The Dark Pictures Anthology: House of Ashes – Anteprima

A un mese e mezzo dal lancio, abbiamo provato le prime ore di The Dark Pictures Anthology: House of Ashes, terzo capitolo dell’antologia horror sviluppata da Supermassive Games (autori di Until Dawn). Le premesse narrative vedono protagonisti soldati statunitensi e iracheni nel 2003: coinvolte in un conflitto a fuoco, le due fazioni precipitano all’improvviso sottoterra, quando le esplosioni generate dal combattimento fanno cedere il terreno sotto i loro piedi, ritrovandosi con loro sorpresa nei resti di un antico tempio accadico.

Da qui si svilupperà una serie di storie che toccheranno personaggi di ambedue gli schieramenti, in una strenua lotta alla sopravvivenza contro le creature d’incubo che vivono nell’oscurità e aspettano solo nuove prede. Nel contempo, dovremo cercare di scoprire la ragione dietro quella che ha l’aria di una vera e propria maledizione.

Se a livello strutturale e narrativo House of Ashes sembra mantenere la stessa impronta dei precedenti, con giusto qualche aggiunta in termini di scelte proprio in virtù della storia e dei personaggi coinvolti (vedasi l’uso di armi da fuoco, se in possesso), la novità principale riguarda la navigazione vera e propria del mondo di gioco. Se in passato eravamo legati a inquadrature fisse, molto sceniche ma al tempo stesso limitanti e prevedibili nel generare spavento, con questo terzo capitolo Supermassive ha deciso di compiere il salto e implementare una telecamera a trecentosessanta gradi.

Questo significa una completa libertà di movimento del personaggio, che è inoltre dotato di torcia o accendino, a seconda del caso, da accendere a proprio piacimento per esplorare gli angoli più bui: una scelta che va a influire molto sulla tensione, forte anche dei corridoi stretti attraverso cui dobbiamo passare, o del generale senso di smarrimento che il tempio genera. Circondati dal buio e da suoni ben poco rassicuranti, ogni passo è una scommessa azzardata che potrebbe persino finire con la nostra morte.

Nel nostro provato non siamo incappati in una situazione simile, dove una direzione sbagliata durante l’esplorazione può portare a conseguenze fatali, ma dobbiamo dire che non ci dispiacerebbe. Del resto House of Ashes è un enorme gioco del gatto con il topo: le creature hanno tutti i vantaggi possibili rispetto a noi che invece possiamo fare affidamento solo sulle fonti di luce per trovare rifugio. L’idea che esplorando, per esempio, una serie di corridoi e si possa prendere la svolta sbagliata è stuzzicante e azzeccata.

Se ben ricordate, in un certo senso, un approccio simile c’è stato anche in Until Dawn. A un certo punto della storia, tra le tante possibilità, incappavamo in una botola chiusa dalla quale provenivano strani rumori: avevamo la scelta di ignorarla e proseguire oppure muovere il personaggio verso di essa e interagire, giusto per essere malamente uccisi dal Wendigo. Ecco, l’attuale contesto di House of Ashes si presta benissimo a una scelta del genere, che andrebbe magari a penalizzare la raccolta di collezionabili (quale altro motivo ci spingerebbe a deviare dal percorso?) ma troverebbe molta coerenza narrativa.

Supermassive ha deciso di compiere il salto e implementare una telecamera a trecentosessanta gradi

Tornando alla totale libertà di movimento del personaggio, l’implementazione della telecamera a trecentosessanta gradi ci è sembrata bene o male riuscita. Sebbene a volte si sposti praticamente sopra la spalla, soprattutto quando si solleva l’arma per fare luce con la torcia integrata, non è esattamente come un TPS e la visuale tende a oscillare proprio perché non stiamo prendendo fermamente la mira su qualcosa, ci stiamo semplicemente illuminando il percorso.

Preferiremmo poter gestire l’allineamento a destra o sinistra del personaggio, possibilità che non ci viene concessa e rende a volte il movimento scomodo (unita ai movimenti compassati che distinguono i capitoli della serie), ma nel complesso lo riteniamo un buon passo in avanti rispetto alla precedente formula che era ormai diventata stantia e prevedibile. In questo modo, la tensione è sempre al culmine perché non sappiamo cosa possa succedere né quando.

Per quanto riguarda la storia o la caratterizzazione dei personaggi, è troppo presto per fare considerazioni, anche preliminari. Come tutti i capitoli della serie, vanno esplorati a fondo in tutte le loro possibilità prima di esprimersi a riguardo. Le premesse comunque ci sembrano molto buone: fin da subito viene restituita la sensazione di trovarsi in un film alla The Descent (al quale gli sviluppatori si sono ispirati, tra le altre cose) e il pericolo non tarda a mostrarsi, evitando lunghe e tediose premesse.

Il fatto poi che prima di noi ci sia stata un’effettiva spedizione in questo tempio, della quale però non solo non si sapeva niente ma non è nemmeno noto che fine abbiano fatto (possiamo sospettarlo, però chissà) concorre a rendere il mistero e l’ansia ancora più fitti. Il cambiamento più profondo rimane, in ogni caso, la terza persona con telecamera libera: potrà non avere la stabilità di un TPS, d’altronde non è il genere di gioco, ma è senza dubbio preferibile alla soluzione adottata fino a questo momento. Staremo a vedere come si evolverà la storia nel complesso e fino a che punto questa scelta si rivelerà azzeccata.

The Dark Pictures Anthology: House of Ashes, in arrivo il 22 ottobre 2021, è prenotabile da GameStop.


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