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Pathfinder: Kingmaker – Recensione

Ritorno alle origini

Pathfinder: Kingmaker – Recensione
Pathfinder: Kingmaker
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I giochi di ruolo “vecchio stile” stanno indubbiamente vivendo una seconda giovinezza. I motivi del ritorno di questa nuova epoca d’oro del GDR isometrico vanno a ricercarsi non solo nella nostalgia, ma anche nell’incredibile creatività che studi come Larian e Obsidian hanno dimostrato di possedere durante la creazione dei loro giochi delle rispettive serie Divinity: Original Sin e Pillars of Eternity. Gli incredibili successi su Kickstarter e altre piattaforme di crowdfunding hanno dimostrato che questo genere, una volta appannaggio esclusivo del mondo PC, non è affatto morto e anzi può addirittura dire la sua in un mondo dominato da titoli tripla A con grafica da urlo.

In questo momento di rinascita del genere arriva anche Pathfinder, un marchio nato da una “costola” di Dungeons & Dragons, con il quale condivide gran parte delle regole di gioco basate sul pluripremiato (e ben conosciuto) d20 system della terza edizione. Creato da Chris Avellone, che è il principale fautore e promotore di questo nuovo “RPG reinassance”, Pathfinder: Kingmaker è un nuovo gioco di  ruolo isometrico con meccaniche da strategy game. Il progetto è stato portato avanti da OwlCat Games, uno studio di sviluppo relativamente giovane (fondato solo nel 2016) che però nelle sue fila ha parecchi veterani dell’industry.

Pathfinder: Kingmaker

I dettagli degli ambienti sono davvero notevoli.

Anche Pathfinder: Kingmaker ha deciso di percorrere la strada del crowdfunding, presentando il progetto sulla popolare piattaforma Kickstarter. Il gioco ha raccolto quasi un milione di dollari prima di concludere la sua campagna, affermandosi come un altro progetto di successo di Chris Avellone. Il mondo di Pathfinder è vasto e molto dettagliato, tanto che Paizo Publishing ha pubblicato a oggi più di 200 supplementi per il gioco di ruolo cartaceo. Capite quindi che cercare di convertire un universo tanto complesso non è stata un’impresa facile, eppure OwlCat Games sembra essere riuscita a semplificare le meccaniche di Pathfinder per poi inserirle all’interno di un contesto videoludico ben definito.

Il processo di creazione del personaggio è quanto di più familiare un giocatore di CRPG possa immaginare: possiamo scegliere la classe, il sesso e la razza del nostro personaggio fra quelle più classiche del pantheon fantasy di Pathfinder. C’è da dire che le opzioni per creare “da zero” un personaggio non sono moltissime, specie se siete uno di quei giocatori che ama perdere un’indefinita quantità di tempo a personalizzare l’aspetto del suo alter ego avventuriero. Anche il passato del nostro eroe non è propriamente personalizzabile; insomma, su un gioco basato sulla licenza di Pathfinder mi sarei aspettato più possibilità di personalizzazione per il personaggio principale. Per tutto il resto, processo di creazione del personaggio ricorda in tutto e per tutto quella che è la scheda cartacea di Pathfinder, a partire dai classici punteggi di destrezza, intelligenza, forza, carisma, costituzione e saggezza fino ad arrivare alle abilità e ai talenti. Queste ultime due caratteristiche sono molto simili a quelle viste nella edizione 3.5 di Dungeons & Dragons. Per la serie “viva l’ignoranza” ho deciso di iniziare la mia avventura in Kingmaker interpretando un umano guerriero, una sorta di ramingo caotico buono che vuole semplicemente aiutare la gente.

