Video Game Hall of Fame

World Video Game Hall of Fame: i titoli che hanno fatto la storia

Il 4 giugno 2015 il National Museum of Play di New York ha deciso di allestire una mostra permanente dedicata all’intrattenimento videoludico e, in particolare, a quei videogiochi che nel corso della storia si sono distinti per quattro criteri molto specifici:

  • Status di Icona: il gioco è globalmente riconosciuto e ricordato;
  • Longevità: il gioco  è più di una mania passeggera e può contare una grande popolarità nel lungo tempo;
  • Distribuzione geografica: il gioco incontra i precedenti criteri in un contesto internazionale;
  • Influenza: il gioco ha esercitato una significativa influenza sul design e lo sviluppo di altri giochi, su altre forme di intrattenimento, o sulla cultura popolare e la società in generale. Un gioco può essere incluso sulla base di questo criterio senza necessariamente incontrare gli altri tre.

La World Video Game Hall of Fame comprende dunque non solo i titoli più conosciuti al mondo, ma anche quelli che hanno in qualche modo contribuito in maniera significativa allo sviluppo dell’industria negli anni a venire. Qui di seguito trovate tutti i giochi che hanno ricevuto la grande onoreficenza del The Strong (National Museum of Play) in ordine di anno di aggiunta (se pensate che manchi qualcosa di importante qui trovate il link per inserire la vostra nomination): ecco a voi la Hall of Fame ufficiale del mondo videoludico.

2015
2016
2017
2018

2015

DOOM

Nel 1993 id Software creò DOOM, un videogioco che sarebbe passato alla storia come pioniere del genere fps. Infatti non solo fu un successo commerciale incredibile (di cui vediamo i frutti ancora oggi), ma istituì dei concetti chiave di game design che diventarono successivamente standard dell’industria. DOOM utilizzava infatti un engine che separava le funzioni base del gioco da altri aspetti come l’artwork: questo permetteva una maggiore flessibilità nelle modifiche di gioco. Il primo episodio DOOM fu inoltre distribuito gratuitamente, dando inizio al business dei contenuti aggiuntivi a pagamento che oggi ritroviamo quasi in ogni titolo esistente.

Questa grande opera d’innovazione di id Software porta su di sé anche un record negativo: fu infatti uno dei primi giochi a venire portato in causa nella lotta contro la violenza dei videogiochi, accusato addirittura di aver “influenzato” il massacro della Columbine High School del 1999 in cui due ragazzi quattordicenni uccisero 12 studenti e un insegnate prima di venire a loro volta uccisi dalla squadra SWAT intervenuta sul posto.


Pac-Man

Pac-Man è uno dei videogiochi più famosi al mondo e l’arcade più venduto nella storia. Creato da Toru Iwatani nel 1980, ancora oggi è il simbolo di Namco (anche se ora dovremmo dire Bandai Namco) e può essere considerato il primo vero ambasciatore del mondo videoludico nel mondo: tutti conoscono Pac-Man. Oltre ad aver dato vita ad una serie di giochi infinita: su console casalinghe, portatili, e ora anche dispositivi mobile, il suo marchio è diventato qualcosa di incontenibile… serie animate, vestiti, giocattoli e persino articoli per la casa. Pac-Man Fever, canzone di Jerry Buckner e Gary Garcia, fu nella top 10 della Billboard’s Hot 100 Chart nel 1982.

La piccola palletta gialla e i suoi 4 fantasmini antagonisti restano indelebili nella cultura di massa tutt’oggi e non avete idea di quanto questa cosa sia radicata finché non seguite un corso di paleogeografia: sapete che l’antico supercontinente Pangea è anche conosciuto in gergo come “Supercontinente Pac-Man”?


Pong

Pong può essere considerato, in qualche modo, il gioco che diede inizio all’industria videoludica. Due stanghette e una pallina, tanto bastava nel 1972 per attirare le folle: con decine di migliaia di copie vendute nei bar di tutto il mondo, Pong fece la fortuna di Atari e aprì la porta all’era degli Arcade. Nel 1975 poi venne creata una versione casalinga, che divenne il super-regalo di Natale dell’anno, vendendo centinaia di migliaia di copie e introducendo milioni di bambini al mondo dei videogiochi (sapete, ai tempi si usava condividere).


