God Eater 3 – Recensione

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È tempo di spezzare le catene

God Eater 3 – Recensione
God Eater 3 – Recensione

Unitevi agli altri GOD EATER per abbattere i nuovi Aragami che stanno facendo a pezzi luoghi ovunque nel mondo. Ma questa non sarà l’unica missione: qualcosa infatti sta accadendo ai GOD EATER e la linea tra luce e oscurità non è mai stata più sottile…

Data di Uscita:Genere:Sviluppatore:Editore:Versione Testata:

Le “Oracle Cell” si avventarono sul pianeta Terra improvvisamente, pronte a cibarsi di qualsiasi forma di vita. Abilissime nell’adattarsi e mosse da un appetito insaziabile, queste creature sconosciute terrorizzarono gli umani, che le chiamarono “Aragami”. Incapaci di difendersi dalla minaccia furono travolti, la civiltà crollò e l’intera specie finì sul baratro dell’estinzione. La sola speranza erano le armi viventi dette “God Arc”, realizzate con Oracle Cell, e i “GOD EATER” che le brandivano in una guerra disperata, attraverso un mondo devastato da dei impazziti… 

Queste poche parole riassumono in breve la calamità abbattutasi sulla Terra e fulcro delle vicende di ogni capitolo della saga di GOD EATER, l’action-RPG di Bandai Namco che corre su una strada parallela – ma più apocalittica – di Monster Hunter: come i Cacciatori della serie di successo Capcom, anche in questi giochi siamo esseri umani chiamati a inseguire e sconfiggere le misteriose quanto voraci creature generatesi apparentemente dal nulla, ma non siamo proprio persone qualunque. GOD EATER è il nostro appellativo e siamo infusi di quelle stesse Oracle Cell che stanno distruggendo il pianeta – eroi, per qualcuno, mostri abominevoli per molti altri. Siamo i soli a poter impugnare le cosiddette God Arc, le uniche armi in grado di contrastare gli Aragami realizzate utilizzando ancora una volta le Oracle Cell, e non abbiamo altro compito che debellare l’interminabile minaccia di queste folli divinità.

In quanto unici difensori della razza umana, i GOD EATER sono sempre stati dipinti come figure positive alle quali affidare le speranze, ma con GOD EATER 3 la musica cambia – mettendoci nei panni di un prigioniero (oppure una prigioniera) che assieme ai suoi compagni viene trattato alla stregua di un segugio, un oggetto utile al suo scopo e da scartare quando non è più valido.

GOD EATER 3 punta espressamente al pubblico nordamericano ed europeo concentrandosi sul gioco per console fisse: è infatti il primo titolo della serie che non vedrà la luce sulle console portatili Sony, sebbene non si possa dire di sentirne poi la mancanza considerato lo scarso successo di PS Vita al di fuori del Giappone.

Se il successo di Monster Hunter World è di qualche indicazione, dimostra come i giocatori si divertano a collaborare con amici e sconosciuti per dare la caccia a mostri giganti, indipendentemente dal fatto che siano in movimento o “chiusi” entro confini predefiniti. Questo non significa successo immediato, soprattutto quando si far uscire questa formula fuori dai suoi confini, ma GOD EATER 3 compie qualche sforzo per portare la serie a un maggiore riconoscimento anche in Occidente.

Nel corso della nostra avventura, per svincolarci dal ruolo di semplici strumenti e riscattare quell’umanità che ci appartiene, abbiamo avuto la dimostrazione del grande sforzo compiuto da Marvelous e Bandai Namco nella realizzazione di questo terzo capitolo. Rispetto ai titoli del passato sviluppati da Slant (attualmente al lavoro su Code Vein) GOD EATER 3 beneficia enormemente dell’approccio incentrato sulla console, presentando un comparto grafico complessivamente superiore.

I modelli di personaggi sono curati e le animazioni si sono dimostrate fluide in tutto il corso del gioco, credibili nonostante la natura “anime” ne limiti in qualche modo l’espressività e il realismo. Volendo cercare il proverbiale pelo nell’uovo, abbiamo un po’ storto il naso di fronte al problema di clipping per quanto concerne le capigliature dei personaggi, ma a compensare, i bordi sono più smussati – in particolare attorno alle dita e in generale lungo il corpo – e la saturazione è migliorata.

GOD EATER 3 beneficia enormemente dell’approccio incentrato sulla console

Come abbiamo accennato, la situazione in GOD EATER 3 si è fatta ancora più difficile. Negli anni trascorsi dal capitolo precedente, dove già l’umanità stava fortemente rischiando l’estinzione, quasi tutte le infrastrutture hanno ceduto sotto il peso di un’epidemia che trasforma qualunque cosa in cenere. Questo ha inoltre portato alla creazione di Aragami più resistenti e pericolosi, per cui si è reso necessario lo sviluppo di nuovi GOD EATER “adattabili” (GEA), in grado di usare God Arc più forti.

