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E3 2014 – Crytek Booth Tour

E3 2014 – Crytek Booth Tour

Los Angeles – La Crytek del 2014, la stessa che stabilì nuovi standard tecnologici e ludici con il suo Far Cry prima, e con Crysis successivamente, con le sue esperienze single player dure e pure, sembra aver virato in maniera decisa verso il mondo dei free-to-play, un’arena (termine scelto non a caso) affollata, piena di contendenti, una ricca torta dalla quale molti vogliono tagliarsi la fetta più grossa, ma il rischio di restare a bocca asciutta è altissimo. Non può stupire più di tanto, alla fin fine, la scelta di lasciare la sua punta di diamante, quell’ Homefront: The Revolution (del quale vi abbiamo già parlato), nella vetrina di Deep Silver, agghindando la propria unicamente con due soli titoli F2P, produzioni fresche di annuncio (nonostante gli inevitabili leak). E se una cerca di imporsi in uno dei campi di battaglia più caldi del momento, l’altra sembra avere davvero ben poco da invidiare ai classici Tripla-A.

La prima è Arena of Fate, un MOBA che, pur scimmiottando i capisaldi del genere, con il suo stile grafico blizzardiano e la base ludica che gli estimatori di Dota 2, League of Legends e affini apprezzeranno, propone delle differenze atte a rendere i match e l’intera esperienza più fruibile e meno estenuante, ma non per questo meno divertente. Si parte dalla durata stessa degli incontri, vinti dalla squadra che per prima raggiungerà i 10 punti, ma che non potranno durare più di 20 minuti: circa la metà della concorrenza, decisamente più “life-draining”, concedendo anche ai giocatori con meno tempo a disposizione l’ebrezza offerta da un genere così competitivo. I punti vengono assegnati ogni 7 kill di personaggi guidati dagli avversari (di minion invece potrete ucciderne quanti ne vorrete), ogni “Titan” distrutto (mostri guidati dall’IA ben più coriacei di quelli comuni) e ogni torre distrutta, disseminate per la mappa di gioco e abilissime a massacrare qualsiasi nemico cerchi di avvicinarsi ad esse.

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Altra differenza sostanziale con la concorrenza, che sposa senza mezzi termini la filosofia del “volemose bene“, è la distribuzione del bottino: non sarà il solo giocatore ad aver sferrato il colpo di grazia a gustarselo, ma tutti i presenti nei paraggi dell’uccisione, i quali non dovranno neanche spartirselo equamente, dato che se il drop è di 20 monete, tutti riceveranno 20 monete. Una mano santa, che però non trova il giusto sfogo, dato che non sarà presente alcuno store, sostituito dalla possibilità di salire di livello e di sbloccare nuove abilità (intercambiabili in-game), le quali vanno a garantire quei bonus e quelle skill che altrove bisogna conquistare tramite costosi oggetti. Una soluzione che evita le intense sessioni di farming ai quali molti, ormai, han fatto il callo. A coronare il tutto, ci pensa una grafica pulita e molto colorata (è pur sempre mosso dal CryEngine), così come un cast di lusso, che spazia da quell’agguerritissimo geniaccio di Tesla a Giovanna D’Arco, fino ad una versione spietata e spara-incantesimi di Cappuccetto Rosso.

Sul sito ufficiale potete iscrivervi alla beta, per mettere a dura prova questo inedito approccio ai MOBA, ma l’unico dubbio che ci rimane riguarda il rischio noia: rendendo meno competitivo un genere che proprio con la competitività riesce a nascondere un’estenuante ripetitività di fondo, cosa rimane?

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L’altra IP mostrata e che ci ha colpito decisamente di più, seppur unicamente presentata con un lungo video di gameplay e senza il solito sovraccarico di informazioni, è Hunt: Horrors of the Gilded Age. Dai primi vaghi annunci, soprattutto in vista della natura free-to-play, puzzava di piatto clone di Left 4 Dead lontano un miglio, ma la presenza dei ragazzi di Vigil (ora Crytek USA), i creatori di Darksiders, in cabina di regia, supportati dai prodigi tecnici di casa Crytek, ha dato il La a ben più di una rassicurazione. In pochi secondi ci ritroviamo infatti al cospetto di una telecamera alla Resident Evil 4, orde di non-morti da massacrare e un susseguirsi di ambientazioni che prendono spunto tanto dal capolavoro di Mikami, quanto da certa letteratura lugubre, con cimiteri, baite sperdute nella foresta e opprimenti paludi, pronte a risucchiare il manipolo di quattro sprovveduti che dovrà necessariamente collaborare per sopravvivere. Medico, arciere o tank poco importa, salendo di livello sarà possibile personalizzare l’equipaggiamento, ricco di peculiari gingilli (dalla Bibbia a dei rudimentali lanciafiamme) così come le abilità, con le quali tener testa al gran numero di mostri che sbucheranno da ogni angolo delle mappe di gioco, le quali, generate proceduralmente, risulteranno sempre fresche e differenti, incluse le missioni affidate ai giocatori, estendendo la rigiocabilità potenzialmente all’infinito.

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Nella missione mostrata, il gruppo di eroi deve catturare una terribile strega, cercando indizi in varie location, recuperando munizioni durante le pause tra un’orda e l’altra, e superando situazioni disparate (come uno dei personaggi misteriosamente ritrovato a testa in giù), tra sgozzamenti, precisi headshot e teste mozzate. Il titolo si presenta sin da subito tanto truculento, quanto piacevole tecnicamente, con modelli dei personaggi variegati e per nulla fedeli alla realtà, e un focus sulle ambientazioni, desolanti e morbose, con tanto di respawn point a forma di bara nei quali ci si risveglierà all’improvviso, il tutto nel nome dell’atmosfera più horror e nera possibile. Il climax emotivo raggiunge il picco con lo scontro con la Nightmare Witch, la quale terrorizza il gruppo di eroi in un piccolo cimitero apparendo e scomparendo all’improvviso e prendendo possesso di uno dei personaggi, i quali dovranno resistere alle sue illusioni e alla marea di minion pronti a distrarli dal coriaceo quanto etereo obiettivo.


Si sa ancora poco del titolo, e quel “free-to-playrischia sempre di rivelarsi un’arma a doppio taglio, ma il poco mostrato, con il suo stile profondamente atmosferico, macabro e fresco, anche dal punto di vista puramente tecnico, lascia davvero ben sperare. Il mestiere di un team come (ex-)Vigil si vede, tra i pochi in grado di sfornare un titolo gratuito (si parla di “servizio offerto”, ma una subscription sarebbe un suicidio) di qualità, diretto alle console next-gen e al PC (anche in questo caso, potrete iscrivervi alla beta imminente). Un titolo che, almeno sulla carta, potrebbe rendere orgoglioso H.P. Lovecraft stesso.

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Traduttore e blogger freelance, adora (s)parlare di videogiochi e musica spaccatimpani tutto il dì. Quando può suona, gioca e legge, di tutto, anche le etichette degli shampoo. Terrore dei recensori e abbassatore di voti seriale, ha brillantemente sostituito le fatture ai suoi amati boss di Dark Souls, respingendo con caparbia ossessione e gioco di scudi qualsiasi backstab della vita sociale.

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