Monster Hunter Stories Collection: anche i mostri hanno un cuore – Recensione

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La stagione della caccia è chiusa!

Non posso negarlo: nel trovarmi a parlare di Monster Hunter Stories Collection (acquistabile da GameStop, a questo link), e di conseguenza del mitico hunting game Capcom, fatico a non abbandonarmi a vere e proprie effusioni d’amore verso il franchise. Un atteggiamento forse strambo, ma onestamente giustificabile in ottica critica: gusti a parte, infatti, è innegabile che la serie con Monster Hunter World abbia raggiunto la definitiva consacrazione, passando da titolo di nicchia a fenomeno globale capace di mandare in brodo di giuggiole i vertici aziendali grazie alle sue strepitose vendite.

Un franchise così fruttuoso ha inevitabilmente generato interesse e portato a sperimentazioni, digressioni, spin-off e perfino (malriusciti) esperimenti cinematografici, nel tentativo di estendere la portata del franchise a un target sempre più ampio. Allo scopo di intercettare i più giovani, introdurli a questo affascinante mondo e (potenzialmente) veicolarli verso la severa disciplina necessaria a giocare un titolo della serie principale, è nato proprio Monster Hunter Stories.

L’occasione offerta da questa Monster Hunter Stories Collection è davvero molto ghiotta: i possessori di PlayStation possono infatti recuperare in un sol colpo sia il primo capitolo del 2016 che il sequel del 2021, e godersi così due storie indipendenti tra loro ma collegate da diversi punti di contatto. Bisogna immaginare di avere tra le mani un grosso, unico, titolo suddiviso in due “atti” per capire il valore complessivo di questa nuova release.

Al tempo stesso i possessori di Nintendo Switch e PC hanno finalmente modo di giocarsi il primo episodio, rimasto finora confinato su 3DS e ora disponibile come acquisto singolo in digitale, dopo aver già goduto del più che discreto Monster Hunter Stories 2: Wings of Liberty alla sua uscita originale. Monster Hunter per tutti (o quasi, niente versione Xbox per ora!) quindi: vediamo come è andata!

Benvenuti in Monster Hunter Stories!

Abbiamo già parlato in modo ampiamente chiaro della natura di questa “serie alternativa” in fase di anteprima (qui l’articolo, tutto da leggere), ed è innegabile come siano ancora piuttosto valide le recensioni presenti sul nostro sito dei due giochi di questa collezione (primo capitolo e secondo capitolo) quindi per non essere ripetitivi affronteremo la questione in modo piuttosto sintetico: Monster Hunter Stories è una sorta di Pokémon ambientato nell’universo dell’hunting game Capcom, in quanto segue la struttura del protagonista che parte per un viaggio e gradualmente raccoglie creature sempre più potenti da usare in battaglia.

Giovani, speranzosi e con la voglia di salvare un mondo minacciato da poteri misteriosi, ci si trova in un universo un po’ più “crudo e spietato” rispetto a quello in cui si passeggia a collezionare medaglie dai capipalestra, anche e soprattutto per via della lore creata appositamente per questa serie: il fulcro non è più cacciare il mostro ma creare un legame con lui, con tutto ciò che comporta nel momento in cui si incrociano popoli che non hanno mai considerato i mostri come amici, quanto piuttosto pericolose minacce.

Bisogna immaginare di avere tra le mani un grosso, unico, titolo suddiviso in due “atti” per capire il valore complessivo di questa nuova release.

A differenza del titolo Game Freak, la raccolta di nuovi alleati non avviene in battaglia, ma visitando i “nidi” delle creature che si trovano sparsi nelle diverse aree di gioco. All’interno di questi piccoli dungeon troveremo il luogo dove sono tenute le uova, le quali potranno essere di differenti creature, e starà a noi riconoscere di che specie si tratta e se l’uovo ha potenziale per offrire un esemplare di alto livello – questo grazie alle indicazioni fornite dai comprimari.

L’elemento “kids” è evidente fin da subito per via di due scelte, una estetica e una di design: la prima è che i mostri al nostro comando sono delle versioni “petit”, decisamente compatte, rispetto alle dimensioni standard di un mostro, e possono essere cavalcati. La seconda è da ritrovarsi nel sistema di combattimento, basato su un triangolo dei vantaggio (o più semplicemente la morra cinese) parzialmente legato all’RNG, e quindi di per sé estremamente appassionante nel miscelare tattica e capacità di anticipare le mosse dell’avversario.

Quando si schiude un uovo con un nuovo mostro è una gioia!

Monster Hunter Stories è anche, e soprattutto anche un modo per fornire un taglio molto diverso a tutto ciò che concerne il mondo costruito su Spadoni, Rathalos e Felyne: non che la serie classica mancasse di cuore, di sentimento, ma lo shift verso il genere RPG ha portato con sé un impegno narrativo diverso, più intenso.

