No Straight Roads – Anteprima

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No Straight Roads – Anteprima
No Straight Roads – Anteprima
Riprenditi Vinyl City... con il rock! Affronta una dinamica avventura musicale nei panni dei membri di Mayday e Zuke, un gruppo indie rock, e conduci una rivoluzione musicale contro l'impero EDM in No Straight Roads.
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Per gli interessati del panorama indie, No Straight Roads è stato indubbiamente uno dei titoli più interessanti emersi allo scorso E3: le premesse parlavano di un gioco pronto a mostrarsi, suonare e farsi giocare alla grande grazie a una peculiare combinazione tra platform, avventura dinamica e rhythm game. A distanza di un anno, la demo che abbiamo provato conferma in larga parte queste aspettative, mostrando solo qualche piccolo inciampo lungo la strada.

Come nelle migliori produzioni a tema musicale (o di danza, se è per questo), la storia di No Straight Roads inizia con un’audizione: i nostri eroi Mayday e Zuke, agli atti Bunk Bed Junction, hanno un sogno all’apparenza semplice ma di difficile realizzazione, ovvero spingere le persone ad apprezzare il rock ancora una volta. Perciò decidono di registrarsi alle Lights Up Auditions, tenute ogni anno dalla compagnia che domina la città di Vinyl City e dà inoltre il nome al gioco.

La speranza è quella di impressionare i giudici e gli stessi abitanti, che pare si preoccupino solo della EDM (Electronic Dance Music). Considerato che No Straight Roads – l’azienda – detiene il monopolio della EDM, non sorprende questa situazione. Ad ogni modo, le cose non vanno come previsto da Mayday e Zuke, poiché un’improvvisa interruzione della rete elettrica prova come Vinyl City abbia problemi un filo più grandi di pessimi gusti in fatto di musica.

Specialmente quando il nostro duo di rockettari scopre che l’accesso alla rete d’emergenza della città è in mano alla NSR, che sceglie di lasciare buona parte di Vinyl City nell’oscurità: un abuso di potere di troppo, che spinge a una decisa presa di posizione da parte di Mayday e Zuke. Un concerto alla volta, sono intenzionati a liberare i cittadini di Vinyl City dalla vessazione della NSR.

Nemmeno a dirlo, la musica è un aspetto chiave in No Straight Roads tanto dal punto di vista narrativo quanto nel gameplay: abbiamo avuto tempo a sufficienza per padroneggiare le meccaniche, prima di metterle bene a frutto con un paio di boss e qualche ulteriore ostacolo lungo la strada. In particolare, da buona corporazione malvagia, NSR si appoggia molto all’utilizzo dei robot, che in più occasioni hanno cercato di metterci i bastoni tra le ruote mentre attraversavamo Vinyl City a colpi di rock.

Il senso del ritmo è alla base di No Straight Roads

Va detto che non si tratta di nemici particolarmente minacciosi, tanto che non inseguono nemmeno i due protagonisti. La demo ce ne ha mostrati tre: uno si limitava a saltare a tempo con la musica, liberando all’impatto col terreno un’onda distruttiva; un altro si è guadagnato il nostro eterno odio, come ogni nemico che vola e spara proiettili a raffica; l’ultimo faceva “fuoco” a sua volta ma per fortuna manteneva i piedi per terra, scagliandosi addosso a noi con un calcio nel momento in cui non rispettavamo le giuste distanze.

Il senso del ritmo è alla base di No Straight Roads, né potrebbe essere altrimenti considerata la tipologia rhythm game e in generale il contesto all’interno del quale è ambientato: lasciatevi conquistare dalla musica, dal suo flusso, e imparate ad anticiparne gli attacchi per poi dare loro la giusta lezione a base di rock. Mayday lascia che sia la chitarra a parlare, infliggendo danni massicci con i suoi elaborati accordi. Zuke è invece un tipo più votato al contatto fisico, che colpisce con le sue bacchette da batteria e sacrificando la potenza a favore di una maggiore rapidità di attacco. Naturalmente anche le note sono dalla nostra parte e si rivelano essenziali soprattutto per quei nemici fuori dalla nostra portata: mettetene da parte abbastanza e potrete utilizzarle alla stregua di veri e propri proiettili.

Uno degli aspetti più apprezzabili di questa demo è che non ha perso tempo a gettarci nel vivo dell’azione: dopo un’entusiasmante introduzione condita di tutorial, eccoci subito a fronteggiare il primo dei due boss a disposizione. Fuori dalla nostra portata, richiedeva di essere colpito dalla distanza sfruttando proprio le note summenzionate ed ecco che il gioco rivela la sua fase platform. Quella in cui No Straight Roads difetta un po’ di più rispetto al resto, perché i nostri personaggi sono privi di peso e questo rende i loro movimenti abbastanza irregolari. Nulla che vada davvero a compromettere il divertimento, ma rende necessaria una rifinitura per quanto riguarda i controlli. La complessità dello scontro è sempre più crescente, fino a toccare la vetta alle battute finali: deflettere gli attacchi del boss per rispedirli al mittente (ma siamo sempre liberi di evitarli, se non ci sentiamo pronti alla sfida), il tutto naturalmente affidandoci al tempismo che contraddistingue il gameplay.

Nel complesso, la prima parte della demo si è rivelata a dir poco esplosiva, controlli claudicanti a parte. Non possiamo dire lo stesso per la seconda, in cui il ritmo di gioco è cambiato per fare maggiore pressione sulla gestione dei personaggi e l’eventuale esplorazione di Vinyl City, fino a portarci al secondo boss: qui No Straight Roads perde il mordente iniziale, cedendo a brevi e ripetitive fasi platform che hanno esposto ancora di più le debolezze sotto il profilo dei comandi: l’assenza di controllo quando si è sospesi a mezz’aria, la mancanza del lock-on sui nemici e l’impossibilità di gestire manualmente la telecamera si sommano tutti assieme in questa seconda battaglia che, tuttavia, non si discosta molto dalla precedente in termini di ripetitività. L’aggiunta di ulteriori pericoli cui far fronte ha reso tutto un miscuglio troppo confusionario per essere considerato divertente.

No Straight Roads colpisce sotto il profilo artistico ma lato gameplay manca di mordente

In definitiva, No Straight Roads è un prodotto con del potenziale artistico ma assolutamente bisognoso di una revisione sotto il profilo del gameplay. Tra i controlli che non convincono, la natura ripetitiva del gameplay e l’assenza di funzionalità essenziali come la gestione della telecamera, il gioco rischia di essere una delusione. Sarebbe un peccato, perché visivamente è molto gradevole e se dovessimo affidarci solo alla colonna sonora, sarebbe nostro senza indugi. Dovrebbe essere un gioco del 2020 ma sotto certi aspetti ricorda piuttosto una produzione dei primi anni 2000.

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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