È la fine di Xbox? Game Pass, multipiattaforma e futuro – Speciale

C'è nostalgia dei tempi che furono

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Difficile per un giocatore rimanere impassibile di fronte agli eventi dell’ultima settimana, la quale ha davvero offerto un’altalena emozionale tra le polemiche legate a Helldivers 2 (acquistabile da GameStop, a questo link), la conferma dell’arrivo di un successore per Nintendo Switch e, per chiudere in “bellezza”, la chiusura di 4 studi da parte di Bethesda Zenimax.

In particolare è guardando a ciò che è avvenuto in casa Xbox che si tende a provare i maggiori malumori: dopo tutto la notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno, coinvolgendo sia realtà associate a progetti non fruttuosi (Arkane Austin con Redfall su tutti) che team fino al giorno prima considerati preziosi e fondamentali nell’ottica della divisione gaming di Microsoft.

Non siamo economisti (o almeno io di certo non lo sono), non abbiamo partecipazioni in qualsiasi delle grandi aziende né ci si vuole atteggiare a espertoni pronti a trovare la corretta sequenza causa ed effetto in merito a quanto sia accaduto. L’unica certezza è che a volte ci affidiamo a interpretazioni molto semplicistiche, quando dovremmo prenderci qualche minuto a riflettere e approfondire, nel valutare l’operato di multinazionali guidate da persone che ragionano dai 6 zeri in su e hanno molti anni di esperienza.

Al tempo stesso, però, il mondo del lavoro ci insegna come spesso andiamo a sopravvalutare dinamiche gestionali e le persone stesse, che possono tranquillamente compiere errori e incorrere in gaffe clamorose nonostante lo storico di eventi, interviste patinate e carismatiche chiacchierate davanti ai CDA.

Phil Spencer prezzo giochi Xbox

Carismatico, affascinante e sempre con la risposta giusta. Forse.

Personalmente ritengo che la chiusura, in particolare, di Tango Gameworks sia un enorme passo falso di Xbox. A livello aziendale avrà le sue motivazioni, ma a livello di immagine è un altro cazzotto incassato dal team di Phil Spencer che ormai da troppo tempo non riesce a mettere in fila un paio di successi, inciampando sempre su qualche incertezza.

Non è passato poco tempo dall’ultimo pomo della discordia, ovvero l’arrivo di alcuni titoli degli Xbox Game Studios su altre piattaforme. Già allora la mossa era stata interpretata come una resa, una sorta di ammissione del fallimento del modello commerciale abbracciato da Microsoft nella scorsa generazione. Certo fa un po’ sorridere pensare di criticare un’azienda che punta ad ampliare il proprio bacino di utenza e, conseguentemente l’indotto, ma si sa come sono fatte le conversazioni tra gamer.

Ironia a parte, la scelta di portare su PlayStation o Nintendo Switch giochi che avevano già dato tutto quello che potevano a livello di spinta su Xbox Game Pass era sensatissima, ma ovviamente portava con sé un alleggerimento dell’identità del brand Xbox, da sempre considerato una delle colonne portanti del gaming.

Già da una decina d’anni (e più) ci siamo abituati a vedere i titoli delle console Microsoft arrivare anche sui sistemi Windows, con tanto di funzionalità Play Anywhere (il cross-buy, per chi non lo sapesse) introdotta nel 2016, e nel mentre abbiamo visto rarefarsi fino a scomparire il concetto di esclusiva console.

Xbox Play Anywhere annuncio

Nota a margine: ReCore è un gioco più bello di quanto si sia lasciato intendere

Il marchio Xbox, prima sinonimo di un pensiero ludico chiaro, si è gradualmente disteso sulla banchina dei servizi (saggiamente a mio avviso), investendo maggiormente su risorse ad ampio respiro che sulla produzione di titoli capaci di sfondare i limiti del marketing e dell’immaginario generale. E anche qui non avevano tutti i torti: mettere un freno ai costi di sviluppo sempre crescenti, abbracciando a pieno il cross-platform generazionale, era un dietrofront condivisibile considerando che il pubblico a cui ambivano non era più quello degli appassionati ma il mass market.

