Forgotton Anne – Recensione

Ricordate, non siete rotti: solo dimenticati.

Forgotton Anne – Recensione
Forgotton Anne Recensione 02

Forgotton Anne ci porta in un mondo al di là del nostro, uno dove gli oggetti smarriti si impegnano per tornare dai loro proprietari. Nei panni dell'Enforcer Anne dovrete misurarvi con un gruppo di ribelli che attentano all'armonia di queste terre ma il confine fra realtà e menzogna è estremamente sottile.

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Vi siete mai chiesti dove finisca ciò che smarrite? No, i calzini spaiati che emergono dalla lavatrice sono un caso totalmente a parte, da non prendere in considerazione. Mi riferisco a tutti quegli oggetti che vi capita di lasciare indietro sull’autobus, di perdere mentre camminate per strada, di mettere da qualche parte perché “così sono sicuro di ritrovarlo” e poi dimenticarvi dove li avete appoggiati. Vi sarà sicuramente capitato di domandarvelo ma lo studio danese ThroughLine Games ha deciso di rendere giustizia a tutte le vittime della nostra distrazione e noncuranza creando per loro un mondo dove ritrovarsi – una realtà parallela che dona loro la speranza, un giorno, di poter tornare dai rispettivi proprietari. Così, fra una bizzarra sciarpa scarlatta, una vecchia valigia colma di ricordi, un baule affamato di tesori e una burbera pompa di benzina impiegata nelle forze di polizia, prende vita Forgotton Anne; un titolo che sotto l’egida di Square Enix Collective ci si propone non solo con una grafica accattivante, della quale lo Studio Ghibli potrebbe andar fiero, ma soprattutto con una narrazione di altissimo livello, mai melensa, ricca di sottotesti e una profondità che ben pochi giochi possono vantare.

Forgotton Anne racchiude in sé ispirazione da ogni dove: dal lato gameplay si percepisce l’influenza di platform classici come Prince of Persia, Another World e Flashback, dall’altro ritroviamo il già menzionato Studio Ghibli (molti degli sviluppatori ne sono appassionati) sia in termini visivi sia narrativi, con uno sguardo critico verso la nostra società più simile a lungometraggi come Pom Poko o Il Castello Errante di Howl che non – per dire – al taglio politico di Wolfenstein II. Non mancano poi riferimenti a La Bella e la Bestia, al Labirinto del Fauno (Guillermo Del Toro) e a molte altre opere occidentali che fanno del gioco di ThroughLine Games una splendida fusione fra Oriente e Occidente.

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Forgotton Anne è il titolo di debutto per ThroughLine Games e negli ultimi due anni si è fatto notare per la volontà del team di creare un’esperienza che andasse oltre la semplicità di un 2D standard: si voleva arrivare a una vera e propria esperienza cinematografica che coinvolgesse il giocatore rendendolo parte integrante della storia. Ci è riuscito? La risposta è un indubbio sì, anche se non mancano delle piccole sbavature che lo allontanano dall’idea di perfezione ma, nel complesso, non minano la grandiosità di uno dei tanti giochi indie meritevoli di risonanza. Le Forgotten Lands sono un mondo nascosto alla vista degli uomini, abitato da oggetti perduti definiti Forgotling (potremmo tradurlo come “dimenticati”): qualunque cosa, da una scarpa vecchia a una pistola, possono finire qui ed è compito della protagonista Anne, in qualità di Enforcer, assicurarsi che tutto sia sotto controllo. Assieme a Master Bonku sono gli unici due esseri umani ad abitare questo mondo, una presenza la loro che è una costante domanda sospesa, e assieme lavorano per costruire l’Ether Bridge attraverso il quale sia loro sia i Forgotling che se lo saranno meritato potranno tornare a casa. Non pensate infatti alle Forgotten Lands come un luogo dove vige l’anarchia perché è esattamente come vivere in una città, dunque con tutte le regole che comporta, solo abitata da oggetti: ci sono abitazioni, teatri, treni e impieghi come il poliziotto, il capostazione, il barista… tutti devono fare il proprio e i migliori otterranno un biglietto per attraversare il fantomatico Ether Bridge, tornano così alla realtà cui appartengono. La quotidianità e relativa stabilità di questo mondo iniziano a vacillare appena i ribelli (Forgotling che non accettano le leggi di Master Bonku) sferrano un attacco pianificato alla città. Nei panni di Anne spetterà a voi capire cosa stia succedendo, ignari di una cospirazione che trama nell’ombra per colpire anche e soprattutto chi vi è più caro.

