Metal: Hellsinger

Metal: Hellsinger – Recensione

Fare headbanging mentre si corre freneticamente all’inferno massacrando ogni sorta di creatura è possibile, in Metal: Hellsinger. Il gioco di The Outsiders trae fortemente ispirazione dalla saga reboot di DOOM, ma mette “una marcia in più” aumentando la dose di heavy metal a livelli esponenziali. Breve ma intensa, l’esperienza offerta da Metal: Hellsinger non è un “more of the same” del giocone di Bethesda, ma prova ad aggiungere una personalità heavy che lo contraddistingue dalle avventure del Doom Slayer.

Partiamo dall’inzio: grazie anche alle ottime performance di Stranger Things (e del personaggio di Eddie Munson in particolare), il Metal è tornato a troneggiare nelle vite di molti/e appassionati e appassionate di cultura pop, lasciandoli assetati di nuovo materiale. Difatti, mancava davvero da parecchio tempo un bel gioco dai toni ignoranti e spietati che mettesse in primo piano la colonna sonora heavy, come aveva fatto il Brütal Legend di Jack Black parecchi anni fa. Come direbbe il buon Giovanni Muciaccia, “detto, fatto”: con la partecipazione di veri e propri gods of metal come Serj Tankian dei System of a Down, Alissa White-Gluz degli Arch Enemy e Matt Heafy dei Trivium, Metal: Hellsinger ci propone un’esperienza da first person shooter adrenalinica, caotica e veramente heavy.

Metal: Hellsinger
Lo so, alcuni scorci ricodano davvero DOOM.

Come avrete già (facilmente) intuito, in Metal: Hellsinger ci caleremo nei panni di una combattente micidiale, l’Ignota, per attraversare letteralmente l’inferno e andare a faccia a faccia con la Giudice Rossa, niente di meno che satana in persona. La nostra protagonista è silente per una deliberata scelta narrativa: è stata proprio la Giudice Rossa a rubarle la voce, ma questo non basterà a fermare gli intenti demonicidi dell’Ignota. Accompagnata da un teschio chiamato Paz (doppiato niente di meno che da Troy Baker), l’Ignota attraverserà l’inferno massacrando demoni a ritmo di heavy metal. E non ho detto “a ritmo di metal” a caso: la musica ha un ruolo attivo nel gioco, si può dire anzi che sia cruciale per l’avanzamento del nostro personaggio. Gli accompagnamenti musicali heavy metal del gioco non sono lì solo per bellezza né per accompagnare la carneficina, ma hanno un vero e proprio ruolo dirigenziale: percuotere e trapassare demoni a ritmo aumenta il moltiplicatore di Furia, la quantità di danni e più in generale la potenza degli attacchi. Concatenare colpi durante un bell’assolo di batteria sarà devastante, oltre che gratificante: sono praticamente elementi di un rhytm game, ma portati in uno sparatutto. Sembra assurdo da dire, ma tutto ciò è davvero glorioso: quando l’indicatore di Furia arriva al massimo, la canzone va in crescendo accompagnando la nostra brama di sangue e massacrando con metallara epicità tutte le creature che ci si pareranno davanti.

La musica ha un ruolo attivo nel gioco, si può dire anzi che sia cruciale per l’avanzamento del nostro personaggio

Chiaramente anche la disposizione dei nemici è regolata dal flusso della canzone, in modo che la nostra Ignota continui a mantenere un costante momentum di massacro e distruzione. C’è una piccola ma discreta varietà di nemici, dalle deboli marionette ai più grossi insettoni giganti, ed esattamente come in DOOM effettuare delle mosse “finali” ripristinerà la nostra salute, ed esattamente come nello sparatutto di id Software, occorrerà scegliere con cautela le priorità dell’ordine d’attacco. Concentrarsi prima su chi gestisce le lunghe distanze potrebbe rivelarsi salvifico in un’arena piena di nemici melee, e via dicendo. Riuscire a pianificare velocemente un assalto ci condurrà ad alcuni momenti davvero gloriosi, sia per le efferate uccisioni sia per i punteggi di fine livello che inseriremo in una classifica mondiale. Comunque sia, se la quantità di nemici è discreta (per un gioco del genere), lo stesso non si può dire dell’arsenale a disposizione della nostra Ignota.

Metal Hellsinger
Dai ghiacciai alle lande di fuoco, il gioco sicuramente offre ambienti interessanti e nemici vari.

