Phoenix Point – Recensione

Un successore spirituale, ma non solo

Phoenix Point – Recensione
Phoenix Point – Recensione

In un futuro non troppo lontano, un'apocalisse biologica su scala globale mette la Terra alla mercé di letali creature mutate: prendete il controllo del Phoenix Project e combattete per riportare speranza in un mondo destinato a quello che sembra un inevitabile collasso.

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Cercare l’innovazione all’interno di un genere come lo strategico a turni è un affare molto complesso: giocatori e publisher puntano verso idee ed esperienze nuove perché, anche e soprattutto nel gaming, è quello che si è sempre fatto – la novità è seducente, inutile raccontarsi bugie.

Ciononostante il rispetto di specifiche convenzioni deve andare di pari passo col desiderio di originalità. I videogiochi strategici a turni sono molto legati al loro game design e i fan si aspettano che determinati aspetti funzionino secondo regole consolidate nel tempo: basta soltanto un minimo accenno di innovazione perché un’esperienza si allontani da questo specifico genere. Ragione per cui gli studi di sviluppo si trovano in una posizione delicata, presi nel mezzo tra il voler portare novità e restare fedeli alle aspettative dei giocatori.

Per Snapshot Games, lo studio dietro a Phoenix Point, la questione è persino più complessa data la necessità di attenersi a tutto ciò che è stato X-COM: UFO Defense (negli USA è noto con questo titolo) senza tuttavia esserne una copia carbone. Dopotutto è lo stesso gioco a definirsi come un successore spirituale della famosa serie del 1994, e lo fa perché Snapshot Games è stata fondata da Julian Gollop – padre di X-COM.

Ognuno è l’eroe della propria storia: che si tratti degli insetti di Starship Troopers o degli alieni di X-COM, essere l’ultima speranza della Terra ha quel fascino imperativo che non guasta mai. Gollop lo sa bene e ci mette di fronte non più alla vastità dello spazio dove nessuno può sentirci urlare, bensì alle profondità oceaniche dalle quali emergono creature mutate a causa di un virus diffusosi con lo scioglimento delle calotte polari.

Nessuno, animale o uomo, sfugge alla mutazione diventando un grottesco abominio che non stonerebbe in un contesto lovecraftiano. A fronteggiare questa minaccia è stata istituita Phoenix Project, una coalizione di scienziati, soldati, filantropi e filosofi, il cui obiettivo è ovviamente la salvezza del pianeta. Tattiche di guerriglia e tecnologia sono le armi con cui combattere la lenta invasione di Pandoriani.

Essere l’ultima speranza della Terra ha quel fascino imperativo che non guasta mai

Indubbiamente, lungo le vene di Phoenix Point scorre il sangue di X-COM: come il gioco al quale si ispira, infatti, si sviluppa su due livelli – il campo di battaglia e la scala più globale rappresentata dall’interfaccia Geoscape dalla quale si controllano gli aspetti più gestionali dell’esperienza. Esplorazione e gestione delle risorse sono alla base del successo, in un mondo dove davvero l’unica speranza dipende da un manipolo di eroi. Al contempo, l’ultima fatica di Gollop e del suo studio si prende tutte le responsabilità che dipendono dal fare le veci di UFO Defense. Del resto in Phoenix Point si combattono le forze extraterrestri e X-COM stessa è un’abbreviazione di “extraterrestrial combat”.

A differenziarlo maggiormente dalla sua fonte è l’elemento 4X. Sulla Terra ci sono altre tre fazioni: i Discepoli di Anu che, come ogni culto, sfruttano deliberatamente il Pandoravirus per mutare e abbracciare così una nuova forma di evoluzione; Synedrion, incredibilmente avanzata e occupata nella creazione di una nuova civiltà umana; New Jericho, dittatura militarista governata da un ex miliardario.

Ciascuna di queste fazioni ha i propri obiettivi e le alleanze sono mutevoli quanto le maree. La scarsità di risorse le porta presto o tardi a rivolgersi a voi per qualcosa e ogni qualvolta succederà, come deciderete di gestire la situazione con una fazione influenzerà i rapporti con le altre due. Vi cercheranno per protezione, commercio, ricerca e persino occasionali favori politici: c’è molto più coinvolgimento qui rispetto all’avere una commissione anonima che tiene d’occhio ogni vostra mossa. Spesso vi capiterà di ritrovarvi alle strette, obbligati a prendere una decisione difficile le cui conseguenze potrebbero essere disastrose su tutta la linea. Mondo difficile, la politica.

La vostra base, inizialmente stabilita a Phoenix Point, serve per… be’, ogni cosa possa essere gestita in un convenzionale rifugio più o meno governativo – riposare, costruire, iniziare ricerche, tutto e di più. Proprio come in X-COM è possibile modificare le proprie unità sotto ogni aspetto, dalle sembianze al nome, andando a creare legami che renderanno la loro possibile morte ancor più difficile da sopportare. A maggior ragione considerato che, quando succede, la colpa è da imputare solo e soltanto a voi, all’errore di valutazione commesso.

Riguardo al combattimento, a maggior ragione se avete giocato ai due titoli di Firaxis Games, vi sentirete immediatamente a casa. Le somiglianze sono qui per essere viste: dalla copertura totale/parziale fino alla griglia di movimento e ai punti azione, che determinano lo spostamento o quante volte potete sparare, dalle varie classi (Assalto, Pesante e Cecchino per iniziare) alla possibilità di equipaggiarle con granate e spray medici… se tutto questo vi è familiare, è perché non potrebbe essere diversamente.

“Omaggio” o “successore spirituale” sono solo definizioni che fanno da scudo a una semplice verità: Phoenix Point è costruito sullo scheletro di X-COM e X-COM 2, persino dal punto di vista di alcune animazioni facciali o effetti sonori. Ma questo non ne fa la brutta copia.

