Ghost Giant immagine in evidenza

Ghost Giant – Recensione

Dopo il più che discreto Fe, avventura pubblicata da Electronic Arts più di un anno fa, Zoink Games torna sotto i riflettori con un titolo per PlayStation VR dalle premesse intriganti, ludicamente solido, artisticamente ispiratissimo. Ghost Giant è il classico titolo trasversale, capace di sussurrare innumerevoli suggestioni all’utente di turno, a discapito della sua età e dell’esperienza accumulata con i videogiochi.

Indossato il PlayStation VR e imbracciati i due Move, add-on imprescindibili per avviare il software, vi ritroverete nei possenti ed ectoplasmatici panni di un gigante, entità invisibile agli occhi di chiunque, meno che a quelli del giovane Louis, gatto antropomorfo vero protagonista dell’avventura.

Il nostro, a dire la verità, non se la sta passando molto bene. Nonostante i colori accesi e le rotondità che caratterizzano ogni scenario, Ghost Giant affronta tematiche piuttosto mature, profonde, di carattere esistenziale. La madre, difatti, vive giornalmente la sua personalissima battaglia contro la depressione, un male che negli ultimi tempi sta avendo la meglio, lasciando la gestione della loro proprietà terriera al figlio.

Ghost Giant screenshot

Pur con tutta la sua buona volontà e determinazione, Louis non se la sta cavando benissimo. I debiti si accumulano e persino il suo migliore amico, ignaro del dramma che sta vivendo, gli ha voltato la faccia.

Zoink Games, questo uno dei più grandi pregi della produzione, è riuscita a veicolare tutte queste informazioni con un linguaggio semplice, leggero, misuratissimo. Esattamente come nei migliori film Disney, la tragedia viene vissuta con maggior ansia dai più grandi, lasciando che i bambini comprendano la gravità della situazione, senza per questo rimanerne impressionati.

Nei panni di un gigante fantasma sarà vostro compito aiutare Louis nelle sue faccende

Del resto, Ghost Giant è pur sempre una brillante avventura, divertentissima e puntualmente ravvivata da geniali enigmi da risolvere aguzzando la vista e tentando soluzioni tutt’altro che scontate.

Nei panni del gigante di cui sopra, sarà vostro compito aiutare Louis nelle sue faccende, sradicando erbacce, spianandogli la strada, trovando oggetti e manovrando meccanismi. Il sistema di controllo si affida ovviamente all’intuitività offerta dai Move, controller che permettono di afferrare, toccare e interagire con vari elementi dello scenario. In certi casi, per esempio, si tratterà di ritrovare gli ingranaggi che permettono il funzionamento di una gru. In altri di lanciare una palla contro un generatore. Altri ancora di dipingere un quadro, cercando i colori in giro per l’ambientazione.

Grazie alle meraviglie della realtà virtuale, pur restando sempre fermi sul posto, muovendo la testa e cambiando il punto di vista, si possono scorgere dettagli altrimenti celati, sbirciare cosa accade dentro le case, seguire con lo sguardo gli spostamenti del piccolo Louis.

Ghost Giant screenshot

Nulla che non si sia già visto altrove, a dire la verità, ma in questo caso sono i dettagli a fare la differenza. Sì, perché oltre ad un gameplay che si fregia di soluzioni ludiche originali e in certi casi geniali, oltre ad una trama sfaccettata, toccante e profondissima, c’è anche una direzione artistica di prim’ordine. Le fonti d’ispirazione per l’art design sono senza alcun’ombra di dubbio Animal Crossing, Tearaway e Puppeteer. Città, porticcioli, campagne e boschi rigogliosi, tutte ambientazioni che esplorerete nel corso dell’avventura, sembrano deliziosi diorami, pagine di un complesso libro pop-up. Anche la colonna sonora è un piccolo miracolo, composta di numerosi motivi arrangiati da piano e violini, strepitosi nell’accompagnare degnamente l’azione e a sottolineare con maestria i momenti più toccanti.

Conclusioni

Ghost Giant è un’avventura sfaccettata, brillante, divertentissima. Tocca temi molto profondi, li affronta con strepitosa grazia e, soprattutto, non dimentica di accompagnare il tutto con un gameplay sulla carta basilare, eppure sorretto da enigmi ben confezionati.

Anche sotto il profilo estetico, Zoink Games ha lavorato straordinariamente, dando vita ad un art design coloratissimo e ispirato, componendo una soundtrack ben arrangiata.

L’unico vero difetto di questo gioco consiste nella rapidità con cui si giunge ai titoli di coda. Quattro ore sono più che sufficienti, nonostante l’alto numero di collezionabili sparsi per le ambientazioni garantiscano un minimo di longevità extra. Senza mezzi termini, siamo di fronte all’ennesimo capolavoro per PlayStation VR, ulteriore esperienza in grado di dimostrare efficacia e valore della realtà virtuale.