fbpx

Jojo’s Bizarre Adventure: All Star Battle – Recensione

Jojo’s Bizarre Adventure: All Star Battle – Recensione

Quando un eroe delle storie che abbiamo letto durante la nostra vita, assurge a nuova vita in una diversa realizzazione mediatica, ai veri fans, quelli appassionati fin nel midollo, per dirla con un termine tecnico: “sale la scimmia”. E dopo l’arrivo di Jojo’s Bizarre Adventure HD Ver. per Playstation 3 e Xbox 360 così è stato, perché al tempo già si sapeva dell’esistenza di un nuovo titolo dedicato alla famiglia Joestar, ovvero la genia venuta fuori dalla mente e dalla matita del maestro Hiroiko Araki, che era stato annunciato ufficialmente per il venticinquesimo anniversario del manga. A realizzare questo nuovo oggetto del desiderio videoludico, ci ha pensato CyberConnect2, che per molti versi dovrebbe essere già nei nostri cuori per Asura’s Wrath, per le varie produzioni dedicate al più famoso ninja del Villaggio della Foglia, Naruto ovviamente, o per la più datata serie.hack, che vanta una decina di titoli usciti prevalentemente su Playstation 2. Raccogliamo quindi la nostra energia spirituale, ed incanaliamola nel nostro personale Stand, perché è giunto nuovamente il nostro turno di salvare il mondo a suon di pugni.

Jojo’s Bizarre Adventure: All Star Battle

PiattaformaPS3

Genere: picchiaduro

Sviluppatore: CyberConnect2

Publisher: Namco Bandai

Giocatori: 1-2

Online: 2

Lingua: Testi in Italiano / Audio in Giapponese

Se qualcuno di voi (forse anche più di qualcuno se siete volontariamente su questa pagina) conosce l’omonimo manga di Jojo’s Bizarre Adventure, sa perfettamente che la storia legata alla famiglia Joestar è tutto fuorché breve e tranquilla. E’ suddivisa in serie, otto al momento, (di cui una ancora in corso, mentre l’ultima prevista, la nona, probabilmente è ancora solo nell’immaginario dell’autore), ognuna delle quali è legata ad un particolare discendente della famiglia. La nuova incarnazione di Jojo in poligoni e textures non è certamente da meno rispetto al progenitore cartaceo, ed a suo modo cerca di seguire in maniera quanto più fedele possibile la trama del manga. Anche qui infatti, ci troveremo davanti ad una suddivisione in blocchi, ognuno dei quali dedicato alla rispettiva serie e quindi al rispettivo esponente della famiglia dei Jojo.
Chiaramente, essendo il titolo un picchiaduro ad incontri uno contro uno, e non un adventure pieno di filmati di intermezzo in cg, cercare di far comprendere appieno tutte le varie sfaccettature degli eventi che intercorrono tra uno scontro e l’altro, è un’impresa che considerare titanica sarebbe riduttivo. Ed è forse proprio per questa ragione, che i ragazzi di CyberConnect2 hanno preferito puntare alla sintesi, demandando ad una serie di slide di testo, il compito di spiegare ai giocatori cosa succede ai protagonisti durante le parti meno manesche della storia. Un escamotage che però, a mio avviso, “spezza troppo”, e priva gli astanti del gusto di poter ammirare i propri eroi alle prese con una bella scena in full motion in cui gli si spiega cosa ha portato il Jojo di turno a menar le mani contro il tal nemico, o cosa lo ha spinto a gettarsi a capofitto nel salvare il genere umano dall’ennesima minaccia.

Nel complesso, il titolo rispecchia quasi in toto i canoni classici del suo vecchio cugino bidimensionale (il Jojo di cui vi accennavamo poco fa). Se escludiamo infatti la possibilità di spostarsi lateralmente per schivare i colpi, e quindi il muoversi in uno spazio non limitato alla singola linea retta, il gioco incarnerebbe alla perfezione il sistema dei picchiaduro 2D su cui alcuni di noi hanno consumato centinaia di monetine in saletta, ivi compresa la staticità dei combattenti.
Al suo interno, un numero di modalità bene o male nella media, con una modalità Storia a capeggiare in alto nel menù e ad innalzarsi giustamente come quella principale del titolo. A seguire la modalitàCampagna e gli onnipresenti classici che rispondono al nome di Versus e di Allenamento. Un corredo da poter definire interessante ma poco vario, che permette una buona dose di divertimento, ed a cui, forse, si poteva dare qualche incentivo in più. La longevità del titolo infatti si attesta su una lunghezza media, probabilmente anche leggermente inferiore per gli standard relativi ad un picchiaduro uno contro uno, e questo per alcune semplici ragioni, tra cui una su tutte: l’eccessiva facilità degli avversari IA. Avanzare nella modalità principale infatti (ad impostazioni intonse) sarà pura e mera burocrazia, tant’è che potrebbe persino non esservi utile come training in vista delle partite online o che comunque svolgerete contro un avversario umano. E tutto questo senza tenere in considerazione il fatto di poter acquistare degli “aiutini” una tantum prima di ogni scontro, e che a prezzi modici offrono bonus che possono incidere pesantemente sulle sorti dell’incontro (come se ce ne fosse bisogno).

