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Katana Zero – Recensione

Spade, droga & rock'n roll

Katana Zero – Recensione
Katana Zero
Genere:Sviluppatore:Editore:Versione Testata:

Da quel calderone di genialità che è Devolver Digital è arrivato un nuovo, incredibile titolo. Partorito dalle menti dei ragazzi di Askiisoft, Katana Zero è un indie davvero singolare, un’esperienza frenetica quanto interessante, molto difficile ma altrettanto appagante. Il gioco di Justin Stander è una vera e propria bomba (e no, non sto esagerando) che vi terrà incollati per ore allo schermo proponendovi un adrenalinico mix di atmosfere cyberpunk, musica synthwave e azione pura a scorrimento laterale.

Katana Zero è una piccola perla con grafica retrò che mette il giocatore nei panni del misterioso “Dragon”, un killer prezzolato abituato a fare strage di mafiosi e mercenari senza scrupoli armato solamente con la sua infallibile e letale spada orientale. Semplice vero? In realtà le regole del gioco sono ben più complesse di così: il nostro protagonista deve sostanzialmente fare fuori tutti i nemici all’interno di una serie di livelli senza essere mai colpito, nemmeno una volta. Un solo colpo significa morte certa. Troppo difficile?

No, perché Dragon ha dalla sua una capacità a dir poco incredibile: quella di muoversi più o meno liberamente all’interno della propria linea temporale. In termini di gioco questo si traduce nella possibilità di ritornare indietro nel tempo ogni volta che si perde la vita, ricominciando da inizio livello.

Le boss fight sono difficili, molto difficili. Ma anche molto appaganti.

Ad ogni morte di Dragon corrisponderà infatti una sorta di effetto “rewind” a mò di videoregistratore (l’estetica retrò di Katana Zero è un continuo omaggio agli anni ’80) che resetta il livello e porta il protagonista a ritentare l’impresa. Questa “precognizione” permette al giocatore di imparare a perfezionare la propria abilità di gioco, fallimento dopo fallimento, fino a creare la run perfetta e uccidere tutti i nemici per proseguire con la storia. Ah, dimenticavo: per completare il livello occorre uccidere tutti i nemici entro un determinato tempo limite, segnalato da una clessidra in alto, altrimenti è GAME OVER e si ricomincia da capo. Non vi avevo già detto che Katana Zero è un gioco parecchio difficile?

Il nuovo gioco di Justin Stander è una vera e propria bomba

Ad aumentare le possibilità di sopravvivenza del nostro protagonista ci pensa un comando in grado di rallentare il tempo, il quale va a generare una sorta di effetto Bullet Time a schermo: Dragon vedrà così la sua concentrazione aumentata e possiederà la capacità di schivare i proiettili per un breve lasso temporale. Inutile dirvi che nonostante questo arsenale di capacità fichissime il nostro (anti)eroe è ben lungi dall’essere invincibile: non vi addolcirò la pillola e anzi vi dico fin da subito che morirete tante, tantissime volte. Ma la magia di Katana Zero sta proprio nel rendere ogni fallimento una possibilità di miglioramento senza risultare quasi mai frustrante.

Katana Zero

Nonostante la grafica retrò, alcune ambientazioni sono davvero evocative.

Ad accompagnare la carneficina in pixel c’è una colonna sonora da panico, 34 brani potenti che scandiscono i fendenti della katana con musica elettronica e retrowave, facendovi sprofondare nell’atmosfera surrerale e onirica di Katana Zero già dalle primissime note. Ma il gioco di Justin Stander non è solo azione a scorrimento: fra un combattimento e l’altro ci sono momenti più calmi e diverse sessioni di dialogo, nelle quali faremo la conoscenza di personaggi interessanti, come il misterioso psicologo o la ragazzina dell’appartamento di fianco al nostro. La storia di Katana Zero mi ha letteralmente rapito: quella che all’apparenza sembrava quasi una scusa per sguainare la spada diventa un viaggio intricato e nichilista nella mente sconvolta del protagonista, una sorta di delirio psichedelico che esplora temi forti come lo stress post traumatico, la dipendenza dalle droghe e le sperimentazioni militari sulle persone.

La storia di Katana Zero mi ha letteralmente rapito

In poco meno di dieci ore il titolo di Askiisoft è riuscito a farmi appassionare ai suoi personaggi, alle loro vicende e al sistema di gioco, il quale è così perfetto da creare dipendenza: voglia di ricominciare, di continuare, di superarsi per creare la run perfetta. I 12 scenari sono un cocktail pericoloso da bersi tutto d’un fiato, un viaggio che consiglio praticamente a ogni videogiocatore che si rispetti.

Conclusioni

Dietro alla copertina al neon di Katana Zero si nasconde un gioco incredibilmente profondo e divertente, che ha come unico difetto quello di durare troppo poco. La storia, all’apparenza banale, si rivela essere una discesa senza freni nella mente di un uomo afflitto da un passato terribile che lo perseguita fino ai giorni nostri.

Le ambientazioni, nonostante i limiti della pixel art, sono incredibilmente evocative e dettagliate, grazie a una sapiente regia e all’uso praticamente perfetto del comparto musicale e della prospettiva. Non lasciatevi quindi spaventare dalla difficoltà dell’action a scorrimento di Askiisoft, perché quello che Katana Zero ha da offrire vale assolutamente il prezzo del biglietto, fra l’altro fissato a 14,99 euro.

Good

  • Difficile, frenetico
  • Ambientazioni evocative
  • Una trama davvero coinvolgente

Bad

  • Non molto longevo, poco rigiocabile
9

Superbo

Nato nel medioevo videoludico, i fantastici anni ’80, Amedeo è cresciuto con i grandi classici del gaming, passando per tutte le console sulle quali riuscisse a mettere le mani. Appassionato fino alla morte di Star Wars e The Witcher, vive fra mondi fatti di LEGO e GDR cartacei. Nel tempo libero gli piace dare legnate in palestra e leggere libri.

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