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05 Feb 2024

Suicide Squad: Kill the Justice League – Recensione

Ci sono due grossi problemi di fondo con Suicide Squad: Kill the Justice League. Il primo ha poco a che vedere con la produzione in sé, l’altro invece è intimamente connesso alla natura stessa del progetto di Warner Bros. Interactive Entertainment.

Da una parte abbiamo l’inevitabile, a tratti ingiusto eppure ugualmente sensato pregiudizio che ha accompagnato il gioco sin dal suo disvelamento. Dopo la splendida trilogia di Rocksteady Studios dedicata al Cavaliere Oscuro di Gotham era lecito aspettarsi un prodotto sulla stessa falsariga, che ne ricalcasse in qualche modo lo spirito, lo stile, per sommi capi il gameplay. Dopo i rumor relativi ad un nuovo gioco dedicato a Superman, dopo la speranza che si potesse vedere nuovamente in azione il caro Batman, l’annuncio di un’avventura con protagonista la Suicide Squad, con un feeling e meccaniche ludiche totalmente diverse da quanto visto in precedenza, non poteva che atterrire, impensierire, stizzire lo zoccolo duro dei fan. Perché stravolgere una formula che aveva dato risultati così buoni? Perché non procedere gradualmente con la creazione di un universo videoludico della DC, invece di tirare in ballo, in un colpo solo, Suicide Squad e Justice League?

I processi decisionali e manageriali che hanno portato ad una simile scelta resteranno ignoti ancora a lungo, ma indubbiamente il primo errore è stato compiuto proprio durante il concepimento stesso del progetto.

Ciò, da solo, non può tuttavia pregiudicare la qualità finale di una produzione. A livello personale si poteva preferire un nuovo capitolo di Batman, un titolo dedicato a Superman, ma non basta non gradire il genere prescelto e il manipolo di (anti)eroi coinvolti per pregiudicare quanto di buono possa eventualmente offrire un titolo.

Purtroppo, a mortificare Suicide Squad: Kill the Justice League, concorre la seconda problematica di cui sopra, intimamente connessa alla tipologia di esperienza che si è deciso di veicolare.

Sì, perché prima di scendere nei dettagli del gameplay, prima di analizzare più da vicino quanto divertimento sia in grado di elargire la fatica di Rocksteady Studios, c’è un fattore preliminare che va considerato capace, da solo, di influenzare pesantemente accoglienza e giudizio sul gioco. Suicide Squad: Kill the Justice League si basa, idealmente, su un ecosistema superato; propone idee di gameplay derivative; in termini di design tradisce una sconcertante arretratezza. Per dirla in altri termini: siamo di fronte ad un gioco già vecchio al day one.

I live service, una volta così ricercati e desiderati dai publisher di ogni angolo del globo, hanno raggiunto il punto di saturazione. Gli sparatutto in terza persona lamentano una vaga atrofizzazione delle meccaniche che li determinano. Gli open-world, dopo le esperienze di The Legend of Zelda: Breath of the Wild ed Elden Ring, devono offrire mappe realmente dense di punti d’interesse per risultare attraenti agli occhi dei più esperti.

Suicide Squad: Kill the Justice League, che è uno sparatutto in terza persona open-world con ambizioni da live service, insomma, si è messo nei guai praticamente da solo, costretto a competere in un terreno scivoloso, sdruccevole, occupato da concorrenti ingombranti.

Suicide Squad: Kill the Justice League trova un buon equilibrio tra le ambizioni da shooter looter e il desiderio di proporre un’avventura principale sufficientemente solida da intrigare anche gli amanti del single player

Sorprendente, viste le premesse, che la produzione di Warner Bros. Interactive Entertainment alla prova dei fatti si riveli persino un gioco in grado di divertire e con qualche momento particolarmente riuscito, sebbene tutt’altro che privo di difetti e limiti evidenti e mortificanti.

Prendiamo la trama per esempio. Brainiac ha sottomesso la Justice League e tramutato Metropolis nel suo parco giochi. Toccherà a Harley Queen, Capitan Boomerang, Deadshot e King Shark, mossi come burattini dalla risoluta Amanda Waller, riportare pace e tranquillità, anche a costo di uccidere Batman, Lanterna Verde, Flash e Superman. Un plot facilmente riassumibile che al suo interno cela luci ed ombre. I quattro membri della Suicide Squad svelano in fretta un’ottima caratterizzazione, nonché la capacità di esibirsi in dialoghi demenziali, volgari al punto giusto, taglienti. Il modello di riferimento, poco a sorpresa, è il film diretto da James Gunn, che pur senza chissà quali colpi di genio seppe regalare una dimensione specifica ai membri della Task Force X. Si ride di gusto, insomma, sebbene il livello di comicità espresso non sia particolarmente brillante, per usare un eufemismo.

