Remothered: Broken Porcelain – Recensione

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Un gioco rotto come la sua stessa porcellana

Remothered: Broken Porcelain – Recensione
Remothered: Broken Porcelain – Recensione

Dopo essere stata espulsa da un istituto femminile, la ribelle Jen viene assunta come cameriera all’Ashmann Inn, un hotel pieno di morbosi segreti e minacce. Qui, l’oscuro passato della ragazza riemerge per tormentarla fino a costringerla a fuggire per salvare la sua stessa vita.

Data di Uscita:Genere:Sviluppatore:Editore:, Versione Testata:

Ci siamo lasciati qualche settimana fa con le prime impressioni non troppo entusiaste su Remothered: Broken Porcelain, il seguito dell’originale Remothered: Tormented Fathers sviluppato dall’italiano Chris Darril e dal team Darrils Arts. Così tanto vicina al lancio, in un periodo nel quale un gioco idealmente va in fase gold necessitando dunque di sole rifiniture, la demo non ci aveva convinto sotto diversi aspetti, tra una legnosità di fondo e non pochi bug che andavano a minare l’esperienza generale. Oggi torniamo qui per dirvi che, purtroppo, la situazione non è migliorata granché: al lancio, il gioco risultava pressoché ingiocabile per una moltitudine di problemi tale da sorprenderci. Sebbene gli sviluppatori siano intervenuti tempestivamente nei giorni seguenti pubblicando diverse patch, la situazione è rimasta bene o male simile, senza riuscire a tenere alto il nome del predecessore che nel suo piccolo era riuscito a offrire un’esperienza molto vicina a giochi del calibro di Clock Tower.

Con Remothered: Broken Procelain si è probabilmente tentato il proverbiale passo più lungo della gamba per un risultato che non riesce ad avvicinarsi alla sufficienza, minato sì dai problemi tecnici ma anche da una scrittura troppo a singhiozzo e poco coinvolgente, persino in quelle scene che vorrebbero essere più intime, drammatiche e personali. Condisce il tutto un gameplay ancora troppo farraginoso che, se nel titolo originale poteva passare più inosservato data la sua natura stealth, la presenza di situazioni più concitate concorre a evidenziare in maniera troppo marcata per essere ignorato. Insomma, se questa è l’apparente chiusura del cerchio, come la storia sembra dimostrare, il tratto di Darril Arts è molto incerto, impreciso, e dà vita a un’esperienza ora come ora poco consigliata. Vediamo più nel dettaglio perché questo secondo capitolo non ci ha affatto convinto.

Remothered Broken Porcelain

Dov’eravamo rimasti con la storia? Senza fare un riassunto dettagliato, Rosemary Reed è riuscita a scappare dalle grinfie di Richard Felton e della sua governante Gloria, con la quale ha combattuto uno scontro mortale a seguito del quale la donna, ormai in fin di vita, le ha rivelato alcune verità che avrebbero portato la protagonista a indagare ulteriormente sulla scomparsa di Celeste Felton – figlia adottiva di Richard.

Remothered: Broken Porcelain viaggia su due linee temporali, il passato del 1973 e il “presente” del 1991 (se non consideriamo i giorni nostri da cui vengono raccontate le vicende di entrambi i giochi): nei panni prima della giovane Jennifer e poi, per brevi tratti, di Rosemary, dovremo da un lato svelare i misteri attorno al convento del Cristo Morente da cui tutto ha avuto inizio, alla famiglia Felton e agli Ashmann, proprietari dell’hotel Ashmann Inn dove sono ambientate le vicende; dall’altro, continuare a indagare su Celeste Felton sfruttando una vecchia conoscenza di Rosemary.

