che Microsoft ha acquisito inXile, ma nel frattempo possiamo goderci l’ultimo lavoro di Brian Fargo senza troppi pensieri.

Wasteland 3 è disponibile da GameStop Zing Italia in versione Xbox One e PS4.