Star Ocean: First Departure R – Recensione

Un oceano di stelle da cui tutto ha avuto inizio

Star Ocean: First Departure R – Recensione
Star Ocean: First Departure R – Recensione

Roddick si trova coinvolto in un'avventura oltre la sua immaginazione, che lo porterà a viaggiare nello spazio e nel tempo per salvare il suo mondo e i suoi cari. Preparatevi alla storia da cui tutto ha avuto inizio.

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Square Enix continua a guardare al passato, pescando nel ricco bacino dei GdR per riportare alla nostra attenzione titoli che hanno fatto la storia oppure, più semplicemente, non sono mai usciti dai confini giapponesi. Non è del tutto il caso questo di Star Ocean: First Departure R, che porta sulle attuali console il capitolo originale della serie pubblicato in Giappone nel 1996 e localizzato per PlayStation Portable solo nel 2007. Potremmo definire questa versione una remaster del remake, che non aggiunge pressoché nulla alla formula ma proprio per questo, in un panorama dove i giochi di ruolo diventano più frenetici grazie alla progressiva eliminazione di meccaniche quali gli incontri casuali e il combattimento a turni, una gemma rara del suo genere meritevole di essere giocata.

Star Ocean: First Departure R ha abbandonato i turni già nel 2007 optando per un approccio più action, perciò in questo senso la remaster non rappresenta una novità, ma ha mantenuto il proprio stile pixel art aggiornando gli artwork dei personaggi con una nuova versione a cura di Katsumi Enami. Star Ocean è sempre stata una serie famosa per la sua incredibile longevità e un livello di grinding al limite dell’ossessivo per essere portato a termine fino al più piccolo dettaglio: dettagli che questa edizione mantiene inalterati, evitando la facile strada intrapresa ad esempio dalla serie Final Fantasy – le cui migliorie, volte a favorire i giocatori e far godere loro la storia, hanno privato il gioco originale della sua bellezza.

Un fascino che ovviamente può apparire stonato nei tempi moderni, claudicante persino, ma il bello di guardare al passato è anche poter essere testimoni di come erano prima i giochi, indipendentemente dal genere di appartenenza. Per fortuna, Star Ocean: First Departure R si tiene ben lontano da questo rischio e non implementa nulla che non sia mirato a rendere l’esperienza godibile senza per questo snaturarla.

Un esempio lampante è la possibilità di correre sia nel mondo esterno sia nei dungeon o centri abitati, una pennellata di “modernità” che indubbiamente favorisce la scorrevolezza dell’avventura soprattutto considerando quanto siano lenti i movimenti in Star Ocean. Questa versione può anche contare sul supporto dell’alta definizione, utile a far risaltare gli sprite dei personaggi all’interno dei fondali pre-renderizzati, tuttavia l’adattamento in 16:9 non è stato curato dal punto di vista dei filmati che – oltre a mantenere lo stile originale e fare a pugni con i nuovi artwork – sono stati stiracchiati per adattarsi alla nuova risoluzione senza alcun tipo di lavorazione per migliorarne la visione.

Questo comporta un fastidioso effetto visivo, come di sfocatura, a ogni video: per fortuna il gioco comprende poco più di dieci minuti di filmati, rendendo la situazione appena tollerabile, ma resta un grosso peccato il fatto che non si sia almeno voluto pensare, se non a ridisegnarli, quantomeno a renderli più fruibili sugli schermi attuali.

Tolte queste sbavature, come dicevamo, Star Ocean: First Departure R rimane un gioco piuttosto fedele alla sua natura (ricordiamo che si tratta comunque della remaster di un remake e a quello si ispira), si prende i suoi tempi per essere giocato ma non risulta tedioso grazie al combattimento in tempo reale: pur nella sua evidente semplicità e quasi totale assenza strategica “mid-fight”, è evidente che non basta attaccare senza sosta incuranti di ciò che accade attorno a noi perché, sebbene l’intelligenza artificiale dimostri il fatto suo, capita di trovarsi in situazioni critiche per aver sottovalutato un particolare.

