Mortal Shell – Recensione

Acquista Ora

Erede o clone di Dark Souls? Il passo falso è sempre dietro l'angolo

Mortal Shell
Mortal Shell – Recensione

Mortal Shell è uno spietato e profondo action RPG che mette alla prova la sanità mentale e la tenacia in un mondo in frantumi. Mentre i resti dell'umanità appassiscono e marciscono, nemici infervorati si annidano tra le rovine. Non hanno alcuna pietà: per la sopravvivenza sono necessarie una consapevolezza, una precisione e un istinto superiori.

Data di Uscita:Genere:PEGI:Sviluppatore:Editore:

Se Amnesia ha predisposto il futuro degli horror in prima persona, tanto da saturare il mercato con cloni più o meno validi (ultimo di questi Maid of Sker), lo stesso si può dire per Dark Souls in merito al sottogenere da lui stesso creato – appunto, i soulslike. Abbiamo perso il conto di quanti se ne siano susseguiti negli anni, cercando di evolvere la formula di From Software ma finendo il più delle volte a replicarla in maniera blanda e davvero poco incisiva. Con il tempo ci siamo accorti che il problema di questi emuli non risiede tanto nel sistema di combattimento o nell’ambientazione, che peraltro spesso godono di guizzi interessanti, bensì nella volontà di seguire fin troppo da vicino i passi di Miyazaki per quanto riguarda il lore, finendo per creare un pasticcio ingarbugliato senza un vero senso; ben lontano, insomma, dalla visione che caratterizza il padre dei soulslike.

In questa categoria rientra Mortal Shell, titolo d’esordio dello studio indipendente Cold Symmetry, che forse più degli altri insegue Dark Souls sotto certi aspetti e intraprende invece un strada propria, molto promettente, per altri. Sfortunatamente, quelle stesse premesse che lo rendevano ricco di potenziale finiscono con l’essere più trascurate del previsto a favore di una trama sfilacciata e di un level design artisticamente ispirato in alcune sezioni ma molto confusionario per quanto riguarda il level design in sé.

Nel complesso è un’avventura più compatta e contenuta del gigante al quale guarda e proprio per questo, forse, avrebbe potuto spendersi di più nel curare il mondo di gioco – di stampo fantasy medievale – e renderlo più concreto. Stesso discorso per la trama. Il suo maggior difetto risiede proprio nel cercare la messa in scena che gioca su una serie di non detti e sull’esplorazione, tuttavia questa stessa esplorazione non viene incentivata a dovere e spesso ci si ritrova a vagare senza una vera meta, spinti dalla speranza di essere ricompensati solo per finire nell’ennesimo angolo cieco.

Tutto quello che sappiamo in merito a noi e alla nostra missione è che siamo conosciuti come Foundling, un’entità umanoide indefinita e debole se lasciata a se stessa ma in grado di occupare le spoglie di guerrieri caduti, e dobbiamo recuperare le Ghiandole Sacre nascoste in diversi santuari, affrontando orrori e pericoli mortali lungo il cammino. A sostenerci e darci conforto ci sarà Sorella Genessa, che farà le veci dei ben noti falò permettendoci di migliorare il Mortal Shell che stiamo possedendo insegnandogli nuove abilità – ovviamente al giusto prezzo in Tar (il corrispettivo delle anime) e Visioni.

Mortal Shell, a differenza di Dark Souls, è un gioco che punta molto più sulla componente action che ruolistica. Lo dimostra il fatto che gli involucri a nostra disposizione sono in sostanza delle build preimpostate dagli sviluppatori, migliorabili attraverso una serie di potenziamenti unici. Identico discorso per quanto riguarda le armi: così come dovete dimenticarvi di livelli, statistiche e personalizzazione del personaggio in termini estetici, lo stesso dovete fare con l’equipaggiamento. Esiste un numero fisso di armi corpo a corpo da trovare, guadagnare e migliorare con oggetti che troveremo sparsi lungo il mondo di gioco e solo con quelli dovremo farci strada da Fallgrim (l’hub di gioco) fino alle più oscure profondità per recuperare quanto ci è stato chiesto.

Mortal Shell tende a seguire troppo da vicino le orme di Dark Souls

L’idea di per sé è buona, soprattutto per il fatto di allontanare il gioco dal classico stampo RPG per virare più su un approccio alla Sekiro: Shadows Die Twice. Lo stesso sistema di combattimento, pur essendo un ibrido tra le due tipologie, fa molta leva sul parry e sullo sfruttare il conseguente punto debole del nemico per mettere a segno un attacco speciale in grado di portare diversi vantaggi, sia offensivi sia difensivi.

