Utawarerumono: ZAN – Recensione

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Una crepa nella maschera

Utawarerumono: ZAN – Recensione
Utawarerumono: ZAN – Recensione

Vivi la leggenda di Utawarerumono: ZAN, un picchiaduro d'azione che rivisita la storia di Haku - uomo senza memoria - e del grande conflitto che dilania la terra che lui chiama casa.

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Sfidare Omega Force di Koei Tecmo in un territorio che ha impiegato vent’anni a reclamare come suo, perfezionandolo di volta in volta, è un obiettivo a dir poco ambizioso: eppure Aquaplus e Tamsoft hanno raccolto la sfida con Utawarerumono: ZAN, hack and slash in stile musou che si presenta come spin-off della serie visual novel/RPG Utawarerumono. Al di là delle premesse positive, sfortunatamente, siamo di fronte a un gioco che può essere consigliato solo a degli appassionati devoti alla serie da cui deriva.

Utawarerumono: ZAN si presenta come adattamento dell’originale Utawarerumono: Mask of Deception, il primo a essere stato esportato dal Giappone. È un gioco fantasy dalle tinte epiche e un ritmo lento con una pletora di personaggi interessanti e ben più di una svolta di trama. ZAN prende questa narrativa e la taglia in una risicata esperienza di quattro ore, il cui risultato ricorda una slide show disegnata su un pezzo di carta.

Il gioco non fa nulla per introdurre il giocatore al proprio universo o anche solamente al protagonista, quel pesce fuor d’acqua munito di un ventaglio che risponde al nome di Haku, e in una manciata di frasi spiega (o almeno ci prova) eventi di peso e personaggi che richiederebbero ore per essere compresi al meglio, in un tentativo piuttosto raffazzonato di buttarci nella mischia quanto prima.

Una delle maggiori delusioni la troviamo proprio nel fatto che Utawarerumono: ZAN copra solamente gli eventi di Mask of Deception, lasciando i giocatori a bocca asciutta per quanto riguarda Mask of Truth e privandoli di fatto della parte migliore della dilogia – dopo il climax raggiunto con il primo capitolo. Una decisione, quella di non inserire Mask of Truth, che emerge ancora di più a fronte del limitato numero di battaglie nel gioco: la narrazione si distribuisce su sedici capitoli ma alcuni di questi sono solo eventi di storia privi di combattimento.

Sono realizzati con cura, certo, ma l’impressione è che Utawarerumono: ZAN abbia condensato un po’ troppo la trama. Se di per sé Mask of Deception aveva e ha scene che si possono tranquillamente saltare senza rischiare di compromettere la comprensione della storia, ZAN si lascia indietro non pochi dettagli e motivazioni dei singoli personaggi che aiutano a connettere le varie parti e, alla fine, risulta più una manciata di capitoli disparati anziché una narrazione coerente e coesa.

Utawarerumono: ZAN perde molti dettagli per strada e la narrazione ne soffre

Di per sé non sarebbe poi un grosso problema se il gameplay andasse di pari passo con i migliori hack and slash in circolazione, sfortunatamente anche in questo caso non si raggiunge l’obiettivo e si mostra piuttosto debole. È facile mettere a segno combo e scatenare potenti attacchi su orde di nemici eppure non si percepisce la minima soddisfazione nel farlo.

Il combattimento manca di un vero e proprio peso, lasciando la sensazione di tagliare un muro di carta velina armati di mannaia: alcuni scontri sono un filo più interessanti ma al contempo offrono il fianco ad altri problemi che affliggono il combattimento, come il numero limitato di opzioni per reagire agli attacchi nemici.

Inoltre, pur avendo dodici personaggi tra i quali scegliere per la nostra squadra da quattro, il gioco non fa nulla per incentivarci a passare da uno all’altro e alcuni di loro si sentono poco necessari nel vivo dell’azione. Le battaglie sono rapide ma di rado chiedono al giocatore qualcosa oltre correre in giro e sconfiggere gli avversari che lo ostacolano.

La storia può essere completata piuttosto in fretta, sebbene le battute finali riescano a fare qualcosa di più in termini di sfida. Al di là di questo, il giocatore può affrontare missioni slegate alla storia oppure ripetere quelle principali, per le quali viene messa a disposizione una difficoltà maggiore al termine della campagna, nel tentativo di soddisfare le richieste e ottenere risorse da spendere per migliorare i diversi personaggi e i loro equipaggiamenti. Per chi trova divertente la cooperazione, la modalità online fino a quattro giocatori potrebbe essere una valida scelta.

Nonostante uno dei punti di forza di Utawarerumono: ZAN sarebbe stato vedere i personaggi di Mask of Deception renderizzati in alta definizione, la pratica è un po’ diversa dalle aspettative: la maggior parte degli eventi inserisce i modelli dei personaggi nella stessa struttura visual novel e il motore grafico 3D non so può definire tra i migliori, dando piuttosto la sensazione di perdere molto del fascino originale e non beneficiare affatto di questo upgrade visivo. Gli attacchi speciali Final Strike sono almeno animati bene e il gioco fa buon uso sia dello stile artistico di Mask of Deception sia degli elementi di interfaccia.

La storia può essere completata piuttosto in fretta

Punto forte di Utawarerumono: ZAN è senza dubbio il suo comparto audio: il doppiaggio giapponese e la colonna sonora, proprio come nei titoli principali, sono ottimi. Alcune tracce rimaneggiate si sposano bene con la natura più action di questo spin-off e riportano alla mente dei fan alcuni dei momenti più emozionanti del RPG tattico. Si possono sbloccare nuove tracce completando gli obiettivi bonus delle missioni ed è forse la ragione più significativa per la quale i giocatori dovrebbero continuare a giocare una volta portata a termine la campagna principale.

Conclusioni

Utawarerumono è una serie che meriterebbe molta più consapevolezza nel panorama videoludico ma Utawarerumono: ZAN non è di alcun aiuto in questo senso: potrebbe funzionare come promemoria per alcuni eventi tuttavia, anche in questo caso, è fin troppo rivolte a chi conosce bene il titolo al quale si ispira poiché la mancanza di una narrazione coesa non rende possibile l’approccio a un neofita.

Se si aggiunge un gameplay poco brillante nel catturare l’attenzione, resta ben poco con cui fare i conti e per il quale premiarlo. Un’occasione un po’ gettata via, alla quale speriamo che il remake del primo capitolo – Utawarerumono: Prelude to the Fallen, previsto per il 2020 – sia in grado di porre rimedio.

 

Good

  • Comparto audio
  • Design dei personaggi
  • Interfaccia utente

Bad

  • Combattimento scialbo
  • Nessun contenuto interessante
  • Storia troppo frammentaria
5.5

Mediocre

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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