Hunt: Showdown – Recensione

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PvE e PvP uniti nel nome del terrore

Hunt: Showdown – Recensione
Hunt: Showdown – Recensione
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Dopo uno sguardo davvero terrificante (in senso positivo) al mondo degli sparatutto in prima persona e già forte di un ottimo successo su PC, Hunt: Showdown ha finalmente debuttato anche su PS4 e Xbox One. Vi siete mai fermati a guardare giochi sulla falsariga di Fortnite o PlayerUnknown’s Battlegrounds e pensato che mancasse loro un certo senso del pericolo? Se la risposta è sì e non siete molto abituati a giocare su computer, il porting dell’ultimo lavoro di Crytek potrebbe davvero fare al caso vostro: con il suo eccellente sound design, le paludi della Louisiana come scenario da incubo popolato delle peggiori creature (zombi, ragni giganti, cani demoniaci, creature acquatiche, varie ed eventuali) e una palette di colori “sporca” che si abbina perfettamente all’atmosfera generale, non potreste trovare un’esperienza migliore. Posto vi piaccia giocare online, perché la peculiarità di Hunt: Showdown è soprattutto aver fuso PvE e PvP, col riuscito intento di portare la suspense su nuovi livelli.

Fatta eccezione per un tutorial suddiviso in tre differenti difficoltà, Hunt: Showdown è un gioco che richiede una connessione costante. Siete liberi di fare i lupi solitari, se lo preferite o non avete amici fidati con cui fare gruppo, e andare a caccia per gli affari vostri (il che amplifica la difficoltà lasciandovi magari da soli a difendervi da una squadra ben organizzata), ma il particolare gameplay vi metterà contro una duplice minaccia: quella dei mostri, che sono di fatto l’obiettivo principale di ogni missione, e degli altri cacciatori che come voi puntano al premio in denaro legato alla taglia. Sulla falsariga di altre esperienze cooperative/competitive interamente online, Hunt: Showdown vi offre giusto un po’ di contesto ma non presenta una trama vera e propria con cui fare i conti. Qual è dunque l’ambientazione con la quale ci ritroviamo a dover convivere, bilanciando la missione con la nostra stessa sopravvivenza?

Hunt: Showdown è ambientato nella Louisiana del 1985. Qui, una società segreta di cacciatori di taglie si prende l’altissimo rischio, a fronte di una cospicua ricompensa, di ripulire il bayou dagli orrori che l’hanno infestato – creature il cui disgustoso aspetto e la forza sovrumana sembrano renderle impossibili da sconfiggere. Tuttavia, sebbene i dintorni e i suoi terribili abitanti rappresentino una minaccia concreta, il vero pericolo è di fatto rappresentato dagli altri cacciatori di taglie che non lasceranno niente d’intentato per ottenere il loro bottino. Se sarete abili a sufficienza da arrivare primi alla preda, è qui che inizia la vera sopravvivenza.

Di per sé, il gameplay di Hunt: Showdown è molto lineare. Una volta in gioco nella modalità Cacciatore di Taglie, da soli o in squadra, vi sarà assegnato un obiettivo casuale fra i tre boss a disposizione: per rintracciarlo più facilmente e quindi ridurre l’area entro la quale cercare dovete trovare da uno a tre indizi (a seconda di quanto volete esserci certi della sua posizione) sparsi ovunque lungo la mappa. Tracciata la sua posizione, non vi resta che andare sul posto e abbattere l’obiettivo facendo attenzione che non ci siano altri cacciatori nelle vicinanze. Non si sa mai come potrebbe evolvere la situazione: potreste fare squadra per uccidere la preda, spartendovi poi la taglia (ogni giocatore può infatti portarne una sola con sé, a fronte delle due lasciate dal boss), oppure mettervi in difficoltà; o ancora, tradirvi dopo averlo sconfitto assieme. Ma non è nemmeno scontato che siate in due a cacciare la preda. L’imprevedibilità è uno degli aspetti migliori di Hunt: Showdown e ne valorizzare il replay, a fronte purtroppo di due sole mappe al lancio e una diversificazione dei nemici scarna che lascia un po’ l’amaro in bocca, in particolare lato boss.

Se c’è un aspetto sul quale Hunt: Showdown vince a mani basse è il sound design

Nel caso siate abbastanza fortunati da uccidere la creatura in solitario, dovete sbarazzarvene tramite un rituale di due minuti durante il quale gli altri giocatori saranno consapevoli di dove vi trovate: ciò significa che un’attesa apparentemente breve può trasformarsi nella tensione più soffocante che abbiate mai provato, perché non sapete chi e in quanti potrebbero presentarsi per riscuotere ciò che voi avete conquistato con tanta fatica. Sopravvissuti anche a questo, dovete fuggire dalla mappa portando con voi la prova del vostro successo e attendere ancora trenta, interminabili secondi una volta raggiunto il punto di estrazione. Il tutto in rigoroso silenzio. Bisogna dirlo, se c’è un aspetto sul quale Hunt: Showdown vince a mani basse è il sound design, di un’efficacia paragonabile a quella di Resident Evil 2 o Hellblade: Senua’s Sacrifice.

Gli sviluppatori raccomandano di giocare con le cuffie e non a caso. Questo perché, da veri e propri cacciatori, è proprio il suono il migliore alleato che potreste volere nelle cupe paludi della Lousiana. Allo stesso tempo, però, è anche il nemico più temibile. Hunt: Showdown gioca con il vostro stesso senso del rischio invitandovi ad adottare due diversi approcci: quello della strada dritta, breve e comoda verso l’obiettivo che tuttavia vi lascia esposti allo sguardo sia dei mostri sia degli altri giocatori; oppure un giro più lungo, lontano da occhi indiscreti ma lungo il quale è facile produrre rumori calpestando magari un ramoscello di troppo. Se all’inizio questo può non sembrarvi un enorme problema, più vi farete vicini alla preda e più l’attenzione a dove mettete i piedi diventerà obbligatoria per non essere scoperti.