OwlCat Games sembra essere riuscita a semplificare le meccaniche di Pathfinder per poi inserirle all’interno di un contesto videoludico ben definito

Il primo contatto con il mondo di gioco di Golarion è estremamente positivo: i fondali sono dettagliati e ricostruiti con Unity in grafica 2.5D. Per assurdo sembrano esserci molti più particolari nella realizzazione dell’ambientazione che non nell’apparenza e nelle fattezze dei personaggi del gioco: effetti di luce, superfici di marmo, paesaggi, quadri, mobili, tutto è ben definito e coerente con l’ambientazione dei River Kingdoms, esattamente per come me l’ero immaginata durante le sessioni cartacee di Pathfinder. Il gioco vi farà fare subito conoscenza con i vostri comprimari, una sfilza di personaggi non giocanti estremamente interessanti: come non innamorarsi di Amiri, grezza barbara del nord interessata solo a bere e uccidere mostri (vecchia conoscenza degli appassionati di Pathfinder)? O come non rimanere affascinati da Valerie, paladina dalla bellezza ultraterrena? Impossibile ignorare la barda Linzi (e la sua conseguente distorsione della realtà) o il silenzioso Tristan. Pare che il team di scrittura capitanato da Chris Avellone abbia dato il meglio di sé caratterizzando questi personaggi che di sicuro adorerete immediatamente. Anche i cattivi sono, a modo loro, affascinanti e divertenti. In generale, la caratterizzazione dei personaggi è uno dei punti forti della produzione di Owlcat Games, che ha saputo concretizzare in digitale uno degli aspetti fondamentali del gioco di ruolo cartaceo originale.

La storia di Kingmaker verte sulla classica trovata della “chiamata dell’eroe”: siamo convocati da una leggendaria eroina insieme ad altre famose personalità del regno per reclamare delle terre di nessuno (Stolen Lands) da un signore della guerra che se ne é impossessato con la violenza. Il premio per questa eroica impresa è diventare il Barone di queste terre e governarle con le nostre regole, siano esse giuste o malvagie. Di conseguenza Pathfinder Kingmaker divide il gameplay in diversi tronconi: quello più classico, dove sceglieremo un party di sei personaggi e ci dedicheremo a esplorare dungeon, combattere banditi, uccidere mostri e recuperare tesori; una sorta di menù di viaggio, dove muoveremo un cursore sulla mappa del regno per esplorarlo e scoprire nuove quest e location; infine una parte gestionale che si sbloccherà quando avremo ottenuto la nostra baronia. In quest’ultimo caso dovremo gestire il nostro personalissimo “regno”, costruendo edifici e amministrando le risorse. Quest’ultima parte, pur essendo in qualche modo importante (se il nostro regno viene distrutto avremo perso la partita) è anche facoltativa, perché dalle opzioni di gioco sarà possibile impostare una gestione automatica della baronia in modo da lasciare agli appassionati “old school” la liberà di vagare per le terre inesplorate e dedicarsi a quest ed esplorazione. 

Pathfinder Kingmaker

Gestiamo il nostro territorio da bravi Baroni.

È notevole l’implementazione delle regole del Pathfinder nel sistema di gioco; per chi non lo sapesse, il gioco di ruolo cartaceo funziona sul caro e vecchio sistema D20, e basa i successi (e i fallimenti) di un personaggio sulla base del risultato di un lancio di un dado a venti facce sommato a un modificatore univoco (come quello di una skill o di un valore di attacco). Il risultato di questo tiro andrà confrontato con un determinato valore che determina il punteggio da superare per conseguire un successo. Lo stesso meccanismo, identico, si applica in Pathfinder Kingmaker e funziona tutto alla perfezione, dall’iniziativa fino ai tiri dei danni (per i quali servono dadi di varie facce, dal dado da 4 fino a quello da 12). Tutto, nell’ultimo lavoro di Owlcat Games, si muove sotto l’attento sguardo di un Dungeon Master invisibile che determina il successo o il fallimento delle nostre azioni, il danno delle nostre armi o la riuscita di un incantesimo o di un’evocazione. Per avere un’idea di tutto quello che succede “sotto la scocca” vi basterà dare un’occhiata in basso a destra, dove su di una piccola pergamena saranno scritti i log di quanto sta accadendo in tempo reale. 