Forgotton Anne è una splendida fusione fra Oriente e Occidente

Ed è proprio questa collusione a guidare la narrativa del gioco verso quel plauso che ho fatto trasparire fin dalle prime righe della mia recensione. La storia, meravigliosamente raccontata, si costruisce attorno a scelte morali, una scrittura arguta capace di affascinare e personaggi che si rendono memorabili anche solo per come vengono presentati. C’è molto di più in questo racconto di quanto l’occhio colga ed è sempre coinvolgente scoprire cosa si nasconda dietro le quinte: studiati colpi di scena ci terranno con il fiato sospeso, il mondo e il suo lore ci stimoleranno a volerne sempre di più, e le nostre decisioni non avranno ripercussioni solo nell’immediato ma anche in futuro quando meno ce lo aspetteremmo. Se è evidente come la storia sia il fiore all’occhiello di Forgotton Anne, il gameplay non cede certo il passo in termini di qualità: in puro stile platform, Anne può arrampicarsi, saltare, appendersi alle sporgenze, spostarsi lungo il dedalo di stradine che compone la città e persino sfruttare un paio di ali artificiali (molto steampunk) per raggiungere punti più elevati o cadere da altezze considerevoli senza subire danno – non che esista una barra della vita, comunque. I rompicapi non offrono un livello di sfida troppo impegnativo e sono tendenzialmente basati sull’Anima, la fonte di energia che alimenta la Forgotten Lands e la nostra Enforcer può manovrare grazie all’Arca che porta sulla mano, uno speciale dispositivo regalatole da Master Bonku per il quale è anche temuta da alcuni Forgotling: come ho detto, il gioco si basa sulle scelte e fra queste può anche esserci l’uso della forza nei confronti degli oggetti che ci ostacolano il cammino. Senza mezzi termini, possiamo privarli della loro fonte vitale e di fatto ucciderli – io purtroppo l’ho fatto proprio all’inizio. Avendo ben sei finali diversi e tantissime diramazioni attraverso i quali raggiungerli, è chiaro come Forgotton Anne non sia un titolo di bianchi e neri, bensì di sfumature.

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Non sono solo le grandi scelte a modificare il percorso del gioco. A volte, le opzioni di dialogo cambiano solo il modo in cui un personaggio ci vede. Se sceglieremo di tenere fede alla brutale reputazione di Enforcer, sarà più probabile arrivare a scontrarsi con gli altri Forgotling, che saranno poco disponibili ad aiutarci. È come avere un invisibile “Questo personaggio se ne ricorderà” sospeso sopra ogni conversazione cui Anne partecipa, in stile Telltale: tutto, anche se non sembra abbia peso, in realtà ne ha. Ho giocato a Forgotton Anne un paio di volte (la mia prima partita è durata circa sette ore), avendo la possibilità di passare a piacimento da un punto all’altro della storia – un’opzione sbloccata dopo aver finito il gioco – e sono rimasta sorpresa da quanto le interazioni cambiassero anche in relazione a scelte molto piccole. Sentivo di avere davvero il controllo su Anne e il suo percorso personale, piuttosto che sulla trama nel complesso: una trappola, quest’ultima, nella quale cadono molti titoli che promettono di costruire un’avventura personalizzata, risolvendosi poi in decisioni che non cambiano davvero l’esito della narrazione.