Non parliamo certo di stesure degne di un’epica o al pari delle migliori produzioni nel settore, anzi, l’atmosfera che si respira spesso è da cartone animato della domenica mattina, ma ogni tanto si percepisce la volontà di condire un prodotto per bambini con alcuni messaggi rivolti invece verso un pubblico un po’ più grandicello: l’elaborazione del lutto, la ricerca della propria strada oltre i limiti imposti dalla società, il confronto con il diverso e i pregiudizi o lo sfruttamento dei più deboli.

I due titoli della Monster Hunter Stories Collection provano a parlare al giocatore e in ottica di sequenzialità fanno un lavoro davvero egregio: se nel primo capitolo veniamo a conoscenza del mondo, delle sue peculiarità, e nel mentre incrociamo la strada di tanti personaggi i cui tratti caratteriali interagiscono efficacemente con l’archetipo di eroe da shonen giapponese del protagonista, nel secondo vediamo gran parte di queste figure crescere, cambiare e trovarsi ad assumersi le proprie responsabilità.

Ma anche in Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin!

In generale se Monster Hunter Stories è la pietra angolare su cui è stato costruito questo nuovo mondo fatto di Rider e Monstie (cavaliere e mostro al suo servizio), Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin prende la quasi totalità dei sistemi di gioco e prova a inserirsi in un contesto più maturo sia per tematiche che per regia, senza contare l’aspetto tecnico decisamente più attraente e quello ludico più appassionante nell’esplorazione e meno ottuso nella costruzione delle proprie build.

Va sottolineato, prima di continuare, che la riproposizione di Stories 1 a livello tecnico è davvero “terra-terra”, pigra verrebbe da dire, e risulta in un prodotto quasi anacronistico nella resa visiva, ricca di incertezze e asperità – al netto di un nuovo e apprezzabile doppiaggio, non presente originariamente. Qualche giocatore potrebbe non apprezzare più di tanto, notando l’enorme contrasto con un secondo episodio molto sagace nel sfruttare le risorse a disposizione, affidandosi una una direzione artistica sopra la media.

Appurato che non stiamo parlando di titoli pensati per travolgere lo spettatore con un susseguirsi di eventi profondi e trasformativi, l’elemento che punta a calamitare il giocatore è da ritrovarsi nel design da collectible game e nella costruzione del proprio party preferito – se non del più efficace in assoluto. Da questo punto di vista, giù il cappello: a parte un inizio un po’ lento, utile a prendere confidenza con tutte le meccaniche di gioco principali, nel momento in cui il mondo si apre al giocatore l’esperienza diventa quasi esilarante per l’efficacia con cui è concesso esplorare, scoprire segreti, sperimentare e via dicendo.

Nel secondo capitolo in particolare si arriva molto più in fretta a un grado di “fiducia” nella propria squadra (soprattutto per la presenza dei raider/hunter companion, assenti in Stories 1) nonché alla possibilità di muoversi in libertà volando per le affascinanti mappe. Nel primo capitolo, inevitabilmente limitato dalle possibilità del 3DS, ci troviamo di fronte sì a scenari graziosi, ma ben pochi caratterizzati da creatività nell’articolazione dei percorsi o quantomeno dotati di un colpo d’occhio davvero d’impatto.

Nonostante ciò in entrambi i giochi diventa istintivo, divertente e quasi assuefacente il gameplay loop che ci porta a visitare le mappe, cercare nidi rari, superare i pericoli, farmare mostri, collezionare materiali per nuove armi e armature, incrociare i geni dei Monstie in nostro possesso per potenziare i preferiti, scegliere le migliori combinazioni legate agli elementi in campo e così via. A maggior ragione se si è appassionati della serie.

Un ottimo punto di contatto tra giocatore e i titoli della Monster Hunter Stories Collection è da ritrovarsi nella difficoltà, sicuramente non proibitiva ma al tempo stesso non certo indulgente: il sistema basato sulla morra cinese vive di aleatorietà solo fino a un certo punto, perché i mostri tendenzialmente tengono un comportamento standard, utilizzando principalmente un certo tipo di attacco, mescolando le carte solo occasionalmente.

Ancora meglio nel secondo capitolo, decisamente più concessivo rispetto al primo in quanto associa in modo un po’ più rigido l’utilizzo di un tipo di attacco allo stato/condizione del mostro (normale, rabbia, speciale, etc.), permettendo una più semplice lettura da parte del giocatore. Ai primi incontri rimane comunque un elemento di imprevedibilità da non sottovalutare mai. In ogni caso, per quanto sia possibile usare un po’ di intuito per venire a capo di quasi tutte le sfide, sottovalutare anche solo un paio di scelte e agire a caso porta in brevissimo tempo alla sconfitta.