Tutto si muove sotto l’attento sguardo di un Dungeon Master invisibile che determina il successo o il fallimento delle nostre azioni

È tutto fantastico allora? Assolutamente no: il grosso, enorme problema di questo Pathfinder Kingmaker risiede nella sua lacunosa realizzazione tecnica. Non riesco a capire cosa sia andato storto in fase di beta testing, ma è chiaro che il gioco necessiti di molto più polish, perché allo stato attuale è davvero piagato da moltissimi bug. Si tratta di problemi più o meno influenti su tutte le dinamiche di gioco che variano a vari crash fino a gravi imperfezioni nelle animazioni, come personaggi perennemente rallentati o il caso del mio barbaro (Amiri) che ha iniziato a vorticare la sua lama alla stessa velocità di un elicottero impazzito, costringendomi a ricaricare la partita. Per non parlare di alcune quest irrisolvibili o difficilmente completabili a causa di uno o più bug che vanno a inficiarne il funzionamento. C’è da dire che Owlcat Games sta sfornando una patch dopo l’altra dal giorno del lancio, cercando di sistemare più velocemente possibile i problemi di Pathfinder Kingmaker.

Le prestazioni a video non sono nemmeno da urlo: il gioco fatica a reggere i 60 FPS, con tutte le impostazioni grafiche massimizzate, nonostante il PC sul quale è installato sia ben oltre i requisiti consigliati. Altra nota poco gratificante riguarda le animazioni dei personaggi, spesso decisamente legnose e poco convincenti; anche gli attacchi e gli incantesimi non sembrano avere troppe animazioni differenti, e questo si riflette inevitabilmente in una sequela di attacchi spesso uguali l’uno con l’altro. Ottimo invece il doppiaggio e il comparto sonoro più in generale; il primo si attesta su di un buon livello e aggiunge profondità alla trama, e il secondo contribuisce con pezzi evocativi a rendere più viva l’ambientazione. Va sottolineato che il gioco non è localizzato in italiano, pertanto se non siete anglofoni Pathfinder Kingmaker potrebbe non fare per voi.

Conclusioni

Gli appassionati di giochi di ruolo troveranno in Pathfinder: Kingmaker un degno compagno di avventure, una trasposizione fedele (anche se semplificata) delle complesse regole del cartaceo Pathfinder, che altro non è che una sorta di edizione 3.75 di Dungeons & Dragons. Personaggi carismatici e una storia convincente vi terranno nel mondo di Golarion per circa trentacinque ore, che potranno salire o diminuire a seconda della difficoltà da voi scelta per affrontare l’avventura e diventare il nuovo Barone delle Stolen Lands. Un doppiaggio convincente e un comparto audio sopra le righe sapranno accompagnarvi nei reami dei fiumi, insieme a un’ambientazione dettagliata e fedele all’immaginario collettivo del mondo di Pathfinder.

Peccato per un comparto tecnico davvero lacunoso che taglia le gambe a una produzione altrimenti davvero imperdibile. Bug su bug frustreranno il giocatore ora dopo ora, con crash, freeze e altre amenità del genere che purtroppo non possono essere semplicemente archiviati come difetti di gioventù. Owlcat Games ce la sta comunque mettendo tutta a fare uscire patch su patch per sistemare il sistemabile, e va sicuramente apprezzato il supporto che il gioco sta ricevendo in questi giorni. Pertanto se avete sufficiente pazienza e amate i CRPG, questo titolo è sicuramente una scelta azzeccata che saprà ripagarvi nel tempo. 

Good

  • Le regole di Pathfinder funzionano alla grande
  • Personaggi ben caratterizzati
  • Trama intrigante e moltissime attività secondarie
  • Ambientazione fedele alla fonte cartacea

Bad

  • Molti, troppi bug, crash e freeze
  • Gioco non localizzato in italiano
  • Animazioni non eccellenti
7.2

Niente male

Nato nel medioevo videoludico, i fantastici anni ’80, Amedeo è cresciuto con i grandi classici del gaming, passando per tutte le console sulle quali riuscisse a mettere le mani. Appassionato fino alla morte di Star Wars e The Witcher, vive fra mondi fatti di LEGO e GDR cartacei. Nel tempo libero gli piace dare legnate in palestra e leggere libri.

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