Blood & Truth – Recensione

Tra le demo di PlayStation VR Worlds, a spiccare era indubbiamente The London Heist, un assaggio, si sperava nel 2016, agli albori della VR su PS4, di “qualcosa che verrà”. Sono serviti 3 anni ai ragazzi di London Studio per riportarci nella loro amata città, già teatro di loro produzioni passate (come il secondo capitolo The Getaway), senza però farci togliere il visore dalla testa. Anzi, facendocelo tenere indosso per un bel po’ di ore, quasi il doppio (6-7 ore circa) della classica avventura VR, il triplo per chi lo rigiocherà a livelli di difficoltà maggiore o si dedicherà alle sfide a tempo.

Lo avete intuito già da questa premessa: Blood & Truth non è una semplice tech demo estesa. È un gioco fatto e finito, completo, dalla qualità altalenante, ma senza dubbio elevata, soprattutto per gli standard della VR su console. E al netto di qualche problema, è anche dannatamente divertente.

È divertente anche se, perlopiù, si spara e basta, a decine di scagnozzi della famiglia Sharp, capeggiata da un criminale, Tony, con una vena artistica non indifferente, che ci porterà, tra le varie location, in un museo tutto da esplorare, in una delle sequenze più memorabili di tutto il gioco. Sono i dettagli, prima di ogni altra cosa, a rendere ancora più immersiva e coinvolgente l’esperienza con Blood & Truth, che quando non dà tregua al giocatore con tonnellate di azione e proiettili, o con dialoghi a volte un po’ troppo lunghi (e non sempre così interessanti), lo fa perdere in un micromondo in cui prendere bottiglie e scaraventarle contro il muro, o provare a fare canestro con un po’ di carta appallottolata, o accendersi un sigaro con uno Zippo (ma c’è anche l’alternativa per gli svapatori, e sì, tranquilli, svapata inclusa – a patto di avvicinare la mano alla bocca).

Sono i dettagli, prima di ogni altra cosa, a rendere ancora più immersiva e coinvolgente l’esperienza con Blood & Truth

Ho passato buona parte del tempo a gustarmi gli interni di cantieri, casinò o del quartier generale della famiglia criminale Marks, sconvolta dalla morte del capofamiglia, e successivamente, dall’assalto della famiglia rivale. Eventi che hanno riportato il protagonista, Ryan, agente delle Forze Speciali abituato a complicate missioni in scenari di guerra, a casa, a difendere l’energica madre, quello sbruffone del fratello, e una sorella perfettamente capace di difendersi da sola. Ma hanno un intero esercito contro, e serve l’abilità di uno specialista. Ci si fa strada a suon colate di piombo, sparato da pistole, revolver, mitragliatrici, shotgun, con un realismo e una precisione a volte davvero impressionanti. Non ci sono traiettorie o mira automatica di sorta: bisogna genuinamente prenderla con i propri occhi, sfruttando il puntatore presente nel mirino (quando applicato, e a livello Normale, a Difficile nemmeno quello) per tararsi un minimo e capire dove finirà il proiettile.

Un sistema che dona maggiore complessità, ma anche profondità e appagamento, al gameplay, ponendolo decisamente al di sopra di esperienze più casual e spensierate. Blood & Truth richiede sangue, sudore e lacrime, e sa essere punitivo, anche troppo, quando la dose di nemici sale vertiginosamente e i checkpoint ci riportano troppo indietro, soprattutto se la colpa è inconsapevolmente nostra, per esserci spostati fuori dall’area di gioco presi dall’heat of the moment, e le nostre mani virtuali non rispondono come si deve ai comandi. Ma quando parte il momento Neo, tra rallentamenti innescati dalle esplosioni, headshot devastanti e kill concatenate, che soddisfazione.

Non dovrete saltare anche voi, tranquilli: per ridurre al minimo la motion sickness, il gioco prevede un sistema di movimento molto rigido, che vi permette di spostarvi lateralmente o in avanti solo ed esclusivamente verso punti prestabiliti, che quasi sempre coincidono con coperture presso cui abbassarsi, fisicamente, e sporgersi per schivare i proiettili e riprendere un po’ il fiato, oltre che per ricaricare le armi (spostando le mani verso il petto e inserendo, effettuando il gesto vero e proprio, il mag nell’arma). Tutto questo, chiaramente, a patto di possedere un paio di Move, caldamente consigliati, ma non obbligatori (anche se l’esperienza col DualShock 4 viene un po’ sacrificata, e anche l’immersione ne esce deficitaria).

Blood & Truth non è propriamente il “film” che London Studio aveva in mente, ma come gioco, ed è questo l’importante, diverte e funziona

Gesti che ogni tanto possono far cilecca (conviene sempre ripristinare la posizione con il tasto Start, vista l’elevata precisione richiesta), ma che, una volta presa confidenza con la vibrazione contestuale (che vi indicherà se la posizione è quella corretta per rinfoderare un’arma o afferrare i proiettili), vi immergeranno ancora di più in Blood & Truth. Sensazioni amplificate anche attraverso altre azioni, come l’arrampicarsi su una scala o su dei tubi (con tanto di vertigini percepite guardando in basso), o utilizzando la fida cassetta degli attrezzi di Ryan, tra cacciaviti, grimaldelli, pinze e altro ancora con cui divertirsi in veri e propri “mini-giochi”, necessari però ai fini del completamento della missione.

Dettagli, appunto, come detto in precedenza, che donano al gioco di London Studio ancora più personalità e lo rendono più coinvolgente che mai. A smorzare l’entusiasmo è solo parte del comparto puramente tecnico e grafico: se infatti il colpo d’occhio è certamente positivo, soprattutto per quanto riguarda le location, o tante sequenze d’azione emozionanti e mozzafiato, frutto della volontà del team di regalare un’esperienza degna di un film, sono i modelli poligonali dei personaggi e le loro legnose e antiquate animazioni, a partire da certe legate al protagonista stesso, che ridimensionano le ambizioni e la qualità del prodotto finito.

Conclusioni

Blood & Truth non è propriamente il “film” che London Studio aveva in mente, complice una trama abbastanza classica e scontata, e storture tecniche che vanificano il grande sforzo del team di produrre un’esperienza quanto più vicina a quella puramente cinematografica. Ma come gioco, ed è questo l’importante, diverte e funziona, regalando un buon numero di ore a chi cerca una Realtà Virtuale su console finalmente “matura” e più ricca, in termini di contenuto e puro e semplice valore, di gimmick e tech-demo che ormai lasciano il tempo che trovano.

Il gameplay sa essere profondo e appagante, con un sistema di mira a volte davvero (troppo) realistico, che rischia di scoraggiare gli utenti più casual, ma che invece lascerà il segno, oltre a un sorriso stampato sulle labbra, agli appassionati in cerca di emozioni forti. Indubbiamente, al netto di qualche problema, tra le uscite VR più interessanti e coinvolgenti dell’anno, questo è poco ma sicuro.