Anche la regia digitale, in specifiche sequenze, si distingue per l’insospettabile efficacia con cui riprende scene d’azione e altre più dichiaratamente scanzonate. Il termine di paragone, in questo caso, sono i lungometraggi de I Guardiani della Galassia, soprattutto in quelle scene in cui musica, esplosioni e risse si concatenano tra loro.

La trama di Suicide Squad: Kill the Justice League, che potete acquistare ovviamente sullo shop online di GameStop, non va insomma presa troppo sul serio. Ne sono una controprova i modi con cui i protagonisti riescono ad avere la meglio sui ben più potenti e abili membri della Justice League. Soprattutto i più esperti di fumetti, legati al canone della DC troveranno blasfeme certe soluzioni proposte. Se siete fan intransigenti, insomma, a più riprese inorridirete di fronte ad alcune scelte narrative. Al contrario, se saprete e vorrete ascrivere l’esperienza all’interno di un universo a sé stante, dimenticando completamente lo stile apprezzato nei vecchi Batman Arkham, vi godrete una sceneggiatura demenziale e scanzonata al punto giusto.

Bisogna scendere a compromessi anche sul fronte del gameplay, sebbene la faccenda diventi ulteriormente controversa. Come detto poco sopra, siamo di fronte ad un titolo invecchiato, che ha superato abbondantemente la data di release inizialmente prevista, vuoi per problemi interni allo studio, vuoi per le avversità riscontrare a causa della pandemia del 2020.

Suicide Squad: Kill the Justice League, a dire il vero, trova un buon equilibrio tra le ambizioni da shooter looter e il desiderio di proporre un’avventura principale sufficientemente solida e concreta da intrigare anche gli amanti del single player.

Nel tentativo di salvare Metropolis potrete controllare qualsiasi membro della Task Force X. Per quanto i personaggi si differenzino per abilità e gittata dei loro attacchi, tutti godono delle stesse abilità e capacità. King Shark può muoversi tra le voragini e i palazzi della città grazie ai suoi salti sovrumani. Harley Queen utilizza il rampino preso in prestito da Batman. Capitan Boomerang sfrutta la velocità della luce per raggiungere il suo fidato boomerang una volta lanciato in aria. Deadshot fa affidamento ad un comodo jetpack. Alcuni sono più facili da muovere nello scenario tridimensionale rispetto ad altri, ma quanto ad abilità atletiche, tutti sono in grado di arrampicarsi, sorvolare zone, scattare a velocità sovrumane.

Anche l’equipaggiamento è simile per tutti. Naturalmente King Shark è più indicato per gli attacchi corpo a corpo e offre un buon fuoco di copertura; Deadshot invece è specializzato nelle uccisioni dalla distanza e così via. Sebbene in certe missioni uno di loro possa avere vita più facile, in generale sceglierete di usare un membro della Suicide Squad al posto di un altro più per vostra preferenza personale, che per precise scelte strategiche o legate a build e progressione dell’avatar.

A questo proposito, come dicevamo, il gioco trova un buon equilibrio tra l’inevitabile ripetizione di missioni e scontri a fuoco e la generosa distribuzione di equipaggiamento. Le armi, ovviamente divise in grado di rarità, incidono sull’efficacia degli antieroi, ma non è un fattore così determinante come visto in altri congeneri, almeno fino a quando non si raggiunge l’endgame.

Sul fronte grafico si è lavorato maggiormente sull’ottimizzazione, che non sull’impatto estetico

Non solo, ma anche i bonus e le abilità attivabili tramite lo skill tree non impattano quanto sperato sulla progressione e sullo sviluppo del personaggio. I miglioramenti ci sono, non c’è dubbio, ma difficilmente incidono, ampliano, modificano lo stile di lotta del giocatore, che si affiderà alle stesse tattiche dall’inizio, sino alla sconfitta del temuto Brainiac.

Ciò ha un duplice effetto: rende il gioco più immediato e godibile anche ponendo una minor enfasi sull’aspetto gestionale, al contempo però ne appiattisce la progressione sul lungo periodo.