Poco sopra ho scritto che il gameplay si affianca bene alla storia ed è così, tuttavia a voler cercare un difetto in Forgotton Anne lo troviamo proprio nelle sezioni platform, che a volte spezzano il ritmo corale del gioco: si percepisce una certa rigidità nel salto, che è fra gli elementi fondanti dell’interazione ambientale poiché Anne si troverà spesso a usare percorsi alternativi e poco agevoli per arrivare all’obiettivo. L’estrema precisione necessaria per raggiungere determinate sporgenze cozza con la poca fluidità che intercorre fra l’input e l’azione di per sé, intensificata quando si usano le ali meccaniche per raggiungere punti più elevati: in alcuni casi, superare un passaggio dopo infiniti tentativi porta più sollievo che soddisfazione, al contrario di altri enigmi più divertenti. Che sia legato a un puzzle o a una semplice transizione, il platform appesantisce diverse sezioni nelle quali passare dal punto A al punto B, arrivando persino a complicare la direzione artistica tanto che a volte è quest’ultima a intralciare il gioco: un esempio è la mimetizzazione esagerata di alcune parti dell’ambiente con le quali bisognerebbe interagire per proseguire ma delle quali non si nota la presenza se non dopo lunghe ricerche. Nonostante tutto, però, Forgotton Anne propone un’avventura della quale difficilmente ci si potrà scordare. Il coronamento di questo titolo è la sua componente artistica, grazie alla quale i Forgotling si muovono nell’ambiente con grazia, colore e bellezza, un 2.5D in grado di dare vita all’ambientazione e una Anne perfettamente animata, al punto da risultare vera persino quando poggiamo il controller: sono i piccoli dettagli a rendere un mondo e i suoi personaggi vivi, vibranti, e se a questo aggiungiamo una tavolozza di colori perfettamente adeguata al contesto, allora il gioco è fatto. Una cosa è certa: non guarderò più i miei calzini nello stesso modo, hai visto mai che scelgano di scatenare una rivoluzione in un mondo di cui non sono a conoscenza.

Conclusioni

Forgotton Anne è un’opera dove si intrecciano diverse forme d’arte per dare vita a un’esperienza coinvolgente e indimenticabile. È una fiaba e una critica sociale, un appello discreto ma evidente a un consumismo sfrenato e al nostro modo di relazionarci agli oggetti: nel momento in cui qualcosa si spoglia del proprio peso economico per diventare importante, è perché siamo stati noi a scegliere di darglielo, quel valore. ThroughLine Games ha realizzato un titolo che parla al cuore dei giocatori attraverso il più semplice dei linguaggi – quello della quotidianità. Teiere, scarpe, lampade, vecchie macchine fotografiche, frigoriferi… sono oggetti che vediamo ogni giorno ha una storia da raccontare, se si ha la pazienza di ascoltarli. Ci sono alcuni difetti in Forgotton Anne, principalmente legati al gameplay che non a un comparto artistico e narrativo pressoché impeccabili, ma nel complesso sono sbavature accettabili per un gioco che è destinato a rimanere nella memoria. Non è disponibile una localizzazione italiana ma la complessità non è tale da impedirne la fruizione.

Good

  • Ottima narrazione
  • Bellissimo stile grafico
  • Colonna sonora e doppiaggio eccellenti
  • Atmosfere alla Studio Ghibli

Bad

  • Comandi un po' rigidi
  • Difficoltà dei puzzle medio-bassa
8.5

Imperdibile

Cresciuta negli anni ’90 con un Game Boy e un Nintendo 64, è poi diventata ancora bambina un’adepta Sony a tempo pieno, ma appena può si dedica anche ad altre console. Da Metal Gear ha imparato l’approccio stealth, che applica anche alla vita reale riducendo al minimo la sua socialità; quando non è impegnata a nascondersi in una scatola di cartone e pretendere di passare inosservata, però, chiacchiera volentieri di qualsiasi cosa. Videogiochi in testa, ovviamente. E quando non parla, scrive o gioca, legge principalmente romanzi gialli.

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