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Trinity Fusion – Recensione

Trinity Fusion, un po’ come il nome lascia intendere, fonde al suo interno diversi generi. Il mix non dà certamente origine a qualcosa di completamente inedito, né in grado di settare nuovi standard, ma ha il grande merito di restituirci un prodotto godibile, intrigante, divertente e consigliato a chi cerca un nuovo roguelite bidimensionale con cui mettere alla prova la propria abilità con il pad.

Il contesto narrativo entro cui si sviluppa l’avventura non è particolarmente elaborato, ma funziona quanto basta per convincere l’utente a concedersi un tentativo in più per venire a capo della crisi che rischia di distruggere l’intero universo. In un futuro molto remoto, l’umanità è riuscita a creare dimensioni parallele da cui estrarre tutte le risorse necessarie di cui ha bisogno per continuare a prosperare. Uno strappo nel continuum spazio-temporale rischia però di annientare ogni piano esistenziale.

Nei panni di un’eroina in diretto contatto con le sue versioni alternative negli altri mondi, di cui potrà alternativamente prendere il controllo, avrà il compito di limitare i danni, facendo convergere nuovamente le dimensioni in quella originaria.

Premesse interessanti, per un intreccio che a ben vedere non prende mai il volo, schiacciato com’è tra linee di dialogo poco interessanti, conversazioni protese a giustificare nuove meccaniche ludiche, personaggi tutt’altro che carismatici.

Poco male, tuttavia, perché nonostante l’assenza di veri e propri colpi di scena, si resta comunque catturati in qualche modo fino ai titoli di coda. Inoltre, il focus di Trinity Fusion risiede interamente nel gameplay, ambito in cui il team di sviluppo si è speso efficacemente, al fine di creare un’avventura profonda e complessa, sebbene non del tutto priva di difetti.

Come suggerito, il gioco è un roguelite caratterizzato da un pizzico di backtracking in livelli 2.5D generati proceduralmente. Lo scopo non è solo quello di raggiungere il portale che conduce nella dimensione successiva, ma anche di potenziare la protagonista onde evitare di avere a che fare, troppo presto, con nemici chiaramente molto più forti e meglio equipaggiati di lei.

Quale che sia la versione dell’eroina di cui prenderete direttamente il controllo, move set e armi a disposizione sono assolutamente simili. Per lo più utilizzerete spade, asce, falci e altri strumenti offensivi a corto raggio. Se la barra relativa è sufficientemente piena, potrete anche lanciare attacchi dalla medio-lunga distanza affidandovi invece a bombe, bazooka, pistole. Tra le mosse disponibile, invece, non manca il doppio salto e la schivata, abilità imprescindibile per eludere le offensive nemiche.

Le statistiche che potete migliorare sono diverse, sebbene non ci sia modo di creare una build specifica

Sul fronte del level design, primo difetto che ci sentiamo di imputare al gioco, si poteva sicuramente fare di più e meglio. Il software che genera proceduralmente i livelli tende a ripetere strutture simili tra loro e a creare un’elevata incostanza in termini di difficoltà. Si tratta di una duplice problematica che accomuna molti roguelite, ne siamo consapevoli, ma in Trinity Fusion in certi casi si supera il limite. Alcune run sono durate tantissimo proprio perché i nemici scarseggiavano, mentre in altri casi siamo stati fatti fuori in un paio di minuti perché contrapposti immediatamente a gruppi ben organizzati di nemici armati fino ai denti.

Se sarete in grado di chiudere un occhio di fronte a queste problematiche, fortunatamente, scoprirete un titolo che globalmente funziona piuttosto bene. L’avatar si muove in modo fluidissimo e risponde prontamente a tutti gli input impartiti. Ciò si traduce in fasi platform, per quanto mai impegnative o propriamente sviluppate, piacevoli da affrontare. Anche in combattimento avrete sempre chiara la situazione e, con la dovuta esperienza, saprete quasi sempre tenere testa alle creature che dovrete affrontare.

In questo senso, purtroppo, va segnalato l’altro grande difetto di Trinity Fusion. Il bestiario è invero piuttosto contenuto e, soprattutto, ogni nemico è caratterizzato da pochi pattern offensivi. In breve, insomma, diventa piuttosto facile sconfiggere ogni presenza ostile conservando preziosi punti vita. Solo quando si è numericamente in pesante inferiorità numerica le cose diventano davvero difficili.

Come ogni roguelite che si rispetti, oltre a combattere e raggiungere il portale per il livello successivo, dovrete preoccuparvi di potenziare l’eroina. Sconfiggendo i nemici potrete ottenere armi più potenti. Scovando specifici terminali, invece, otterrete bonus attivi e passivi che aumenteranno la barra della salute, doneranno effetti agli attacchi, faranno esplodere i nemici sconfitti e così via. Se di armi ce ne sono davvero molte, le skill sbloccabili tendono a ripetersi già dopo qualche partita.

Trattandosi di un roguelite, ad ogni game over armi e abilità ottenute si azzereranno, ma ciò non significa che dovrete ricominciare completamente da zero. Sconfiggendo i nemici e aprendo le case che troverete sparse nei livelli, otterrete valuta che potrete poi spendere nell’hub per potenziare progressivamente l’eroina. Dalla barra di salute più generosa, alla facilità con cui effettuerete colpi critici, passando anche per l’efficacia delle armi, le statistiche che potete migliorare sono diverse, sebbene non ci sia modo di creare una build specifica che possa venire incontro ai vostri gusti o abilità. La personalizzazione del personaggio, insomma, è limitata, ma ciò non significa che non si tratti di una feature stuzzicante, che vi aiuterà, tentativo dopo tentativo, a spingervi un po’ vicini alla fine del gioco.

Concludiamo con una nota sul comparto grafico e sonoro. Esteticamente il gioco non lascia certo a bocca aperta, ma quanto meno sono apprezzabili le animazioni fluide, gli sfondi dettagliati e l’assenza di rallentamenti. La colonna sonora, dal canto suo, si fregia di pochi temi, che sembrano tra l’altro presi quasi si peso da Returnal, altro roguelite a tema sci-fi. Poche musiche, insomma, ma per quanto derivative sicuramente suggestive.

Conclusioni

Trinity Fusion non è certo un roguelite destinato a influenzare l’evoluzione del genere, né si impone come un’esperienza imprescindibile. Tuttavia, gli appassionati al genere, magari con la passione per la fantascienza, lo apprezzeranno di sicuro.

Avremmo gradito più differenze tra i personaggi controllabili e una maggior profondità nelle meccaniche di personalizzazione. Inoltre, il bestiario è sicuramente limitato e non sempre il level design si dimostra all’altezza.

Tuttavia, grazie al buon ritmo, all’ottimo sistema di controllo e alla sensibile progressione che si esperisce tra una run e l’altra, il divertimento non manca mai. Vista la relativa semplicità di molte parti, fatto salvo per alcune boss fight davvero complesse, e la presenza di livelli di difficoltà selezionabili, è un roguelite consigliato anche a chi intende iniziarsi al genere.