Narrativamente appare tutto molto sfilacciato a causa dei continui rimbalzi tra flashback e flashforward che non aiutano a tenere teso il filo delle vicende, sfruttando un ipotetico cliffhanger per cercare di creare suspense ma finendo con lo scadere nella ripetitività di scene interrotte troppo bruscamente perché abbiano davvero presa sul giocatore. Si viene a creare una storia disallineata in cui il presente serve da filler per alcune situazioni che vengono accennate nel passato mentre il passato, molto più interessante poiché il cuore del gioco è tutto lì, soffre di questi continui salti narrativi.

La narrazione di Remothered: Broken Porcelain è troppo frammentata e sfilacciata

La stessa caratterizzazione dei personaggi è fuori fuoco, senza nessuno in grado di imporsi per una ragione o per l’altra, mentre il rapporto tra Jennifer e Linn, che avrebbe potuto essere molto interessante, è altrettanto frettoloso e poco credibile nel suo sviluppo, considerato il forte legame che si viene a creare tra le due. Un ruolo inevitabilmente di peso lo gioca l’espressività pressoché assente, rendendo dunque impossibile trasmettere l’emotività della situazione – sia essa ansia, paura, affetto o qualunque altra. I personaggi sono freddi, meccanici, relegati alle loro battute senza offrire nulla più di un breve scorcio di chi avrebbero potuto essere.

Stiamo parlando di una trama che prevede abusi, sperimentazioni, omicidi, senza che nulla di tutto questo riesca a raggiungerci davvero. Le situazioni nascono e si consumano con la rapidità di un fiammifero, senza il sentimento e il trasporto necessari a sorreggerle. La presenza, alla fine, di soli tre personaggi nell’originale Remothered con cui interagire, seppur brevemente, rendeva possibile passare oltre questi aspetti per concentrarsi sull’atmosfera e sul costruire nel giocatore l’urgenza della fuga, con annessa tutta la tensione del caso. Nel momento in cui cominciano a esserci più voci coinvolte, e inevitabilmente più interazione, servirebbe una maggior coesione che qui non abbiamo trovato. Nel complesso, la narrazione è molto fredda, impersonale, laddove vorrebbe raccontare una tragedia sempre viva nel tempo.

Remothered: Broken Porcelain

Passando al gameplay di per sé, il terreno si fa ancora più impervio. Un maggior focus sull’azione, dato il maggior numero di nemici rispetto al solitario Felton o alla Suora, mette più in luce la legnosità generale, la goffaggine nei movimenti e la povertà dell’intelligenza artificiale, che riesce a individuarci giusto grazie a qualche occasionale bug ed è tremendamente semplice da ingannare. Sebbene la necessità rimanga comunque mantenere un basso profilo per raggiungere l’obiettivo di turno, ci troveremo spesso a fuggire per seminare lo stalker di turno, nasconderci quanto basta perché smetta di cercarci, passare oltre e ripetere.

Di nuovo, il confronto con l’originale è inevitabile e Remothered: Broken Porcelain ne esce sconfitto perché non trasmette la stessa tensione e, lo ripetiamo, è molto facile da aggirare. Gli obiettivi sono poco articolati, spesso non prevedono la presenza di qualche minaccia mentre in casa Felton bisognava sempre stare attenti a non farsi individuare dal proprietario, e sono da considerarsi più delle micro richieste che, a volte, si diramano in un compito aggiuntivo non troppo impegnativo prima di ricollegarsi a quello principale.

Da un gameplay legnoso e farraginoso fino a un comparto tecnico disastroso, Remothered: Broken Porcelain è una sorprendente delusione

La novità in tutto questo risiede nel potere della Falena, proprio di Jennifer, grazie al quale la ragazza riesce ad astrarsi per risolvere situazioni dalle quali altrimenti non saprebbe uscire. Anche qui, però, ci troviamo di fronte a un risultato scialbo, con una gestione dei movimenti al limite del frustrante e soluzioni molto più banali di quanto ci saremmo aspettati: poteva essere l’occasione per creare degli enigmi interessanti ma, alla fine, è una meccanica utilizzata poco e troppo farraginosa per invogliarci a sfruttarla oltre il necessario.