Assieme al combattimento standard hack-and-slash, GOD EATER 3 permette ai giocatori di divorare i propri nemici trasformando momentaneamente la propria God Arc: una volta avuto un assaggio della preda si attiverà un indicatore che potrà raggiungere al massimo il livello 3 e si consumerà nel tempo, permettendo però nel mentre di sfruttare alcune mosse speciali per infliggere più danno. Si può inoltre creare una connessione uno-a-uno con i vostri compagni di squadra, andando così a sbloccare una potenzialità latente in grado – a seconda della tipologia scelta – di riequilibrare l’andamento della battaglia. Ad aggiungere quel tocco in più agli scontri sono da un lato l’implementazione di un massiccio contrattacco che, grazie alla possibilità di essere combinato in diversi modi alla seconda della necessità, può arrecare gravissimi danni al vostro bersaglio; dall’altro invece la presenza del cosiddetto “grilletto acceleratore” che, soddisfatti determinati requisiti sul campo, si attiverà potenziando temporaneamente il vostro GOD EATER. Senza dubbio siamo di fronte a un gameplay ricco, eppure non possiamo dirlo altrettanto stratificato.

Il gameplay action di GOD EATER 3 accusa infatti molto più dei suoi predecessori il peso di una categoria che ormai ha fatto molti passi in avanti. Naturalmente siamo di fronte a un gioco che segue la continuità della serie senza pensare di stravolgerla, e gli appassionati troveranno ciò che cercano, ma il sistema di combattimento non riesce ugualmente a evolversi in qualcosa di più, in un sistema capace di offrire una lotta senza esclusione di colpi e al contempo fluida, non spezzata da una serie di implementazioni che per quanto piacevoli in qualche modo rallenta il tutto – complice anche un sistema di combo che non porta alcuna innovazione. La Modalità Burst torna in edizione migliorata e volta alla spettacolarità, assieme a una corposa selezione di Arti Burst da utilizzare quando si è a terra, a mezz’aria o anche in scatto, tuttavia nella sua pienezza questa struttura di gameplay spinge molto spesso a dimenticarsi di alcune azioni, portandoci  a sfruttare le più immediate.

Il sistema di combattimento è ancora piuttosto asciutto

Nulla da dire invece in merito alla trama, che grazie ad alcuni espedienti narrativi particolari ci regala una storia soddisfacente ed emozionante, con i giusti colpi di scena, mantenendo la qualità narrativa tipica della serie. Il gioco è localizzato in italiano con la possibilità di impostare l’audio inglese oppure l’originale giapponese, ma a volte ci troviamo di fronte a una traduzione eccessivamente letterale che pur non impattando sulla trama potrebbe lasciare perplesso chi è interessato anche allo svolgimento degli eventi e non solo al multigiocatore. In merito a quest’ultimo, che prevede l’eliminazione di un particolare Aragami entro un massimo di cinque minuti, non siamo riusciti a trovare molti giocatori ma da quanto visto – oltre a riportare alla mente i feeling del più recente Monster Hunter: Worldoffre un valido livello di sfida e una buona alternativa alla modalità giocatore singolo. Complice il tempo ristretto, gli appassionati della caccia di squadra ne usciranno soddisfatti.

Conclusioni

Il tempo trascorso con GOD EATER 3 è nel complesso piacevole. L’estetica anime funziona alla grande per ciò che il gioco sta cercando di realizzare, le cacce non sono lunghe come quelle di Monster Hunter: World permettendo così di entrare e uscire da sessioni brevi, se i giocatori lo desiderano. Non approfondiamo la parte dedicata alla trama per lasciare a voi il piacere della scoperta ma, come nei precedenti, è stata molto ben gestita e offre un altro drammatico punto di vista.

Lato combattimento, invece, per quanto siano state apportate migliorie che alleggeriscono l’esperienza e facilitano la caccia ai meno esperti, siamo di fronte a una struttura ancora troppo asciutta per piacere davvero a un pubblico che vada oltre la cerchia di appassionati – considerata l’offerta degli action-RPG attuali. GOD EATER 3 sceglie quella nicchia sicura che ha fatto di GOD EATER 2: Rage Burst un ottimo gioco, ma la volontà di non osare troppo e rimanere simile a quest’ultimo al di là di alcune differenze lo penalizza un po’. Chissà che l’approdo definitivo su console fissa non sia un trampolino di lancio per un’evoluzione della serie.

Good

  • Trama qualitativamente buona
  • Il comparto grafico beneficia del passaggio a PS4
  • Alcune novità aiutano nella caccia agli Aragami...

Bad

  • ... ma il combat system è ancora molto asciutto
  • Poche differenze rispetto a GOD EATER 2: Rage Burst
7.5

Niente male

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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