Per mezzo del Sigillo Ossidato, potenziato a mano a mano dalle Ghiandole Sacre, potremo infatti consumare Determinazione e girare a nostro vantaggio persino le situazioni più critiche, facendo esplodere i nemici o rallentando il tempo abbastanza da infliggere più danni. Le combinazioni non sono molte, considerata anche la brevità del gioco in sé, ma funzionano e rendono una battaglia un po’ più diversificata del solito, grazie anche all’inedita meccanica della pietrificazione che prende il posto della parata classica consentendo di assorbire i danni derivanti da qualunque tipo di offensiva.

A fare da paletto c’è tuttavia un ritmo molto compassato soprattutto per quanto riguarda le boss fight, che fatta eccezione per una non riescono a dimostrarsi particolarmente ispirate: la strategia risulta essere sempre la stessa, una sorta di piccola guerra di logoramento in cui si schivano o intercettano i prevedibili pattern del nemico e si approfitta dell’apertura per mettere a segno un colpo o due prima di ritirarsi e ripetere. Manca, insomma, quel guizzo capace di rendere questi scontri qualcosa che valga la pena di essere ricordato o per cui sentirsi soddisfatti una volta emersi vincitori.

Il problema maggiore tuttavia, come accennato in apertura della recensione, risiede nel level design e nel lore. Per quanto riguarda il primo, evitando di fare troppi spoiler possiamo dirvi che il problema non è nella quantità ristretta di aree esplorabili (stiamo comunque parlando di un indie) ma proprio del modo in cui sono state pensate. Nel tentativo probabilmente di emulare quel senso di smarrimento, sì, al quale però seguono la scoperta e la meraviglia tipici dei titoli From ci troviamo di fronte a delle zone inutilmente ingarbugliate, prive di un punto grazie a cui orientarsi e con deviazioni che spesso non portano a niente, lasciandoci con l’amaro in bocca.

Mortal Shell ha dei guizzi interessanti che tuttavia non sfrutta a dovere

Il fatto di doverle ripercorrere a ritroso dopo aver ottenuto la Ghiandola Sacra, in una versione oscura e corrotta rispetto all’andata non favorisce la questione, perché in un caso specifico la morfologia stessa dell’area cambia rendendola più complicata di quanto non fosse all’andata. Per compensare, in un certo senso, il vuoto di queste ambientazioni gli sviluppatori hanno voluto inserirci una quantità di nemici spesso spropositata e buona per aumentare una frustrazione crescente.

In tutto questo gioca un ruolo fondamentale il lore, costruito pezzo dopo pezzo in base alle scoperte che facciamo e quanto ci dedichiamo all’esplorazione (il NG+ contiene informazioni non presenti durante la prima partita) ma persino così ne esce un quadro piuttosto confuso della situazione, che vira tra il mistico e il religioso senza riuscire a essere davvero chiaro. Non è affatto semplice creare una narrazione complessa eppure perfettamente incastrata nelle sue singole parti come in Dark Souls e il costante tentativo di emulare questo modello non porta mai ai risultati sperati: affidarsi a una trama più chiara, che si svolge entro confini ben definiti, avrebbe potuto essere la scelta migliore anche in virtù della natura più contenuta di Mortal Shell.

Insomma, ancora una volta siamo di fronte a un gioco costruito su alti e bassi, che non riesce a seguire fino in fondo le buone idee mostrate (gli involucri e il sistema di combattimento su tutto) preferendo inseguire una chimera della quale in tutto questo tempo nessuno è mai riuscito a cogliere l’essenza. A questo bisogna sommare i soliti problemi di telecamera che affliggono giochi di questo genere, assieme a degli sporadici bug che annullano l’input di alcuni pulsanti portandosi a una veloce e dolorosa dipartita.

Conclusioni

Mortal Shell è un gioco più compatto e contenuto rispetto ai titoli From Software da cui si ispira. Il sistema di combattimento e la meccanica degli Shell sono aspetti che avrebbero potuto differenziarlo davvero rispetto ai Souls, ma l’insistenza a volerne imitare i passi in termini di level design e lore, mancando però quel guizzo che rende tali le opere di Miyazaki, fa di questo un gioco riuscito solo in parte.

Si perde troppo nel seguire chi l’ha preceduto e ha dato i dettami del genere, scordandosi quella strada che aveva iniziato a tracciare e si mostrava promettente: più si procede e più sembra esserci un impoverimento sul fronte del level design e gli stessi boss risultano poco incisivi tanto nella forma quanto nella sostanza. Rapportata al prezzo, l’esperienza si attesta sulle quindici ore ed è onesta, ciononostante resta la sensazione di un’occasione non colta appieno.

Mortal Shell è disponibile dal 18 agosto su PS4, Xbox One e PC e sarà disponibile a breve anche in edizione fisica.

Good

  • I Mortal Shell e il loro sviluppo
  • Sistema di combattimento con guizzi interessanti

Bad

  • Il lore è troppo ingarbugliato
  • Boss fight quasi tutte molto sottotono
  • Level design poco ispirato e confusionario
6.8

Discreto

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

Lost Password