Zombie Army 4: Dead War – Recensione

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Guerra all'italiana

Zombie Army 4: Dead War – Recensione
Zombie Army 4: Dead War – Recensione
Le orde di Hitler tornano all'assalto in questo terrificante sparatutto dai creatori di Sniper Elite 4! Nemici soprannaturali, armi epiche e una nuova campagna per 1-4 giocatori vi attendono in un'avventura ambientata nel corso della Seconda Guerra Mondiale: preparatevi a salvare il mondo dall'apocalisse!
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Eravamo convinti di essercene sbarazzati una volta per tutte. Chiunque abbia giocato a Zombie Army Trilogy ricorda la strenua resistenza di pochi eroi contro la follia di Hitler, ossessionato dall’imminente sconfitta durante la Seconda Guerra Mondiale al punto da resuscitare i morti e utilizzarli come strumento ultimo in un conflitto che aveva ormai superato ogni morale. Lo è stato al punto da tornare egli stesso dall’aldilà, solo per esservi rispedito affinché non potesse più spadroneggiare sull’Europa e sul resto del mondo. Eppure, nonostante gli sforzi congiunti, le porte dell’Inferno avevano ormai vomitato ogni genere di mostruosità e la caduta del Führer non è servita a fermare la loro avanzata. Qualcosa le mantiene in questa non-vita, una forza contro cui i sopravvissuti non pensavano di dover combattere ancora e, su queste premesse, Rebellion ha sviluppato l’angosciante intreccio narrativo di Zombie Army 4: Dead War.

Il nuovo titolo dai creatori della serie Sniper Elite – di cui questi giochi sono uno spin-off – mostra di aver fatto tesoro delle esperienze successive a Zombie Army Trilogy e costruisce un’esperienza molto gradevole sotto il profilo della storia principale ma ancora di più sotto quello del multigiocatore. Se, infatti, Zombie Army 4: Dead War è soddisfacente da giocare in solitaria (e anche più difficile di quanto possa sembrare), è in gruppo che mostra tutti i suoi muscoli risultando non solo fortemente impegnativo ma anche coinvolgente e divertente in egual misura. C’è, dopotutto, una certa soddisfazione a far saltare la testa di qualche nazi-zombie e nell’estenuante attesa di un nuovo Left 4 Dead, questo ne può fare le veci, pur risultando meno frenetico e a tratti persino un poco più macchinoso del titolo di Valve.

È un gradino sopra il più recente World War Z, altrettanto soddisfacente ma meno completo per la mancanza di una campagna single player interessante.

Se con Zombie Army Trilogy l’approccio stealth era stato ridotto in favore di uno stile più action ma, nonostante tutto, restava parte fondante dell’esperienza, Zombie Army 4: Dead War mette interamente da parte la cautela a favore di un’azione più marcata che va dritta al sodo. Certo, il gioco mantiene il suo legame con Sniper Elite grazie alle cinematiche che mostrano – solo utilizzando il fucile da cecchino – quale punto debole nemico abbiamo spappolato con un colpo di precisione, per il resto ci getta senza pietà nel vivo della situazione non lesinando sulle tipologie di nemici letali che andremo ad affrontare. Considerato che, a dispetto dell’impronta horror, l’esperienza si focalizza sull’utilizzo dei soli morti viventi senza introdurre ibridazioni à la Resident Evil, è sorprendente la varietà di creature umanoidi che gli sviluppatori hanno introdotto per mantenere il gameplay il più vario e fresco possibile – costringendo il giocatore ad adattarsi in modo da non essere sopraffatto.