Super Mario Bros.

Che dire dell’idraulico più famoso del mondo? Creato da Shigeru Miyamoto, Super Mario Bros. apparve per la prima volta su NES nel 1985 e divenne fin da subito la mascotte di Nintendo. Se parliamo di vendite, parliamo del videogioco che ha mantenuto il titolo di gioco più venduto al mondo fino al 2006 (al momento si trova al quinto posto con oltre 40 milioni di copie), ma se vogliamo parlare di veri traguardi dovremmo dire che tra nella top 35 dei bestseller videoludici, ben 8 titoli portano il nome Mario. Perché dal momento della creazione del franchise, la serie non ha più smesso di produrre giochi apprezzatissimi dai fan, con più di 260 milioni di copie vendute in totale.

Nel 1990 un sondaggio tra i bambini americani rivelò che Mario era addirittura più conosciuto di Mickey Mouse! Se non è una dimostrazione di popolarità questa…


Tetris

Se vi chiedevate quale fosse il gioco più venduto di tutti i tempi, ecco a voi la risposta: Tetris. Dal 1984, anno in cui Alexey Pajitnov adattò il suo rompicampo al computer conquistando ben presto l’Unione Sovietica, questo semplice (si fa per dire) puzzle game non ha più smesso di espandersi: solo tre anni dopo, nel 1987, lo ritroviamo in tutta Europa e in Nord America. Infine raggiunge le orecchie di Nintendo, che decide di farne un gioco per il suo Game Boy nel 1989 dove raggiunge una popolarità pazzesca. La colonna sonora di Tetris è la canzoncina che tutti cantano quando non riescono a chiudere una valigia, quando il freezer è troppo pieno e devi infilarci il gelato o quando Homer Simpson deve far entrare tutti i pacchi più 5 persone in macchina (ricordate la puntata, vero?).

L’ultimo salto che l’ha portato ad essere il bestseller dei videogiochi per eccellenza è però avvenuto negli ultimi tempi, quando Tetris ha fatto il suo debutto mobile vendendo più di 100 milioni di copie solo su questi device: che dire, un successo senza tempo.


World of Warcraft

World of Warcraft è sinonimo di MMORPG: il più famoso, il più venduto, il più longevo. Dal 2004 Blizzard supporta questo incredibile gioco che in 14 anni di onorata carriera ha riunito decine di milioni di giocatori in un unico, immenso mondo condiviso. L’intelligenza della compagnia americana, il suo continuo rinnovare il prodotto, l’immensa lore che contraddistingue il titolo tengono incollati al servizio ad abbonamento (di 12.99€ mensili, che possono arrivare a 10.99€ con le offerte) una media di 10 milioni di persone ogni mese (variabili soprattutto in vista delle espansioni) quando centinaia di altri giochi dalle meccaniche identiche si offrono gratuitamente.

World of Warcraft è anche uno tra i giochi più chiacchierati per quanto riguarda il fenomeno di “dipendenza” da videogiochi, con moltissimi giocatori che finiscono per immedesimarsi nei loro personaggi un po’ più di quanto dovrebbero. Del resto, si è anche dimostrato di grande aiuto per persone affette da disabilità fisiche e cognitive, che riescono a stabilire contatti con il mondo esterno grazie alla sicurezza offerta dal muro dello schermo.


2016

The Legend of Zelda

Dopo Super Mario, il mitico Shigeru Miyamoto regala alla Video Game Hall of Fame un’altra incredibile serie, quella di The Legend of Zelda. Nel 1986, il primo titolo per NES portò alla popolarità il genere “open-world”, in cui i giocatori non avevano un sentiero lineare da seguire, ma potevano esplorare il mondo in lungo e in largo. La complessità del gioco portò alla formazione di riviste specializzate come il Nintendo Fun Club (poi Nintendo Power), in cui venivano inclusi consigli, trucchi e indizi vari per scoprire e sbloccare tutti i segreti che Hyrule nascondeva.

