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28 Nov 2018

Ride 3 – Recensione

Con il Ride originale, Milestone tentò di emanciparsi definitivamente agli occhi del mondo dimostrando di saperci fare sul serio, di poter operare con efficacia anche in assenza di licenze ufficiali, di aver coraggio ed ambizioni sufficienti da concepire, sviluppare ed offrire un’esperienza a suo modo originale, unica, indirizzata ad un ben specifico bacino d’utenza. Come sappiamo, il risultato finale non deluse affatto, pur palesando diverse criticità, problematiche congenite, limiti connaturati a quasi tutte le produzioni della software house milanese.

Se la cavò meglio il sequel, non fosse altro che offriva un quantitativo di moto e circuiti esorbitante, una mole di contenuti che in parte metteva una pezza su un motore grafico evidentemente in là con gli anni e irrimediabilmente superato.

Almeno sulla carta, Milestone avrebbe finalmente dovuto trovare la quadra grazie a Ride 3, figlio di un know-how maturato in più di vent’anni d’esperienza del team, di un sistema di guida che, anche per forza di cose, non conosce rivali, e di un comparto estetico completamente rinnovato, realizzato sfruttando l’Unreal Engine.

Contenuti, gameplay, grafica, un terzetto di qualità che proietterebbero qualsiasi gioco nell’Olimpo dei titoli da possedere a tutti i costi, soprattutto se si è fan di uno specifico genere, una formula magica che, purtroppo, non si adatta completamente a Ride 3.

Ride 3 screenshot

Sì, perché pur essendoci ogni elemento fondamentale per regalare ai fan una simulazione di guida coinvolgente, divertente e soprattutto impegnativa al punto giusto, ancora una volta Milestone fallisce nel proporci una sovrastruttura degna di questo nome, una progressione che ci incentivi ad acquistare ogni bolide presente nel gioco, a potenziarlo il più possibile, a primeggiare in solitaria e, soprattutto, online.

Il primo impatto, su questo non c’è alcun dubbio, è quanto mai positivo. Soprattutto in certe location, come la pista ambientata a Tenerife o quella che costeggia il Lago di Garda, si resta piacevolmente colpiti dal panorama. Modellazione poligonale, texture e soprattutto effetti luce, di giorno, di notte, ma anche sotto una pioggia incessante, fanno sì che, per la prima volta nella saga, anche l’occhio abbia la sua parte. Un frame rate quasi sempre granitico ed una perfetta riproduzione delle tante moto a disposizione, inoltre, completano un comparto che non soddisfa totalmente solo per la riproduzione raffazzonata di certe animazioni dei piloti impegnati nella gara.

Nulla da ridire, ancora una volta, sull’ormai classico e rodato sistema di guida

Passi avanti anche per quanto concerne il motore fisico, più a suo agio nel gestire i contatti,  ma ancora un po’ in imbarazzo con i ragdoll dei piloti disarcionati dai propri bolidi.

Nulla da ridire, ancora una volta, sull’ormai classico e rodato sistema di guida, una garanzia, sotto questo profilo, di cui possiamo nuovamente godere anche in Ride 3. Rispetto al diretto prequel torna a farsi sentire la spiccata tendenza al realismo, una propensione ovviamente mitigata dai numerosi aiuti alla guida che si possono attivare all’inizio di ogni gara. Tra controllo di trazione, cambio automatico e traiettoria interattiva che segnala direttamente sulla pista quanto e quando frenare, il gameplay del gioco tende ad essere assolutamente accondiscendente verso i neofiti, che potranno apprendere le basi, o semplicemente amalgamare la propria esperienza più marcatamente arcade, semplicemente giocando con le varie opzioni messe a disposizione dagli sviluppatori.

A mano a mano che gli aiuti vengono disattivati, più che gli avversari, guidati da un’I.A. mai troppo brillante, il vero avversario da battere diventa la fisica, quando non la stessa moto che si sta guidando, un autentico cavallo imbizzarrito da domare a tutti i costi, soprattutto quando la cilindrata si fa importante e la potenza scaricata a terra rischia di mandare a gambe all’aria il proprio avatar ogni volta che si apre il gas.

Diventa fondamentale imparare a dosare l’accelerazione; assecondare il comportamento del proprio mezzo, diverso e specifico per ogni tipologia di moto; capire quando si sta raggiungendo il limite.

A questo proposito, oltre alle animazioni dell’avatar, a dare una bella mano ci pensa l’esemplare gestione della vibrazione del controller, feature tutt’altro che secondaria per monitorare l’aderenza della moto sull’asfalto, soprattutto in curva, soprattutto in condizioni climatiche non ottimali.

Ride 3 screenshot

Purtroppo, una volta lontani dalla pista, vengono a galla tutti i limiti strutturali di Ride 3. 230 moto sono tantissime, considerano che è possibile sia creare la livrea dei propri sogni grazie ad un editor sufficientemente potente, sia potenziarle progressivamente acquistando nuovi pezzi con i soldi guadagnati nelle varie competizioni. Anche le piste messe a disposizione non sono affatto poche, circa trenta, tutte ben riprodotte, nei casi di circuiti realmente esistenti come Imola o Magny Cours, caratterizzate da un ottimo track design, quando gli sviluppatori hanno dato sfogo alla loro fantasia.

Ad indispettire è la cronica mancanza di modalità alternative valide e una carriera che non offre altro, al di là di una sequela di eventi da completare, in sequenza, senza una reale progressione a stimolare l’utente. Anche online le cose non vanno molto meglio, visto che potrete unicamente prendere parte ad una serie di corse, con l’obiettivo di accumulare più punti degli avversari entro la fine del torneo.

Ad indispettire è la cronica mancanza di modalità alternative

Smaltita la sbornia iniziale, causata dall’estasi per un comparto grafico finalmente all’altezza, dal solito sistema di guida malleabile e soddisfacente, e dall’altissimo numero di bolidi a disposizione, si resta totalmente interdetti nel constatare che il difetto più grande dei due capitoli precedenti si ripresenti immutato anche questa volta, rovinando, e non poco, un’esperienza che finisce con l’avere il fiato corto, accattivante solo per coloro che vorranno correre tanto a lungo da potersi permettere di acquistare ogni singolo bolide del gioco.

Conclusioni

Ride 3 è un’ottima simulazione di guida, ma un videogioco che purtroppo lascia a desiderare. Nonostante un’I.A. ancora deficitaria e un motore fisico a volte zoppicante, finché si è alla guida della propria moto tutto fila liscio come l’olio. Giocando con le varie opzioni, chiunque potrà plasmare la propria esperienza, assecondando o meno il tendenziale realismo incentivato dagli sviluppatori.

Purtroppo, tutto ciò che ruota attorno alle competizioni vere e proprie, palesa una povertà di contenuti che inizia a farsi congenita. Manca una reale progressione nella carriera; non ci sono modalità alternative oltre alla gara veloce, la prova a tempo e la sfida giornaliera; i tempi di caricamento continuano ad essere lunghissimi e frequenti.

Ride 3, in definitiva, non rappresenta chissà quale evoluzione per il brand. È un eccellente simulatore, ma è il solito Ride di sempre, con tutti i suoi pregi e gli innegabili difetti.