Appena entrerete nel vivo dei combattimenti, quasi sicuramente con la prima serie della modalità Storia che ha come protagonista Jonathan Joestar, avrete il vago sentore di un qualcosa che vi sfugge, di mancante, come se il vostro cervello attendesse qualcosa che in realtà avete perso o non avete del tutto visto. No, non state diventando pazzi, semplicemente non avete mosso i primi passi con la fase di tutorial, quella in cui di solito i giochi più recenti vi spiegano cosa dovete fare e come. La domanda successiva sarà quindi: e perché non ho fatto il tutorial iniziale? La risposta è semplice: perché non c’è. Il giocatore infatti, che da sprovveduto si lancia nella modalità principale, resterà deluso dell’assenza dell’atteso maestro digitale che possa insegnargli le basi del combattimento, e si ritroverà ben presto al cospetto di DIO. Chiaramente, con il nome DIO, non ci riferiamo ad un’entità superiore di tipo religioso di cui tra l’altro abbiamo da poco festeggiato l’anniversario di morte e resurrezione del figlio, ma più semplicemente di Dio Brando, fratello adottivo del protagonista di questa parte di storia, ed uno dei più famosi e ricorsivi antagonisti dell’intera opera.
Anyway, nonostante questa preziosa assenza, i controlli sono piuttosto semplici e facilmente assimilabili in breve tempo, il trucco sta infatti nel testare il proprio personaggio nell’apposita sezione di allenamento, o più semplicemente nel guardare l’elenco dei possibili colpi tramite il menù di pausa durante il combattimento. In questi frangenti tra l’altro, ammettiamo che l’istinto del giocatore di picchiaduro di vecchia data prende il sopravvento, che forte dell’esperienza di milioni o miliardi di tasti premuti, sfrutta la memoria muscolare delle mezzelune e dei colpi piuttosto semplici che ha appreso in gioventù durante la sua gavetta su Street Fighter II. I colpi speciali infatti come l’Heart Heat Attack o il Great Heat Attack, fanno spesso uso di sequenze di tasti simili al famoso Hadoken di Ryu e/o Ken, donando un po’ di vantaggio quindi a chi, in termini di giochi di combattimento, ha maturato un po’ più di esperienza nel proprio passato.

Ma il problema principale di questo stile tendente al vintage 2D, è che fallisce nelle movenze e nei colpi dei personaggi, che appaiono quindi piuttosto legnosi ed un po’ troppo legati. Fortunatamente però, se vogliamo essere sinceri, non è totalmente un male, perché nonostante questo piccolo difetto, l’esperienza di gioco non viene minata in maniera fatale, ed è possibile, con un po’ di esperienza, immergersi in scontri che di sicuro non potremo definire “al fulmicotone”, ma che saranno comunque avvincenti, devastanti e pieni dei bei colpi visti nel fumetto. Aspettatevi quindi dei combattimenti leggermente più lenti rispetto a titoli come Tekken Dead or Alive, ed in molti casi anche meno tecnici, perché spesso e volentieri si risolveranno dopo una serie monotona di colpi, ripetuta ciclicamente in maniera da evitare gli attacchi nemici ed assestare i meritati contrattacchi al nostro avversario.
Ovviamente, in un titolo del genere non poteva mancare un comparto online, che però sfortunatamente non abbiamo avuto modo di poter testare direttamente, perché ancora “chiuso” in vista dell’uscita ufficiale del gioco. Una cosa però ve la possiamo anticipare, perché tralasciando il classico combattimento Versus online il cui funzionamento non dovrebbe differire da quello in locale, la parte interessante del comparto multiplayer sembra essere la modalità Campagna. Qui sarete chiamati in causa per combattere, dopo un particolare sistema di ricerca dell’avversario, contro i fantasmi dei giocatori online guidati però dall’IA, che saranno praticamente il tramite per sbloccare costumi alternativi per i vostri personaggi, colorazioni e tutte quelle caratteristiche che è possibile personalizzare nell’apposita sezione dei pg. Niente di particolarmente eccezionale, è chiaro, ma resta sicuramente un modo per dare un piccolo contentino in più agli utenti che hanno terminato il single player, ed allo stesso tempo magari allungare di poco la longevità di un titolo che non brilla per difficoltà.