Con 6.5 milioni di copie vendute è il quarto gioco più di successo di NES, secondo solo ai primi tre titoli di Super Mario. Nella sua storia, il franchise ha invece raggiunto più di 82 milioni di copie vendute. Forse la maggior parte delle persone al mondo non ha ancora capito che Link non è Zelda, ma sicuramente conoscono la sua faccia.


The Oregon Trail

Se il titolo non vi suona familiare, è perché non siete americani (o forse siete troppo giovani), ma The Oregon Trail è il videogioco educativo più longevo e famoso di tutti i tempi. Tra gli anni ’70 e ’80 questa serie si prese l’impegno di insegnare la storia americana ai ragazzi in un modo che fosse divertente e interessante e, nel processo, li introdusse anche al mondo dei computer (capite che negli anni ’70 non erano ancora particolarmente diffusi). 65 milioni di copie vendute per una serie educativa sono una cosa quasi impensabile, eppure The Oregon Trail ha raggiunto questo traguardo e continua ad essere disponibile su varie piattaforme, tra cui gli smartphone. Il suo traguardo più importante è però stato quello di dimostrare che i videogiochi possono davvero insegnare qualcosa, pur senza perdere il loro lato educativo.


The Sims

La vita di tutti i giorni non è mai stata così divertente come in The Sims. Will Wright, il creatore della serie, descrive il suo prodotto “più come un giocattolo che come un videogioco”, una casa delle bambole che funge solo da ambientazione per infinite storie.

The Sims ha la notabile caratteristica di essere un gioco adatto a tutti: grandi e piccini, uomini e donne (è dimostrato che le giocatrici sono più dei giocatori in questo caso), centinaia di milioni di persone hanno perso la testa per la serie, tra espansioni e sequel. Trasformando il computer in uno strumento per esplorare la complessità dell’esperienza umana, The Sims ha espanso la nozione di ciò che un videogioco può essere.


Sonic The Hedgehog

Il famosissimo riccio supersonico non poteva mancare all’appello: nel 1991 la mascotte SEGA arrivò su Mega Drive (o Sega Genesis, chiamatela come volete) ribaltando temporaneamente la console war che in quegli anni imperversava tra SEGA e Nintendo. Non è facile competere con Mario, ma il coloratissimo riccio blu riuscì a conquistare un’intera generazione grazie alla sua incontenibile velocità: nessuno aveva mai sfrecciato così in un videogioco. La firma di Sonic piacque tanto che si trasformò presto in un fenomeno di massa, tanto che fu il primo personaggio videoludico ad apparire come “palloncino gigante” nella Macy’s Thanksgiving Day Parade, ovvero la più grande parata americana del giorno del ringraziamento.

Sonic The Hedgehog resta il gioco più venduto per Mega Drive, con 15 milioni di copie. Nel corso degli anni però i vari titoli gli hanno valso ben altri numeri, qualcosa come 350 milioni di copie vendute… insomma, spiccioli.


Space Invaders

Ah, Space Invaders! Un altro grande classico degli albori dei videogiochi: nel 1980 questo titolo divenne il più popolare in assoluto sull’Atari 2600, ma il meglio di sé lo diede sicuramente nel mondo Arcade. Space Invaders invase infatti i cabinati nel 1978, con le sue infide navicelle aliene e l’ipnotizzante suono che facevano man mano che si avvicinavano alla conquista della terra (chiudete gli occhi e riuscirete ancora a sentire il suono dell’astronave madre che arriva).

Una delle innovazioni più notabili fu l’introduzione dell’ “high score”, che da quel momento in poi divenne un elemento standard nei giochi Arcade. Fu anche il primo videogioco giapponese ad usare un microprocessore.


