fbpx

Pokémon: Detective Pikachu – Recensione

I Pokémon come non li abbiamo mai visti

Pokémon: Detective Pikachu – Recensione

Il fenomeno dei Pokémon non ha certo bisogno di presentazioni.

Da oltre 20 anni i simpatici mostri tascabili hanno accompagnato diverse generazioni con le loro avventure e combattimenti, e li abbiamo visti praticamente in tutte le salse tra videogiochi, manga, giocattoli, giochi di carte collezionabili ecc… ma mai in un live action.

I Pokémon infatti al cinema ci sono stati diverse volte, ma sempre con lungometraggi animati.

Ecco quindi che Pokémon: Detective Pikachu ha l’importante compito di mostrare un prodotto conosciuto in tutto il mondo in una veste totalmente inedita, e al tempo stesso dimostrare che si possono realizzare dei bei film ispirati ai videogiochi.

Questo genere di pellicole infatti non sono mai particolarmente brillate per qualità. Vediamo se Pokémon: Detective Pikachu è riuscito in questa impresa.

Per prima cosa una doverosa precisazione: la storia di Pokémon: Detective Pikachu è ispirata all’omonimo videogioco uscito lo scorso anno su Nintendo 3DS, e seppur naturalmente ci siano delle modifiche, se avete giocato il titolo di Nintendo potete già avere una anticipazione dei personaggi e degli eventi che vedrete su schermo.

La storia ha come protagonista Tim Goodman, un ragazzo che ama i Pokémon ma che ha accantonato il sogno di diventare un allenatore per dedicarsi a una vita più “normale” e tranquilla. Insomma, il totale opposto dei protagonisti dei videogiochi della serie.

La vita di Tim cambia completamente quando gli viene comunicata la morte di sua padre Harry, un investigatore privato, in un misterioso incidente.

Tim inizialmente cerca di superare il lutto, fino a quando non si imbatte in un Pikachu con un cappello… e la capacità di parlare.

O meglio, in realtà Pikachu parla la sua lingua composta dagli ormai iconici “Pika Pika” e versi simili, ma per qualche motivo Tim riesce invece a tradurre nella sua testa esattamente cosa dice il Pokémon, che nella versione originale è doppiato da Ryan Reynolds, attore conosciuto per il suo ruolo di Deadpool nei controversi film Marvel/Fox.

Pikachu è convinto che il padre di Tim sia ancora vivo, e insieme al ragazzo inizia un’indagine per scoprire la verità che li coinvolgerà in un complotto che minaccia l’intero mondo.

La coppia Tim/Pikachu viene affiancata da Lucy, una giovane giornalista in cerca di una grande storia, e dal suo compagno Psyduck, Pokémon ben noto ai fan per la sua goffaggine ma anche per i suoi enormi poteri psichici.

Pokémon: Detective Pikachu come accennato non si focalizza quindi sulle battaglie tra Pokémon, il che sinceramente è un peccato considerato quanto siano belle quelle che sono comunque presenti nel film.

Nonostante il focus sia sull’investigazione naturalmente è presente qualche scontro, e sono in assoluto le parti migliori della pellicola.

La storia di Pokémon: Detective Pikachu è ispirata all’omonimo videogioco uscito lo scorso anno su Nintendo 3DS

Pur essendo poche le battaglie sono comunque entusiasmanti e ricche di richiami alla struttura del videogioco, ma soprattutto sono visivamente impressionanti.

La CGI e gli effetti speciali di Pokémon: Detective Pikachu sono infatti a dir poco strabilianti, e soprattutto riescono a dare vita ai mostri tascabili con un realismo che lascia abbastanza spiazzati, e uno degli aspetti più riusciti è proprio quello di mostrare un mondo verosimile in cui umani e Pokémon convivono in simbiosi in modo assolutamente naturale e spontaneo.

Avrei potuto passare ore ad analizzare i vari fotogrammi e scene in cui si mostrano gli scorci di Ryme City, la città dove si svolge la storia, solo per individuare tutti i Pokémon e come questi si integrano nella società, senza contare i numerosi easter egg e citazioni sparse per tutta la pellicola.

Se a livello visivo Pokémon: Detective Pikachu ha centrato l’obiettivo, purtroppo non si può dire lo stesso della trama.

La storia risulta fin troppo banale e scontata, e sono presenti fin troppi “deus ex machina” che permettono di risolvere i misteri in maniera totalmente casuale o fortunata, tanto che la componente investigativa viene messa in risalto in pochissime occasioni o quando ormai la soluzione è palese per tutti.

Va tuttavia considerato che Pokémon: Detective Pikachu è pur sempre un film che ha come target di riferimento principale un pubblico di bambini e adolescenti, per cui è anche normale che la trama sia abbastanza linenare e facile da seguire, anche se non mancano battute e metafore che solo un pubblico più grande è in grado di capire e apprezzare.

Paradossalmente lo stesso Pikachu potrebbe non piacere ai più piccoli se non per il suo aspetto tenerissimo, perché il suo umorismo tagliente, le citazioni pop e la dipendenza cronica da caffeina lo rendono un personaggio rivolto principalmente agli spettatori adulti.

La scelta di Ryan Reynolds infatti non è casuale, Pikachu infatti sembra la versione Pokémon di Deadpool (naturalmente senza parolacce o violenza sanguinosa).

Degno di nota anche il doppiaggio italiano di Francesco Venditti, anche se purtroppo non avendo visto la versione originale non posso giudicare quanto si sia perso dell’interpretazione di Reynolds.

Va tuttavia considerato che Pokémon: Detective Pikachu è pur sempre un film che ha come target di riferimento principale un pubblico di bambini e adolescenti

In conclusione Pokémon: Detective Pikachu è un film che ha tanti alti e bassi.

Dal punto di vista visivo merita anche solo per questo il prezzo del biglietto, e vedere i Pokémon in questa versione realistica è un’esperienza che ogni fan della serie dovrebbe provare.

I combattimenti poi fanno venire voglia di un sequel o spin-off dedicato unicamente alla storia di un allenatore che vuole scalare la Lega Pokémon, e spero che in futuro potremo vedere una pellicola magari incentrata su Red o comunque con un focus sulle battaglie.

Non aspettatevi tuttavia una trama chissà quanto complessa o articolata, anche se la storia riesce ad intrattenere il giusto facendo scorrere piacevolmente i 104 minuti necessari per arrivare ai titoli di coda.

Consiglio caldamente la visione a tutti gli appassionati della serie di ogni età, e anche se non ci troviamo davanti ad un capolavoro siamo di certo verso la strada giusta per uscire finalmente dalla maledizione dei deludenti film ispirati ai videogiochi.


Il suo sogno è vedere un giorno la fine delle console war e tornare ai tempi in cui si giocava per divertirsi, non per contare i pixel o i frame. Nel profondo è consapevole che si tratta di un'utopia, ma nel frattempo lui si gode tutte le piattaforme disponibili sul mercato senza rinunciare a nulla, alla faccia dei fanboy. Ha una ossessione al limite del maniacale per Batman, Star Wars e il collezionismo di statue e Collector's Edition di videogiochi, tanto che la madre ancora si chiede perché semplicemente non si droghi come tutti i ragazzi della sua età... di sicuro spendeva di meno.

Lost Password