Al di là di questo, in termini puramente di possibilità non si discosta dal precedente: abbiamo oggetti di offesa e difesa, la possibilità di potenziarle per aumentarne gli effetti e delle speciali Chiavi Falena per migliorare Jennifer all’interno di un vero e proprio albero delle abilità… che non serve a nulla. Ignorando il conteggio di queste chiavi (ne avremo raccolte una quindicina prima di trovare dove utilizzarle e ci siamo trovati con centocinquanta chiavi o punti, difficile interpretare, da spendere), il nostro primo “angolo del potenziamento” l’abbiamo trovato a metà gioco ma l’abbiamo sfruttato per il gusto di farlo, poiché all’atto pratico è pressoché impossibile che tutte queste migliorie ci servano davvero a qualcosa. Di nuovo, la sensazione è che Remothered: Broken Porcelain abbia provato a fare più del predecessore, finendo col creare un pasticcio di meccaniche la cui presenza è limitante o priva di peso nell’economia del gioco.

Remothered Broken Porcelain

Andando a chiudere sul lato tecnico, è senza mezzi termini l’epicentro del disastro. Troppi bug, troppi glitch, troppi problemi che le costanti patch non hanno concorso a migliorare granché limitandosi a rendere l’esperienza da ingiocabile, com’era al lancio, a quantomeno priva di crash. Per il resto, tra un comportamento spesso erratico degli stalker, boss fight buggate al punto da dover ricaricare la partita, sesto senso innato dei nostri inseguitori che ci individuano senza ragione, o appaiono altrettanto casualmente, personaggi malauguratamente incastrati negli angoli buoni solo a farsi uccidere e altre varie ed eventuali, siamo di fronte a un’esperienza frustrante che nulla riprende dall’originale.

Remothered: Broken Porcelain è un gioco che necessita di pesanti revisioni prima di poter essere consigliato

La stessa grafica, migliorata rispetto al primo capitolo, non viene goduta appieno proprio a causa di questi continui problemi, che variano dalla gestione della telecamera al taglio brusco delle scene (qui si torna anche sul piano narrativo), non riesce a essere goduta appieno, troppo presi a litigare con il bug o il glitch di turno, oppure a sperare che non si verifichino. L’unico altro aspetto positivo è una colonna sonora molto ben scritta, che concorre a creare atmosfera laddove tutto il resto purtroppo non ci riesce: allo stato attuale, persino dopo le prime patch, Remothered: Broken Porcelain è un gioco che necessita di pesanti revisioni prima di poter essere consigliato.

Conclusioni

Remothered: Broken Porcelain è un gioco rotto come la titolare porcellana: allo stato attuale, nonostante le prime patch pubblicate, la situazione non è abbastanza rosea per consigliarlo. Anche volendo andare oltre l’aspetto tecnico, ci troviamo di fronte a un gameplay legnoso e farraginoso, messo più evidenza da un maggior focus sull’azione che sullo stealth, elementi inediti come il potere della Falena o l’albero delle abilità il cui peso non è particolarmente sentito nell’economia del gioco e, infine, una narrazione troppo sfilacciata, troppo basata sui cliffhanger e i balzi temporali perché faccia presa sul giocatore. Insomma, una sorprendente delusione rispetto al primo capitolo che, pur essendo più semplice e contenuto, si era rivelato decisamente accattivante.

Remothered: Broken Porcelain è disponibile da GameStopZing Italia.

Good

  • Graficamente migliore del primo
  • Colonna sonora in linea con l'atmosfera

Bad

  • Tanti, tantissimi bug
  • Narrazione troppo frammentata
  • Gameplay legnoso, spesso frustrante
  • Meccanica della falena molto ingestibile
  • I potenziamenti di Jennifer sono ininfluenti
4.5

Brutto

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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