Remothered: Broken Porcelain – Anteprima

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Il ritorno dell'orrore

Remothered: Broken Porcelain – Anteprima
Remothered: Broken Porcelain – Anteprima
Dopo essere stata espulsa da un istituto femminile, la ribelle Jen viene assunta come cameriera all’Ashmann Inn, un hotel pieno di morbosi segreti e minacce. Qui, l’oscuro passato della ragazza riemerge per tormentarla fino a costringerla a fuggire per salvare la sua stessa vita.
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Nella nostra recensione di Remothered: Tormented Fathers abbiamo sottolineato come il survival horror portato alla luce da Chris Darril e Stormind Games avesse tutte le carte in regola per illuminare il futuro del genere su console: a minarlo, soprattutto un sistema di controllo non all’altezza che andava a viziare non poco l’esperienza di gioco. Oggi, a due anni di distanza, siamo qui per anticiparvi qualcosa del tanto atteso sequel, Remothered: Broken Porcelain, che prosegue la storia della misteriosa Rosemary Reed intrecciandola questa volta anche con quella di una ragazza, la quindicenne Jennifer.

Della trama sappiamo conosciamo giusto le informazioni di base, ovvero che la summenzionata Jennifer, dopo essere stata espulsa da un collegio femminile, trova lavoro presso l’Ashmann Inn. Qui, dopo un fallito tentativo di fuga, che le causa un incidente, lega con la coetanea Linn, affetta da balbuzie, ma ben presto scoprirà che gli inservienti dell’hotel hanno qualcosa di strano: un segreto che metterà a rischio la sua stessa vita.

La nostra demo inizia in medias res. Non sappiamo a che punto preciso ci troviamo della storia ma dopo aver preso confidenza con i comandi non passano pochi minuti senza incappare in una minacciosa figura che, all’apparenza, sembra ucciderci. La scena si sposta indietro nel tempo, al momento in cui Jennifer viene ripresa dal proprietario dell’hotel per un suo comportamento sconsiderato, introducendo dunque il suo personaggio e quello di Andrea, a occhio la governante dell’intera struttura.

Già da qui possiamo notare i passi avanti mossi per quanto riguarda la grafica, con personaggi che pur non attestandosi ai più alti livelli di questa fine generazione figurano migliori rispetto al capitolo precedente. Ad accompagnare questo colpo d’occhio, purtroppo e non senza una certa sorpresa, figurano diversi problemi tecnici e un gameplay ancora una volta viziato da un sistema di controllo molto impreciso che ci sembra persino più altalenante dell’originale Remothered a causa della maggiore libertà di azione di questo sequel.

Forse ben abituati da altre produzioni, siamo rimasti piuttosto insoddisfatti dalla sequenza iniziale in cui, dopo essersi presa una ramanzina da manuale, Jennifer sia comunque libera di farsi gli affari propri, esplorando e raccogliendo oggetti, mentre Andrea le spiega la situazione e quali siano i suoi compiti della giornata. Il PNG parla come se noi fossimo lì, quando magari ci troviamo da tutt’altra parte, aspetta i nostri comodi e sembra ignorare il fatto che stiamo raccogliendo un intero arsenale davanti ai suoi occhi – o che ci disinteressiamo di lei per girovagare.

Remothered: Broken Porcelain mostra ancora un sistema di controllo molto impreciso

Una costruzione della scena che stona abbastanza ma sulla quale potremmo eventualmente passare sopra, in particolare perché i veri problemi del gioco risiedono altrove: anzitutto, alcuni bug lasciano l’icona del tasto azione in sovrimpressione sia durante il gameplay sia in alcune cutscene, un difetto da prendere in considerazione in una demo che non riflette la qualità del prodotto originale ma comunque balza all’occhio. Quello che ci preoccupa di più è invece ancora una volta il sistema di controllo, tra comandi che non vengono presi con il giusto tempismo, la macchinosa difficoltà nel raccogliere oggetti (soprattutto da cassetti, armadi e armadietti) e una certa legnosità nei movimenti che spesso ci ha portato a rimanere bloccati in un angolo durante gli scontri con i nemici.