Grand Theft Auto III

Grand Theft Auto III è stato il capitolo del franchise a conquistare davvero il mondo. La vastità di Liberty City, non tanto in termini di grandezza, quanto di possibilità conquistò critica e pubblico all’unanimità, nonostante i temi trattati siano tutt’oggi condannati da molti. In GTA III i giocatori dovevano scalare la gerarchia criminale della città compiendo vari “lavoretti” per i boss locali, ma la maggior parte del tempo era in realtà speso a requisire auto, correre per le strade di Liberty City e fare tutto ciò che passava per la mente. Dando ai giocatori la licenza di fare virtualmente qualsiasi cosa, a piedi o al volante, Grand Theft Auto III dimostrò che i videogiochi non erano solo roba da bambini e il suo open-world diventò un modello per molti altri giochi a seguire.


2017

Pokémon Red and Green

Pokémon Red and Green sono la prima coppia di videogiochi dedicata ai famosissimi mostricciattoli tascabili, rilasciata nel 1996 su Game Boy. Stranamente Pokémon Verde non arrivò mai in Europa, dove invece fu rimpiazzato da Pokémon Blu, inizialmente nato come edizione speciale, nel 1999. Il gioco riscosse subito un incredibile successo, tanto che diede vita all’istante ad una serie animata, fece impazzire tutti i bambini con il suo primo album di figurine e in poco tempo anche con il gioco di carte collezionabili.

Con 23 milioni di copie vendute, la prima generazione di Pokémon si aggiudica il titolo di più grande bestseller nel genere degli RPG, ma la cosa più impressionante è che dopo tanti anni la Poké-mania non sembra intenzionata a scemare neanche un po’ e anzi, è più diffusa che mai. Gotta Catch ‘em All!


Street Fighter II

Nel 1991 Street Fighter II fu il gioco che aprì la strada all’era dei picchiaduro: Mortal Kombat (1992), Virtua Fighter (1993), Tekken (1994) e King of the Fighters (1994) seguirono la sua scia in rapida successione, ma fu il gioco Capcom a dare il via alla processione. In precedenza i picchiaduro si concentravano soprattutto sul PvE, ma Street Fighter II aprì la porta alla competizione tra giocatori: i bambini si ritrovavano nelle sale giochi e si davano battaglia all’ultimo sangue per conquistare la supremazia sul quartiere: che si possa considerare anche l’antenato degli eSports?


Donkey Kong

Shigeru Miyamoto segna la tripletta con Donkey Kong: sebbene Mario e Zelda si siano guadagnati un posto nella Hall of Fame in anni precedenti, è però Donkey Kong la prima opera dell’autore, senza la quale, tra l’altro, Mario non avrebbe mai visto la luce. Nel 1981 la divisione americana di Nintendo non se la passava tanto bene a causa di alcuni titoli sbagliati su cui la compagnia aveva puntato: sull’orlo del disastro aveva bisogno di qualcosa di nuovo, e alla svelta. Fortunatamente tra le sue fila poteva contare il giovane, ma già geniale Miyamoto, che in pochi mesi tirò fuori dal cappello un gioco dal concetto semplice, dalla storia familiare e dal gameplay divertente che catturò subito il pubblico.

Da allora Donkey Kong ha proliferato, apparendo in centinaia di videogiochi, anche se fu il suo antagonista, Jumpman (aka Mario), a diventare poi la mascotte di Nintendo. Chissà se è mai riuscito a perdonarlo…


Halo: Combat Evolved

Halo è uno degli fps più amati di tutti i tempi, ma soprattutto il videogioco che più di tutti segnò il successo della prima console Microsoft nel 2001, tanto che fu definita la killer app di Xbox. In un’era in cui il PC dominava il panorama degli fps, Halo dimostrò che anche le console potevano essere piattaforme più che adatte al genere, offrendo tra l’altro una delle esperienze multiplayer migliori del tempo (nonostante Xbox Live non esistesse ancora e i giocatori dovessero affidarsi a network locali).

Con oltre 6 milioni di copie vendute è il secondo videogioco più venduto su Xbox, mentre il primo è il suo seguito Halo 2. Il titolo si è dimostrato così fondamentale per Microsoft, che anni dopo la compagnia ha deciso di dare il nome Cortana alla sua assistente virtuale, dal nome dell’amato personaggio del gioco.