In questa lotta alla sopravvivenza, un ruolo fondamentale lo gioca l’equipaggiamento e lo sviluppo del personaggio. Può sembrare strano che un gioco a modo suo “caciarone” come Zombie Army 4: Dead War abbia posto particolare enfasi sulla costruzione di uno stile efficiente e indicato bene o male per ogni situazione, eppure risulta un aspetto incredibilmente approfondito al quale bisogna prestare un occhio di riguardo. Non solo per quanto riguarda il potenziamento delle armi, che può avvenire solo consumando uno specifico oggetto nascosto nei vari capitoli oppure sbloccato aumentando il proprio livello giocatore, ma anche e soprattutto le abilità intrinseche del personaggio stesso. Sebbene neppure lontanamente vicino alla concezione che se ne ha in un gioco di ruolo, il grinding e più in generale la ricerca del punteggio migliore sono alla base per rafforzarvi e rendervi più efficienti contro le infinite schiere di non morti. Soprattutto se pensiamo che, contrariamente a un GdR, non basta solo salire di livello per sbloccare abilità: è necessario soddisfare diversi requisiti, a mano a mano più complessi se le si vuole portare al massimo.

Zombie Army 4: Dead War mette da parte la cautela per un’azione che va dritta al sodo

Gli zombi, insomma, non sono una faccenda adatta a tutti. Sono però, innegabilmente, una guerra tutta all’italiana e non ci riferiamo a chissà quali tattiche da mettere in pratica sul campo bensì all’ambientazione stessa: Rebellion ha infatti voluto che la maggior parte di Zombie Army 4: Dead War fosse ambientata in Italia e così, da Milano a Venezia fino alle pendici del Vesuvio e oltre, i nostri quattro eroi si fanno strada in ciò che resta dopo la devastazione dei non morti. In un moto d’orgoglio patriottico, non si può negare che la cura per i dettagli sia notevole e soprattutto di fronte a luoghi storici come la Stazione Centrale o Piazza San Marco ci si sforza di far combaciare le immagini storiche con quelle videoludiche – o anche solo cercare la comparazione con il presente. Un piccolo plauso va anche al doppiaggio che, quando vede personaggi italiani, risulta quanto più fluido possibile lasciando ben intendere l’accento. Sono lontani i tempi di Assassin’s Creed II e pur mescolando italiano a inglese, i dialoghi funzionano sottolineando che non parla un madrelingua ma neppure una macchietta tutta pizza, fichi e mandolino.

La modalità campagna di Zombie Army 4: Dead War si è mostrata sorprendentemente longeva e impegnativa, sia giocata in singolo sia con uno o più compagni: non vi anticipiamo nulla sul numero complessivo di livelli ma la durata di una partita si attesta tranquillamente sulle dieci ore, che possono variare in base alla difficoltà o alla vostra volontà di raccogliere i diversi collezionabili sparsi ovunque. La storia stessa, considerato che si ricollega a quanto raccontato finora ed è comunque sul filone del B movie, ha una sua logica con un piccolo colpo di scena verso la fine che è sempre stato sotto i vostri occhi ma diventa ovvio – giustamente – solo una volta mostrato. È poi molto apprezzabile la possibilità di impostare non solo il livello di difficoltà ma anche la quantità di nemici in base a quanti giocatori sono di fatto in partita: siete in quattro ma preferite una campagna rilassata? Potete far sì che gli zombi non superino il numero pensato per un solo giocatore. Viceversa, siete veterani nella guerra dei non morti e le sfide non vi spaventano? Potete affrontare da soli un’orda per quattro, a vostro rischio e pericolo. Da menzionare, poi, il fatto che la difficoltà renda i proiettili soggetti sia alla gravità sia alla direzione del vento: tenetelo a mente quando decidete come giocare!

Conclusa la campagna, avete la possibilità di rigiocarla selezionando missione e capitolo (molto utile per la raccolta di collezionabili), oppure cimentarvi con la modalità Orda: non possiamo tecnicamente considerarlo l’impianto multigiocatore, perché tutto Zombie Army 4: Dead War può essere giocato in solitaria o in compagnia, ma è senza dubbio l’elemento che più favorisce la cooperazione per via della sua elevata difficoltà persino se giocato in modalità facile. Le mappe a disposizione sono quattro e ricalcano località visitate nel corso della storia principale: un po’ poche, a nostro avviso, e meno estese di quanto ci saremmo aspettati.