Graficamente, il titolo usa un ottimo cell-shading, ovvero uno stile/tecnica che nel comparto estetico ormai possiamo quasi considerare un must in fatto di titoli legati a brand fumettistici (o “manghistici” più che altro). Le animazioni sembrano essere precise, e si nota l’impegno infuso dagli sviluppatori nel ricreare gli eroi di questa saga nella maniera quanto più simile possibile all’immaginario che ogni lettore ha creato nella propria mente. Il “tratto”, se ci permettete di chiamarlo così, è preciso e gradevole, e sembra quasi venir fuori dalle matite del maestro Araki. Certo, non è proprio come guardare un anime alla tv, ovviamente, ma si lascia apprezzare fin nei dettagli. Non mancano alcuni piccoli problemi di collisione, che nei picchiaduro sono chiaramente all’ordine del giorno, soprattutto se, come in questo caso, le arene sono dotate di elementi interattivi (anche se limitati).
Il comparto sonoro cerca di essere in linea con l’atmosfera del titolo, e quindi è impossibile non farsi affascinare dalle note (e dalle immagini) psichedeliche del filmato introduttivo, che fanno sicuramente pendant con l’incipit temporale di questa lunga storia. Ma anche il resto delle musiche in-game crescono e mutano a seconda dell’epoca e del personaggio a cui fanno da sottofondo, accompagnando in maniera mirata ogni singolo capitolo. In questo modo, senza dare il tempo di abituarsi troppo, queste basi in sottofondo fanno assaporare suoni di musica elettronica, passando poi per i toni più forti del rock e del (quasi) metal, che andranno a sottolineare con un’atmosfera piena di tensione i momenti salienti della trama.

Come sempre, sappiamo che il giocatore medio predilige una localizzazione totale, e questo è un desiderio che in ogni fan di manga/anime/fumetti/etc. cresce a dismisura quando il videogioco in questione attinge dalle sue letture preferite. In questo campo, Jojo’s Bizarre Adventure: All Star Battle, sfortunatamente non è da meno rispetto ai suoi colleghi, ed infatti seppur sfoggiando menù, e tutti i testi presenti nel gioco in italiano, cade come sempre nel doppiaggio, che potrà essere ascoltato esclusivamente in giapponese (incluse le odiosissime vocine di tutti i personaggi che vi accompagneranno durante gli spostamenti nel menù, e che vi rallenteranno qualsiasi operazione).
Delle problematiche relative alla staticità dei combattenti ne abbiamo già parlato in precedenza, e ad occhio e croce sono praticamente quelle le più rilevanti a livello tecnico. Nei contenuti, ad eccezione (forse) della modalità Campagna che almeno dovrebbe far guadagnare qualcosina in oggetti di personalizzazione, non c’è altro scopo che limitarsi al combattimento, sconfiggere l’avversario e proseguire verso il combattente successivo. Non ci sono modalità team, incontri a squadre o sopravvivenza, ed anche la modalità Arcade non introduce nulla di più, è sempre e solo un ciclo continuo di incontri senza troppi scossoni, che nella maggior parte delle volte si chiuderà con una vittoria scontata e quasi schiacciante. Si perché quello che più colpisce (in negativo o positivo in base al proprio punto di vista), è proprio la facilità del gioco, che per donare una sfida adeguata ai veterani del genere “picchiapicchia”, si dovrà settare al più alto dei livelli disponibili.

In conclusione…

Siamo consapevoli che in questo genere di giochi non ci si dovrebbe aspettare molto più che il fulcro del genere stesso, ovvero tante ma tante botte, ma onestamente, alla fine della giostra, ci siamo ritrovati con un titolo che al giocatore non da poi tanto. Apprezzabilissimo l’impegno degli sviluppatori, ed infatti il titolo è esteticamente ben realizzato, e riesce in qualche modo a far rivivere la storia della famiglia Joestar, ma pecca di contenuti volti a variare il solito e monotono combattimento classico uno contro uno. Striminzire inoltre la trama, e ridurla per lo più a semplici slide di testo, non è poi un punto a favore, in quanto, diciamocelo chiaramente, ogni tanto tutti hanno bisogno di una scena in full motion davanti a cui poter sgranare gli occhi, spalancare la bocca e, nell’indecisione se sbavare o meno, esclamare“cazzarola!”. La legnosità dei personaggi, ancora ancora la si può giustificare (poco, ma si può), ed il dover giocare ad una velocità di scontro minore rispetto ad altri titoli più “fulminei” diventa solo una questione di “farci l’abitudine” (cosa che comunque un giocatore esperto del genere impiega poco a tarare).
Morale della favola, bella la realizzazione, accattivante come impatto grafico, ma poco vario e diversificato nelle modalità presenti, ovvero tutte cose che alla fine si riducono in una longevità del titolo non molto alta. Un fan dell’opera omnia di Hiroiko Araki, non se lo farà sicuramente sfuggire (NdDemon: e per come la penso io, fa pure bene), mentre per tutti gli altri, consigliamo di dare prima un piccolo sguardo alla demo già presente sullo store Sony. Un neofita, qui potrà trovare un buon titolo per saggiare il genere e cominciare i primi passi, ma un esperto picchiatore potrebbe non trovare una sfida sufficiente alle proprie capacità.
Per tutto il resto: ORAORAORAORAORAORAORAORAORAORAORAORAORA.

Voto: 7/10

Fin da piccolo ho sempre amato le storie, che fossero raccontate da un libro, un fumetto, un cartone, un film, o soprattutto da un videogioco. Alcune le ho solo viste, altre le ho sentite così mie da avere l'impressione di averle vissute, ed altre ancora le ho addirittura scritte. Forse sono un pazzo o un sognatore, o tutte e due le cose. Ma continuerò a sognare ed a vivere avventure, per poter dire un giorno "fammi rubare Capitano, un'avventura dove io son l'eroe che combatte accanto a te".

Lost Password