Questa scelta di design mal si amalgama alla totale assenza di varietà nelle missioni proposte. Già dopo un paio di orette di gioco, ci si ritrova a fare sostanzialmente sempre le stesse cose e solo qualche battaglia contro i boss riesce a ridonare un minimo di brio all’avventura.

Fortunatamente, la creatura di Rocksteady Studios non cede alla noia, solo in virtù dell’ottimo combat system e del gunplay confezionato per l’occasione. I comandi, a ben vedere, sono molti, causando persino un iniziale disorientamento, soprattutto nei meno avvezzi al genere.

Arrampicarsi tra i palazzi, sparare ai nemici in lontananza, utilizzare il contrattacco, schivare, colpire da distanza ravvicinata, ferire i nemici agli arti inferiori per recuperare lo scudo, affidarsi alla finisher per apportare ingenti danni ad area, sulle prime si rischia di restare soverchiati di fronte ad una tale ricchezza di input possibili.

Eppure, quando si prende dimestichezza con il tutto, si dà vita a scontri quantomai movimentati, spettacolari, adrenalinici. Per tracciare un altro paragone, basterebbe citare il fin troppo sottovalutato Sunset Overdrive, anch’esso proteso a proporre scontri meravigliosamente dinamici e caratterizzati da una costante verticalità. Metropolis, in questo senso, per quanto città priva di vita e di luoghi d’interesse di un certo peso, offre sufficienti ostacoli, dislivelli e anfratti per spingere l’utente a lotte furiose e dove è possibile sfruttare tatticamente le asperità dello scenario.

Più che per la sua anima da shooter looter, insomma, finirete per apprezzare Suicide Squad: Kill the Justice League per la sua essenza da action nudo e crudo.

Naturalmente, con i giusti amici, la produzione guadagna molti punti. Dopo i problemi riscontrati nei primissimi giorni di vita, il netcode anche in cross-play funziona a meraviglia, senza incertezze, lag, disconnessioni. Da questo punto di vista non ci si può proprio lamentare e svuotare Metropolis dalla presenza aliena diventa un passatempo che amerete condividere con qualche vostro amico, anch’esso pronto ad andare oltre gli evidenti limiti di un gioco sul lungo periodo a corto di fiato sul fronte di progressione e varietà.

Un ultimo appunto lo merita il comparto grafico e sonoro. Esteticamente Suicide Squad: Kill the Justice League non sorprende per nulla. Modelli poligonali, texture, effettistica non palesa il passaggio ad hardware più performanti rispetto a quelli di una generazione fa. Tuttavia, il frame-rate è quasi sempre fisso sui 60fps, inoltre i tempi di caricamento sono assolutamente in linea con le aspettative. Si è lavorato maggiormente sull’ottimizzazione, insomma, che non sull’impatto estetico.

Quasi privo di macchie il sonoro. Le tracce sono tutte ispiratissime, gli effetti ben campionati. Il doppiaggio originale brilla di luce propria, meno quello in italiano. La nuova voce di Batman non regge il confronto con l’ottimo lavoro svolto, ai suoi tempi, da Marco Balzarotti. Anche la voce fin troppo altisonante di Deadshot a volte stona un po’ con il contesto. Ottime le performance del resto del cast.

Conclusioni

Suicide Squad: Kill the Justice League non è un disastro, ma di certo si discosta, e di molto, dalle precedenti produzioni targate Rocksteady Studios.

Pur accettando il cambio di genere e dei toni dell’avventura, siamo di fronte ad un prodotto non del tutto convincente. La trama e globalmente ben scritta, i personaggi sono ottimamente caratterizzati, ma si affida ad una comicità a tratti banale e propone soluzioni che faranno inorridire i fan più intransigenti della DC.

Il gameplay, dal canto suo, soffre di un progressivo appiattimento. Le missioni mancano di varietà, l’open-world non propone chissà quali luoghi d’interesse, la gestione del personaggio è confusionaria e non permette la creazione di build specifiche. Di contro, gli scontri a fuoco e lo spostamento da una location all’altra regala soddisfazioni e divertimento a palate, soprattutto in compagnia degli amici giusti.

Suicide Squad: Kill the Justice League è un videogioco consigliato a chi cerca un’esperienza da non prendere troppo sul serio, completabile nell’arco di una quindicina di ore. Se cercate uno shooter looter all’altezza di The Division, se cercavate qualcosa che permettesse di personalizzare a tutto tondo il proprio personaggio, resterete estremamente delusi.

Da Rocksteady Studios ci aspettavamo di più, certo, ma Suicide Squad: Kill the Justice League non è il disastro che temevamo potesse essere.

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