In generale, valgono le stesse regole della modalità campagna: potete decidere la difficoltà e la quantità di nemici, che si riverseranno contro di voi in ondate infinite e progressivamente più difficili per impedirvi di fuggire. Orda dopo orda il livello si amplia un poco, ma raggiunto il limite prefissato perché vi si apra la via di fuga, rimarrà di quelle dimensioni. La difficoltà (e il bello) di questa modalità è che potete mantenere il vostro livello giocatore e le abilità sbloccate o potenziate di conseguenza, mentre le vostre armi vi saranno precluse in favore di una dotazione standard: dovrete infatti conquistare tutti gli equipaggiamenti sul campo, aspettando che il gioco generi rifornimenti di volta in volta sempre più potenti per far fronte ai non morti che si rafforzeranno di conseguenza. Mai come in Orda la collaborazione fra giocatori è fondamentale, tra la necessità di organizzare un gioco di squadra ben coordinato e, a volte, la scelta se lasciar morire un compagno per permettergli di tornare in gioco al termine dell’ondata corrente: spesso un sacrificio è l’unica soluzione ma sono tutte eventualità che valuterete di partita in partita.

Zombie Army 4: Dead War è il miglior connubio tra Strange Brigade e Sniper Elite

Nel complesso, Zombie Army 4: Dead War è il miglior connubio tra Strange Brigade e Sniper Elite che Rebellion potesse realizzare: forti delle esperienze che sono intercorse fra Zombie Army Trilogy e l’attuale capitolo, gli sviluppatori ci offrono il più intrigante spaccato della Seconda Guerra Mondiale a tema zombi in circolazione: longevo, divertente e impegnativo, questo quarto capitolo si aggiudica scettro e corona della serie. Ricco di citazioni ai più svariati generi ed esponenti horror, con easter egg spesso inaspettati (provate a lasciare il gioco in pausa per qualche secondo e prestate attenzione al controller) e una rappresentazione piuttosto fedele dell’Italia degli anni ’40, Zombie Army 4: Dead War non fa della grafica il suo cavallo di battaglia ma il fotorealismo non è nemmeno l’obiettivo di un gioco simile. I modelli sono più che buoni, soprattutto per quanto riguarda gli zombi e le loro varietà, e la possibilità di scegliere una migliore performance rispetto a una grafica più definita non gioca tanto a sfavore di quest’ultima, rendendo comunque l’esperienza molto godibile. Un merito va anche alla colonna sonora, che non si impone mai sul gioco e anzi, accompagna perfettamente i numerosi momenti di tensione, valorizzata inoltre da effetti sonori piacevolmente vintage.

Conclusioni

Zombie Army 4: Dead War è senza alcun dubbio un salto qualitativo da parte di Rebellion, che mette in pratica i passi avanti mossi grazie a Strange Brigade e Sniper Elite 4, rendendo questo capitolo un perfetto connubio tra i due. Il gioco non stravolge la propria formula, accentuando un’azione già evidenziata in Zombie Army Trilogy, ma sono i piccoli tocchi a fare la differenza come, ad esempio, il sistema di progressione delle armi. La campagna principale è longeva e intrigante, sebbene manchi di quel guizzo narrativo che potrebbe elevarla persino per un B movie, e lo stesso si può dire per la grafica che comunque rimane apprezzabile.

La ricostruzione dell’Italia degli anni ’40 è fedele e nonostante non tutte le ambientazioni godano di un punto d’interesse che le renda immediatamente riconoscibili, fa piacere vedere un intero gioco incentrarsi sul Bel paese. Dal punto di vista del gunplay possiamo aspettarci la stessa qualità che Rebellion ha dimostrato con i suoi precedenti titoli. Sotto il profilo del multigiocatore, infine, Zombie Army 4: Dead War è un’esperienza incredibilmente divertente che dà il suo meglio proprio quando si è in quattro ad affrontare l’apocalisse. Ciò non toglie che anche da soli rappresenti una sfida coinvolgente e soprattutto impegnativa.

Good

  • Il miglior capitolo della serie
  • Giocato in quattro dà il meglio di sé
  • Il sistema di progressione delle armi
  • Campagna principale longeva e impegnativa

Bad

  • Modalità Orda povera di livelli
  • Storia e grafica mancano di un vero guizzo qualitativo
8

Imperdibile

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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