Phoenix Point è costruito sullo scheletro di X-COM e X-COM 2 ma questo non ne fa la brutta copia

Una volta imbracciate le armi contro le creature emerse dall’oceano, notiamo una genuina evoluzione rispetto al passato. Dietro le quinte di ogni missione generata proceduralmente troviamo un’intelligenza artificiale che gestisce le reazioni dei Pandoriani in base al nostro modo di giocare. Modificheranno non solo se stessi in base alle singole tattiche ma anche all’approccio generale, mettendo in campo addirittura nuove e più potenti mutazioni per combattere un generale di tale successo – che saremmo sempre noi, gli eroi della storia.

Per chiarire meglio, ecco un esempio: giocando potreste preferire una formazione serrata che sfrutti le coperture e i posizionamenti strategici così da isolare e schiacciare il nemico. In breve tempo, l’IA è in grado di adattarsi ai piani e gettare nel mucchio Pandoriani in grado di controllare la mente dei soldati, alterando pesantemente gli equilibri ottenuti fino a quel momento. Ci sono poi creature capaci di sviluppare scudi antiproiettile, oppure di generare nebbia dalla distanza per proteggere alleati in difficoltà, o ancora mutare in entità in grado di generarsi da altri Pandoriani… l’elenco è incredibilmente lungo.

Il cambiamento più sentito a una formula consolidata, tuttavia, è l’aggiunta del puntamento libero durante il combattimento: la percentuale di successo è, per fortunata un ricordo del passato. Dimenticate i tragici momenti in cui era possibile mancare un colpo con il 95% di successo e pensate che, questa volta, a ostacolare la precisione sono terreno, distanza e stato dei vostri soldati – un’unità che sta dissanguandosi o ha subito menomazioni a specifiche parti del corpo non è, ovviamente, performante come una in perfetta salute.

A proposito, la modalità di puntamento libero ricorda molto lo S.P.A.V. della serie Fallout poiché permette di mirare a specifiche parti del corpo così da incapacitare in qualche modo i nemici, oppure più semplicemente superare le loro difese una volta che si proteggono dietro gli scudi. Aggiungendosi a tecniche consolidate come la sorveglianza di una determinata zona o la distruzione delle coperture, il puntamento libero è un trucchetto molto pratico e un tocco unico di Phoenix Point. Prestate attenzione al fatto che questo vantaggio non è a senso unico: i Pandoriani possono a loro volta mirare con maggiore precisione per stordire, incapacitare o menomare i vostri soldati e prendere il sopravvento su di loro.

La non linearità di Phoenix Point, ovvero la scelta di Gollop e del suo team di affidarsi a una generazione procedurale dei livelli, fa da un lato sentire tutta l’urgenza di una situazione che è progressivamente fuori controllo, non potendo fisicamente risolvere qualunque problema che si verrà a creare, mentre dall’altro non riesce costantemente a presentare l’esperienza come entità viva e dinamica.

La non linearità di Phoenix Point genera una progressiva sensazione di allentamento sulla direzione di trama

Mano a mano che si procede nella partita si ha una sensazione di allentamento, come se gli sviluppatori non riescano a mantenere fissa la concentrazione sulla direzione intrapresa: non è tuttavia un problema serio, quanto un appunto che non si può evitare di segnare all’interno di un’esperienza molto accattivante. I fili della trama, nel loro intreccio, non hanno bisogno della linearità che a Phoenix Point manca (per scelta) ma non si può nemmeno negare che un piccolo tocco più autoriale avrebbe scandito meglio certi momenti narrativi importanti e dato un miglior apporto al senso di tensione che accompagna quest’avventura.

Graficamente, Phoenix Point mostra più la volontà di essere funzionale che non appariscente: le ambientazioni, in particolare le aree rurali, offrono un buon livello di dettaglio e una discreta varietà di nemici, ma per la maggior parte dell’esperienza non c’è niente per cui strapparsi i capelli. Le animazioni dei personaggi sono limitate al punto che ogni soldato è identico all’altro quando si muove: avremmo preferito una maggiore varietà che rendesse ciascuno unico a modo suo. Per quanto riguarda invece le prestazioni in sé, abbiamo notato cali significativi nel frame rate di tanto in tanto – nonostante i requisiti del PC utilizzato fossero di molto superiori a quelli raccomandati.

Conclusioni

Non è sbagliato o ingiusto affermare che Phoenix Point sia una sorta di “X-COM Plus”: le somiglianze sono troppe per essere ignorate eppure ogni singola idea originale di Snapshot Games aggiunge molta più profondità e colore alla formula. La presenza di Gollop è marcata in ogni aspetto, tanto da far sentire Phoenix Point come la lezione che un maestro da lungo tempo assente sfrutta per rimettere in riga allievi indisciplinati.

Rendere il gioco un’esclusiva Epic Store potrebbe non essere stata una mossa molto azzeccata ma sarebbe un errore lasciar passare in sordina Phoenix Point solo per questo, così come i lievi problemi di prestazione non devono rappresentare un ostacolo alla vostra curiosità. I fan storici di XCOM si innamoreranno di Phoenix Point e del suo livello di sfida implacabile, favorito da una rigiocabilità pressoché sconfinata, e a dispetto della frustrazione che potrebbe generare a volte, non si può negare che Snapshot Games abbia messo sul tavolo un’esperienza accattivante e meritevole.

Good

  • Piccole ma significative migliorie al genere
  • La diplomazia aggiunge un livello di profondità
  • Ottima atmosfera, capace di dare grandi soddisfazioni

Bad

  • Notevoli, seppur occasionali, cali di frame rate
  • La microgestione potrebbe risultare a volte eccessiva
8

Imperdibile

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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