Star Ocean: First Departure R rimane un gioco piuttosto fedele alla sua natura

Essenziale è la preparazione che precede le battaglie, lì sì che in misura maggiore possiamo mettere alla prova le nostre capacità tattiche: anzitutto occorre pianificare la formazione della squadra in base al luogo in cui ci si trova, alla tipologia di mostri, alle nostre necessità e ai personaggi messi in campo. In secondo luogo, Star Ocean: First Departure R permette di assegnare dei comandi specifici ai compagni affinché agiscano secondo quelle direttive. Dei gambit ante litteram, se vogliamo, che se ben impostati permettono un gioco di squadra fluido. Sono tutti aspetti che oggi ci fanno sorridere perché vi siamo abituati ma, senza andare così indietro fino al 1996, anche nel 2007 non erano poi molti gli esponenti di questo genere di gameplay – o comunque, era più facile trovare uno solo di questi elementi anziché una sinergia vera e propria.

Le meccaniche più interessanti di Star Ocean: First Departure R sono le Private Action, alle quali è direttamente collegata l’affezione che i compagni possono sviluppare nei nostri confronti: è possibile esplorare ogni nuova città in solitario, separando la squadra e interagendo singolarmente con i suoi membri, andando così ad alterare in positivo o in negativo un indicatore invisibile dal quale dipendono non pochi aspetti. Primo fra tutti, i finali. Ce ne sono tantissimi e a differenziali è spesso il destino di un solo personaggio. Secondariamente, ma non per importanza, il sistema di reclutamento: nel gioco è previsto un numero massimo di otto personaggi, di cui quattro obbligatori, ma sono a disposizione nove compagni di squadra tra cui scegliere.

Il modo in cui possiamo invitarli a far parte del gruppo è unico per ciascuno ma, forse, un po’ troppo criptico, legato alle PA, al momento esatto in cui capitare nel luogo giusto e soprattutto alla presenza di determinati personaggi nel party. Al punto che non sarebbe raro trovarsi a consultare una guida per capire come procedere. Star Ocean: First Departure R tiene per sé un po’ troppi segreti, ciononostante non impedisce di godersi l’esperienza nel complesso, andando piuttosto a rendere la vita più difficile ai completisti. Se guardiamo il gioco nel suo semplice svolgimento, è fruibile da chiunque senza che l’esperienza ne risulti in qualche modo rovinata: tutto dipende dalla profondità con cui si vuole affrontare l’avventura.

Star Ocean: First Departure R non cerca la rivoluzione, limitandosi a svolgere con sussiego il proprio compito

Star Ocean: First Departure R non cerca la rivoluzione, limitandosi a svolgere con sussiego il proprio compito e proprio per questo, per il fatto di non voler venire incontro a delle piccole mancanze storiche, potrebbe non piacere a chi invece si aspettava una revisione dell’esperienza originale. Troviamo però la scelta di Square Enix azzeccata nell’ottica di voler far riscoprire una gemma del passato per com’era, sia nel 1996 sia nel 2007 perché il remake ha alterato alcuni aspetti ma il grosso del gioco è rimasto lo stesso di 23 anni fa.

Apprezziamo la volontà di lasciare le cose com’erano, soprattutto perché si tratta di una serie abbastanza di nicchia rispetto ad altre più forti come Final Fantasy, Tales of e Dragon Quest: imbarcarsi nell’avventura di una riedizione dalla testa ai piedi si sarebbe rivelata la proverbiale spesa che non vale l’impresa. Quest’edizione non è esente da difetti, eppure rimane accattivante. Siete dunque pronti a partire con Roddick per un viaggio nello spazio e nel tempo, con l’obiettivo di salvare i mondi e i vostri cari?

Conclusioni

Star Ocean: First Departure R è nel complesso un buon porting, capace di emergere rispetto ad alcuni contemporanei per la gestione del reclutamento e la presenza della Private Action. Al contempo perde il confronto rispetto ad altri porting più curati ma, alla fine della giornata, si porta a casa il suo risultato: è un gioco che chiede il suo tempo per essere scoperto e apprezzato, complesso ma approcciabile da chiunque al contempo, a volte troppo geloso dei suoi segreti. Se tuttavia siete appassionati del genere e volete scoprire come funzionavano le cose in passato, è un acquisto da prendere in considerazione.

Good

  • Ottimi artwork e colonna sonora
  • Stesso gioco del 2007 (e va bene così)
  • Combat system ispirato alla serie Tales of
  • Private action e reclutamento personaggi

Bad

  • Pessima conversione dei filmati
  • Tiene per sé qualche segreto di troppo
8

Imperdibile

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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