2018

John Madden Football

John Madden Football è stato un titolo rivoluzionario per il genere sportivo. Dopo il flop raccolto dal titolo nel 1988, EA si rimboccò le maniche e decise di cambiare completamente le carte in tavola: abbandonarono i vecchi canoni basati su modelli statistici e visuali a scorrimento laterale o verticale ed abbracciarono un nuovo sistema incentrato sulle caratteristiche dei personaggi (come velocità, agilità e forza) e una visuale posta alle spalle del giocatore con la palla, regalando maggiore immersione.

Nel 1990 il nuovo John Madden Football fu rilasciato su Mega Drive e questa volte vendette otlre 400.000 copie. Non solo influenzò i futuri franchise con la sua formula iterativa annuale (ringraziate lui se abbiamo un FIFA ogni anno), ma anche la televisione sportiva, che cominciò ad utilizzare l’angolo visuale proposto dal gioco.


Tomb Raider

Tomb Raider non è certo il primo videogioco action-adventure del mondo, ma l’enfasi che dava ai puzzle da risolvere e le difficili sessioni di salti fecero di questo gioco un’esperienza unica all’epoca, che conquistò i giocatori. Un grande ruolo in questo lo ebbe anche la protagonista, la mitica Lara Croft, che mostrò al mondo che anche le donne possono essere toste. Grazie anche al grande successo raccolto da Angelina Jolie nei panni della brillante archeologa, Lara è citata nei Guinness World Records come “il personaggio videoludico femminile più riconosciuto”.

Il primo titolo nel 1996 vendette 7 milioni di copie, ma al giorno d’oggi il franchise di Tomb Raider conta 11 titoli e oltre 63 milioni di copie vendute. Con un nuovo film appena uscito e un nuovo titolo all’orizzonte, la nostra Lara sembra intenzionata a proseguire sulla sua strada ancora per molto tempo.


Final Fantasy VII

Final Fantasy VII è stato il primo gioco della serie ad arrivare in Europa nel 1997 ed è considerato il videogioco che ha aperto la strada ai jRPG in occidente. Il settimo capitolo è stato innovativo sotto molti aspetti: non solo è stato il primo ad essere pubblicato su CD-ROM, ma anche il primo ad incorporare computer grafica in 3D e video cutscene in full motion e il primo ad utilizzare voci digitalizzate nel capolavoro di Nobuo Uematsu One Winged Angel (l’indimenticabile theme di Sephirot). I suoi personaggi sono ancora oggi tra i più amati nel mondo dei videogiochi e il titolo è considerato universalmente uno dei migliori videogiochi di tutti i tempi (qualcuno dice addirittura il migliore).

Con 10 milioni di copie vendute su PlayStation, è il secondo gioco più venduto sulla console Sony (il primo, se ve lo state chiedendo, è Gran Turismo), ma la serie nel suo complesso ha ottenuto ben altri traguardi, con 15 capitoli principali e più di 144 milioni di copie vendute. Un remake di Final Fantasy VII è previsto per il prossimo futuro.


Spacewar!

Spacewar! è uno dei primissimi prototipi di videogiochi di guerre interstellari: nel 1962 Steve Russel, con l’aiuto di alcuni colleghi del Massachussets Institute of Technology creò un gioco in cui due giocatori erano posti al controllo di navicelle spaziali che si lanciavano missili mentre gravitavano intorno ad una stella. Questa semplice simulazione di guerra spaziale contagiò presto ogni computer del globo, e nel frattempo si evolse con l’aiuto di numerose mod da parte di giocatori di tutto il mondo. A dieci anni di distanza era un fenomeno così diffuso che testate come Analog e Rolling Stones pubblicarono articoli sul gioco e sulla cultura che lo contornava. Il mitico creatore di Pong, Nolan Bushnell, prima di dedicarsi a stanghette e palline creò una versione arcade di Spacewar! anche se con scarso successo (gli andò meglio più tardi, comunque).

Spacewar! non fu mai rilasciato a scopi commerciali, ma aprì la strada non solo ad un genere, ma all’utilizzo stesso del computer come piattaforma per i videogiochi: “una palla di cristallo che mostra il futuro dei computer e del loro utilizzo” come lo descrisse Rolling Stones nel 1972.