La quantità di armi che potremo utilizzare in Metal: Hellsinger è un numero piuttosto esiguo. Abbiamo una spada per gli attacchi in mischia e il nostro caro teschio sputaproiettili che fungono da equipaggiamento base. Al di fuori di queste semplici scelte potremo equipaggiare un’arma primaria e una secondaria a scelta fra un fucile a pompa, una coppia di pistole, una balestra esplosiva e lame rotanti con la capacità di ritornare da noi dopo il lancio. A differenza di DOOM, non ci sono munizioni (è un fattore in meno di cui preoccuparsi) quindi il loadout è totalmente personalizzabile dal giocatore che può scegliere la combinazione che più gli aggrada per affrontare le orde infernali. Personalmente ho mantenuto un approccio ibrido con pistole e lame boomerang. Ogni arma ha un attacco speciale (o attacco caricato) che può utilizzare sporadicamente, ma non ci sono upgrade di sorta (altra differenza con DOOM): le armi che usiamo rimarranno identiche per tutta la durata della campagna.

Alcuni momenti sono davvero gloriosi

La discesa negli inferi è tosta ma non impossibile, specie pensando che l’intera campagna di Metal: Hellsinger si conclude in meno di cinque ore, e questo potrebbe essere un grande punto in meno per la creazione di The Outsiders. Tuttavia terminare ognuno dei livelli infernali sbloccherà i Tormenti, sfide di tipo “arena” con regole proprie (sì, lo so, anche queste ricordano DOOM) da padroneggiare per essere completate. Terminare un Tormento ci darà un power-up permanente, chiamato Sigillo, che potremo utilizzare durante la campagna principale. Si tratta di semplici potenziamenti che possono rendere più agibile lo scorrimento della campagna, tipo protezioni per non terminare il moltiplicatore dei furia eccetera. Si possono equipaggiare al massimo due sigilli prima di iniziare un livello.

Metal: Hellsinger
I nemici hanno una discreta varietà. Più delle armi a nostra disposizione, almeno.

A parte la possibilità di sbloccare questi sigilli, Metal: Hellsinger non ha molto altro da raccontare. La sua campagna principale è breve, e nonostante la poetica e brutale bellezza dell’heavy metal, alcune boss fight tendono a essere ripetitive e la scarsità di armi (come l’assenza di potenziamenti per le stesse) rende il gioco a volte un po’ stantio. Devo comunque spendere due parole per il boss finale, la Giudice Rossa, estremamente epico e memorabile come incontro finale. Il mio punto di vista sul comparto tecnico invece non può che essere positivo: le hitbox sono abbastanza precise, i modelli dettagliati e più in generale graficamente gradevoli. Anche il level design è piacevole, pur essendo chiaramente un po’ derivativo. L’inferno è reso abbastanza bene, ma considerando che l’abbiamo già visto più volte in DOOM, ci sono ben pochi elementi in grado di sorprenderci. 

La colonna sonora, invece, è davvero spaziale ed è firmata da alcuni dei più influenti cantanti metal degli ultimi vent’anni. Questo titolo vale la pena di essere giocato anche solo per godersi dei momenti di gloriosa epicità con la voce di Serj Tankian o di Alissa White-Gluz in sottofondo. Non so dirvi, in tutta onestà, se la colonna sonora di Metal: Hellsinger riesca a scalzare quella di Mick Gordon del primo DOOM: in ogni caso, è una dannatissima soundtrack da panico che vi consiglio di reperire (o di vivere in prima persona giocando a Metal: Hellsinger).

Conclusioni

Siamo arrivati alla fine di questa recensione di Metal: Hellsinger. Se avete letto le mie impressioni fino in fondo, avrete capito che il titolo di The Outsiders ha un potenziale pazzesco ma un’esecuzione limitante. La campagna principale è estremamente breve ma comunque gloriosa. Le armi a disposizione dell’Ignota sono pochissime, ma regalano momenti epici. La voce di Troy Baker ad accompagnarci è fantastica, ma a volte un po’ troppo seria per la tamarra discesa agli inferi della nostra protagonista.

Metal: Hellsinger è un gioco che vive di contraddizioni ma che è anche dannatamente divertente. Se amate gli sparatutto (e amate ancor di più DOOM), questo titolo va presto e provato ad occhi chiusi. Il gunplay con elementi da rhythm game vale da solo il prezzo del biglietto, e seppur con le limitazioni sopracitate del caso si conferma un diavolo di shooter (perdonate la pessima battuta).