Qualcosa però non è andato nel modo migliore: un po’ per la pandemia e un po’ per la necessità di non tradire nessuno dei propri clienti, Xbox ha vissuto dal lancio di Series X|S quattro anni in cui non è riuscita più a emergere con giochi first party “deflagranti” come succedeva un tempo, anzi, compiendo passi falsi con i suoi brand più importanti (Halo Infinite e Forza Motorsport per citarne un paio) e pubblicando prodotti evidentemente incompleti come Redfall o incompiuti come Starfield, mantenendo una frequenza di release relativamente bassa.

Mettere un freno ai costi di sviluppo sempre crescenti, abbracciando a pieno il cross-platform generazionale, era un dietrofront condivisibile

Va bene, ci sta: dopo l’acquisizione di Bethesda/Zenimax prima e Activision Blizzard poi, è naturale un processo di riassestamento che possa permettere di ritrovare ritmo e prospettive. L’importante era continuare a offrire al pubblico esperienze speciali, uniche e rappresentative della propria filosofia.

In questo prodotti come Hi-Fi RUSH e Pentiment sono stati perfetto complemento per le ambizioni aziendali, mostrando come sia possibile lavorare dietro le quinte per offrire esperienze nuove ed entusiasmanti, sfruttando inattesi momenti di pausa o progetti secondari a cui dedicare del tempo mentre si lavora a quelli più ambiziosi. Brava Microsoft, brava Xbox, ne vogliamo 10, 100, 1000 di questi giochi!

E invece.

hi-fi rush xbox game pass chai

Un gioco da urlo, una mascotte pronta: perché buttare tutto nel cestino?

E invece così, di punto in bianco, Bethesda manda a casa Tango Gameworks. Senza spiegazioni, senza ricollocare lo staff, senza troppe cerimonie. È vero, non è che l’azienda avesse uno storico di clamorosi successi alle spalle (ricordiamo i due Evil Within, Ghostwire: Tokyo e, appunto, Hi-Fi RUSH), ma rappresentava comunque un unicum nel portfolio di Xbox Game Studios, una realtà differente, fresca e capace di proporre prodotti differenti dalla concorrenza.

Ufficialmente non sappiamo se e quali progetti fossero in cantiere in Tango. Magari non c’era nulla, magari i pitch non piacevano ai vertici o, probabile, i tempi di pubblicazione mal si sposavano con la necessità di accelerare l’uscita delle produzioni first party. L’insoddisfazione in questo caso avrebbe anche senso, anche se sarebbe incompatibile con l’idea di pianificazione a lungo termine che è stata sempre inserita nella comunicazione di Xbox.

A lungo termine sono i giochi a trasmettere valore al marchio, non viceversa

In ogni caso i problemi aziendali se li risolveranno loro. Ciò che conta lato giocatore sono, appunto, i giochi prima di tutto. Sono loro che creano entusiasmo, passaparola e fidelizzazione. A lungo termine sono i giochi a trasmettere valore al marchio, non viceversa (quello avviene solo nel breve e può ritorcersi contro), e attualmente è davvero difficile capire cosa Xbox porti a giocatori al di là del suo servizio.

Quali sono i grandi titoli first party irrinunciabili? Esiste un personaggio (o mascotte) simbolo, dotato del carisma necessario a trainare la comunicazione e a cui affidarsi nei momenti difficili? Quali sono i motivi per cui un appassionato dovrebbe comprare una console e non un PC? E quali per cui un giocatore occasionale dovrebbe scegliere Xbox su PlayStation considerato che anche in casa sono iniziano ad affidarsi a servizi simili a Game Pass?

Xbox Game Pass

Un servizio eccezionale, che però ha tolto un po’ di “personalità” alla piattaforma

Mi rendo bene conto che tutto questo non è necessariamente “deal breaking” quando l’obiettivo è offrire un servizio e permettere a più persone possibili di accedervi. In quest’ottica le console sono un ottimo entry level per i meno smanettoni o coloro che vogliono la pappa pronta (non si può negare che l’infrastruttura di Xbox, tra sistema operativo e funzionalità, sia ottima), il PC la destinazione finale per i giocatori più esigenti e il cloud il modo migliore per raggiungere anche un pubblico distante, mentre si testano funzionalità che diventeranno cruciali nel futuro.