A proposito di nemici, non possiamo fare a meno di notare una discreta ottusità nell’intelligenza artificiale – assieme ad altri bug che ci hanno impedito di difenderci in alcune occasioni – che risulta estremamente facile da ingannare tanto quanto lo è evitarla nel confronto diretto, almeno in questa prima parte. La possibilità, infatti, di spingere via il nemico agendo con un certo tempismo permette di salvarci da situazioni complicate e riprendere il nostro gioco del gatto con il topo che però, in questo caso, non ci ha trasmesso la stessa inquietante sensazione di non essere mai al sicuro come accaduto nel primo capitolo.

Sebbene l’obiettivo sia di non farsi scovare e raggiungere dalle persone folli che infestano l’hotel (Andrea, nel nostro caso), è inevitabile entrarci in contatto quando non sappiamo bene come muoverci. L’impressione derivata da questi scontri diretti non è stata delle migliori: c’è ancora una volta non poca legnosità nei movimenti, nostri come loro, e un’occasionale mancanza di feedback quando riusciamo a difenderci con successo. Abbiamo apprezzato la resa visiva delle ferite su Jennifer, che per ogni colpo ricevuto si macchia di sangue e arranca in modo sempre più vistoso, tuttavia questo effetto di fatica e ansia crescente viene meno quando ci rendiamo conto che, pur feriti a morte, possiamo correre veloci come gazzelle – questo tenendo a mente che la ragazza riduce notevolmente la sua velocità nella camminata. Un contrasto che stona ed elimina la sensazione di essere una preda alla mercé di qualsiasi cosa si aggiri per l’hotel.

Non gioca a favore il fatto che, morendo o addirittura caricando manualmente un salvataggio, il personaggio risulti del tutto guarito nonostante fosse in punto di morte al momento di salvare partita. C’è insomma, in Remothered: Broken Porcelain, una messa in scena dell’azione e della tensione ben diversa dall’originale, che punta su una maggiore libertà ma al contempo non sembra riuscire a gestirla a dovere.

La prima impressione ci lascia abbastanza cauti sulla qualità finale

L’inventario è stato ampliato, permettendoci di raccogliere diverse tipologie di oggetti e combinarle tra loro per dare vita a strumenti di difesa molto più efficaci rispetto alla loro versione base. Pur avendone a disposizione parecchi, nella demo non ci siamo sentiti spinti a utilizzarne granché data la facilità nell’aggirare Andrea e far perdere le nostre tracce: considerata una tipologia di nemico scorta nella primissima fase della demo, e quelli intravisti nei trailer, siamo abbastanza certi che verranno meglio in nostro soccorso proseguendo nel gioco.

Remothered: Broken Porcelain non perde il gusto per gli enigmi, un particolare che abbiamo molto apprezzato nel primo capitolo e qui troviamo riproposto in ottima forma. Come potenzialmente intrigante sembra la storia, proprio come è stato due anni fa, soprattutto data la possibile alternanza tra Jennifer e Rosemary Reed che rivediamo, in un balzo temporale di qualche anno rispetto agli eventi della demo, confrontarsi proprio con il proprietario dell’Ashmann Inn, il cui aspetto è decisamente diverso da come lo ricordavamo.


Nel complesso, chi ha giocato a Remothered: Tormented Fathers si sentirà per certi versi a casa con questo sequel, che riprende alcune delle meccaniche principali andando però ad ampliare la rosa delle nostre possibilità, ma il primo impatto è stato abbastanza sottotono. Alcune delle problematiche sono note agli sviluppatori, diversi problemi tecnici sono all’ordine del giorno nelle demo (che servono proprio a questo), mentre alcuni difetti più relativi al gameplay ci lasciano abbastanza cauti nei confronti della qualità finale, soprattutto considerando che manca meno di un mese all’uscita: non vorremmo vedere Remothered: Broken Porcelain ripetere lo stesso sbaglio del predecessore, ovvero un’esperienza survival horror consigliata agli amanti del genere e che avrebbe potuto puntare più in alto se non fosse stata minata da problemi di gameplay.

Remothered: Broken Porcelain arriverà il 13 ottobre su PS4, Xbox One, Switch e PC. Potete prenotare la vostra copia a questo link, e scoprire qualcosa di più sulla storia e i pericoli del titolo sulle nostre pagine.


Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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