In entrambi i giochi diventa istintivo, divertente e quasi assuefacente il gameplay loop

Dietro la facciata dell’avventura per ragazzi poi si cela tutto un mondo fatto di “limiti” da superare, tra contenuti post-game degni dei peggiori improperi da rivolgere allo schermo per passare alla semplice ma comunque divertente modalità online, che nel primo capitolo permette di mettersi alla prova sfidando giocatori di tutto il mondo in serrate sfide 1vs1.

Con Monster Hunter Stories 2 invece si è fatto un salto in avanti in questa direzione, proponendo non solo un modalità online simile a quanto visto in precedenza, ma aggiungendo anche la possibilità di affrontare delle sfide co-op con i propri amici (in locale o online), potendo poi sfidare il mondo in 2vs2 per scoprire chi è la coppia di rider più forte. Tra il collezionismo, il costante miglioramento di squadra ed equipaggiamento, così come le modalità post-game e online, il piatto è davvero molto ricco.

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Conclusioni

Monster Hunter Stories Collection è la dimostrazione che l’esperimento di Capcom nel trasportare il proprio franchise di successo in un nuovo contesto è riuscito, anche discretamente bene. Questa riproposizione di giochi pensati e realizzati con qualche limite tecnico di base (parliamo sempre di Nintendo 3DS e Nintendo Switch come base di partenza) ci permette di cogliere quanto di buono nasconde questo format e quanto potrebbe essere sensato proseguire in questa direzione per creare un franchise parallelo capace di godere di una vita propria.

Non v’è certezza però della reale sinergia tra Marvelous, sviluppatore dei due giochi, e Capcom, decisamente impegnata al 100% sulla release di Monster Hunter Wilds nel 2025. Di certo rispondere positivamente a questa riedizione potrebbe essere un buon modo di convincere il publisher giapponese a investire su un terzo capitolo, ma speranze a parte ciò che conta è che tra le mani abbiamo un prodotto ben realizzato e il cui unico, reale, difetto è da ritrovarsi lei limiti tecnici e di design del primo capitolo, a volte percepibile davvero come prodotto anacronistico.

Il voto è da considerarsi come un punto di incontro tra i due giochi, uno (Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin) sensibilmente migliore dell’altro e decisamente valido anche preso a sé stante. Nel complesso però il viaggio è gradevole e gli amanti del genere collectable monsters e dei JRPG più leggeri non dovrebbero lasciarselo scappare.

  • Good
    +Un mondo affascinante, visto con occhi diversi
    +Gameplay loop che cattura
    +Un gioco che in realtà sono due
    +Recuperare il primo, introvabile, capitolo è una chicca
  • Bad
    -Monster Hunter Stories 1 non è invecchiato benissimo
    -Lavoro di restauro prossimo allo zero
    -A tratti un po' fanciullesco per un certo pubblico
  • 7.8 Interessante
Conclusioni

Monster Hunter Stories Collection è la dimostrazione che l’esperimento di Capcom nel trasportare il proprio franchise di successo in un nuovo contesto è riuscito, anche discretamente bene. Questa riproposizione di giochi pensati e realizzati con qualche limite tecnico di base (parliamo sempre di Nintendo 3DS e Nintendo Switch come base di partenza) ci permette di cogliere quanto di buono nasconde questo format e quanto potrebbe essere sensato proseguire in questa direzione per creare un franchise parallelo capace di godere di una vita propria.

Non v’è certezza però della reale sinergia tra Marvelous, sviluppatore dei due giochi, e Capcom, decisamente impegnata al 100% sulla release di Monster Hunter Wilds nel 2025. Di certo rispondere positivamente a questa riedizione potrebbe essere un buon modo di convincere il publisher giapponese a investire su un terzo capitolo, ma speranze a parte ciò che conta è che tra le mani abbiamo un prodotto ben realizzato e il cui unico, reale, difetto è da ritrovarsi lei limiti tecnici e di design del primo capitolo, a volte percepibile davvero come prodotto anacronistico.

Il voto è da considerarsi come un punto di incontro tra i due giochi, uno (Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin) sensibilmente migliore dell’altro e decisamente valido anche preso a sé stante. Nel complesso però il viaggio è gradevole e gli amanti del genere collectable monsters e dei JRPG più leggeri non dovrebbero lasciarselo scappare.

  • Good
    +Un mondo affascinante, visto con occhi diversi
    +Gameplay loop che cattura
    +Un gioco che in realtà sono due
    +Recuperare il primo, introvabile, capitolo è una chicca
  • Bad
    -Monster Hunter Stories 1 non è invecchiato benissimo
    -Lavoro di restauro prossimo allo zero
    -A tratti un po' fanciullesco per un certo pubblico
  • 7.8 Interessante

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