Con questa visione, sono ancora convintissimo che l’offerta di Microsoft sia valida, validissima e senza troppi dubbi la migliore nel rapporto qualità/prezzo. Ma dov’è l’offerta di “Xbox”? È questo il punto: frenare e fare marcia indietro sull’unicità della divisione gaming e la sempre più prossima fusione tra tutte le piattaforme dell’ecosistema mi fa pensare che l’ormai storico marchio possa essere a rischio, quasi proiettasse lui stesso un’aura di negatività.

Sono ancora convintissimo che l’offerta di Microsoft sia valida, validissima e senza troppi dubbi la migliore nel rapporto qualità/prezzo

Sono sensazioni, sia chiaro, e iniziano e finiscono in queste righe. Eppure la standardizzazione dell’offerta, così come la mancanza di “brio” delle produzioni e della comunicazione mi fa pensare a un futuro in cui torneremo a parlare di Microsoft Games e non più di Xbox, intervenendo su figure di spicco che forse hanno ottenuto meno di quanto il colosso di Redmond sperasse.

Se tutti vanno col pilota automatico, nessuno rischia e nessuno lotta contro i competitor ma lo fa solo contro sé stesso nei conteggi anno su anno, qual è il senso di tenere vivo un brand che molti ricordano ormai principalmente per il multiplayer di Halo 2 e Halo 3? Son passati almeno 20 anni dal 2° capitolo e 17 dal 3°, vorrei lo teneste a mente.

Halo Infinite

C’era un tempo in cui uno screen simile generava un entusiasmo incalcolabile

Si vocifera che in casa Microsoft stiano guardando con molta attenzione ai risultati ottenuti negli ultimi anni e che la scorta di “comprensione” per la situazione, con tutte le attenuanti del caso, stia finendo. Non si sa quanto possa essere vero né si vuole dare troppo peso alle voci, ma non stupirebbe se ci fosse del vero in questa preoccupazione per i risultati della divisione Xbox.

Un colosso come quello di cui stiamo parlando non ci penserebbe due volte a mettere anche uno come Phil Spencer di fronte alle sue responsabilità, indipendentemente dal nome e dal richiamo sul pubblico. Un Phil Spencer che è dal 2022 amministratore delegato di Microsoft Gaming e non più, sulla targhetta presente sulla porta, “Signor Xbox”: da allora fortune e sfortune del ruolo sono condivise con Matt Booty (presidente di Xbox Game Studios) e Sarah Bond (presidente di Xbox), pur mantenendo il ruolo sensibilmente più delicato di emissario della sede centrale.

La qualità media della libreria è sempre altissima, ma manca il colpo di coda del campione

È nelle loro mani l’ingrato compito di tenere vivo il nome Xbox e riportarlo al centro della conversazione, restituendogli smalto e attrattiva verso il pubblico così come per gli investitori e gli sviluppatori. Il lavoro con gli indie è grandioso, il supporto ad alcuni lanci D1 è prezioso e nel complesso la qualità media della libreria è sempre altissima, ma manca il colpo di coda del campione.

Saranno dunque decisivi i prossimi mesi e anche il prossimo anno per capire se titoli come Fable saranno capaci di innescare nuovamente l’entusiasmo verso la grande X in verde o se il processo di “standardizzazione” continuerà sull’attuale linea di condotta. Fermo restando che a quasi quattro anni di distanza dal lancio delle ultime console e in scia dell’effettivo abbandono delle vecchie generazioni, potremmo anche trovarci in una fase di transizione in cui si sta mettendo fieno in cascina per rilanciarsi ancora più forti con una console mid-gen, nuove proposte commerciali e una maggiore consapevolezza nell’approccio al mulitpiattaforma.

Perché non è il tempo dell’ambiguità, né quello delle mezze misure, e in casa Microsoft (ehm, pardon, è ancora Xbox), lo sanno bene.


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