Intorno a determinati obiettivi, ci sono poi oggetti come bottiglie di vetro o ganci sospesi che, come in un vero film horror, avvisano i nemici della vostra posizione se doveste entrarci in contatto. Lo stesso vale per vetri rotti, cancelli arrugginiti e qualunque altro oggetto in grado di produrre rumori compromettenti. Anche quei pochi animali scampati, in un certo senso, all’infezione possono rappresentare una minaccia indiretta: avvicinandovi troppo a uno stormo di corvi li farete volare via, attirando attenzione poco gradite, mentre i cavalli feriti nitriranno terrorizzati nel vedervi. Considerato che, al di là degli altri cacciatori, raramente i mostri si muovono da soli, la prudenza non è mai troppa. Neppure a dirlo, le armi da fuoco sono un enorme rischio per voi ma spesso si dimostrano inevitabili. Nel caso di uno scontro a fuoco con altri giocatori, non viene segnalato chi ha ucciso chi perciò quando tutto tace sta a voi interpretare la situazione – espediente che incrementa la tensione.

In Hunt: Showdown nessuna partita sarà mai uguale alla precedente

Oltre alla già menzionata Cacciatore di Taglie, in Hunt: Showdown è presente anche la modalità Partita Rapida: come suggerisce il nome, si tratta di un round più breve della durata di 15 minuti o meno. I giocatori hanno il compito di trovare sorgenti di energia e raccoglierne quanta più possibile prima che gli avversari facciano lo stesso. Più si è rapidi ad accumulare tale risorsa, maggiori sono le possibilità di vittoria, che spetterà a un giocatore soltanto contrariamente a quanto succede durante Cacciatore di Taglie. Il fascino di Hunt: Showdown risiede nel fatto che nessuna partita sarà mai uguale alla precedente grazie al continuo cambio di scenario (metaforicamente parlando, perché purtroppo le mappe sono due soltanto) e il conseguente diverso approccio richiesto. È meglio puntare sulla furtività per proteggere gli indizi sulla mappa, posizionando al contempo elementi di distrazione come torrette per guidare i nemici nella direzione sbagliata? Giocando di notte potrebbe essere utile cercare eventuali avversari dalla luce delle loro lanterne? Sapendo la posizione di un boss, si va a testa bassa per ucciderlo o è preferibile fare il giro largo per raccogliere armi migliori e munizioni – o forse tendere un’imboscata ai nemici? Qualsiasi sia la vostra scelta, preparatevi a guadagnarvela con il sangue.

Crytek prevedibilmente ha usato il motore di gioco proprietario, il CRYENGINE, che dimostra di funzionare abbastanza bene su PS4 Pro. Nonostante il frame rate sia bloccato a 30 fps, qualunque miglioramento il gioco abbia ricevuto è, nella migliore delle ipotesi, modesto. Anche l’HDR non è attualmente supportato, sebbene il trailer di lancio indicasse il contrario. Potrebbe essere implementato ma questo dipende dal numero di giocatori che vorranno acquistare Hunt: Showdown per PS4.

Ad ogni modo, la Louisiana del 1895 è ben rappresentata: la palude afosa è piena di folti cespugli, vecchi edifici dell’era della guerra civile e un aspetto generalmente rustico. Graficamente ha un buon livello di dettaglio sia per l’ambiente sia per il giocatore (e in particolare le armi), anche se i riflessi d’acqua occasionalmente interrompono l’immersione poiché riflettono gli oggetti che non dovrebbero essere nel cono visivo. A parte questo e il pop-in di texture occasionali (di solito sulle porte, che sono interattive), nel complesso è stato fatto un buon lavoro. Le basi sono solide, adesso serve più contenuto per renderlo appetibile sulla lunga distanza.

Conclusioni

Hunt: Showdown è perfetto per i giocatori pazienti e strategici. Quelli che amano il brivido dell’adrenalina dovuto a una lunga caccia, al termine della quale si ottiene la vittoria a lungo cercata, e accettano di buon grado – per quanto possibile – la sconfitta derivante da diversi fattori. Per diventare dei validi cacciatori di taglie bisogna anche essere disposti al sacrificio, vedendo il proprio personaggio arrivare alla fine del suo viaggio dopo un lungo percorso ma restando disposti a ricominciare con uno nuovo. La mancanza di varietà può deludere ma è compensata in certa misura dall’imprevedibilità di ogni partita e la quantità di ricompense.

Siamo di fronte a un’esperienza horror come nessun’altra su PS4, forte anche dell’ottima fusione tra PvE e PvP, dove la tensione raggiunge livelli mai toccati prima grazie a un eccellente sound design; combinato a una ricostruzione credibile della Louisiana di fine Ottocento, Hunt: Showdown potrebbe non essere un’esperienza adatta a tutti ma assolutamente consigliata a chi cerca il brivido di una caccia dove predatore e preda sono indistinguibili. Siete pronti a riscattare la vostra taglia?

Good

  • Fusione peculiare di PvP e PvE
  • Porta la suspense su nuovi livelli
  • Lavoro di sound design eccellente
  • Cacciatore di Taglie è un'ottima modalità...

Bad

  • ... ma il gioco è carente di altre opzioni
  • Ci sono soltanto tre boss a disposizione
  • Due mappe al lancio sono un po' poche
8

Imperdibile

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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